Sposerò qualcuno, ma non certo questo bel ragazzo. Sì, è straordinario sotto ogni aspetto. Ma non è quello giusto per me.
«Ancora una volta mia madre è arrivata con il suo compagno, e stavolta anche accompagnata da un altro uomo. Già erano mezzi ubriachi Giulia si sedette in un angolo, dietro al comodino.
E dove posso nascondermi? Fuori fa già freddo, è scesa la neve. Sono stanca di tutto questo. Lestate prossima finirò la terza media e me ne andrò in città. Mi iscriverò allistituto magistrale e farò linsegnante. Anche se Firenze non è lontana, solo dieci chilometri, starò comunque in convitto.»
La madre e gli ospiti si misero in cucina. Sentì il rumore delle bottiglie e il profumo di salame. Giulia si trattenne a stento dal deglutire.
Vieni qui! chiamò la madre.
Perché ti fai desiderare?
Siamo in due…
Non è mica la prima volta, disse con tono pesante Mario, il compagno della madre.
Caddero dei piatti, rumori e sbuffi. Giulia si strinse ancor di più nellangolo. Poi tutto tacque improvvisamente.
Senti Luca, si è addormentata, disse Mario.
Avevi ragione, è una bella ragazza Non so, potrebbe anche interessarmi
Guarda che è sua figlia…
Figlia? Quale figlia?
Giulia, ormai è grande. Starà nascosta da qualche parte in casa.
Portala qui! esclamò Luca, raggianti.
Giulia, dove sei? Mario si avvicinò alla stanza, e appena la vide tirò fuori un sorriso poco piacevole. Vieni, stai con noi!
Sto bene qui.
Ma non fare la timida, Mario provò ad abbracciarla.
Giulia afferrò con decisione il vaso sul comodino e lo scagliò sulla testa del compagno della madre.
Il vetro si ruppe sonoramente. Giulia scappò via, precipitandosi fuori dalla stanza.
Prendetela! urlò Mario.
Giulia era già sulla porta dingresso. Non cera tempo per mettere le scarpe; uscì così comera in calzini, vecchi pantaloncini e maglietta e filò in strada.
Dietro di lei si erano lanciati anche gli uomini. La strada del paese era deserta. Dove andare, di sera, con la neve? Gridavano. Al di là della recinzione di una grande villa sentì abbaiare il cane. Poi la voce di qualcuno che zittiva lanimale.
Giulia corse al cancello e cominciò a bussare. Un uomo sulla quarantina aprì la porta.
Mi aiuti! disse lei flebilmente, sperando in un gesto gentile.
Entra! lui la fece entrare prendendola per il braccio, chiudendo subito le porte.
Marco, chi è? una donna risalì dalla veranda.
Ecco, spiegò il padrone. Qui fuori cerano due uomini che la inseguivano.
Presto, in casa! la donna prese Giulia per mano. Dopo ci racconti tutto.
Giulia, vieni fuori, dai! urlò Mario dalla strada.
Marco, lascia stare quei tipi! gridò la donna. Vieni dentro!
Dalla strada arrivavano urla e dal cortile continuava ad abbaiare il cane.
Dobbiamo chiamare i carabinieri, disse la donna tirando fuori il cellulare.
Paola, lascia perdere, ci penso io. Probabilmente sono del paese.
E come pensi di risolverla?
In modo civile. Tu calma la ragazza.
Marco prese una borsa, si avvicinò al frigorifero. Mise dentro una bottiglia e un pezzo di salame.
Nel cortile accarezzò il cane, poi uscirono insieme. Mario gli corse incontro:
Dacci Giulia!
Tieni questo e sparite!
Cosè? Mario aprì la borsa, si illuminò e fece un cenno allamico. Andiamo, Luca!
***
Allora! Io sono Paola Ferraro, la donna mise il bollitore sul fornello. Siediti! Raccontami chi sei e cosa ti è successo.
Mi chiamo Giulia, cominciò la ragazza con voce tremante. Abito a fine di questa via…
Sei la figlia di Clara?
Sì…
Anche se ci siamo trasferiti da poco, abbiamo già sentito parlare di tua madre.
Giulia abbassò la testa e si mise a piangere.
Dai, non piangere!
Paola le si avvicinò e la strinse leggermente al petto. Quellabbraccio era qualcosa di nuovo per Giulia. Labbracciò e pianse ancor più forte.
Su, su! Ora ti preparo un tè.
Marco rientrò in casa:
Risolto. Se ne sono andati.
E con questa bellezza che facciamo? sorrise Paola indicando Giulia.
Ne parliamo domani. Stasera si beve il tè e si fa un bel bagno.
Hai fame? Paola porse una tazza di tè. Sorrise ancora. Si vede che hai fame.
Sul tavolo apparvero panini e avanzi di torta.
Mangia, mangia! disse anche Marco, guardando la ragazza fissare il cibo.
Non la pressarono con domande. Anzi, la lasciarono tranquilla, vedendo che era impacciata.
Dopo cena, Paola la portò in bagno:
Lavati, e indossa questo accappatoio!
***
Giulia desiderava solo una cosa: che non la mandassero via stanotte. Era una sensazione meravigliosa stare immersa nellacqua calda e pensare al freddo fuori. Doveva però uscire; i padroni la aspettavano.
Tornò in soggiorno. I coniugi sedevano sul divano. Giulia abbozzò un sorriso timido:
Grazie di cuore!
Ascolta Giulia, cominciò Paola. Mi pare che nessuno ti stia davvero cercando. E tu non vuoi tornare a casa.
Giulia abbassò lo sguardo.
Domani mattina dobbiamo uscire presto…
Capisco, Giulia si rannicchiò ancora di più.
Resti sola. Non aprire a nessuno! Nel cortile il nostro cane, Leone, non fa entrare nessuno. Chiaro?
Sì! sussultò la ragazza, con emozione.
Se vuoi, puoi cucinare il minestrone per quando torniamo, sorrise con furbizia Marco Ferraro. Sei capace?
Certo, balbettò Giulia, temendo sempre un rifiuto. So cucinare bene. E anche pulire la casa…
Se vuoi, pulisci anche il pian terreno, acconsentì Paola Ferraro.
***
Si svegliò insieme ai padroni. Rimase a letto, temendo di essere cacciata. Poi sentì lauto partire dal cortile. Tutto tornò silenzioso.
Si alzò. Si lavò il viso. In cucina trovò il bollitore caldo, pane, salame e formaggio. Sul bancone delle costine di maiale.
Fece colazione. Sistemò la cucina. Pulì tutte le superfici, lavò il pavimento.
Nel corridoio scoprì laspirapolvere, lo prese e si mise a pulire.
Aveva appena spento laspirapolvere
E cosa significa tutto questo? una voce la sorprese alle spalle.
Si voltò di scatto. Un ragazzo alto, di circa diciottanni, occhi scuri pieni di curiosità.
Sto sistemando, rispose Giulia. E tu chi sei?
Uhm… fece il ragazzo, scrollando la testa e tirando fuori il cellulare.
Mamma, sono a casa. E lei chi è?
Tesoro, lascia che questa ragazza resti da noi qualche giorno.
Non cè problema.
Lui rimise il cellulare in tasca. Osservò Giulia dalla testa ai piedi e andò in cucina.
Vuoi che ti prepari il tè? domandò ancora Giulia.
Faccio da solo.
***
Giulia ripose laspirapolvere e iniziò a togliere la polvere, seguendo ogni minimo rumore dalla cucina.
Il ragazzo finì di fare colazione e poi si chiuse in bagno.
Ne uscì raso e profumato di dopobarba.
Ehi, Marco, me ne porti unaltra bottiglia! gridò qualcuno dalla strada.
Ma che succede? Il ragazzo si avvicinò alla finestra.
Non aprire! urlò Giulia impaurita.
Il ragazzo la guardò con interesse, si fece un sorriso e si avvicinò alla porta.
Giulia corse alla finestra. Mario e Luca, il compagno della madre e il suo amico, erano dietro il cancello e urlavano qualcosa. Giulia sentì il panico.
Il figlio dei padroni uscì. I due si lanciarono verso di lui. E improvvisamente… caddero tutti e due sulla neve, come una scena teatrale.
Il ragazzo si chinò su di loro e disse qualcosa. Quelli si alzarono e sconsolati se ne andarono verso casa di Clara.
***
Il ragazzo rientrò. Si fermò sulla figura paralizzata di Giulia. Si avvicinò:
Ti sei spaventata?
Senza riuscire a controllarsi, Giulia gli si aggrappò al petto, scoppiando in lacrime.
Come ti chiami? domandò improvvisamente.
Giulia.
Io sono Alessandro. Non piangere più. Non torneranno.
***
Alessandro andò in camera sua e non scese più fino a sera. Giulia preparò un minestrone ricco. Si sedette da sola in cucina e si perse nei suoi pensieri.
Desiderava restare lì, tra quelle persone gentili, ma sapeva che aveva già superato i limiti della decenza.
I padroni rientrarono. Paola Ferraro fece una faccia stupita vedendo la casa così in ordine. Marco Ferraro assaggiò il minestrone e approvò.
Credo che sia meglio che torni a casa, disse Giulia con tono rassegnato. Grazie di tutto!
Giulia, resta ancora qualche giorno con noi!
Grazie Paola Ferraro! Preferisco tornare a casa, replicò la ragazza.
Fece un passo verso la porta, poi si fermò. Da ieri portava laccappatoio e le ciabatte di Paola.
Vieni! la padrona la prese per le spalle e la guidò in salotto.
Aperse larmadio e dopo averlo esaminato a lungo, tirò fuori un paio di jeans, un maglione e una giacca sportiva calda.
Indossa! Siamo quasi della stessa altezza.
Non posso, non serve…
Non puoi tornare a casa senza vestiti. Dai! Questo non mi rovinerà.
Si vestì. Di nascosto si guardò allo specchio. Non aveva mai avuto abiti così belli.
In corridoio Paola insistette che indossasse anche un berretto e stivali invernali.
Giulia, portali con salute!
Grazie, Paola Ferraro!
***
La vita tornò come prima. O forse no. La madre trovò lavoro in una fattoria. Il compagno sparì con lamico.
Venne la primavera. Un giorno Giulia era a casa a studiare, quando sentì bussare al cancello. Si affacciò alla finestra e non credette ai suoi occhi era Alessandro. Lui la vide e le fece segno di uscire.
Non uscì volò fuori.
Ciao, sorrise Alessandro.
Buongiorno!
Ti cerca mamma.
***
Entrò nella casa dove aveva vissuto un giorno così felice.
Ciao, Giulia! la salutò Paola e la abbracciò calorosamente.
Buongiorno, Paola Ferraro!
Vieni dentro! Prendiamo il tè!
Paola la fece sedere, le versò una tazza di tè e poi si sedette anche lei.
Giulia, ho una proposta. Io e Marco partiamo fra poco per la Turchia, staremo via un mese, sorrise sognante. Alessandro è sempre fuori casa. Potresti badare tu alla casa? Leone deve essere sfamato, e anche il gatto. E poi ci sono tanti fiori da annaffiare.
Certo, Paola Ferraro!
Bene! tirò fuori dei soldi. Ecco mille euro.
Paola, non posso accettare…
Prendi! Davvero, non ci mancheranno. Vieni, ti insegno tutto e ti mostro!
Giulia prese nota di dove fossero vasi e fioriere, dove si trovasse il cibo del gatto e la carne per il cane. Poi Paola chiamò:
Alessandro! Il figlio uscì dalla sua stanza. Fai conoscere Leone a Giulia!
Vieni! Alessandro le mise dolcemente la mano sulla spalla.
Uscirono in giardino, slegarono Leone e andarono a passeggiare.
Alessandro chiacchierò tutto il tempo: parlò delluniversità, del karate, del lavoro che fa con il padre.
Ma Giulia pensava ad altro. Ormai aveva capito che tra lei e Alessandro cera una distanza insormontabile, come tra sua madre e i genitori di Alessandro. Sì, sono persone buone e generose, ma questa non è la favola di Cenerentola: è la vita reale.
«Fra due mesi sosterrò gli esami allistituto, e li passerò. Studierò, lavorerò, mi darò da fare, ma diventerò una persona di cui essere orgogliosi. Sposerò qualcuno, ma non Alessandro anche se è il ragazzo ideale. Ma non è per me!
Sono grata a Paola Ferraro per i vestiti e quei mille euro. Almeno avrò qualcosa per sopravvivere appena arriverò in città.»
Con unintuizione nuova, Giulia percepì che proprio ora, in quellistante, la sua infanzia difficile era finita. Ora cominciava la vita adulta altrettanto impegnativa, dove tutto dipenderà solo da lei.
Arrivarono al cancello della villa. Giulia accarezzò il collo di Leone, sorrise ad Alessandro e tornò verso casa. Domani inizierà il suo lavoro alla villa. Solo lavoro niente altro.
La vita vera è diversa dalle favole, ma se trovi il coraggio di cambiare, può essere migliore.




