Me la sono cercata
Papà, ma che sono tutte queste novità? Hai svaligiato un mercatino dellantiquariato? Caterina sollevò le sopracciglia, osservando con perplessità il centrino bianco alluncinetto sul suo comò. Non avevo idea che fossi così patito delle cose antiche. Davvero, hai il gusto di nonna Lucia…
Eh? Caterina, sei già qui? Giuseppe Martino uscì dalla cucina. Io… cioè, non ti aspettavo proprio…
Mio padre cercava di ostentare energia, ma lo sguardo gli tradiva un senso di colpa.
Sì, si vede che non mi aspettavi, Caterina fece un broncio e si avviò verso il salotto, certa di imbattersi in qualche altra sorpresa. Papà… Da dove arriva tutta questa roba? Che sta succedendo qui?
Non riconosceva più il suo appartamento.
…Quando lavevo ricevuto in eredità da nonna, lambiente era deprimente: mobilio anni ’70, un televisore panciuto su una vecchia credenza, termosifoni arrugginiti, tappezzeria che si staccava a chiazze… Ma era casa sua.
Caterina, con qualche risparmio da parte, investì subito nella ristrutturazione. Niente lavori di fortuna: scelse lo stile nordico, colori chiari e minimalisti per dare respiro a quei due piccoli ambienti. Ci mise tutto lamore possibile, cercando con attenzione tende abbinate, stendendo tappeti soffici…
Ora, al posto delle sue pesanti tende che non lasciavano filtrare la luce, cera una banalissima tenda di nylon. Il divano italiano era sepolto sotto un plaid sintetico con sopra una tigre ringhiante. Sul tavolino, una orrida vaschetta di plastica rosa con finte rose fosforescenti.
E tutto questo era ancora nulla. Quel che dava più fastidio a Caterina erano gli odori. Dalla cucina venivano rumori di padella e un odore pungente di pesce fritto. Si sentiva anche la puzza di tabacco. Eppure, suo padre non fumava…
Caterina, capisci… finalmente esordì Giuseppe. È successo che… non sono solo. Volevo dirtelo prima, ma non ci sono riuscito.
Non sei solo? Caterina sgranò gli occhi. Papà, non eravamo daccordo!
Cara, lo sai anche tu che la mia vita non poteva finire con tua madre. Sono ancora giovane, non ho neppure letà per la pensione. Non ho diritto a una vita personale?
Caterina rimase sospesa. In fondo era vero, suo padre aveva diritto a frequentare altre donne. Ma non proprio nel suo appartamento!
…I miei genitori si erano separati un anno prima. La mamma aveva accettato con inaspettata serenità il tradimento di papà, come se si liberasse dun peso, e si era gettata nel mondo delle amicizie e della crescita personale. Di amiche ne aveva così tante che non cera tempo per la tristezza.
Papà invece si era disperato. Era tornato nella sua vecchia casa di scapolo e si era spaventato. Per dieci anni laveva affittata, poi un inquilino si era addormentato col mozzicone acceso. Non aveva soldi per sistemarla e alla fine semplicemente laveva dimenticata. Non la vendeva, ma neppure ci pensava di abitarci più.
A essere onesto, non si poteva viverci affatto: muri coperti di fuliggine, finestre rotte, muffa sui davanzali… Sembrava più una scena di un film horror che una casa.
Caterina, non so come farò a vivere… ricordo che si lamentò allora. È pericoloso stare qui, e non finirò il restauro prima dellinverno. Non ho abbastanza euro per affrontare tutto insieme. Pazienza, morirò di freddo sarà il destino.
Non ce la feci davvero a lasciar stare. Non potevo permettere che lui, il padre che mi aveva cresciuta, finisse così. E se gli fosse capitato qualcosa? Tanto più che il mio appartamento era ormai inutilizzato: da poco mi ero sposata e vivevo col marito. Non volevo rischiare, visto lesperienza negativa di papà con gli affitti.
Papà, vieni a stare da me per un po, gli proposi. Cè tutto, comodità e tranquillità. Tanto che ti sistemi la casa tua, poi torni. Solo una condizione: niente ospiti.
Posso davvero? si accese negli occhi di papà. Caterina, grazie davvero! Mi hai salvato. Prometto che sarà tutto quieto e ordinato.
Sì, quieto
Mentre pensavo a quella promessa, la porta del bagno si spalancò e uscì una nuvola di vapore profumato. Da lì emerse una donna sulla cinquantina, lenta nei movimenti, che indossava il mio accappatoio di spugna. Il mio preferito. Ora appena celava le sue forme generose.
Oh Giuseppe, abbiamo ospiti? chiese la donna con voce roca e sorrise con sufficienza. Potevi almeno avvertire, sono in tenuta casalinga.
E lei chi sarebbe? domandai stringendo gli occhi. E perché indossa il mio accappatoio?
Sono Gianna, la donna amata da tuo padre. E dai, non essere nervosa Laccappatoio era qui e nessuno lo usava.
Mi sentivo il sangue pulsare alle tempie.
Lo tolga subito, sibilai.
Caterina! supplicò papà, frapposto tra noi due. Non iniziare con le scenate! Gianna voleva soltanto
Gianna voleva semplicemente indossare una cosa non sua, in casa non sua! lo interruppi. Papà, ma ti rendi conto? Hai portato qui la tua amante e le hai dato carta bianca tra le mie cose?!
Gianna sbuffò e, ostentando insofferenza, si sedette sul plaid del divano.
Sei proprio maleducata, dichiarò. Se fossi al posto di Giuseppe ti darei una bella lezione, altro che. Ma come ti permetti di parlare così? Che tuo padre stia con me non è affar tuo, giovane.
Rimasi di sasso. Una donna estranea cercava di farmi la morale, comodamente seduta sul mio divano.
Non lo sarebbe, ammisi. Finché non accade in casa mia.
In casa tua? Gianna sollevò un sopracciglio e lanciò uno sguardo interrogativo a papà.
Lui era vicino al muro, la testa incassata nelle spalle, lo sguardo che correva impaurito da me a Gianna. Sperava che tutto si smorzasse da solo, ma le nuvole si addensavano.
Ah Papà ha dimenticato di spiegarvi? sorrisi freddamente. Ve lo spiego io. Lui qui è solo ospite. Lappartamento è mio, ogni oggetto è stato acquistato da me. Ho invitato lui come favore, ma non pensavo che avrebbe portato qui le sue signore.
Gianna divenne paonazza.
Giuseppe? la sua voce scese di tono. Cosa significa? Mi avevi detto che era casa tua. Mi hai preso in giro?
Papà si fece ancora più piccolo, collaborando con la tappezzeria. Le orecchie rosse come il sugo.
Ecco Gianna, non volevo dire questo. Tu hai frainteso. Ho una casa mia, solo che non è questa. Non volevo caricarti di dettagli.
Non volevi caricarmi? Ah, grazie! E ora per causa tua questa ragazzina mi tratta male!
Persi la pazienza.
Fuori, dissi piano.
Come? Gianna rimase interdetta.
Fuori. Tutti e due. Vi do unora. Se siete ancora qui, parliamo coi carabinieri. Sono stata proprio ingenua
Stavo già andando verso la porta, ma papà finalmente si staccò dal muro e mi si parò davanti.
Figlia! Davvero vuoi mandare tuo padre in mezzo alla strada? Sai cosa cè nella mia casa! piagnucolava. Morirò di freddo!
Mi afferrò per la manica, e per un attimo il cuore mi tremò. I ricordi dinfanzia, il senso di dovere, la compassione per mio padre quasi anziano Mi si chiuse la gola.
Ma il mio sguardo fu attirato da Gianna.
Stava lì, gambe accavallate, accappatoio non suo, e mi fissava con odio puro. Tutti i dubbi sparirono di colpo. Se avessi lasciato correre, il giorno dopo quella donna avrebbe cambiato le serrature e ridipinto le pareti.
Papà, sei adulto. Affitta una casa, dissi, liberando gentilmente il braccio. È colpa tua. Dovevi stare da solo, invece hai portato qui una sconosciuta, le hai lasciato prendere le mie cose e hai rovinato casa
E tieniti la tua casa! sbottò Gianna. Andiamo, Giuseppe. Non abbassarti con questa. Ha malamente cresciuto
Mezzora di preparativi, e tutto era finito. Papà uscì senza dire una parola, curvo, come un vecchio. Nei miei ricordi resta indelebile il suo sguardo quello di un cane abbandonato sotto la pioggia. Ma io resistei, ferma come una roccia.
Quando se ne andarono, mi affrettai ad aprire tutte le finestre per far uscire odore di pesce, fumo e profumi scadenti. Poi radunai accappatoio, plaid e ogni cosa che Gianna aveva lasciato. Tutto diretto nella spazzatura. Il giorno dopo chiamai le pulizie e il fabbro per cambiare le serrature. Mi ripugnava toccare qualunque oggetto intaccato da quella donna. Soprattutto da lei.
…Passarono quattro giorni.
Ora in casa mia non cera nulla di superfluo. Niente fiori finti, niente odori sgradevoli. Vivevo da mio marito, è vero, ma sentirmi di nuovo padrona di casa mi riempiva il cuore.
Con mio padre non parlai più. Il quarto giorno chiamò lui.
Pronto rispose Caterina.
Allora, sei contenta? la voce impastata di papà, evidentemente alticcio. Gianna se nè andata. Mi ha lasciato, è sparita
Ma guarda che sorpresa, scappò a dire. Vediamo è successo quando ha visto la tua vera casa e ha capito quanta fatica cera da fare?
Papà fece un sospiro.
Sì Ho messo una stufetta. Dormivo su un materasso gonfiabile. È durata tre giorni Poi mi ha detto che ero un fallito e un bugiardo. Ha preso le sue cose ed è tornata dalla sorella. Ha detto che ho solo fatto perdere tempo Ma noi ci amavamo, Caterina!
Ma quale amore, papà? Tu volevi sistemarti, e lei uguale. Avete solo sbagliato entrambi i conti.
Calò il silenzio, ma papà doveva ancora finire.
Sto male, figlia, qui da solo. Ho paura Posso tornare? Ti prometto che sarò solo! Giuro!
Abbassai lo sguardo. Da qualche parte, lui era seduto fra le macerie e il freddo. Ma quelle macerie le aveva create lui stesso: prima tradendo mia madre, poi mentendo a me, poi raccontando favole a Gianna.
Certo, mi dispiaceva. Ma la pietà può avvelenare entrambe le parti.
No, papà. Non ti faccio rientrare, dissi. Trova degli operai, sistema casa tua. Impara a vivere con ciò che ti sei costruito. Lunica cosa che posso fare è consigliarti dei bravi artigiani. Mi spiace. Se hai bisogno, chiamami.
Riagganciai.
Troppo dura? Forse. Ma non volevo più che nessuno lasciasse macchie sul mio accappatoio e sul mio cuore. Ci sono macchie che non si possono lavare. Bisogna semplicemente non lasciarle entrare nella propria vita.





