Il bambino come merce di scambio
Ha di nuovo vietato che io possa vedere Bianca. Riesci a crederci?
Andrea lanciò le chiavi sul mobiletto allingresso e si appoggiò allo stipite. Il viso era stanco e tirato, come se fosse stato a scaricare sacchi di cemento tutto il giorno, non semplicemente in ufficio.
Maria chiuse il libro e si rannicchiò sul divano lasciandogli spazio. Lo guardava con una fitta di pena sotto le costole, tanto il marito sembrava esausto e svuotato.
E stavolta cosè successo?
Dice che sono tirchio e dunque non potrò più vedere nostra figlia. Andrea si tolse la cravatta e la buttò sullo schienale della poltrona. Per due settimane non mi ha nemmeno permesso di sentirla al telefono, e oggi mi ha bloccato ovunque.
Maria sospirò profondamente. Il tribunale le aveva assegnato cinquecento euro al mese di mantenimento; e Andrea non aveva mai negato nulla per le reali necessità della figlia. Scarpe nuove? Nessun problema. Attività extrascolastiche? Sempre presente. Ma a Serena non bastava mai.
Fammi indovinare, disse Maria, invitandolo con una carezza a sedersi aveva nuovamente bisogno di soldi per qualcosa di urgente e fondamentale?
Andrea si lasciò cadere accanto a lei e appoggiò la testa allindietro.
Per un corso da makeup artist. Dice che vuole iniziare a lavorare. Ha chiesto ottocento euro.
E lavorare normalmente, senza altri soldi in anticipo, no?
Dai, Maria, lo sai anche tu.
Sapeva eccome. Da quando stavano insieme, ormai quasi tre anni, Serena aveva inseguito almeno una dozzina di sogni lavorativi. Un corso di manicure, scuola di fioristi, webinar su guadagni on-line. Non durava mai più di due settimane, ma ogni volta chiedeva soldi allex marito.
È sempre la stessa storia, Maria intrecciò le dita a quelle di Andrea. Quando vuole soldi, ti nega Bianca. Paghi, e puoi vederla. È il classico ricatto.
Non riesco a non darle niente. È mia figlia.
Lo so, amore. E lei se ne approfitta.
Andrea rimase in silenzio. Maria lo vedeva serrato, la mascella contratta. Odiava quella situazione, il sentirsi impotente. Ma lamore per Bianca era sempre più forte di qualsiasi buon senso.
…Il sabato mattina suonò il campanello. Maria aprì la porta e trovò Bianca: una bimba bionda dagli occhi azzurri e lucidi di lacrime. Lascensore si stava già richiudendo: Serena era svanita in fretta.
Ehi, tesoro, cosa è successo? Maria si chinò per parlarle.
La bambina non rispose, passò accanto a lei e si infilò in casa. Andrea corse dalla cucina, asciugandosi le mani sul canovaccio.
Bianca! Mia principessa!
La sollevò per abbracciarla, ma la piccola si scostò subito.
Papà, non vuoi più bene alla mamma!
Andrea rimase fermo, le braccia a mezzaria.
Cosa? Chi ti ha detto così?
La mamma piangeva! Diceva che lhai lasciata, che ormai è sola e triste!
Maria si morse le labbra. Una bimba di cinque anni non si inventa certe frasi da sola; era chiaro che qualcuno gliele aveva messe in testa con cura.
Amore, Andrea si abbassò al suo livello papà e mamma non vivono più insieme. Questo a volte succede tra grandi. Ma io ti voglio tanto, tanto bene, capito?
No! Bianca batté il piedino La mamma dice che sei cattivo! E se non sei buono con lei io non vengo più da te!
Maria si girò verso la finestra, non voleva che Bianca la vedesse infuriata. Le mani si strinsero a pugno. Usare una bambina per ferire era talmente basso che avrebbe voluto telefonare subito a Serena per dirgliene quattro. Ma non sarebbe servito a nulla.
Andrea cercò tutta la giornata di rasserenare la figlia: guardarono cartoni, costruirono castelli di mattoncini, prepararono insieme i biscotti. Solo la sera la bambina si lasciò finalmente pettinare da Maria, ma le parole della madre rimanevano sospese tra loro come una nube grigia.
…Domenica Andrea riaccompagnò Bianca a casa della madre. Maria rimase a sistemare la cucina, guardando spesso lorologio. Unora, poi unaltra. Alla fine sentì la porta sbattere e corse verso lingresso. Andrea era appoggiato alla parete, respirando a fatica.
Che si è inventata stavolta?
Millecinquecento euro. Per vestiti nuovi. Per lei.
Maria si lasciò cadere sullo sgabello.
E tu?
Ho rifiutato. Lei ha iniziato a piangere. Davanti a Bianca. E la bambina si è messa a urlare Papà, aiuta mamma! Non essere avaro! Andrea scivolò a terra con la schiena contro il muro. Alla fine glieli ho dati. Volevo solo che Bianca smettesse di piangere.
Maria taceva. Che poteva dire? Serena aveva trovato il perfetto strumento di ricatto e non aveva alcuna pietà nellusarlo.
…Un mese dopo la storia si ripeté. Questa volta servivano soldi per le vacanze. Bianca sogna il mare e io non posso permettermelo da sola! Andrea pagò, pur sapendo che la figlia sarebbe rimasta dalla nonna mentre Serena si sarebbe divertita altrove.
Ancora un mese e fu la volta di manicure e pedicure. Devo presentarmi bene quando porto tua figlia allasilo! Ancora pianti, urla, e una busta di soldi passata con le mani che tremano dalla rabbia.
Quella volta, però, Serena si presentò senza preavviso a casa loro.
Sono stufa di dover venire a chiedere umiliazioni ogni volta! sbottò non appena entrò in salotto, senza nemmeno togliersi le scarpe Dora in poi mi dai millecinquecento euro extra ogni mese. E basta.
Andrea si fermò in corridoio, le braccia incrociate sul petto.
No.
Come no? Tu i soldi li hai!
Sì, ma non per i tuoi capricci. Pago regolarmente il mantenimento. Le cose per Bianca le compro io. Il resto non mi riguarda.
Serena strillò e si rivolse a Maria, che stava sulla soglia della cucina.
Tutta colpa tua! Gli hai fatto il lavaggio del cervello! Me lhai portato via e ora…
Serena, basta, Andrea la interruppe In matrimonio eri tu a tradire per prima. Io me ne sono andato più di sei mesi prima di conoscere Maria. Eravamo già separati.
Ti avrei ripreso, se non fosse stato per lei!
Serena si avventò verso Maria, gli occhi pieni di rabbia. Andrea le afferrò il polso e la trascinò indietro.
Ma ti rendi conto?! ruggì Se provi ancora, chiamo i carabinieri!
Serena si liberò sibilando:
Non osi!
Altroché se oso. E se non la smetti, smetto anche di lavorare. Vedrai quanto ti piacerà il minimo sindacale di mantenimento, altro che extra.
Non lo farai mai. Ami troppo Bianca.
Sì, la amo. Però sono pronto a fare il cattivo papà per un po, se servirà a farti smettere coi ricatti. Ne ho abbastanza, Serena. Dei tuoi vestiti, dei tuoi corsi, dei tuoi capricci. Soprattutto, sono stufo di vederti usare nostra figlia come strumento di ricatto.
Il volto di Serena impallidì. I soldi erano tutto ciò che le interessava davvero, Andrea adesso lo sapeva. E per la prima volta usò questa consapevolezza come unarma.
Lo pagherete, sibilò mentre indietreggiava verso la porta tutti e due!
La porta si chiuse dietro di lei. Maria tirò un sospiro.
Credi che funzioni?
Chissà. Ma bisognava provare.
Funzionò. Nelle settimane seguenti Serena fu insolitamente tranquilla. Restituiva Bianca senza scenate, non chiedeva altri soldi oltre il mantenimento, rispondeva a volte anche ai messaggi sulle condizioni di salute della bambina. Maria si godeva quel fragile equilibrio con cautela, quasi temendo di rompere lincanto.
Poi Serena si trovò un compagno. Un imprenditore di Verona, a giudicare dalle foto sui social: ristoranti, fiori, viaggi. Una sera Andrea ricevette una chiamata.
Andrea, sto cambiando città, la voce di Serena era fredda. Vittorio mi ha chiesto di trasferirmi da lui. Ci sposiamo. Bianca resta con te.
Andrea quasi lasciò cadere il telefono.
Come, resta con me?
Proprio così. Ora devo costruire una nuova vita. La bambina è solo dintralcio.
Maria sentì la frase e si portò una mano alla bocca, sconvolta. Così, senza esitazione. La bambina è solo dintralcio. Anni di manipolazioni, ricatti, lacrime e alla fine la figlia si scopriva essere per Serena solo una pedina da abbandonare, appena trovata una soluzione migliore.
Una settimana dopo Serena lasciò Bianca da loro, con una valigia e un enorme orsetto di peluche.
Ciao tesoro. Mamma ti chiamerà, promesso.
Ma non chiamò mai
Andrea non le chiese alcun assegno. Non voglio più nulla a che fare con lei, disse a Maria. Soldi ne abbiamo. E ogni suo bonifico sarebbe solo un ricordo amaro di tutto il male che ci ha fatto.
Maria fu daccordo.
Bianca si adattò piano. I primi tempi chiedeva spesso della mamma, si svegliava la notte piangendo, non voleva mangiare. Poi cominciò ad abituarsi. Maria non provò mai a sostituirsi a sua madre; semplicemente le stava accanto, leggendo storie, intrecciando le trecce, insegnando a cucinare.
…Una sera, mentre la metteva a letto, Bianca le chiese:
Maria, mi vuoi bene?
Tanto tanto, stellina.
Come la mamma?
Maria restò qualche secondo in silenzio a cercare le parole.
In modo diverso. Ma non di meno.
Bianca annuì, come se fosse la risposta più giusta del mondo, e chiuse gli occhi.
Maria uscì dalla cameretta trovando Andrea nel corridoio, sorridente.
Grazie, sussurrò lui.
Di che?
Di tutto. Della pazienza. Per non essere scappata quando è stato difficile. Per volerle bene.
Maria lo abbracciò forte.
Ce labbiamo fatta.
Sì, si rifugiò nellincavo del suo collo Finalmente va bene.
Fuori il cielo si tingeva di rosso. In casa si sentiva lodore di biscotti appena sfornati e shampoo per bambini. Dalla stanza di Bianca nessun rumore: la bambina dormiva tranquilla abbracciata al suo orso di peluche.
Erano finalmente una vera famiglia.
A volte la vita ci costringe a tagliare i fili che più ci fanno soffrire per permettere a chi amiamo davvero di sentirsi al sicuro, senza più diventare la moneta di scambio nei giochi degli adulti.





