Avevo già sentito parlare di suocere che rifiutano ogni contatto con le nuore, ma era la prima volta che vedevo una madre respingere il proprio figlio. Mio marito è stato così “fortunato”. La madre si è indignata: “Non mi serve un figlio che resta a guardare mentre mi umiliano.” Anche se in realtà nessuno l’aveva umiliata. Quando ho conosciuto mio marito, per molto tempo non mi ha presentato a sua madre. La cosa mi rincuorava, perché fare conoscenza con persone nuove mi mette in forte agitazione: perdo il controllo, divento rossa, sudo, balbetto. Vorrei fare tutto perfettamente, ma mi blocco ancora di più. Col tempo va meglio, ma ai primi incontri vado completamente in crisi. Poi è arrivata la proposta di matrimonio, e dovevo per forza partecipare. La suocera subito mi ha presa sotto la sua ala: insieme abbiamo tagliato salumi e formaggi, lavato la frutta, fatto i piatti, asciugato, insomma, semplici faccende domestiche. Ma io sono ansiosa e timida, mentre lei è una donna dalla voce potente, abituata a comandare. Perciò tremavo, tagliavo tutto in modo irregolare, quasi rompevo la tazza… insomma, ero in tensione persino per le banalità. Ha subito capito che non volevo litigare con lei, mi ha scambiata, a torto, per una senza carattere, e ha iniziato a “educarmi” alla vita. E da quella sera memorabile sono seguiti anni di vita familiare così. Ma si sbagliava. Se conosco uno nuovo sono insicura, ma col tempo mi rilasso e va tutto bene. Nei primi tempi del matrimonio evitavo qualsiasi discussione con la madre di mio marito. All’inizio del matrimonio, veniva a trovarci ogni due o tre settimane. All’epoca lavorava ancora, quindi era poco presente. Durante le brevi visite, ispezionava la casa: controllava cosa cucinavo, cosa mangiavamo, osservava con attenzione se c’era polvere o macchie sui vetri. Per fortuna non mi ha mai svuotato l’armadio, e d’altronde non mi sarei permessa di farglielo fare. Non mi piaceva questo modo di fare, ma ho seguito il consiglio di mia madre: “Non farci caso”. Una visita ogni due-tre settimane era sopportabile. A me non pesava, e la suocera se ne andava soddisfatta dopo averci dispensato consigli preziosi. In casa regnava la pace. La situazione è cambiata con la nascita del bambino e la pensione della suocera. Sfortunatamente sono coincise. Da allora, mia suocera veniva ogni giorno. E ovviamente non aveva intenzione di aiutarmi, voleva solo istruirmi… È stato un mese intero di visite quotidiane: ripeteva che trascuravo la casa (sebbene lei lavasse i pavimenti ogni giorno “per far crescere il nipotino nel pulito”), criticava come davo da mangiare e tenevo in braccio il bambino, mi rimproverava la dispensa vuota e il fatto che mio marito tornasse stanco e affamato dal lavoro. E, sia chiaro, non ci teneva certo a pulire e cucinare per il figlio! Si sedeva e impartiva ordini. Una volta mi ha chiamata “pessima madre” perché mettevo un pannolino che secondo lei gli avrebbe deformato le gambe: non ce l’ho più fatta. Le ho risposto che in casa mia decido io come occuparmi di mio marito e di mio figlio, quando pulire, cosa cucinare e che detersivo usare. E se avesse avuto il coraggio di chiamarmi ancora pessima madre, avrebbe potuto vedere suo nipote solo attraverso il tribunale. Mio marito ha assistito alla scena e ha preso subito le mie difese. Era da tempo che voleva affrontare la madre, ma ero io a frenarlo per evitare discussioni inutili. Gli avevo sempre detto che se non ce l’avessi fatta più, ci avrei pensato io. E quel momento era arrivato. – E tu… non dici niente? – ha chiesto la suocera. – Cosa dovrei dire? Ha ragione – ha risposto lui, abbracciandomi. Allora la suocera si è messa a trattenere il fiato, poi è riuscita a dire che non le serviva un figlio capace di guardare impassibile la sua umiliazione. – E anche tu sei d’accordo… – ha sibilato, quindi si è ricomposta ed è corsa fuori di casa. Non si è fatta più viva né sentire per quattordici giorni. Ieri era il suo compleanno. Mio marito ha provato a chiamarla per farle gli auguri, ma non ha risposto: a un sms ha ribattuto che non voleva niente da noi, nemmeno gli auguri. Mia madre pensa che con quella frase del tribunale io abbia esagerato, ma io e mio marito siamo convinti di aver fatto la cosa giusta. Non vedo proprio motivo per cui dovremmo scusarci con mia suocera.

Avevo sentito parlare di suocere che si rifiutavano di avere rapporti con le nuore, ma non avevo mai visto una madre chiudere i ponti col proprio figlio. Mio marito è stato lo sfortunato protagonista di questa storia. Sua madre, furiosa, aveva sentenziato:

Non ho bisogno di un figlio che resta in silenzio mentre io vengo umiliata.

Anche se, in realtà, nessuno laveva mai umiliata.

Quando ho iniziato a frequentare mio marito, lui ha esitato a lungo prima di presentarmi a sua madre. Devo dire che lho vissuta come una fortuna: per me, incontrare persone nuove è un vero incubo, perdo la calma, arrossisco, sudo, balbetto. È proprio quando vuoi fare bella figura che inciampi ancora di più. Poi, col tempo, le cose migliorano… ma i primi incontri sono un disastro per me.

Alla proposta di matrimonio, però, non potevo più sottrarmi. Così, la signora Caterina, mia futura suocera, mi ha subito presa sotto la sua ala: insieme tagliavamo salame e formaggio, lavavamo la frutta, pulivamo i bicchieri dopo cena… piccoli gesti quotidiani tutto sommato semplici, eppure io ero in ansia, timida, mentre lei era abituata a impartire ordini con voce sicura, quasi tonante. Le mani mi tremavano, affettavo tutto in modo disuguale, quasi rompevo una tazza per la tensione; insomma, dallinizio il mio rapporto con lei fu tutto uno stress.

La suocera, intuendo che non sarei riuscita a tenerle testa, mi prese subito per una persona senza carattere, iniziando a dispensare consigli e paternali su come vivere: da quella sera memorabile, e per tutti gli anni successivi.

Ma si sbagliava. Io mi blocco soltanto allinizio; poi, quando conosco davvero qualcuno, torno me stessa. Nei primi anni di matrimonio evitai ogni scontro con la madre di Mario.

Allepoca Caterina veniva a trovarci ogni due o tre settimane: lavorando ancora, non aveva molto tempo. Nei suoi brevi passaggi, ispezionava la casa con occhio severo: guardava cosa cucinavo, cosa mangiavamo, passava in rassegna ogni angolo alla ricerca di polvere o aloni. Per fortuna non arrivò mai a frugare nei mobili: quello non glielavrei mai permesso.

Non sopportavo molto questo suo modo di fare, ma seguendo il consiglio saggio di mia madre, decisi di non darci troppo peso: era solo una visita ogni tanto, sopportabile. Alla fine, tornava a casa soddisfatta dopo avermi lasciato suggerimenti e critiche, con la sua vita intatta. E tra noi regnava una parvenza di pace.

Le cose cambiarono radicalmente, insieme alla mia percezione, quando nacque nostro figlio e Caterina andò in pensione. Una sfortunata coincidenza. Da quel momento, la suocera si presentava ogni giorno. E, naturalmente, non aveva la minima intenzione di aiutarmi col bambino: doveva solo insegnarmi.

Fu un mese di visite quotidiane: Caterina non perdeva occasione per rimproverarmi di trascurare la casa nonostante lavasse ogni giorno i pavimenti “così il bambino cresceva nel pulito”. Sosteneva che lo allattassi male, che lo tenessi peggio e lo cambiassi ancora peggio. Si lamentava se il frigorifero era vuoto, se Mario tornava affamato dal lavoro e non trovava niente da mettere sotto i denti.

Ma nemmeno voleva cucinare lei, né pulire per il figlio. Stava seduta sul divano, dava ordini. Quando arrivò a dire che ero una madre inetta perché mettevo un pannolino che avrebbe deformato le gambe del piccolo, scoppiai. Le dissi che in casa mia comandavo io: sarei stata io a decidere come accudire marito e figlio, quando pulire, quale detersivo usare. E, se osava ancora darmi della pessima madre, lunico contatto che avrebbe avuto con mio figlio sarebbe passato dal tribunale.

Mario assistette a tutto e si schierò subito con me. Lui voleva affrontare sua madre già da un po, ma ero stata io a pregarlo di non creare scandali. Gli dissi che, finché avessi resistito, mi sarei occupata io della cosa. E quel momento era finalmente arrivato.

Non dici niente neanche tu? soffiò Caterina.

Cosa dovrei dire, mamma? Ha ragione lei, rispose Mario stringendomi le spalle.

A quel punto Caterina trattenne il fiato, impallidì, e a fatica lasciò uscire:

Non voglio un figlio che assiste in silenzio alla mia umiliazione!

E dopo averlo sibilato tra i denti, fece la valigia dellorgoglio e se ne andò di corsa, sbattendo la porta.

Da quattordici giorni non si è fatta viva, nemmeno una telefonata. Ieri era il suo compleanno. Mario ha voluto chiamarla la mattina per farle gli auguri: niente risposta, solo un breve messaggio per dire che da noi non si aspettava nulla, nemmeno i saluti.

Mia madre pensa che con quella minaccia del tribunale ho esagerato, ma io e Mario siamo convinti di aver fatto bene. Almeno adesso non vedo alcun motivo per cui debba chiedere scusa a mia suocera.

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Avevo già sentito parlare di suocere che rifiutano ogni contatto con le nuore, ma era la prima volta che vedevo una madre respingere il proprio figlio. Mio marito è stato così “fortunato”. La madre si è indignata: “Non mi serve un figlio che resta a guardare mentre mi umiliano.” Anche se in realtà nessuno l’aveva umiliata. Quando ho conosciuto mio marito, per molto tempo non mi ha presentato a sua madre. La cosa mi rincuorava, perché fare conoscenza con persone nuove mi mette in forte agitazione: perdo il controllo, divento rossa, sudo, balbetto. Vorrei fare tutto perfettamente, ma mi blocco ancora di più. Col tempo va meglio, ma ai primi incontri vado completamente in crisi. Poi è arrivata la proposta di matrimonio, e dovevo per forza partecipare. La suocera subito mi ha presa sotto la sua ala: insieme abbiamo tagliato salumi e formaggi, lavato la frutta, fatto i piatti, asciugato, insomma, semplici faccende domestiche. Ma io sono ansiosa e timida, mentre lei è una donna dalla voce potente, abituata a comandare. Perciò tremavo, tagliavo tutto in modo irregolare, quasi rompevo la tazza… insomma, ero in tensione persino per le banalità. Ha subito capito che non volevo litigare con lei, mi ha scambiata, a torto, per una senza carattere, e ha iniziato a “educarmi” alla vita. E da quella sera memorabile sono seguiti anni di vita familiare così. Ma si sbagliava. Se conosco uno nuovo sono insicura, ma col tempo mi rilasso e va tutto bene. Nei primi tempi del matrimonio evitavo qualsiasi discussione con la madre di mio marito. All’inizio del matrimonio, veniva a trovarci ogni due o tre settimane. All’epoca lavorava ancora, quindi era poco presente. Durante le brevi visite, ispezionava la casa: controllava cosa cucinavo, cosa mangiavamo, osservava con attenzione se c’era polvere o macchie sui vetri. Per fortuna non mi ha mai svuotato l’armadio, e d’altronde non mi sarei permessa di farglielo fare. Non mi piaceva questo modo di fare, ma ho seguito il consiglio di mia madre: “Non farci caso”. Una visita ogni due-tre settimane era sopportabile. A me non pesava, e la suocera se ne andava soddisfatta dopo averci dispensato consigli preziosi. In casa regnava la pace. La situazione è cambiata con la nascita del bambino e la pensione della suocera. Sfortunatamente sono coincise. Da allora, mia suocera veniva ogni giorno. E ovviamente non aveva intenzione di aiutarmi, voleva solo istruirmi… È stato un mese intero di visite quotidiane: ripeteva che trascuravo la casa (sebbene lei lavasse i pavimenti ogni giorno “per far crescere il nipotino nel pulito”), criticava come davo da mangiare e tenevo in braccio il bambino, mi rimproverava la dispensa vuota e il fatto che mio marito tornasse stanco e affamato dal lavoro. E, sia chiaro, non ci teneva certo a pulire e cucinare per il figlio! Si sedeva e impartiva ordini. Una volta mi ha chiamata “pessima madre” perché mettevo un pannolino che secondo lei gli avrebbe deformato le gambe: non ce l’ho più fatta. Le ho risposto che in casa mia decido io come occuparmi di mio marito e di mio figlio, quando pulire, cosa cucinare e che detersivo usare. E se avesse avuto il coraggio di chiamarmi ancora pessima madre, avrebbe potuto vedere suo nipote solo attraverso il tribunale. Mio marito ha assistito alla scena e ha preso subito le mie difese. Era da tempo che voleva affrontare la madre, ma ero io a frenarlo per evitare discussioni inutili. Gli avevo sempre detto che se non ce l’avessi fatta più, ci avrei pensato io. E quel momento era arrivato. – E tu… non dici niente? – ha chiesto la suocera. – Cosa dovrei dire? Ha ragione – ha risposto lui, abbracciandomi. Allora la suocera si è messa a trattenere il fiato, poi è riuscita a dire che non le serviva un figlio capace di guardare impassibile la sua umiliazione. – E anche tu sei d’accordo… – ha sibilato, quindi si è ricomposta ed è corsa fuori di casa. Non si è fatta più viva né sentire per quattordici giorni. Ieri era il suo compleanno. Mio marito ha provato a chiamarla per farle gli auguri, ma non ha risposto: a un sms ha ribattuto che non voleva niente da noi, nemmeno gli auguri. Mia madre pensa che con quella frase del tribunale io abbia esagerato, ma io e mio marito siamo convinti di aver fatto la cosa giusta. Non vedo proprio motivo per cui dovremmo scusarci con mia suocera.
… Bisogna partorire il prima possibile, – esclamò nonna Masha, scendendo dal letto.