Non so come raccontarlo senza sembrare una telenovela, ma questa è la cosa più sfacciata che qualcuno mi abbia mai fatto. Vivo con mio marito da anni e la seconda persona in questa storia è sua madre, che si è sempre intromessa troppo nel nostro matrimonio. Ho sempre pensato fosse una di quelle mamme invadenti “ma lo fa per il nostro bene”. E invece no. Qualche mese fa lui mi ha fatto firmare degli atti per la casa. Mi aveva detto che finalmente avremmo avuto qualcosa di nostro, che l’affitto è una sciocchezza e che era il momento giusto, altrimenti ce ne saremmo pentiti. Ero felice perché sognavo da tempo una casa, per non vivere più tra valigie e scatoloni. Ho firmato con fiducia, perché pensavo fosse una decisione di famiglia. La prima stranezza è iniziata quando ha cominciato ad andare da solo alle istituzioni. Ogni volta mi diceva che non aveva senso che andassi, che avrei solo perso tempo e che a lui risultava più facile. Tornava a casa con delle cartelle e le infilava in qualche cassetto, ma non voleva mai che le guardassi. Se provavo a chiedere, mi spiegava tutto con parole complicate, come se fossi una bambina che non capisce nulla. Pensavo che gli uomini amano tenere il controllo su queste cose. Poi sono iniziate le “piccole” manovre finanziarie. All’improvviso pagare le bollette diventava sempre più difficile, anche se lui aveva lo stesso stipendio. Continuava a chiedermi di contribuire di più “perché ora serve così” e mi assicurava che poi tutto si sarebbe sistemato. Ho iniziato a pagare la spesa, una parte delle rate, i lavori, i mobili, perché stavamo “costruendo il nostro”. Alla fine non compravo più niente per me, ma lo facevo pensando che ne valesse la pena. Un giorno, pulendo, ho trovato sotto le tovagliette una stampa piegata in quattro. Non era una bolletta e nemmeno una carta qualsiasi. Era un documento ufficiale, bollato e datato, dove era chiaro chi fosse il proprietario. Non era il mio nome, nemmeno quello di mio marito. Era quello di sua madre. Sono rimasta di sasso e ho riletto più volte perché la mente si rifiutava di accettare. Io pagavo mutuo, lavori, mobili e la proprietaria risultava sua madre. Ho sentito un caldo improvviso e mi è venuto il mal di testa. Non era gelosia, era umiliazione. Quando lui è tornato non ho fatto scenate. Gli ho solo messo il foglio sul tavolo e l’ho guardato, senza domande né suppliche. Ero stanca di essere presa in giro. Lui non si è sorpreso. Non ha fatto finta di chiedere “cos’è questo?”. Ha solo sospirato, come se il problema lo avessi creato io per aver scoperto tutto. Ed è iniziata la giustificazione più arrogante che abbia mai sentito. Mi ha detto che “così è più sicuro”, che sua madre è una “garante”, che se mai dovessimo lasciarci, la casa non si divide. Lo ha detto con calma, quasi fosse una scelta normale come comprare una lavatrice invece del’asciugatrice. Io volevo ridere dall’impotenza. Questa non era una scelta di famiglia. Era il piano per farmi pagare tutto senza avere niente in mano alla fine. La cosa peggiore non era solo il documento. La cosa peggiore era che sua madre sapeva tutto — la stessa sera mi ha telefonato, parlando come se fossi io quella invadente. Mi spiegava che “lei aiuta soltanto”, che la casa deve essere “in mani sicure” e che non dovevo prenderla sul personale. Immagina. Pago, rinuncio a me stessa, faccio compromessi e lei mi parla di “mani sicure”. A quel punto ho iniziato a scavare, non per curiosità ma perché non mi fidavo più. Ho controllato estratti conto, bonifici, date. E ho scoperto la vera sporcizia: la rata non era solo il “nostro mutuo”, come lui mi aveva detto. C’erano altri debiti pagati con i miei soldi. Un debito vecchio della madre. Insomma, pago una casa che non è mia e saldo pure un vecchio debito che non mi riguarda. Lì mi si è tolto il velo dagli occhi. Improvvisamente tutti i comportamenti degli ultimi anni mi sono tornati in mente: lei che si intromette ovunque, lui che la difende sempre, io che sono “quella che non capisce”. Siamo partner a parole ma tutte le decisioni le prendono loro, io solo finanzio. La parte più dolorosa? Capire che sono stata solo comoda. Non amata, comoda. La donna che lavora, paga e non chiede troppo, perché vuole la pace. Ma la pace era la loro, non la mia. Non ho pianto. Non ho urlato. Sono andata in camera e ho cominciato a fare i conti: quanto ho dato, quanto ho pagato, cosa mi resta. Per la prima volta ho visto nero su bianco quanto sono stata sfruttata e illusa per anni. Il dolore non era per i soldi, ma per il fatto che mi hanno presa in giro col sorriso. Il giorno dopo ho fatto ciò che non avrei mai pensato: ho aperto un conto solo mio e ho spostato tutti i miei soldi lì. Ho cambiato tutte le password e ho tolto il suo accesso. Ho smesso di pagare “per il bene comune”, perché il “comune” era solo partecipazione mia. E soprattutto ho iniziato a raccogliere documenti e prove, perché ormai alle parole non credo più. Ora viviamo sotto lo stesso tetto, ma in realtà sono da sola. Non lo caccio, non lo supplico, non litigo. Semplicemente guardo l’uomo che mi ha scelta come portafoglio, e sua madre che si sente proprietaria della mia vita. E penso a quante donne in Italia hanno passato tutto questo e si sono dette “meglio stare zitta, se no va peggio”. Ma peggio che essere sfruttata con il sorriso non so se esista. ❓ Se dopo anni scopri che paghi per una “casa di famiglia”, ma i documenti sono tutti intestati a sua madre e tu sei solo la persona comoda, te ne vai subito o resti e combatti per riprenderti il tuo?

Non so come mettere nero su bianco questa storia senza che sembri una telenovela scadente, ma ciò che ho vissuto è la cosa più sfacciata che qualcuno mi abbia mai fatto. Vivo con mio marito da anni, e la seconda presenza in questa vicenda è sua madre, che non ha mai saputo rimanere distante dal nostro matrimonio. Ho sempre pensato che fosse una di quelle mamme italiane che si intromettono per il bene della famiglia. Ma ho scoperto che non era affatto per bene.

Qualche mese fa, lui mi ha convinta a firmare dei documenti per acquistare una casa. Mi aveva illustrato che finalmente avremmo avuto qualcosa di nostro, che pagare laffitto era una sciocchezza, e che se non lo avessimo fatto subito ce ne saremmo pentiti. Ero felice perché da tempo sognavo una casa vera, non di vivere tra valigie e scatoloni. Ho firmato senza sospettare nulla, certa che fosse una decisione presa davvero insieme.

Il primo indizio di stranezza è arrivato quando lui ha iniziato ad andare da solo agli enti pubblici. Ogni volta mi diceva che era inutile che andassi, che avrei solo perso tempo, che per lui era più semplice. Tornava sempre con delle cartelle e le riponeva nellarmadio dellingresso, ma non voleva mai che io le vedessi. Se chiedevo qualcosa, mi rispondeva con termini complicati, come se fossi una bambina che non capisce nulla. Dentro di me dicevo: i maschi amano gestire queste cose.

Poi sono arrivate le piccole manovre finanziarie. Improvvisamente i conti diventavano più difficili da pagare, anche se lui diceva di avere lo stesso stipendio. Continuava a chiedermi di contribuire di più, perché adesso serve così, promettendomi che dopo si sarebbe sistemato tutto. Ho cominciato ad occuparmi della spesa, delle rate, delle riparazioni, dei mobili, perché stavamo costruendo il nostro. Ad un certo punto non compravo più nulla per me stessa, ma lo facevo con lidea che ne valesse la pena.

Un giorno, mentre pulivo la cucina, sotto le tovagliette ho trovato una stampa piegata in quattro. Non era una bolletta né un normale foglio. Era un documento con timbro e data che specificava chiaramente il proprietario. Non era il mio nome. Né il suo. Era il nome di sua madre.

Sono rimasta lì, accanto al lavello, rileggendo quei paragrafi più volte, perché la mente non riusciva a concepire. Io pagavo, noi facevamo il mutuo, sistemavamo la casa, compravo mobili, e il proprietario era sua madre. Mi sono accaldata, la testa mi pulsava. Non era gelosia: era umiliazione.

Quando lui è rientrato, non ho gridato. Ho posato il documento sul tavolo e lho fissato. Non lho chiesto con dolcezza, né pregato per una spiegazione. Lho solo guardato, esausta di essere presa per sciocca. Non si è stupito. Non ha detto che cosè?. Ha solo sospirato, come se fossi io a creargli un problema per aver capito.

Allora è iniziata la spiegazione più arrogante che io abbia mai sentito. Ha detto che era più sicuro così, che sua madre era garanzia, che se un giorno fosse successo qualcosa tra noi, la casa non si sarebbe dovuta dividere. Lo diceva come se mi spiegasse perché abbiamo preso una lavastoviglie invece dellasciugatrice. Sedevo lì, avrei voluto ridere dalla rabbia. Quella non era un investimento familiare. Era un piano per farmi pagare tutto e poi lasciarmi solo una valigia di vestiti.

La vera sfrontatezza non era solo quel documento. Era che sua madre chiaramente sapeva ogni cosa. Perché la stessa sera mi ha telefonato, parlando come una maestra con una bambina insolente. Mi spiegava che lei aiuta soltanto, che la casa doveva essere in mani sicure, che non dovevo prenderla sul personale. Puoi immaginarlo? Io pago, mi sacrifico, faccio compromessi, e lei mi parla di mani sicure.

Da lì ho iniziato a scavare, non per curiosità, ma perché ormai la fiducia era evaporata. Ho controllato gli estratti conto, i bonifici, le date. Ed è allora che è venuta alla luce la bugia più sporca. La rata del mutuo non era solo il nostro prestito, come lui diceva. Cera unaltra obbligazione che veniva coperta con parte dei soldi che io gli davo. Cercando meglio, ho scoperto che una parte dei bonifici andava a coprire un vecchio debito non della nostra casa ma della madre.

In altre parole, non solo sto pagando una casa che non è mia. Sto saldando anche un debito altrui, camuffato da necessità di famiglia.

Quello è stato il momento in cui la nebbia mi si è diradata davanti agli occhi. Improvvisamente ho rivisto ogni episodio degli ultimi anni: lei si intromette in tutto, lui sempre la sostiene, io sono la confusa. Siamo partner solo sulla carta, perché le decisioni le prendono loro io sono solo la finanziatrice.

La cosa che ha bruciato di più è aver capito che in realtà ero comoda. Non amata. Comoda. La donna che lavora, paga e non fa troppe domande per voler pace. Ma la pace in quella casa era pace per loro, non per me.

Non ho pianto. Nemmeno urlato. Mi sono seduta nella camera da letto e ho iniziato i calcoli. Quanto avevo dato, quanto avevo pagato, cosa mi restava. Per la prima volta ho visto nero su bianco quanti anni ho sperato e quanto è stato facile usarmi. Il dolore non era per i soldi, ma per essere stata trattata da ingenua con il sorriso sulle labbra.

Il giorno dopo ho fatto ciò che mai avrei pensato. Ho aperto un nuovo conto bancario solo a mio nome e trasferito lì tutti i miei risparmi. Ho cambiato tutte le password delle cose che erano soltanto mie e tolto a lui ogni accesso. Ho smesso di dare soldi per il bene comune, perché in comune cera solo ciò che davo io. E soprattutto ho iniziato a raccogliere i documenti, le ricevute, le prove, perché ormai non credo più alle parole.

Adesso viviamo sotto lo stesso tetto, ma sono sola. Non lo caccio, non lo supplico, non discuto. Osservo solo un uomo che mi ha scelta come un salvadanaio, e sua madre che si atteggia a padrona della mia vita. E penso a quante donne italiane sono passate da questa situazione e si sono dette: Zitta, che magari va peggio.

Solo che peggio di essere usata da chi ti sorride, io non so se cè.

Se dopo anni di sacrifici scopri che la casa di famiglia è intestata alla madre di lui e tu sei solo una persona comoda, te ne vai subito o combatti per riprenderti tutto?

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Non so come raccontarlo senza sembrare una telenovela, ma questa è la cosa più sfacciata che qualcuno mi abbia mai fatto. Vivo con mio marito da anni e la seconda persona in questa storia è sua madre, che si è sempre intromessa troppo nel nostro matrimonio. Ho sempre pensato fosse una di quelle mamme invadenti “ma lo fa per il nostro bene”. E invece no. Qualche mese fa lui mi ha fatto firmare degli atti per la casa. Mi aveva detto che finalmente avremmo avuto qualcosa di nostro, che l’affitto è una sciocchezza e che era il momento giusto, altrimenti ce ne saremmo pentiti. Ero felice perché sognavo da tempo una casa, per non vivere più tra valigie e scatoloni. Ho firmato con fiducia, perché pensavo fosse una decisione di famiglia. La prima stranezza è iniziata quando ha cominciato ad andare da solo alle istituzioni. Ogni volta mi diceva che non aveva senso che andassi, che avrei solo perso tempo e che a lui risultava più facile. Tornava a casa con delle cartelle e le infilava in qualche cassetto, ma non voleva mai che le guardassi. Se provavo a chiedere, mi spiegava tutto con parole complicate, come se fossi una bambina che non capisce nulla. Pensavo che gli uomini amano tenere il controllo su queste cose. Poi sono iniziate le “piccole” manovre finanziarie. All’improvviso pagare le bollette diventava sempre più difficile, anche se lui aveva lo stesso stipendio. Continuava a chiedermi di contribuire di più “perché ora serve così” e mi assicurava che poi tutto si sarebbe sistemato. Ho iniziato a pagare la spesa, una parte delle rate, i lavori, i mobili, perché stavamo “costruendo il nostro”. Alla fine non compravo più niente per me, ma lo facevo pensando che ne valesse la pena. Un giorno, pulendo, ho trovato sotto le tovagliette una stampa piegata in quattro. Non era una bolletta e nemmeno una carta qualsiasi. Era un documento ufficiale, bollato e datato, dove era chiaro chi fosse il proprietario. Non era il mio nome, nemmeno quello di mio marito. Era quello di sua madre. Sono rimasta di sasso e ho riletto più volte perché la mente si rifiutava di accettare. Io pagavo mutuo, lavori, mobili e la proprietaria risultava sua madre. Ho sentito un caldo improvviso e mi è venuto il mal di testa. Non era gelosia, era umiliazione. Quando lui è tornato non ho fatto scenate. Gli ho solo messo il foglio sul tavolo e l’ho guardato, senza domande né suppliche. Ero stanca di essere presa in giro. Lui non si è sorpreso. Non ha fatto finta di chiedere “cos’è questo?”. Ha solo sospirato, come se il problema lo avessi creato io per aver scoperto tutto. Ed è iniziata la giustificazione più arrogante che abbia mai sentito. Mi ha detto che “così è più sicuro”, che sua madre è una “garante”, che se mai dovessimo lasciarci, la casa non si divide. Lo ha detto con calma, quasi fosse una scelta normale come comprare una lavatrice invece del’asciugatrice. Io volevo ridere dall’impotenza. Questa non era una scelta di famiglia. Era il piano per farmi pagare tutto senza avere niente in mano alla fine. La cosa peggiore non era solo il documento. La cosa peggiore era che sua madre sapeva tutto — la stessa sera mi ha telefonato, parlando come se fossi io quella invadente. Mi spiegava che “lei aiuta soltanto”, che la casa deve essere “in mani sicure” e che non dovevo prenderla sul personale. Immagina. Pago, rinuncio a me stessa, faccio compromessi e lei mi parla di “mani sicure”. A quel punto ho iniziato a scavare, non per curiosità ma perché non mi fidavo più. Ho controllato estratti conto, bonifici, date. E ho scoperto la vera sporcizia: la rata non era solo il “nostro mutuo”, come lui mi aveva detto. C’erano altri debiti pagati con i miei soldi. Un debito vecchio della madre. Insomma, pago una casa che non è mia e saldo pure un vecchio debito che non mi riguarda. Lì mi si è tolto il velo dagli occhi. Improvvisamente tutti i comportamenti degli ultimi anni mi sono tornati in mente: lei che si intromette ovunque, lui che la difende sempre, io che sono “quella che non capisce”. Siamo partner a parole ma tutte le decisioni le prendono loro, io solo finanzio. La parte più dolorosa? Capire che sono stata solo comoda. Non amata, comoda. La donna che lavora, paga e non chiede troppo, perché vuole la pace. Ma la pace era la loro, non la mia. Non ho pianto. Non ho urlato. Sono andata in camera e ho cominciato a fare i conti: quanto ho dato, quanto ho pagato, cosa mi resta. Per la prima volta ho visto nero su bianco quanto sono stata sfruttata e illusa per anni. Il dolore non era per i soldi, ma per il fatto che mi hanno presa in giro col sorriso. Il giorno dopo ho fatto ciò che non avrei mai pensato: ho aperto un conto solo mio e ho spostato tutti i miei soldi lì. Ho cambiato tutte le password e ho tolto il suo accesso. Ho smesso di pagare “per il bene comune”, perché il “comune” era solo partecipazione mia. E soprattutto ho iniziato a raccogliere documenti e prove, perché ormai alle parole non credo più. Ora viviamo sotto lo stesso tetto, ma in realtà sono da sola. Non lo caccio, non lo supplico, non litigo. Semplicemente guardo l’uomo che mi ha scelta come portafoglio, e sua madre che si sente proprietaria della mia vita. E penso a quante donne in Italia hanno passato tutto questo e si sono dette “meglio stare zitta, se no va peggio”. Ma peggio che essere sfruttata con il sorriso non so se esista. ❓ Se dopo anni scopri che paghi per una “casa di famiglia”, ma i documenti sono tutti intestati a sua madre e tu sei solo la persona comoda, te ne vai subito o resti e combatti per riprenderti il tuo?
Pronto, Natalia, ciao! Aiuteresti il tuo ex marito? – Ciao, Vittorio! Di cosa parli? In che senso dovrei aiutarti? Ti servono soldi, o cosa? – No, non soldi. Ma un favore. Ho bisogno che tu faccia finta di essere ancora mia moglie. Non ex, ma proprio mia moglie. Solo per una sera. – E perché? Che succede, Vittorio? – Nulla, ho iniziato a frequentare una ragazza, pensavo fosse solo per divertimento e invece lei si è presa una cotta tremenda, non mi lascia più in pace. Vuole che la sposi. Ma io perché dovrei? Siamo divorziati da sei mesi, pensavo di essere finalmente libero di godermi la vita, ma lei non ci sente… – Ah, sei sempre il solito Don Giovanni, Vittorio! Non me ne ero mai accorta prima… Il nostro matrimonio era così pesante? – Natalia, sei stata tu a chiedere il divorzio. Hai detto che siamo troppo diversi, che l’amore era finito, e non volevi rendermi infelice. E poi tu non vuoi figli. Elisa, invece, sogna solo di farmi diventare papà. – Beh, allora dovresti essere contento: ti ama, vuole dei figli da te, non è una cosa da poco… – Ma no, non è la persona giusta per me. Io per lei sono l’uomo ideale, ma io non le ho mai promesso nulla. Viene a casa mia come se fosse la sua, cucina, pulisce, insomma si vede già come mia moglie. – E quindi? Che c’entro io ora? – Basterebbe che dicessi che sei tornata a casa per lavoro, che ti sei stupita di trovarmi ancora in giro, però che non hai intenzione di lasciarmi perché mi ami troppo e non puoi vivere senza di me… Ci rimarrà male, magari piangerà un po’, ma tu mantieni la parte: mio marito e basta! Non potrà fare altro che accettare la cosa e andare via senza più disturbarmi. – Ma tu hai una fantasia incredibile! Addirittura un teatrino vuoi mettere su, e coinvolgere anche me! Perché dovrei farlo? Anche se siamo rimasti in buoni rapporti, non hai il diritto di usarmi così! – Natalia, ti prego, aiutami… Dai, in cambio ti porto a pescare, come ti piaceva tanto una volta. Così poi facciamo una bella grigliata insieme, come ai vecchi tempi… – Furbetto, sai proprio come tentarmi! Va bene, aiuterò il mio ex marito! – Natalia, tu ora hai qualcuno? Intendo, un uomo… – Non che ti riguardi, ma no, non ho nessuno. Non ho ancora incontrato quello giusto. Sto pensando di prendere una casa con il mutuo, non posso sempre vivere in affitto… – Ma se fossi rimasta con me non avresti avuto problemi: casa c’è, soldi anche, andavamo sempre in vacanza… – Non è quella la felicità, Vittorio! Dai, dimmi solo quando devo fare la moglie. – Venerdì ti va bene? Porta qualche tua roba, così si vede che vivi davvero lì. A Elisa dirai che ho messo via le tue cose per non farle sospettare nulla. Le darò io le chiavi di casa, le dirò di aspettarmi perché devo fermarmi in ufficio. Appena arriva, ti trova che cucini in cucina, magari la mia carbonara preferita… Facciamo verso le sei. Poi arrivo anche io, mettiamo in scena lo spettacolo davanti a lei e poi puoi tornare a casa. – Va bene, mi hai convinta. Accidenti a me e al mio buon cuore… Natalia era anche curiosa di vedere questa Elisa. Sentiva addirittura una punta di gelosia. In fondo, Vittorio non aveva mai guardato nessun’altra. Si può dire che la portava sempre in palmo di mano. Ma poi si era annoiata, tutto troppo tranquillo, troppo monotono. Eppure si conoscevano fin dai tempi del liceo. Lei lo affascinava. Quella sua attenzione la faceva sentire importante, le amiche la invidiavano: bello, intelligente, benestante, la casa ereditata dai genitori. Poi lui si era messo a fare affari. Dopo il diploma Natalia era andata all’università e lo aveva quasi dimenticato. Ma lui no. Ogni tanto andava a trovarla, uscivano insieme, facevano passeggiate, mangiavano fuori, andavano nella natura. Alla fine dell’università si era trovata sposata con lui quasi senza accorgersene. E sono stati bene, senza grosse liti, nessun motivo vero. Ma poi le era venuta la noia. Così aveva chiesto il divorzio. Vittorio ci è rimasto male, ma accettato, perché la amava troppo per vederla infelice con lui. Nessuno dei conoscenti ha capito la scelta di Natalia. “Una così non trova tutti i giorni un uomo come lui! È matta a buttare via la felicità” – dicevano. Ma lei voleva andare controcorrente. Ha voluto e ha fatto. Ne aveva il diritto. Il divorzio è stato rapido. Natalia si è trasferita in affitto, lo stipendio le permetteva di vivere senza problemi. Ha tenuto la macchina che aveva comprato con Vittorio, lui insisteva per regalarla. Pensava che la vita sarebbe esplosa. E invece niente. I corteggiatori non si facevano avanti. Uno le ha detto in faccia che non era una bellezza, solo una donna normale. Incredibile. Dopo anni in cui il marito la faceva sentire la più bella del mondo. E ora c’era Elisa… Che rabbia. Così presto si era già dimenticato di lei… Beh, ora la vedrà in faccia questa ragazza, e magari si calmerà dentro di sé. Venerdì, dopo il lavoro, Natalia è passata a casa, ha fatto la valigia ed è andata dall’ex marito. Pronta a fare la moglie. Ha messo i vestiti nell’armadio, dispiegato creme, flaconcini, profumi. Ha abbandonato in giro quel piccolo caos che avevano sempre in passato. In frigo ha trovato gli ingredienti giusti e ha cominciato a preparare la pasta. Un colpo alla porta. È arrivata. Si comincia lo show… – Oh, ciao! Io pensavo fosse Vittorio: stava prima in cucina a cucinare lui… Entra una ragazza altissima, bellissima, capelli neri e lisci, occhi verdi. Un fisico che farebbe invidia a una come Monica Bellucci. “Ma guarda che bellezza si è trovato Vittorio!” Natalia sente una fitta al cuore. – Vittorio?! Ma lei, scusi, chi è? – Io sono la sua ragazza… E lei? – Io sono la moglie! Quella vera! – In che senso? Vittorio ha detto che era single, libero… – Eh già, appena la moglie si è spostata per lavoro, lui subito a scorazzare in giro… Bel colpo che mi ha riservato! Ecco cosa succede a tornare a casa senza avvisare! Proprio non si aspetta quello che lo aspetta… – Che devo fare ora? Io lo amo da morire – Elisa si mette a piangere piano e tira fuori un fazzoletto. – Non lo so che devi fare… Torna a casa tua… – Ma io mi fidavo di lui. Volevo anche avere un bambino con lui. E sposarci… Vittorio è speciale, non ho mai trovato un uomo così. Buono, sensibile, generoso, come uomo neanche ne parliamo, una favola… – Per favore, i dettagli risparmiamoceli! Credo tu non sapessi la verità. Ma ora la sai. E piangere non serve. Io con lui ci parlerò io. Tu dimentica, troverai uno degno di te e sarai felice. – No. Non mollo così facilmente. Magari ama me e non lei? Magari si separa e ci sposiamo, facciamo figli e saremo felici. Andiamo a pesca insieme, al mare, dai miei genitori che vivono in Grecia. Vediamo quando arriva! Ora scopriremo… Elisa si siede sulla sedia della cucina, accavalla le gambe. Tira fuori il telefono e mostra delle foto. – Guardi qua, questo siamo noi a teatro, questo in montagna, questa a casa mia. Era tutto perfetto, finché lei non è tornata… Natalia sente montare la gelosia, per la prima volta in vita sua. Prima non le era mai capitato di temere che Vittorio potesse essere felice senza di lei. E invece ora aveva capito che era possibile. E guarda con chi! In confronto lei sembra insignificante. “Tocca andare a pesca con lui, eh? Quello lo faccio solo io con Vittorio!” Fare figli… Ma li farà lei, quanti ne vuole! E renderà felice Vittorio come nessuna! Anche lei! Natalia sente tornare l’amore per l’ex marito. Solo ora le pare chiaro chi stava perdendo davvero e quanto l’avesse amata, coccolata, mentre adesso si ritrovava sola e abbandonata. Eppure tutte così vicino a lui… No, non può durare! – Senti, cara, adesso fuori dai piedi, prima che ti rovini la pettinatura. Su, forza, fuori dalla mia casa! Avanti! Natalia trascina Elisa alla porta. La ragazza resiste. Ma Natalia è più forte. Apre la porta e la spinge fuori. – Non voglio più vederti qui! Vittorio mi serve per me sola, chiaro? Chiude la porta. Elisa se ne va. Cosa le stava succedendo? Natalia quasi non si riconosceva. Ecco cosa vuol dire provare emozioni! Ecco cosa le era mancato! La gelosia le aveva fatto capire tutto: finalmente vedeva. Solo Vittorio le bastava, e non l’avrebbe mai lasciato andare! *** – Oh, Vittorio, ma che leonessa hai come ex moglie! Ho fatto tutto come mi avevi detto! Ha creduto a tutto! In fondo studio pure recitazione, sono stata proprio brava! – Grazie Elisa, mi hai salvato! Ma secondo te si è arrabbiata per finta, o…? – No, Vittorio, si è arrabbiata sul serio, mi ha pure cacciata via di peso! Io me ne accorgo, da donna: ti ama ancora, ma non se ne era resa conto prima. La gelosia sveglia certi sentimenti. Non per niente ti ho suggerito questa strategia. Tanto non avevi nulla da perdere, invece così hai avuto la risposta! Vedrai, ora diventa dolcissima. Perché hai rischiato di perderla, e questo non le era mai successo, neanche da divorziati. Mi devi una scatola di cioccolatini! – Grazie davvero! Saluta pure Dimitri. Quando vi sposate? – In autunno, andiamo dai miei genitori in Grecia. – Auguri a voi, tanta felicità! Ora vado a riprendermi la mia di felicità… Vittorio entra in casa. In cucina Natalia prepara la tavola. In un bellissimo vestito. – Com’è andata allora, Natalia? – Benissimo! L’ho cacciata fuori a calci! Ora ci possiamo stare tranquilli! Ma tu, sicuro di non essere innamorato di lei? Guarda che è proprio bella! – No, non sono innamorato… Non riesco a dimenticare te… – Davvero? Mi ami ancora? – imprevedibilmente Natalia si illumina. – Sì, e non ho mai smesso di amarti… – Sai una cosa? Solo adesso ho capito quanto sei importante. E non ti cedo a nessuno! Voglio da te dei figli, un maschio e una femmina! Vittorio, sposami! Vittorio sorride. Aveva funzionato! Ah, donne… che non si farebbe per voi! Mettete “mi piace” e scrivete cosa ne pensate di questa storia!