9 aprile
Stanotte sono stato svegliato allimprovviso dal campanello della porta. Accanto a me, mia moglie si stava stiracchiando assonnata. Le ho accarezzato piano la spalla e le ho sussurrato:
Amore, resta pure a letto, ci penso io.
Mi sono trascinato fino alla porta, borbottando tra i denti:
Ma chi può essere a questora della notte?
Quando ho aperto, ho trovato la zia Livia sulluscio, con una valigia enorme. Dietro di lei, lo zio Giuseppe, impaziente, dondolava avanti e indietro sui piedi.
Caro nipote mio! ha esclamato zia Livia. Non sei felice di vedermi? Vieni qui, dammi un abbraccio!
Mi ha stretto talmente forte da togliermi il fiato. Addio, pace, ho pensato malinconico, mentre trascinavo la sua borsa dentro il corridoio.
La notte è stata un completo trambusto. Zia Livia si è rifiutata di dormire sul divano, troppo scomodo secondo lei, e continuava a dire che forse era meglio se fossi io a farla addormentare.
Mia moglie, Chiara, era stordita da tutto quel baccano; non era passato nemmeno unora dal loro arrivo e già ci sembrava di vivere un terremoto in casa. Alla fine, la zia e lo zio hanno occupato il nostro letto e noi siamo finiti sul divano.
Secondo te, quanto pensano di fermarsi? mi ha sussurrato Chiara, mentre le servivo la colazione la mattina dopo.
Boh, lo chiederò appena torno dal lavoro.
Mentre mi preparavo per uscire, Chiara ascoltava contrariata il russare rumoroso che proveniva dalla camera da letto.
Marco, davvero mi mettono ansia non potresti tornare a casa prima, oggi?
Ci provo, promesso, le ho risposto uscendo.
Al mio rientro dal lavoro, ho trovato la tavola apparecchiata in modo impeccabile.
Vieni, Marco, oggi festeggiamo la riunione di famiglia! mi ha gridato zia Livia dalla cucina.
Chiara mi ha avvicinato sottovoce:
Grazie al cielo sei tornato
Ci siamo seduti tutti insieme:
Zia, quanto pensate di restare a Milano? le ho chiesto, sperando in una risposta rassicurante.
Ci stai già cacciando via? ha borbottato la zia rivolta a Giuseppe. Lo senti cosa dice? Non siamo i benvenuti
Zia, non intendevo potete restare quanto volete! ho risposto confuso.
Resteremo finché vorrai, caro Marco. Abbiamo già venduto il nostro appartamento a Napoli, ormai sei lunica famiglia che ci è rimasta. Non oserai mica lasciarci per strada, vero? Ci sopporterai ancora un po? Poi si è asciugata una lacrima, in modo quasi teatrale.
Mi è caduta la mandibola per la sorpresa e Chiara se nè andata via piangendo. Regnava un silenzio imbarazzante. Lo zio Giuseppe, impassibile, continuava a finire linsalata.
Ma insomma, tu non dici niente! ha ripreso la zia, stizzita. Sai solo mangiare, Giuseppe! Fatti sentire almeno per una volta.
Sono daccordo con te, cara, ha bofonchiato lui, con la bocca piena.
Sei una frana! ha urlato zia Livia al marito. Per tutto decido io, lui non fa altro che acconsentire. Che uomo è? Si è rivolta a me: Sei contento, nipote mio?
Potete fermarvi finché ne avete bisogno! ho detto quasi in trance, mentre sentivo Chiara singhiozzare dallaltra stanza.
Ho mangiato senza entusiasmo. Gli zii, invece, divoravano tutto con unenergia tale da farmi fischiare le orecchie.
Quando la zia ha finito fino allultima briciola, si è appoggiata soddisfatta allo schienale della sedia.
Sono sazia. Marco, era uno scherzo: dobbiamo stare solo tre giorni a Milano per un controllo in ospedale. Sei stato bravissimo, lo si vedeva che eri preoccupato, ma non lo hai dato a vedere. La famiglia, però, viene sempre prima di tutto. Quando non ci sarò più, avrai il mio appartamento, dato che non abbiamo figli. Sei il mio unico erede, ricordalo.
Non mi ero mai sentito così sollevato e le ho sorriso:
Spero che zia Livia viva altri centanni!
Nei giorni della loro permanenza, però, Chiara si è trasformata in una ragazza sempre in lacrime, perché non riusciva mai ad accontentare la zia: il minestrone non era buono, le polpette troppo dure, le lenzuola sbagliate e il pavimento lavato male.
Al momento del commiato, la zia si è avvicinata allorecchio e mi ha sussurrato:
Ma come hai fatto a sposare una così piagnucolona? È incinta, forse? Piange continuamente!
Appena la porta si è chiusa dietro a loro, Chiara ha cominciato a ballare per la gioia:
Magari non torneranno mai più!
Chissà Forse a zia Livia non è dispiaciuto stare qui!
Non ce la faccio più, ha sospirato lei, esausta.
Poi il campanello ha squillato ancora, prepotente.
Non ci credo, di nuovo?! ho saltato sulla sedia.
Poi mi sono accorto che era solo la sveglia.
E ho sorriso: cominciava finalmente una giornata nuova e tranquilla.







