Non è giusto vivere separati dalla propria moglie: la storia di Olga, la nuova vita con Ivan, e il difficile incontro tra suocera e nuora dopo una tragedia familiare in una tipica cittadina italiana

Non è giusto vivere separati dalla moglie

Sono Oliva, la moglie di Giovanni, sussurrò la donna dagli occhi gonfi, stringendo forte la mano di quel ragazzino. E lui è nostro figlio, Paolo.

Lucia Mariotti fissò imbambolata la nuora, che non aveva mai incontrato davvero.

Volevo solo che sapeste Se vi serve qualcosa O se vorrete vedere vostro nipote, chiamatemi pure, continuò piano Oliva.

E che cosa mai dovrei volere da voi?! scattò Lucia con lo sguardo infuocato. Perché siete venuti? Per spartire leredità?!

La nuora voleva dire qualcosa, ma Lucia la zittì subito.

Non ti conosco e non voglio conoscerti!

Avevano cresciuto un bravo ragazzo, anche se di testa dura tutto suo padre, che purtroppo era mancato quando Giovanni aveva quindici anni.

Ma a quel tempo Giovanni già aiutava Lucia in tutto, e di lavoro in campagna ce nera sempre. Il marito fu capace di costruire una casa solida e spaziosa, e il terreno era grande, con galline, qualche maiale, una mucca; bisognava solo darsi da fare!

Eppure Giovanni partì per Firenze a studiare, scegliendo la professione di saldatore.

Che, mio figlio è uno da mani delicate? Uno che si mette a smistare scartoffie in ufficio?

E sapete quanto pagano i buoni saldatori? tagliava corto Lucia ai paesani pettegoli.

Niente paura era una donna forte, si arrangiava in casa, e il figlio doveva imparare, costruirsi la propria strada, mettere su famiglia.

Giovanni si laureò, fece il militare, trovò lavoro in città e sposò Elena.

Con Elena erano amici dai tempi della scuola, anche lei era andata a studiare a Siena, e lì trovò posto come contabile.

Elena a Lucia piaceva moltissimo: famiglia perbene, niente vizî, la conosceva da una vita, tranquilla, riservata, gentile.

Le aveva sempre chiamato mamma, cercando di accontentarla in tutto nelle loro rare visite. Mai una parola di troppo.

I genitori di entrambi aiutarono con i soldi, così che i giovani potessero comprare un appartamentino Giovanni ed Elena presero solo un piccolo prestito.

Per saldarlo in fretta, Giovanni decise di andare a lavorare a turni al Nord: due mesi a Torino, uno a casa.

Non va bene vivere separati dalla moglie, Lucia non approvava la scelta dei giovani. Marito e moglie devono stare insieme, sennò finisce male.

Mamma, così paghiamo prima il mutuo, rispondeva lui. Poi vorrei anche comprarmi una macchina decente… Perché dovrei risparmiare fino alla vecchiaia?

Stai tranquilla, andrà tutto bene, diceva Giovanni.

E in effetti tutto filava liscio.

In sei anni i due saldarono il debito, comprarono la macchina, e non si facevano mancare nulla.

Poi, dimprovviso, come un temporale destate!

Mamma, io e Elena divorziamo, annunciò Giovanni.

Perché? Cosa è successo? Lucia era sconvolta.

Non sera mai intromessa nella loro vita e non avrebbe mai immaginato che ci fossero problemi.

Non siamo compatibili, disse lui. E io vorrei un figlio, ma Elena ha dei problemi.

Stai dicendo che lasci tua moglie per questo?! Ma lei ti coccola, ti guarda ancora con gli occhi innamorati, e tu le fai questo?!

Non osare! Si può trovare una soluzione! Ci sono lIVF, oppure bambini che aspettano una famiglia…

Non è solo questo, mamma…

Non interrompere tua madre! ormai Lucia era partita, nessuno poteva fermarla. Sarebbe anche colpa tua se non avete figli!

Hai avuto la parotite da piccolo! Ecco! Dimentica pure questi pensieri sciocchi di divorzio!

Sedetevi, parlate, risolvete, e non voglio più sentire certe cose.

Giovanni la guardò strano, ma non volle discutere oltre.

Lucia allora decise di parlare con Elena doveva consolarla, dare un consiglio.

È tutto inutile, mamma, sospirò Elena.

Era pallida e tirata, quasi trasparente, dimagrita.

Giovanni ama unaltra donna, e non cè niente da fare. Si vedono da due anni, laggiù al Nord.

Unaltra donna? Lucia sobbalzò. Ora vedi che gli faccio io!

Non preoccuparti, figlia, risolviamo

Ma non si risolse nulla. Giovanni confermò tutto e si mostrò più ostinato che mai.

È la mia vita, decido io come viverla, tagliò, poi aggiunse più calmo: Mamma, Oliva ti piacerà. La conoscerai

Ah sì?! sbottò Lucia. Non voglio nemmeno vedere ‘sta tua nuova! Non portarla mai qui! Capito?

Questa è anche casa mia, se ti interessa, il tono di lui si fece di ferro. Se così vuoi, non verrà.

Allora siamo daccordo! Lucia non mollava.

Giovanni partì, poi comunicò che aveva sposato Oliva, mandandole pure una foto.

La ragazza come tante niente di speciale! Carina, snella, pelle chiara e occhi così scuri da sembrare impossibili che cosa avesse stregato Giovanni rimase mistero.

Lucia non ci pensò troppi giorni di lavoro ne aveva fin sopra i capelli.

Giovanni ogni tanto faceva capire che poteva venire in vacanza non da solo, ma lei gli ribadiva la sua posizione e non voleva cambiare nulla.

Così lui tornava da lei solo una volta lanno, per qualche settimana.

Tra loro rapporti civili, ma Lucia mai chiedeva nulla della nuora, e Giovanni non diceva nulla.

Faceva lavori da uomo in casa e giardino, si vedeva con gli amici…

Per il resto, cera poco lavoro da uomo: la aiutava spesso Ivano Ferri, vecchio amico di famiglia, vedovo da cinque anni.

Le aveva perfino chiesto di sposarlo, ma lei non aveva voluto non è cosa farsi vedere dai paesani con matrimoni tardivi!

A cinquantanni non si è proprio vecchi ma Lucia non aveva mai avuto il coraggio.

Peccato, mamma. Ivano è bravissimo, e ci tiene a te, aveva detto Giovanni.

Lei aveva scrollato le spalle. Ma chi avrebbe mai pensato che quello sarebbe stato lultimo discorso col figlio?..

Giovanni annegò durante una battuta di pesca con un amico. Come successe veramente, nessuno lo seppe. La polizia parlò di incidente.

Che la barca era marcia, si capovolse al centro dellArno, la corrente forte, lacqua profonda, non riuscirono a salvarsi.

Avevano un po di vino nel sangue poco, ma lo scrissero.

Come stesse Lucia in quei giorni è impossibile descriverlo; eppure notò una donna giovane, molto familiare, con un ragazzo di dodici anni.

Fu proprio il ragazzino a colpirla assomigliava incredibilmente a Giovanni.

Sarà stato un miraggio. Piangeva così tanto che gli occhi le vedevano il figlio ovunque

Però non aveva sbagliato

Sono Oliva, la moglie di Giovanni, sussurrò la donna in lacrime, stringendo il ragazzo. E lui è Paolo, nostro figlio.

Le porgiamo le nostre condoglianze.

Lucia fissò la nuora sconosciuta.

Fece un cenno con il capo, poi tornò indifferente a lei e al ragazzino.

La settimana dopo si rividero Oliva e Paolo si presentarono a casa sua.

Volevo solo che sapeste Se vi serve qualcosa Se volete vedere vostro nipote, chiamatemi pure, disse ancora Oliva.

Ma che volete da me?! gli occhi di Lucia brillarono di rabbia. Perché siete venuti?! Per eredità?! Questa casa?! e allargò le braccia mostrando la facciata. Parlava sulla soglia.

La nuora provò a dire qualcosa, ma non la lasciò.

Non ti conosco e non voglio conoscerti! Hai distrutto la famiglia di mio figlio, lhai portato nella tomba!

Se fosse rimasto con Elena non sarebbe successo nulla!

E poi ci hai appioppato un bambino che non è suo! Giovanni non poteva avere figli! scoppiò a piangere. Me lo avrebbe detto

Oliva la guardò con compassione, il bambino con paura. Lucia si ricompose rapidamente.

Va bene, grazie delle condoglianze, arrivederci. Non ho nulla da dire.

E se vuoi litigare per leredità, te ne pentirai! e rientrò senza guardarsi indietro.

Ma guarda che si sono presentati come avvoltoi! Si conoscono certi tipi! Non avranno nulla! Mi hanno già portato via il figlio Ora inventano il nipote!

A giudicare dalletà, il ragazzo sarebbe nato quando Giovanni aveva appena due anni di matrimonio. Impossibile!

Ivano Ferri, che laveva seguita in tutto, scosse la testa rassegnato.

Aspetterà. Forse Lucia capirà più tardi, accoglierà la nuora e il nipote.

Ma dopo cinque mesi Lucia era ancora silenziosa.

Oliva non chiedeva nulla delleredità, solo chiamava Ivano (si erano scambiati i numeri il giorno della messa) e si informava della salute della suocera.

Ivano raccontava quello che poteva. Gli dispiaceva per la vedova. Era chiaro che Oliva aveva amato Giovanni e soffriva per la sua scomparsa quasi quanto la madre.

Lucia, pensaci, iniziò Ivano con delicatezza, è tuo nipote, si vede subito, e tu lo sai.

Lo hanno chiamato Paolo, come tuo marito, per rispetto.

Ora sei sola Vabbè, io ci sono, ma lo sai di cosa parlo

Lucia rimase cupa in silenzio.

E vedi che non chiedono niente delleredità, altrimenti sarebbe già rissa

Sei una donna intelligente! sbottò Ivano.

Non alzare la voce, rispose infine lei So tutto. Dammi il numero di Oliva. So che ce lhai

Fu difficilissimo prendere questa decisione, ma in fondo, la verità è che non aveva più nessuno in vita

E Paolo era davvero la copia di Giovanni!

Ce la farà sistemerà tutto, per il bene del figlio perduto, del nipote e di sé stessa.

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Non è giusto vivere separati dalla propria moglie: la storia di Olga, la nuova vita con Ivan, e il difficile incontro tra suocera e nuora dopo una tragedia familiare in una tipica cittadina italiana
Colei che riscrive i destini – Entra, cara. Sì, ora ti racconto tutto, ti svelo ogni cosa. Dammi la tua manina. La nonna Marisa non inganna, dice la verità. Come ti chiami? Tiziana? Tizianina, allora? Benissimo! Che manina piccola, quasi da bambina. Morbida… E le linee, come un libro aperto. Se vuoi chiedere qualcosa, non essere timida, parla pure. Altrimenti la nonna Marisa leggerà la tua mano e sentirai cose che non servono. Dire tutto? Va bene! L’amore che hai è puro, luminoso. Ti sposerai. Il marito sarà una brava persona, serio. Ti tratterà con gentilezza. Vedi questa linea? È l’amore… Avrete un figlio. Meraviglioso. Finirà la scuola con ottimi voti, poi l’università. Sì, tutto questo è scritto sulla tua mano. Poi lavorerà in un ministero o all’estero. Guadagnerà tanti soldi. Aiuterà te e tuo marito. Avrai anche una figlia, una dolcezza. Anche lei avrà una vita facile. Avrà una famiglia. Ti darà dei nipotini. Con i bambini, quindi, tutto andrà bene… Il lavoro… Qui, piccola, vedo la tua crescita. Dici che non c’è dove andare? C’è sempre una strada. Ora lo dici, ma poi ti ricorderai della nonna Marisa, andrai in chiesa e accenderai una candela per la mia salute… Avrai tanti soldi. Guarda qui, vedi? Non capisci? Non c’è niente da capire… La salute – lo sai, non è delle migliori. Ma chi ce l’ha buona oggi? Vedrai un dottore, ti dirà come curarti meglio di me. Il dottore è bravo, sì. Lo incontrerai presto… No, non per malattia, solo in buona compagnia. E lui ti dirà. Vivrai a lungo, più di me. E la nonna Marisa ha già tanti anni. Quanti? Quasi ottanta… Non si direbbe. Ho vissuto la guerra, la fame. Ma non parliamo di me! Guarda, questi sono i tuoi interessi. Presto scoprirai qualcosa di nuovo, magari nella scienza, magari altrove. Ti porterà fama, fortuna. La gente verrà da te per chiedere aiuto. Tutto questo è qui, sulla tua manina. Morbida… No, Tizianina, dei tuoi genitori posso dire poco. Solo che… Tua mamma ti scriverà, chiederà perdono. Rispetta la vecchia. Non voleva abbandonarti, è stato il destino. E tuo padre… Non lo vedo più. Ma tua nonna è ancora viva? Ecco, lo dico, è viva! Salute a lei! Ballerà al tuo matrimonio! Non cammina? Come non cammina? La vedo ballare! Forse il dottore aiuterà? Quello che incontrerai! Hai saputo tutto quello che volevi? Va bene, Tizianina. Non ti accompagno, mi fanno male le gambe… Dove metto il regalino? Sul tavolo, sotto la tovaglia. Grazie, piccola, vai, tutto andrà bene! Racconta alle amiche quello che ti ha detto la nonna Marisa, e a tua nonna. Magari qualcun altro verrà a trovarmi… *** – Che guardi, muso baffuto? Hai spalancato gli occhi… Non ti piace che dica la verità? Ma il fegatino fresco e la panna ti piacciono? Eppure il “whiskas” lo schifi, e vuoi il pesce più caro, la vongola non la tocchi! E da dove la nonna Marisa prende tutti quei soldi? Ecco! Tutti vogliono pagare per le belle parole, non per la verità! Cosa dovevo dirle? Che il suo fidanzato è un maiale come non se ne sono mai visti? Che di sera, in un vicolo, li aggrediranno e lui scapperà? Per lui – come l’acqua sul dorso d’anatra! Che dopo un mese sarà già con l’amica, perché il papà di lei è un imprenditore? Che la nostra Tiziana rimarrà incinta dopo quella violenza, e la nonna morirà di dolore dopo un mese? Dovevo dirlo? Che il figlio che Tiziana avrà sarà tutto suo padre, finirà drogato a quattordici anni, picchierà la madre, le succhierà il sangue? Per questo finirà in psichiatria, perderà il lavoro. Vivranno di stenti, finché non farà la bidella. Che a quarantacinque anni le troveranno un tumore? Dovevo dirlo? E che non sopravviverà all’operazione? Dovevo raccontarlo? E dopo questo mi avrebbe dato il regalino? E poi, io la penso così, baffuto, – la sua vera sorte la conosciamo solo io e te. Quella che ho inventato, la conosciamo io, Tiziana, le sue amiche, la nonna. Non strizzare gli occhi, so che lo racconterà a tutti, basta che arrivi a casa! Quanti? Più di noi due? Di più! Ha creduto a me, Tiziana? Ha creduto! Quindi, forse, tutto può ancora cambiare… *** Tiziana uscì dalla nonna Marisa e sorrideva. Si sentiva bene, il cuore leggero. Anche se la sorte raccontata sembrava una favola, ma… Ma forse sarà davvero così? Questa indovina gliel’avevano consigliata… Nel vicolo buio la ragazza sentì passi e risate dietro di sé. Tiziana corse. Ma loro sempre più vicini… E l’avrebbero raggiunta, se dietro l’angolo non avesse incontrato un giovane con un cane enorme. Il cane abbaiò, il padrone estrasse lo spray: – Indietro, delinquenti! Altrimenti… Tiziana riprese fiato, e il suo gentile salvatore sorrise: – Sono Vittorio. Io e Jack ti accompagniamo a casa? E tutto cambiò. *** – Entra, cara! Come ti chiami? Olga? Tiziana ti ha consigliata? La ricordo… Come sta? Si è sposata? Bene! Dammi la mano… Che morbida, che liscia…