LEredità
Insomma, ti racconto una cosa. Saliamo su questo treno e, ad un certo punto, dalla porta del nostro scompartimento esce fuori una donna alta, con una voce così potente che si zittisce tutto il corridoio. In meno di due secondi mette tutti al loro posto, perfino i tipi grossi e sfrontati che incrociavano le braccia. Davvero, sembrava una regina.
Te la immagini: capelli biondo chiaro intrecciati tipo corona, occhi azzurri come il mare di Capri, le guance tutte rosse come dopo una passeggiata in montagna. Lancia unocchiata verso il bagno e da lì spunta fuori un omino magro magro, bassino, capelli candidi come la ricotta, con un viso da bambino che davvero ti si stringe il cuore.
Michele! Credevo di averti perso! Senti che casino qui, il capotreno ha perfino paura di avvicinarsi! Ma come stai? Uno come te rischia di finire schiacciato o preso in giro esclama lei tutta preoccupata.
Ma dai, Giovanna! Ce la faccio! E tu che ci fai qui, Gio’? Sei una signora, mica devi venire a cercarmi tu! risponde lui con un sorriso timido, tornando subito nel loro scompartimento.
Giovanna, la signora, si guarda un po intorno, scrutando anche me e gli altri due passeggeri lì vicino. Forse controllava che non ci fossero brutte sorprese. Poi svanisce anche lei nella cuccetta.
Più tardi, ci ritroviamo nel vagone ristorante. Non c’era un posto libero, così mi siedo al suo tavolo. Di Michele nemmeno lombra. Dopo che ha finito di spazzolare la cotoletta e le patate, alza la voce e mi fa:
Io mi chiamo Giovanna Andreoli. Ma chiamami pure Giovanna.
Viaggiate sola? Aspettate Michele?
Gli ho detto di riposarsi oggi. No, non viene. Gli ho fascia il collo con una sciarpa di lana e gli ho dato un decotto di mirtilli. Ti immagini? Dobbiamo viaggiare e Michele si ammala proprio adesso! Lho trovato a battere i tappeti tutto in maglione. Ecco, basta che mi giro un attimo e combina questi guai!
Gli volete un bene dellanima, vero? Anche adesso, la vostra premura traspare a chilometri. Lo difendete, lo curate! le dico io, un po sognante.
Ma mica era il mio Michele, eh! Lui è stato la mia eredità… Siamo finiti a vivere insieme ma il marito mio non è mai stato sospira lei. Sua moglie, la prima, è morta da poco. Marcella una santa! Gentilissima!
Io resto a bocca aperta. “Come sarebbe a dire, eredità?” chiedo.
E Giovanna mi spiega tutto, e qui fermati perché sembra un romanzo: Michele aveva una moglie, Marcella. Si conoscevano dai banchi di scuola, erano cresciuti insieme, si erano persino sposati giovanissimi. Michele di cervello era un genio: inventava ogni cosa, riceveva commissioni dalle aziende, lavoravano bene, stavano più che discretamente, vivevano a Firenze e, guarda caso, i soldi non mancavano. Ma nella vita di tutti i giorni… Non ci sapeva proprio fare. Si dimenticava il resto al supermercato, attraversava dove non si deve, non distingueva manco il prosciutto cotto dal crudo. Tanto ingenuo che sarebbe stato capace di regalare gli ultimi cinquanta euro a uno sconosciuto per strada.
Gli amici lo prendevano in giro: Michele sembra arrivato dalla Luna! Noi ci ammazziamo di lavoro e lui trova sempre il modo di cavarsela! Ma Marcella non si lamentava: era energica, pratica, bastava lei ad entrambi! Lo vestiva, gli controllava guanti e sciarpa, perfino lauto aveva comprato per portarlo in giro, tanto che una volta Michele aveva detto allautista del taxi lindirizzo sbagliato e chissà dove era finito!
Si completavano a meraviglia. Ma un giorno Marcella si ammala, e deve stare una settimana in ospedale. Torna a casa e trova Michele che aveva mangiato solo pasta secca e acqua presa dal rubinetto. Nemmeno un po di tè. Tutto ciò che aveva lasciato in freezer, intatto.
Senza di te non mi va nemmeno di mangiare, le diceva Michele, sfoderando il sorriso più disarmante che potessi vedere.
Hanno un figlio, Andrea, tutto uguale a lui: intelligente, ma distratto da far paura. Pure lui, Andrea, si trova una moglie silenziosa, di campagna, Elena. In casa però, la vera colonna era sempre Marcella. Poi arriva anche il nipotino: Alessandro. Sembrava andasse tutto bene, ma la salute di Marcella si deteriora allimprovviso.
La casa si riempie di tristezza, Michele non sa dove sbattere la testa, gira per gli ospedali migliori, spende quello che vuole, ma non cè niente da fare. E lei, la povera Marcella, non pensava a se stessa, si consumava al pensiero che né Michele, né Andrea avrebbero saputo vivere senza di lei. Sono come una piantina dorchidea tra le intemperie pensava. Pregava, non per sé, ma per loro.
Ed è qui che entra in scena Giovanna! Lei faceva la badante, era anche cugina di secondo grado di un medico che seguiva Marcella. La prima volta che entra, trova Michele che pare un visconte della letteratura, magrino e tutto gentile, a malapena si sente quando parla. Un disastro attorno: montagne di panni sporchi, piatti che non vedevano la lavastoviglie da giorni (nonostante ce ne fosse una), e quella triste aria di resa.
A letto Marcella, magrissima, sorride a Giovanna. Lei, senza pensarci, si rimbocca le maniche. E in una giornata rimette tutto a nuovo: profumo di ragù e pollo al forno dalla cucina, lodore di pulito si sente da lontano, Marcella finalmente può addormentarsi in lenzuola fresche.
Michele stava per uscire in giacca a vento estiva col freddo che faceva, ma Giovanna lo blocca subito:
Dove vai così, Michele, che fuori si gela? Dobbiamo tenerti sano, vedi che la Marcella ha bisogno di te! Metti questa giacca, la sciarpa, e copriti bene le orecchie!
Marcella ha le lacrime agli occhi, rivede un po di ordine e speranza. Giovanna sembra un uragano ma con un cuore grande così.
Più avanti Marcella la chiama e le dice: Giovanna, quando io non ci sarò più, ti affido Michele. In tutti i sensi. Non può restare solo, si fiderebbe anche del primo che passa!
Giovanna rimane senza parole. Vorrebbe rifiutare, e invece Marcella insiste: Non dire di no. Per favore, almeno guarda che non si perda nei primi tempi! Se potessi, andrei pure in ginocchio, ma ormai non posso…
Alla fine Giovanna promette.
Quando Marcella viene a mancare, Giovanna pensa: Figurati, adesso la famiglia penserà che sto qui per la casa! E poi: A lui non piaccio e neppure lui a me, che follia! Però… si sente addosso quellimpegno preso.
Un giorno va a trovarlo. Nessuno apre, la porta è solo accostata. Giovanna entra e lo trova nella stanza dove dormiva Marcella, seduto per terra, abbracciato alla vestaglia della moglie, in lacrime come un bambino perso. Lei gli si avvicina, gli prende la mano. Michele la guarda, comincia a piangere di più.
Su, su, povero Michele. Marcella aveva ragione. Ti serve una mano almeno per ricominciare. Ora, alziamoci, va bene? Ti preparo un tè caldo, coraggio!
Col tempo la casa riprende vita. Ogni volta che Giovanna arriva, Michele la aspetta dietro la porta, e non vedi mai un sorriso più felice.
Poi, continua Giovanna raccontando, ho deciso di trasferirmi. Tanto, a casa mia erano contenti, faceva comodo avere più spazio, poi che lo lasciavo lì solo? Insomma, mi sono presa in carico un adulto invece di un marito… ma brillante! Nessun problema economico, anzi, mi ha fatto mollare tutti i miei lavoretti. Certo, qualcuno ha sparlato, come sempre, ma li ho subito messi a posto. Cè chi adotta cani e gatti, no? E allora pure una persona può aver bisogno! Come una tartaruga capovolta, poveretto! Aiutare fa bene, e Michele è una bravissima persona. Ora siamo indispensabili luno allaltra! Stiamo andando dal figlio, mi ha chiesto di restare per dare una mano col nipotino. Ed io, felice! Massì, dieci bambini se serve, cosa vuoi che sia per me!
Proprio in quel momento si aprono le porte del vagone ristorante, ed entra Michele, col suo sciarpone e un mazzo di fiori di campo in mano.
Ma coshai fatto? Dovevi riposarti! lo sgrida lei, ma con gli occhi pieni damore Guarda che sudi, dopo ti toccherà cambiarti tutto!
Michele le si avvicina un po impacciato:
Giovanna! Ti ho preso i fiori dalle vecchiette alla stazione. Ti piacciono?
Lei, tutta rossa, gli poggia la mano sulla spalla.
Quando scendono dal treno, Giovanna trascina una valigia enorme, Michele solo una borsina. Lei, di tanto in tanto, lo afferra per la giacca, come a non farlo scappare. Tra la folla, li vedi: sorridono come due raggi di sole. E io, credimi, ho pensato: Giovanna sarà proprio una bella seconda moglie per quel buon uomo.




