Il suocero non accetta la nuora: — Te la sei portata dall’asilo? Le donne normali non ti interessano più? “Che sa fare? Che conosce?” — Vasiliy Viktorovich guardava la nuora con disprezzo. — “A cosa mai potrà servire?” Ma era proprio lei che avrebbe dovuto occuparsi di lui, pensava Andrea, e perciò disse: — Papà, non sarà mai la mamma, ma è mia moglie! Almeno un po’ di rispetto! — E il tuo minestrone, com’è? — chiese Vika. — Quello di Carla è meglio! Più saporito! Ma mangeremo anche questo, mica si butta via! — State scherzando? — si indignò Vika. — Gli manca qualcosa — storceva la bocca Andrea. — Niente di che… ma si sente… — Caro marito, proprio da te non me lo aspettavo! — Vika si tolse il foulard dai capelli. — Vi piace la cucina di Carla? Allora fatevi cucinare da lei! Io non metto più piede in cucina! — E da mangiare? — rise il suocero. — A mangiare, Vasiliy Viktorovich, posso andare anche alla mensa! E la vostra Carla lì mi serve anche! Per quello la pago! — si adirò Vika. — Ehi! — Vasiliy Viktorovich batté il pugno sul tavolo. — Sei ospite come lei! E ricordati, mando via prima te che lei! — Papà! — esclamò Andrea. — Un po’ di educazione, almeno con mia moglie! — E allora perché si comporta come…? — sbottò Vasiliy Viktorovich. — Che lasci perdere le manie da gran signora da dove sono venute! Altrimenti dritta dai suoi a Sesto San Giovanni! — Parlate bene… — scosse la testa Vika. — E quando avevo cura di voi come di un bambino eravate più gentile! — Perché allora stavi al tuo posto! — sorrideva Vasiliy Viktorovich. — Papà, dai… — intervenne Nicola, il figlio minore. — Vika ce la mette tutta! Carla ha dieci anni più di lei! Ha più esperienza! E pure tre divorzi alle spalle! Certo che sa come prenderci per la gola! Ma Vika è diversa! — Ancora chiacchiere! — nuovo pugno sul tavolo. — Al primo errore fuori da questa casa! Tua madre ti ha lasciato quell’appartamentino in periferia? Ecco dove finirai! — Andrea, dici qualcosa! — spinse Nicola il fratello. — Che devo dire? — rispose Andrea. — È vero, la zuppa di Carla è più buona! — Pensa solo alla pancia… — borbottò Nicola. — E tua moglie qui… — Che non si immischi! — André lavorava di cucchiaio per finire il minestrone. Il secondo lo aveva cucinato Carla. — Grazie, Nicola! — disse Vika. — L’unico vero uomo in questa casa! Nicola arrossì come il minestrone nella scodella e iniziò anche lui a mangiare. — Dai, sbrighiamoci a finire — annuì Vasiliy Viktorovich. — Se si raffredda, sarà disgustoso! Vika trattenne a stento un “avvelenatevi!”, si alzò con dignità e uscì dalla sala da pranzo. — Che caratteraccio! — indicò Vasiliy Viktorovich la nuora. — Era così una brava ragazza! I soldi cambiano le persone! Occhio, Andrea, che ti trasforma davvero in un portafoglio con due orecchie! — Non succederà! — si impuntò Andrea. — Comando io! — Non farmi ridere… — fece spallucce Vasiliy Viktorovich. — Non si tratta così una donna — borbottò Nicola. — Nessuno ti ha chiesto nulla! — replicò Andrea. — Guarda la tua vita prima di giudicare! Trent’anni e ancora niente in mano! Sempre a cercare soldi dai parenti! — Ho uno start-up… — mormorò Nicola. — Presto andrà bene… — In questo secolo o aspettiamo il prossimo? — rise Vasiliy Viktorovich. — Dai, non prendertela! La discussione sarebbe andata avanti a lungo: da quando la padrona di casa non c’è più, il capofamiglia si è inasprito. Ora il suo piacere era tormentare chiunque. Ma ecco che entrò Carla, più volte nominata: — Vasiliy Viktorovich, dobbiamo andare alle terapie! Sapete, bisogna rispettare gli orari! — Lo so, Carletta — disse alzandosi Vasiliy Viktorovich. — Portami tu verso una vita sana e felice! Andrea si irrigidì. — Andrea Vasiliyovich, — Carla guardò il figlio maggiore, — dopo passo da te, per l’unghia incarnita. Altrimenti finisci in ospedale! Il volto di Andrea si distese in un sorriso beato. — Va bene, Carletta! Solo Nicola guardava la scena con malcelato disprezzo. — Non dovresti trattarla così — disse Nicola appena rimasti soli. — È brava. E papà solo con lei si riprende un po’. — Ascolta, moralista, guarda la tua di vita! — sbuffò Andrea. — Non hai niente, eppure vuoi insegnare agli altri! Fai qualcosa prima di parlare! Per Nicola era solo la scusa buona per allontanarsi dalla sala. Dopo cinque minuti, nella camera più appartata della casa… — Vika, scappiamo via da questa gente! — Dove andiamo? E di cosa viviamo? — Troverò i soldi! — Prima trovali… — Ma vuoi sopportare tutto questo? — Ho forse scelta? *** Ogni famiglia ha una forza che la unisce. Quando quella forza sparisce, la famiglia si sgretola, pezzo dopo pezzo. Per loro quella forza era Anna Ivanovna. Era una brava moglie, una mamma amorevole, una donna di casa insostituibile. Ma a cinquantadue anni purtroppo se n’era andata, improvvisamente. La sua mancanza fece comprendere quanto tutto dipendesse da lei. Né figli né marito riuscirono a gestire le cose. Dopo il funerale, rimasero quasi inebetiti. Ognuno aveva il proprio lavoro, che svolgevano come potevano. Ma il vuoto li divorava da dentro. — Ho venduto l’azienda, i soldi in banca mi bastano per la vita — disse Vasiliy Viktorovich. — Papà, ma come? Era la tua vita! — disse Andrea. — Non ho più anima, dentro. Volevo lasciarla a voi, ma tu ti sei fatto la tua strada, tuo fratello non si sa che fa. La mia ditta non interessa a nessuno. — E adesso, che farai? — Nulla. Starò fermo! — disse Vasiliy Viktorovich. — I soldi bastano fino alla fine. Quello che avanza, lo dividete tu e Nicola! — E dov’è di nuovo tuo fratello? — Chissà, — sospirò Andrea. — Quello start-up… — Fa’ come vuoi, — tagliò corto Vasiliy Viktorovich. — Ormai tutto mi è indifferente… Andrea e Nicola guardavano il padre spegnersi ogni giorno di più. — Serve una badante, — disse Nicola. — Non sia mai combina qualcosa… — E la paghi tu? — rise Andrea. — Ma ha i soldi lui… — Prova tu a convincerlo! — borbottò Andrea. — Ti manda a quel paese te e la badante! — Io non posso, ho lo start-up! Forse puoi trasferirti tu… — Ci penso, — disse Andrea. — Voglio sposarmi, ma da quando mamma non c’è più… Forse era un segno… — Cioè? — Vika, sai, con cui esco e ogni tanto convivo, è infermiera. Pratica, ma… che noia. — Pensi possa sostituire mamma? — Ci serve almeno qualcuno che stia qui… Nessuna sarà mai come la mamma! La conversazione finì lì, senza soluzioni, ma dopo successe di tutto. Andrea tornò in casa con il padre e il fratello e portò la giovane moglie: — Ora questa è casa nostra, — disse a Vika. — Capisci perché ho rimandato la proposta? Niente festa, niente cerimonia… — Capisco, — rispose Vika. — Non so come dirtelo, non abbiamo mai avuto personale. Solo mia madre… — la voce gli si affievolì. — Tranquillo, — sorrise Vika. — Ora non devo più andare a lavorare… — Certo! Hai il conto in banca, spendi quello che vuoi! L’arrivo della giovane padrona di casa fu accolto con sentimenti misti. Nicola la prese bene e offrì il suo aiuto quando poteva. Ma il nuovo suocero… — Te la sei portata dall’asilo? Donne normali non ti attirano? Che può fare? — Vasiliy Viktorovich guardava con disprezzo la nuora. — Per cosa è buona? “Ma dovrà occuparsi di lui”, pensava Andrea e disse: — Papà, non sarà mai come mamma, ma questa è mia moglie. Chiedo rispetto! — Non prometto niente — brontolò Vasiliy Viktorovich. — Vedremo cosa sa fare! Se Vika avesse saputo cosa l’aspettava nei successivi due anni, non avrebbe mai messo piede in quella casa. Con le faccende era brava: la casa superaccessoriata, bastava premere i tasti. Ma le difficoltà venivano tutte dal suocero. Faceva apposta o era il carattere? Non si sa, ma ogni giorno le faceva rimproveri e battutine. Ha resistito per due anni. Poi, anche Andrea smise di calmarla. Così disse agli uomini della casa: — Vi piaccia o no, qui arriva la mia aiutante! E l’ho già trovata! Ha carattere, comanderà in cucina al posto mio, risponde solo a me! — Se è imbranata come te, meglio evitare entrambi! — contestò Vasiliy Viktorovich. Ma Andrea e Nicola sostennero Vika. Sapevano quanto le pesasse il padre. L’arrivo di Carla non fu una festa, ma lei con occhio pratico si mise a lavoro. Ma c’era un accordo segreto tra Vika e Carla: Carla, con la sua femminilità, doveva conquistare Vasiliy Viktorovich. Al tempo lui aveva 57 anni, lei 37: se si chiudevano gli occhi sui principi, funzionava. “Questo vecchio orso deve addolcirsi! Altrimenti Carla non si merita lo stipendio stellare!” E funzionò più che bene. E Carla non solo si occupava di Vasiliy Viktorovich, ma anche di Andrea, suo coetaneo! Vika se ne accorse? Certo! Ma non poté fare niente. Andrea le bloccò l’accesso al conto. Ma quasi tutto finiva in tasca a Carla. E Vika trovò conforto tra le braccia di Nicola, da sempre innamorato di lei. Sarebbero scappati insieme, ma non avevano nulla per vivere. Troppi rischi. Così, nella camera più remota, si consolevano a vicenda. *** — Se sapessi quanto li odio! — sospirava Vika a Nicola. — È orribile, ma ti capisco! Mi vergogno di avere tali parenti! — rispondeva lui. — Raccontiamo tutto e ce ne andiamo? Così si azzuffano tra loro! — Sì! Tanto oggi mi è arrivato un grosso ordine! Il mio start-up finalmente decolla! Non saremo senza soldi! Fuggirono come in una fuga rocambolesca. La vera battaglia restava in casa. Quando Vasiliy Viktorovich, tenendosi il cuore, comprese tutto: — Il figlio maggiore mi porta via la donna, il minore la moglie del fratello! Che splendida famigliola! E questa Carla… fortuna che non ci ha provato anche con Nicola! Urla, piatti in aria, mobili rotti, accuse reciproche: la famiglia costruita con amore da Anna Ivanovna era crollata. Perché era lei la padrona. Sapeva tenere i maschi in riga. Senza di lei, sono crollati nei loro bisogni più elementari. Mai impararono ad usare la testa.

– L’hai trovata all’asilo, questa ragazza? Non ti piacciono più le donne vere? Che cosa sa fare? Che cosa sa? Don Vasco Guarducci fissava con disprezzo la nuora. A che serve davvero?

“Ma toccherà proprio a lei occuparsi di lui”, pensava Andrea, perciò rispose ad alta voce:
– Papà, non potrà mai sostituire mamma, ma è mia moglie! Ti chiedo almeno un briciolo di rispetto!
– Allora, ti è piaciuto il minestrone? domandò Vittoria.

– La minestra di Carla è meglio! rispose Don Vasco. Più sostanziosa! Però anche questo si mangia, mica si butta via!

– Ma mi state prendendo in giro? sindignò Vittoria.

– Manca qualcosa… fece il broncio Andrea. Niente di preciso, ma senza quel qualcosa, non è la stessa cosa!

– Da te, caro marito, non me laspettavo proprio! Vittoria si tolse il fazzoletto dai capelli. Vi piace la cucina di Carla? Allora sarà lei a cucinare! Io in cucina non ci metto più piede!

– E da mangiare? rise il suocero.

– Don Vasco Guarducci, guardi che posso benissimo andare alla trattoria! E Carla mi servirà lì! Mica la pago per niente! sbottò Vittoria.

– Basta! Don Vasco batté il pugno sul tavolo. Donna di città! Qui sei forestiera quanto lei! Guarda che non la caccio lei, ma te!

– Papà! esclamò Andrea. Ci vuole un po di civiltà! È sempre mia moglie!

– E perché si comporta da… sbuffò Don Vasco. Deve smetterla con quei modi da nobile, e che torni da dove è venuta!

Altrimenti, la rispedisco dai suoi, nel bilocale in periferia, che guarda verso la fabbrica di Motori Fiat!

– Bel discorso! scosse la testa Vittoria. Ma quando mi occupavo di voi come dun bambino, allora sì, che avevate altro tono!

– Beh, prima non facevi la gran signora! sogghignò Don Vasco.

– Papà, non essere così con Vicky intervenne Nicola, il figlio minore. Sta davvero facendo di tutto!

Carla ha dieci anni più di lei, certo che ha più esperienza! E alle spalle tre divorzi!

La Carla lo sa bene come stendere gli uomini col brodo! Ma Vittoria, lei è differente!

– Ancora con questi discorsi? di nuovo il pugno del capofamiglia. Vedi che in un attimo ti mando via di casa!

Tua madre ti ha lasciato un monolocale ai margini della città? Ecco dove vai a finire! Chiaro?

– Andrea, ma tu che dici? Nicola punse il fratello.

– E che devo dire? sbottò Andrea. La minestra di Carla è davvero più buona!

– Pensi solo a riempirti la pancia! si voltò Nicola. E tua moglie…

– Che stia al suo posto! e Andrea affondò il cucchiaio, cercando di finire il piatto alla svelta. Il secondo era uno spezzatino, lo stesso che faceva Carla.

– Grazie, Nicola! disse Vittoria. Sei rimasto lunico uomo in questa casa! Grazie davvero!

Nicola divenne rosso come la zuppa nel piatto e anche lui si mise a mangiare in silenzio.

– Su, finiamo che altrimenti si raffredda annuì Don Vasco. Da freddo sarà immangiabile!

Vittoria avrebbe voluto dire: “Mangiatevelo da soli!”, ma si trattenne. Si alzò con dignità e uscì dalla sala.

– Ha fatto presto a montarsi la testa! disse Don Vasco indicando la porta. Era una brava ragazza!

I soldi cambiano proprio le persone!

Attento Andrea, che ti farà diventare un uomo da salotto: portafoglio e orecchie, farai solo quello che vuole lei!

– Non succederà! scattò Andrea. Comando io, qui e strinse il pugno.

– Ma va, non farmi ridere tagliò corto Don Vasco.

– Non si parla così alle donne, borbottò Nicola.

– Nessuno ti chiede niente! rispose sgarbato Andrea. Guarda te stesso! Venticinque anni e non hai combinato ancora niente! Sempre a chiedere soldi a me o a papà!

– Ho una start-up sussurrò Nicola abbassando lo sguardo. Tra poco saremo in attivo!

– In questo secolo o dobbiamo aspettare il prossimo? rise sguaiato Don Vasco. Su, non prendertela!

I discorsi a tavola finivano spesso così. Da quando era venuta a mancare la padrona di casa, tre anni prima, il carattere del padre era cambiato, sera fatto acido.

Non cera più gioia se non nel tormentare qualcuno.

Poi, in sala entrò Carla, che era stata più volte menzionata:
– Don Vasco, è ora della terapìa! Sa che dobbiamo seguire la tabella!

– Lo so bene, Carletta, disse alzandosi Don Vasco. Portami, portami tu verso una vita sana e felice!

Andrea si irrigidì e arrossì.

– Andrea Guarducci, Carla lanciò unocchiata al figlio maggiore del suo paziente, poi vengo da te! Bisogna risolvere lunghia incarnita! Sennò dovrai andare allospedale!

Il volto di Andrea tornò disteso, addirittura sorrise beato.

– D’accordo, Carletta!

Solo Nicola seguiva la scena con evidente fastidio.

– Tratti male Carla, gli disse Nicola, dopo che il padre se nera andato con lei, e invece è una brava persona. Papà è anche più tranquillo adesso.

– Ma guarda te, il moralista! sbuffò Andrea. Tu non hai niente, eppure vuoi insegnare agli altri! Prima conquista qualcosa nella vita, poi parla!

Così, con la scusa, Nicola lasciò la sala. Passarono cinque minuti e, nella stanza degli ospiti in fondo al corridoio:

– Vittoria, amore, scappiamo da questa casa!

– E dove andremo? Con che soldi vivremo?

– Lavorerò io!

– Prima guadagna qualcosa

– E tu puoi continuare a sopportare tutto questo?

– Ho forse scelta?

***

Ogni famiglia possiede una forza che la tiene unita. Quando viene a mancare, tutto sincrina, si sbriciola poco a poco, finché non resta più nulla. Quella forza, fino a un certo punto, era stata Anna Gualtieri.

Ottima moglie, madre affettuosa, padrona di casa ineccepibile. Lo era stata, ma a cinquantadue anni si era spenta piano piano.

Forse per essere sempre stata la migliore, aveva consumato tutta se stessa. Si era coricata la sera. Al mattino, non si era più svegliata.

Solo allora si era visto quanto tutto dipendesse da lei. Né i figli, né il marito sapevano fare granché. Dopo il funerale, come perduti.

Ognuno aveva il suo lavoro, certo, ma i giorni erano svuotati, quellassenza scavava dentro come un vuoto.

– Ho venduto la ditta, messo i soldi in banca, non mi interessa più nulla, disse Don Vasco Guarducci.

– Papà, sei serio? Andrea era sbalordito. Era la tua vita!

– Non ho più vita dentro! replicò il padre. Speravo di lasciarla a voi la ditta, ma tu hai aperto la tua, tuo fratello corre dietro a mille idee! A nessuno importava più la mia azienda!

– E tu, che farai ora?

– Niente! Me ne starò a letto! Don Vasco era irremovibile. I soldi in banca mi bastano. Quello che avanzerà, ve lo dividerete tu e Nicola! Dovè finito tuo fratello, poi?

– Boh, Andrea si strinse nelle spalle. Starà dietro alla sua start-up!

– Va che non mi importa più, scosse la mano Don Vasco. Non me ne importa proprio più nulla

Andrea e Nicola assistevano impotenti allo spegnersi delluomo che era stato il pilastro della famiglia.

– Bisogna prendere una badante, suggerì Nicola. Che succede se cerca di farsi del male?

– La paghi tu? ironizzò Andrea.

– Ma lui ha i soldi balbettò Nicola.

– Prova tu a convincerlo ad accettare una badante! Ci manderà a quel paese, sia te che lei!

– Io non posso stargli dietro, ho la start-up! Nicola scrollò le spalle. Non vuoi trasferirti qui tu?

– Ci sto pensando, Andrea sospirò. Ma volevo sposarmi, poi mamma non cera più Non so, forse è un segno che non devo farlo

– Questo che vuol dire?

– Vittoria, la ragazza che vedo, è infermiera. È brava in casa, tutto sommato. Ma con lei mi annoio Insomma

– Pensi che sia come mamma? chiese Nicola.

– A noi serve qualcuno che almeno dia l’impressione rispose Andrea. Ma nostra madre non la sostituirà nessuno!

Parlarono a lungo, ma non decisero niente. Eppure, da quel momento, molte cose cambiarono.

Andrea tornò nella casa paterna con la giovane moglie:

– Ora questa è casa nostra anche per te, disse ad alta voce. Ora sai perché ho tardato a chiederti di sposarmi e non abbiamo fatto il matrimonio vero e proprio?

– Sì, capisco, rispose timida Vittoria.

– Non so neppure come chiedertelo, ma da noi personale non cè mai stato. Solo mia madre disse Andrea, poi la voce gli si spense in gola.

– Tranquillo, Vittoria sorrise. Almeno non dovrò più andare a lavorare fuori

– Certo, certo! Andrea annuiva. Hai accesso al conto! Usa ciò che serve!

Larrivo di una nuova padrona di casa fu accolto in modo diverso. Nicola fu gentile e promise il suo aiuto, quando era a casa. Il suocero, invece:

– Lhai trovata allasilo, questa ragazza? Donne vere non ti piacciono più? Che sa fare? Cosa sa? Don Vasco disdegnava la nuora. A cosa può servire davvero?

“Ma toccherà a lei, curarlo”, pensava Andrea e alzava la voce:

– Papà, non potrà mai sostituire nostra madre, ma è mia moglie! Mostra almeno un po di rispetto!

– Non prometto niente, borbottava Don Vasco. Vedremo come si comporta!

Se Vittoria avesse saputo cosa le aspettava nei due anni successivi, forse non avrebbe mai varcato quella soglia.

Le faccende domestiche non erano un problema: la casa era ben attrezzata. Bastava premere qualche pulsante. Le vere difficoltà venivano dal suocero.

Scherzava apposta, oppure era solo così? Impossibile dire. Ma da lui piovevano rimproveri, e sempre esigeva che Vittoria imparasse qualcosa in più.

Sopportò per due anni. Poi neppure i discorsi pacieri di Andrea bastarono più. Un giorno radunò gli uomini di casa e annunciò:

– Mangiate pure, ma io qui la mia aiutante la voglio! Già ne ho trovata una!

Ha carattere: dove la metti, resta! E renderà conto solo a me! Se vi va bene così, bene, se no, pazienza!

– Se sarà imbranata come te, meglio mandarvi via tutte e due! ringhiò Don Vasco.

Ma Andrea e Nicola sostennero Vittoria. Avevano visto anche loro quanto fosse dura per lei.

Larrivo di Carla non fu certo una festa. Ma lei, col suo sguardo deciso, prese subito possesso della situazione.

Gli uomini però ignoravano che tra Vittoria e Carla era stato stretto un patto. Carla doveva conquistare il cuore di Don Vasco.

Don Vasco aveva allora solo cinquantasette anni, era ancora in gamba. Carla ne aveva trentasette. Chiuso un occhio sui principi, che erano già in soffitta dopo il patto, doveva filare tutto liscio.

– E questo vecchio dovrà diventare più dolce! O Carla non si meriterà la sua bella paga!

E andò anche meglio del previsto. Carla non solo curava Don Vasco, ma si mostrava gentile anche con Andrea, suo coetaneo!

Vittoria se nera accorta? Certo! Ma non poteva farci nulla. Andrea le negò laccesso al conto famigliare. Cera un limite e quasi tutto finiva in mano a Carla.

Il conforto, allora, Vittoria lo trovò tra le braccia di Nicola. Lui, in fondo, era sempre stato innamorato di lei.

Sarebbero scappati insieme, se solo avessero avuto il denaro per vivere. Ma buttarsi nel nulla, senza certezze, faceva paura.

Nella stanza degli ospiti, si sostenevano a vicenda come potevano.

***

– Se sapessi quanto li odio! mormorava Vittoria abbracciata a Nicola.

– Fa schifo, sono totalmente daccordo! Persone orribili! Mi vergogno che siano miei parenti! sospirava Nicola.

– Diciamogli tutto e poi via? propose Vittoria. Si scannino pure tra di loro!

– Sì! acconsentì Nicola. Tra l’altro, oggi ho ricevuto un grande ordine! La mia start-up ce lha fatta! Non resteremo senza soldi!

Vittoria e Nicola si allontanarono come inseguiti. Intanto, a casa, la vera battaglia era appena cominciata. Quando Don Vasco, col cuore in mano, mise insieme tutti i fatti:

– Mio figlio maggiore mi ha portato via la donna, il minore sè preso la moglie del fratello! Bella famiglia! E questa Carla come ha fatto a non provarci pure con Nicola, non so!

Urli, piatti che volavano, sedie rotte, accuse reciproche. Nessuno aveva più motivo di stare lì.

Quella famiglia che Anna Gualtieri aveva creato con tanto amore, si era sgretolata. Perché era lei che ne teneva le redini. Lei sapeva come tenere a bada quei uomini. Senza di lei erano sprofondati nel loro egoismo. Dove il più facile è meglio, basta non dover pensare…

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Il suocero non accetta la nuora: — Te la sei portata dall’asilo? Le donne normali non ti interessano più? “Che sa fare? Che conosce?” — Vasiliy Viktorovich guardava la nuora con disprezzo. — “A cosa mai potrà servire?” Ma era proprio lei che avrebbe dovuto occuparsi di lui, pensava Andrea, e perciò disse: — Papà, non sarà mai la mamma, ma è mia moglie! Almeno un po’ di rispetto! — E il tuo minestrone, com’è? — chiese Vika. — Quello di Carla è meglio! Più saporito! Ma mangeremo anche questo, mica si butta via! — State scherzando? — si indignò Vika. — Gli manca qualcosa — storceva la bocca Andrea. — Niente di che… ma si sente… — Caro marito, proprio da te non me lo aspettavo! — Vika si tolse il foulard dai capelli. — Vi piace la cucina di Carla? Allora fatevi cucinare da lei! Io non metto più piede in cucina! — E da mangiare? — rise il suocero. — A mangiare, Vasiliy Viktorovich, posso andare anche alla mensa! E la vostra Carla lì mi serve anche! Per quello la pago! — si adirò Vika. — Ehi! — Vasiliy Viktorovich batté il pugno sul tavolo. — Sei ospite come lei! E ricordati, mando via prima te che lei! — Papà! — esclamò Andrea. — Un po’ di educazione, almeno con mia moglie! — E allora perché si comporta come…? — sbottò Vasiliy Viktorovich. — Che lasci perdere le manie da gran signora da dove sono venute! Altrimenti dritta dai suoi a Sesto San Giovanni! — Parlate bene… — scosse la testa Vika. — E quando avevo cura di voi come di un bambino eravate più gentile! — Perché allora stavi al tuo posto! — sorrideva Vasiliy Viktorovich. — Papà, dai… — intervenne Nicola, il figlio minore. — Vika ce la mette tutta! Carla ha dieci anni più di lei! Ha più esperienza! E pure tre divorzi alle spalle! Certo che sa come prenderci per la gola! Ma Vika è diversa! — Ancora chiacchiere! — nuovo pugno sul tavolo. — Al primo errore fuori da questa casa! Tua madre ti ha lasciato quell’appartamentino in periferia? Ecco dove finirai! — Andrea, dici qualcosa! — spinse Nicola il fratello. — Che devo dire? — rispose Andrea. — È vero, la zuppa di Carla è più buona! — Pensa solo alla pancia… — borbottò Nicola. — E tua moglie qui… — Che non si immischi! — André lavorava di cucchiaio per finire il minestrone. Il secondo lo aveva cucinato Carla. — Grazie, Nicola! — disse Vika. — L’unico vero uomo in questa casa! Nicola arrossì come il minestrone nella scodella e iniziò anche lui a mangiare. — Dai, sbrighiamoci a finire — annuì Vasiliy Viktorovich. — Se si raffredda, sarà disgustoso! Vika trattenne a stento un “avvelenatevi!”, si alzò con dignità e uscì dalla sala da pranzo. — Che caratteraccio! — indicò Vasiliy Viktorovich la nuora. — Era così una brava ragazza! I soldi cambiano le persone! Occhio, Andrea, che ti trasforma davvero in un portafoglio con due orecchie! — Non succederà! — si impuntò Andrea. — Comando io! — Non farmi ridere… — fece spallucce Vasiliy Viktorovich. — Non si tratta così una donna — borbottò Nicola. — Nessuno ti ha chiesto nulla! — replicò Andrea. — Guarda la tua vita prima di giudicare! Trent’anni e ancora niente in mano! Sempre a cercare soldi dai parenti! — Ho uno start-up… — mormorò Nicola. — Presto andrà bene… — In questo secolo o aspettiamo il prossimo? — rise Vasiliy Viktorovich. — Dai, non prendertela! La discussione sarebbe andata avanti a lungo: da quando la padrona di casa non c’è più, il capofamiglia si è inasprito. Ora il suo piacere era tormentare chiunque. Ma ecco che entrò Carla, più volte nominata: — Vasiliy Viktorovich, dobbiamo andare alle terapie! Sapete, bisogna rispettare gli orari! — Lo so, Carletta — disse alzandosi Vasiliy Viktorovich. — Portami tu verso una vita sana e felice! Andrea si irrigidì. — Andrea Vasiliyovich, — Carla guardò il figlio maggiore, — dopo passo da te, per l’unghia incarnita. Altrimenti finisci in ospedale! Il volto di Andrea si distese in un sorriso beato. — Va bene, Carletta! Solo Nicola guardava la scena con malcelato disprezzo. — Non dovresti trattarla così — disse Nicola appena rimasti soli. — È brava. E papà solo con lei si riprende un po’. — Ascolta, moralista, guarda la tua di vita! — sbuffò Andrea. — Non hai niente, eppure vuoi insegnare agli altri! Fai qualcosa prima di parlare! Per Nicola era solo la scusa buona per allontanarsi dalla sala. Dopo cinque minuti, nella camera più appartata della casa… — Vika, scappiamo via da questa gente! — Dove andiamo? E di cosa viviamo? — Troverò i soldi! — Prima trovali… — Ma vuoi sopportare tutto questo? — Ho forse scelta? *** Ogni famiglia ha una forza che la unisce. Quando quella forza sparisce, la famiglia si sgretola, pezzo dopo pezzo. Per loro quella forza era Anna Ivanovna. Era una brava moglie, una mamma amorevole, una donna di casa insostituibile. Ma a cinquantadue anni purtroppo se n’era andata, improvvisamente. La sua mancanza fece comprendere quanto tutto dipendesse da lei. Né figli né marito riuscirono a gestire le cose. Dopo il funerale, rimasero quasi inebetiti. Ognuno aveva il proprio lavoro, che svolgevano come potevano. Ma il vuoto li divorava da dentro. — Ho venduto l’azienda, i soldi in banca mi bastano per la vita — disse Vasiliy Viktorovich. — Papà, ma come? Era la tua vita! — disse Andrea. — Non ho più anima, dentro. Volevo lasciarla a voi, ma tu ti sei fatto la tua strada, tuo fratello non si sa che fa. La mia ditta non interessa a nessuno. — E adesso, che farai? — Nulla. Starò fermo! — disse Vasiliy Viktorovich. — I soldi bastano fino alla fine. Quello che avanza, lo dividete tu e Nicola! — E dov’è di nuovo tuo fratello? — Chissà, — sospirò Andrea. — Quello start-up… — Fa’ come vuoi, — tagliò corto Vasiliy Viktorovich. — Ormai tutto mi è indifferente… Andrea e Nicola guardavano il padre spegnersi ogni giorno di più. — Serve una badante, — disse Nicola. — Non sia mai combina qualcosa… — E la paghi tu? — rise Andrea. — Ma ha i soldi lui… — Prova tu a convincerlo! — borbottò Andrea. — Ti manda a quel paese te e la badante! — Io non posso, ho lo start-up! Forse puoi trasferirti tu… — Ci penso, — disse Andrea. — Voglio sposarmi, ma da quando mamma non c’è più… Forse era un segno… — Cioè? — Vika, sai, con cui esco e ogni tanto convivo, è infermiera. Pratica, ma… che noia. — Pensi possa sostituire mamma? — Ci serve almeno qualcuno che stia qui… Nessuna sarà mai come la mamma! La conversazione finì lì, senza soluzioni, ma dopo successe di tutto. Andrea tornò in casa con il padre e il fratello e portò la giovane moglie: — Ora questa è casa nostra, — disse a Vika. — Capisci perché ho rimandato la proposta? Niente festa, niente cerimonia… — Capisco, — rispose Vika. — Non so come dirtelo, non abbiamo mai avuto personale. Solo mia madre… — la voce gli si affievolì. — Tranquillo, — sorrise Vika. — Ora non devo più andare a lavorare… — Certo! Hai il conto in banca, spendi quello che vuoi! L’arrivo della giovane padrona di casa fu accolto con sentimenti misti. Nicola la prese bene e offrì il suo aiuto quando poteva. Ma il nuovo suocero… — Te la sei portata dall’asilo? Donne normali non ti attirano? Che può fare? — Vasiliy Viktorovich guardava con disprezzo la nuora. — Per cosa è buona? “Ma dovrà occuparsi di lui”, pensava Andrea e disse: — Papà, non sarà mai come mamma, ma questa è mia moglie. Chiedo rispetto! — Non prometto niente — brontolò Vasiliy Viktorovich. — Vedremo cosa sa fare! Se Vika avesse saputo cosa l’aspettava nei successivi due anni, non avrebbe mai messo piede in quella casa. Con le faccende era brava: la casa superaccessoriata, bastava premere i tasti. Ma le difficoltà venivano tutte dal suocero. Faceva apposta o era il carattere? Non si sa, ma ogni giorno le faceva rimproveri e battutine. Ha resistito per due anni. Poi, anche Andrea smise di calmarla. Così disse agli uomini della casa: — Vi piaccia o no, qui arriva la mia aiutante! E l’ho già trovata! Ha carattere, comanderà in cucina al posto mio, risponde solo a me! — Se è imbranata come te, meglio evitare entrambi! — contestò Vasiliy Viktorovich. Ma Andrea e Nicola sostennero Vika. Sapevano quanto le pesasse il padre. L’arrivo di Carla non fu una festa, ma lei con occhio pratico si mise a lavoro. Ma c’era un accordo segreto tra Vika e Carla: Carla, con la sua femminilità, doveva conquistare Vasiliy Viktorovich. Al tempo lui aveva 57 anni, lei 37: se si chiudevano gli occhi sui principi, funzionava. “Questo vecchio orso deve addolcirsi! Altrimenti Carla non si merita lo stipendio stellare!” E funzionò più che bene. E Carla non solo si occupava di Vasiliy Viktorovich, ma anche di Andrea, suo coetaneo! Vika se ne accorse? Certo! Ma non poté fare niente. Andrea le bloccò l’accesso al conto. Ma quasi tutto finiva in tasca a Carla. E Vika trovò conforto tra le braccia di Nicola, da sempre innamorato di lei. Sarebbero scappati insieme, ma non avevano nulla per vivere. Troppi rischi. Così, nella camera più remota, si consolevano a vicenda. *** — Se sapessi quanto li odio! — sospirava Vika a Nicola. — È orribile, ma ti capisco! Mi vergogno di avere tali parenti! — rispondeva lui. — Raccontiamo tutto e ce ne andiamo? Così si azzuffano tra loro! — Sì! Tanto oggi mi è arrivato un grosso ordine! Il mio start-up finalmente decolla! Non saremo senza soldi! Fuggirono come in una fuga rocambolesca. La vera battaglia restava in casa. Quando Vasiliy Viktorovich, tenendosi il cuore, comprese tutto: — Il figlio maggiore mi porta via la donna, il minore la moglie del fratello! Che splendida famigliola! E questa Carla… fortuna che non ci ha provato anche con Nicola! Urla, piatti in aria, mobili rotti, accuse reciproche: la famiglia costruita con amore da Anna Ivanovna era crollata. Perché era lei la padrona. Sapeva tenere i maschi in riga. Senza di lei, sono crollati nei loro bisogni più elementari. Mai impararono ad usare la testa.
L’Equilibrio Perfetto