15 marzo
A volte mi chiedo davvero come sono arrivato qui. Quando ho incontrato Chiara e ho scoperto tutti i suoi traguardi laureata in medicina, specializzata in cardiologia, un curriculum impeccabile ho pensato che avevo trovato la compagna ideale. Non si può dire che fosse una bellezza da copertina, e il suo modo di vestire era semplice, quasi austero. C’era in lei una certa rigidità, una tendenza al conservatorismo che sentivo intensa, ma nulla che mi desse realmente fastidio. In fin dei conti, sposare una dottoressa sembrava la soluzione perfetta, pratica e sicura. Perché no?
Con Chiara, la routine quotidiana era tutta un programma salutista. Da subito ha preso a curare la mia alimentazione; ogni mattina iniziava con una ciotola di avena integrale, poi frutta fresca, e a pranzo e cena pesce o carne magra con verdure sempre porzioni moderate. Dopo cena, a due ore dal sonno, solo uno yogurt bianco e rigorosamente niente altro. “La dieta è la chiave per stare bene,” ripeteva. E come potevo contraddirla? Era lei la dottoressa di casa.
Ogni giorno mi chiedeva come stavo, se provavo dolori o malesseri. Bastava un piccolo rossore al viso che subito mi misurava la febbre, controllando che non fosse unallergia o chissà cosa. Continuava a ripetermi che le malattie vanno scovate nella fase iniziale: così è più facile curarle. Allinizio ero quasi orgoglioso di tutte queste attenzioni; sembrava si prendesse davvero cura di me. Ma quella sensazione durò poco.
I mesi passarono, e cominciai a sentirmi come uno dei suoi pazienti: troppo sotto osservazione, troppo controllato, come se non bastasse il suo lavoro in ospedale. Poi è arrivata lidea di avere un figlio. E lì iniziò il vero tormento: Chiara mi portava di continuo da medici, mi faceva fare analisi e test genetici, e perfino a casa coinvolgeva un urologo, organizzando controlli a sorpresa. Talvolta, quando meno me laspettavo, mi tastava le parti intime per accertarsi chissà di cosa. Ogni mattina la domanda era sempre la stessa: Comera la pipì? E la cacca liquida? Dura? Insomma, dimmi tutto.
Durante tutto quel periodo, mi era vietato anche solo pensare ad una birra o una sigaretta. “Stiamo lavorando al progetto più importante della nostra vita, non puoi permetterti di rovinare la materia prima,” diceva. Persino un semplice rutto mi obbligava a correre in bagno, per evitare lennesima raffica di domande cliniche e una visita improvvisata sul divano. Su se stessa era anche peggio: ogni settimana analisi del sangue, la temperatura basale misurata maniacalmente per vedere se era rimasta incinta. Non ce lho fatta più. Ho scelto di divorziare da lei.
Per settimane amici e parenti non parlavano daltro. Ma sei impazzito? Hai lasciato una donna con una laurea così, intelligente da far paura, e per chi? Una certa Lucia, una commessa di periferia, così dicevano al bar. Che sciocco
Sì, alla fine mi sono risposato con Lucia, che lavorava nel negozio di alimentari sotto casa. La sua zuppa di ceci non è raffinata come certi piatti, però mi scalda il cuore. Mi lascia andare a pesca quando voglio, fuma con me in veranda la sera, e se si beve un bicchiere di vino con la pancetta a cena, non sente il bisogno di scusarsi con nessuno. Lucia non mi interroga mai su come sto, mi ama per quello che sono, con tutti i miei difetti.
Ora, seduto qui, mi accorgo che forse tutto quello che desideravo era proprio questo: qualcuno che sappia voler bene al vero Giovanni, senza giudicare né correggere ogni mio respiro.



