Diario di Elena
27 aprile, Milano
Non so nemmeno da dove iniziare. È stata una di quelle giornate in cui senti che la misura è davvero colma e che, finalmente, ti scatta quella forza che pensavi di non avere. La casa profumava di minestrone e basilico, fuori la pioggia primaverile batteva sui vetri e io mi concedevo un momento di quiete dopo una settimana lavorativa infinita. Ma la calma, qui dentro, è ormai solo una lontana utopia.
Stavo asciugando i piatti in cucina quando Lorenzo, il fratello di Marco, ha lanciato la sua bombetta di egoismo con un sorrisetto compiaciuto, giocherellando con uno stuzzicadenti come se fosse al bar a discutere del Milan.
Dai, Elena, stai a capire, siamo giovani, la vita è una sola! ha detto, sprofondato sulla sedia come un signore. Io e Giada abbiamo deciso di convivere. Basta vedersi di nascosto come due ragazzini. E poi qui lo spazio cè, avete un trilocale! Quella stanzetta lì in fondo la usi solo ogni tanto come studio, ma è praticamente vuota.
Sono rimasta impietrita, lo strofinaccio bagnato tra le mani. Mi sembrava un sogno. Marco, di fronte a lui, schivava il mio sguardo e giocherellava col cucchiaio nella minestra, laria di chi ha già deciso da che parte stare.
Lorenzo, ho sussurrato cercando di non urlare, anche se mi si agitava il sangue nelle vene sei qui da quattro mesi ormai. Dovevi stare due settimane, il tempo di trovare lavoro. Ma il lavoro non lhai ancora trovato e ora vuoi trasferire qui anche la tua ragazza?
Uffa, ma che sarà mai ha sbuffato, come se gli desse noia ascoltarmi. Non lho trovato, non lho trovato sto cercando la mia strada. Non posso mica fare il magazziniere, io sono unanima sensibile! E poi Giada è speciale. Ha litigato con sua madre, non ha dove andare, che faccio, la porto in stazione?
Lorenzo, non è il mio problema, ho tagliato corto, attaccando lo strofinaccio al gancio. Abbiamo una nostra famiglia, delle regole. Io lavoro da casa, quello studio mi serve davvero. Ci sono i miei progetti, il mio computer, le mie carte.
Marco allora, sempre senza guardarmi, con un filo di voce, ha provato ad aggiungere:
Ma dai, Elena, che ti costa? Lo spazio cè davvero. Metti il computer in camera nostra per un po, dai Loro si sistemano e appena trovano lavoro se ne vanno. È mio fratello, non posso mica sbatterlo fuori.
Già, suo fratello Marco ben sapeva quanto mi fosse costato questo appartamento: cinque anni daffitto e di mutuo, doppio lavoro, notti in bianco, niente ferie. Lho pagato tutto io, prima ancora di sposarci. Lui è arrivato solo dopo, portandosi dietro uno scatolone di libri di pesca e un vecchio portatile. E adesso si prende la libertà di decidere come e con chi gestire i miei metri quadri.
Marco, vieni in camera un momento, gli ho detto fredda come una lastra di ghiaccio.
Quando la porta della camera si è chiusa, mi sono voltata verso di lui.
Ma ti rendi conto? ho sibilato. Un mesetto, dici. Tuo fratello vive qui senza contribuire neppure con cinquanta euro, il frigo finisce nel nulla cosmico ogni tre giorni, e ora spunta anche la fidanzata? Io non lho nemmeno mai vista!
Dai, Elena, non ti agitare ha tentato di abbracciarmi, ma gli ho scostato le braccia di dosso Lorenzo ora ha bisogno di noi. Giada è una brava ragazza, dice mia mamma. Stanno per conto loro, non li sentirai neanche. Resisti un po, per me. Sai che mamma ci tiene ha già la pressione alta, se sente che Lorenzo resta per strada fa una tragedia…
Sapeva bene che la suocera, la signora Carmela, era il suo asso nella manica. Sapeva che la tolleravo solo per quieto vivere, e lo usava, senza rimorso.
Bene, ho tagliato, sapendo già di sbagliare un mese. Punto. E sia chiaro: niente musica a tutto volume, niente ospiti, niente casino. E lo studio non si tocca, rimane il mio tavolo. Se serve dormono pure sul divano.
Marco ha fatto un sorriso largo, mi ha dato un bacio in fretta ed è corso a informare Lorenzo il grande annuncio. Io, davanti allo specchio, vedevo solo i miei occhi stanchi, la piega dura tra le sopracciglia. Perché mi era sempre così difficile dire di no secco?
La brava ragazza si è presentata la sera dopo. Una creatura dal look poco brianzolo: capelli rosa shocking, piercing al naso, due valigioni che sembravano pieni di macigni. Entrando, nemmeno si toglieva le cuffie, sussurrando un ciao fiacco e trascinando le valigie sul parquet appena lavato.
Eh, che stanza piccola! ha detto a Lorenzo. Mi avevi detto che era più grande.
La finta accoglienza che avevo preparato in tutto il pomeriggio mi è crollata sul volto.
Giada, in questa casa si tolgono le scarpe allingresso, e le ruote delle valigie sono un po sporche, ho fatto notare.
Ha alzato gli occhi dal telefono, mi ha scannerizzato da testa a piedi e si è fatta una risatina di scherno.
Vabbe, tra poco passo uno straccio Lorenzo, porta qua laltra valigia, pesa un quintale!
Così è cominciata la nuova era. Lo straccio dopo non arrivò né dopo unora né dopo un giorno: le tracce nere lasciate da quelle ruote sono toccate a me, perché ormai mi dava fastidio vedere il disordine.
I primi tempi passarono quasi tranquilli, a parte il fatto che Giada teneva la doccia occupata due ore a mattina e due ore di sera, finendomi tutto il costoso bagnoschiuma regalo che custodivo gelosamente. Ma la vera svolta arrivò il sabato.
Mi svegliò un gran ridere e lodore acre di bruciato. Erano solo le nove, il mio unico sacrosanto riposo settimanale. Mi infilai la vestaglia e andai in cucina.
Davanti a me, il caos. Un Everest di piatti sporchi, il tavolo pieno di barattoli aperti e briciole ovunque. Giada in maglietta di Lorenzo e basta grattava la mia padella antiaderente con una forchetta di metallo. Ho sentito un colpo al cuore.
Ma che state facendo? Mi tremava la voce.
Oh ciao! ha risposto Lorenzo, con una birra in mano alle nove di mattina. Volevamo farci due pancake, una colazione romantica il tuo impasto però non va, si è tutto bruciato!
Sono corsa a strapparle la padella dalle mani: il fondo era graffiato senza scampo.
Ma sei impazzita? Chi ti ha dato il permesso di usare questa padella? E con una forchetta?!
Che esagerata È solo un graffio gonfiando le labbra, mi ha risposto Giada. E comunque volevamo lasciarvene un po anche a voi!
Non chiamarmi Elena-ina, per favore, le ho detto a denti stretti, repressa dalla rabbia. E ora pulite subito questa cucina!
Che tiro, sbuffa, trascinando Lorenzo in camera, che pesantezza, oh!
Sono rimasta sola nel disastro. Marco, che fino a quel momento si era trincerato in bagno, finalmente uscì.
Marco, è lultima volta gli ho detto senza guardarlo, pulendo il tavolo con rabbia . Se rovinano ancora qualcosa o mi mancano di rispetto, li mando via.
Ma sono giovani Giada non è abituata a fare la donna di casa provò a giustificarli. Compro una padella nuova, ok?
Non si tratta della padella! Si tratta di rispetto!
Passò una settimana dinferno. Rientravo sempre più tardi dal lavoro solo per evitare la vista di quei due. Ogni sera una novità: il sugo sparito, asciugamani bagnati ovunque, musica ad alto volume a mezzanotte.
Lorenzo faceva finta di essere il padrone di casa: eterni pomeriggi sul divano, la playstation attaccata al mio televisore senza permesso, e teorie strampalate su business che dovevano renderci tutti ricchi. Giada quasi non usciva di camera, sempre online o al telefono.
Il disastro culminò un giovedì. Sono dovuta andare a Bologna per lavoro. Rientrai tardi la sera, distrutta. Aprendo la porta, inciamparmi in una scatola in corridoio. Accesi la luce: ce nerano almeno tre, tutte piene delle mie cose. Sopra, il mio monitor.
Il panico. Corsi nello studio: la porta aperta, la stanza irriconoscibile. Il mio tavolo smontato sul balcone (vedi dalla finestra), un vecchio comò lì dovera il mio PC, poster alle pareti, vestiti sparsi dovunque. Giada seduta a farsi la manicure, lodore fortissimo di acetone. Lorenzo bucarellava il muro con il trapano.
Cosa avete fatto? era solo un sussurro il mio, ma pesava come un macigno.
Oh, Elena, eccoti! festeggia Lorenzo abbiamo fatto una sistematina per Giada, diceva che laura lì dentro era pesante. Il tavolo lo abbiamo messo in balcone che adesso fa caldo, ci serve una zona relax in camera.
Il mio tavolo sul balcone? È in legno impiallacciato, si rovina con lumidità! Il monitor per terra
Non si scioglie mica, stai tranquilla! minimizza Giada. Guarda invece quanto è più spazioso adesso! Siamo una giovane coppia, ci serve spazio.
Dovè Marco? chiedo con una calma che mi sorprende.
Marco è giù a comprare la birra festeggiamo la ristrutturazione!
In quellattimo sento la porta dingresso. Marco arriva, sacchetti in mano. Sbianca vedendo la mia faccia.
Tu lo sapevi?
Elena, volevano farti una sorpresa Il tavolo era vecchio
Vecchio?! Quel tavolo è costato due stipendi! Ma non è solo questione di soldi. Hai permesso loro di buttare fuori le mie cose dalla mia stanza? A casa mia?
Ma dai, casa tua, casa tua Siamo famiglia!
Già. Ma la tua famiglia ora sono loro, non io. Io sembro solo la governante e la sponsor.
Come osi chiamarmi così?! sbraita Giada, improvvisamente furiosa. Senti, bella, ti guardi la lingua! Qua si stava per migliorare, non per sentire lagne!
Basta, ho detto con una lucidità nuova. Avete venti minuti per raccogliere la vostra roba ed uscire di casa. Da adesso.
Ma che scherzi? Di notte? Marco, dì qualcosa!
Marco abbassa gli occhi.
Forza, Lorenzo Avete esagerato. Elena ci teneva a quel tavolo.
Bah! Lorenzo lancia il trapano a terra. Me ne vado da mamma e ti giuro che non ci metterò più piede. Sei una strega! Ti vedrai, Elena!
Perfetto, ho risposta. Sbrigatevi.
Giada afferrava tutto ciò che vedeva, anche il phon e la mia crema; glieli ho tolti dalle mani: Quelli lasciali.
Dopo poco erano tutti sulluscio, Giada col muso, Lorenzo che borbottava.
Non vi prenoto il taxi. La fermata dellautobus è a due passi.
Sbatto la porta alle loro spalle. Silenzio. Finalmente.
Siedo sul pouf in corridoio. Mi tremano le mani. Marco è ancora lì, con le bottiglie di birra che spuntano dal sacchetto. Sembra uno scolaretto punito.
Hai davvero chiamato i carabinieri? chiede timoroso.
Scuoto la testa mostrandogli il telefono spento.
No. Ma lo avrei fatto se non se ne fossero andati.
Entro nello studio devastato. Monitor graffiato, le pareti bucate da chiodi raffazzonati.
Domani riporti dentro il tavolo. Se è rovinato paghi tu la riparazione, con i tuoi soldi. E risistemi la parete. Tutto.
Sì, Elena. Giuro, riparo tutto.
Prova a parlarmi, a scusarsi, ma non ascolto. Gli dico che pulire la cucina tocca a lui. Io vado a farmi un bagno caldo. Quando mi rimetto a letto, il suono dei piatti sciacquati mi pare la melodia più dolce del mondo.
Mi immergo nella vasca, chiudo gli occhi, finalmente respiro. Vibra il telefono: messaggio di mia suocera. Non lo apro neppure, so già che sarà una litania di rimproveri e lamentele. Bloccare il numero. Bloccare quello di Lorenzo. Che liberazione.
Quando esco, la cucina è pulita, Marco strofina gli ultimi angoli del pavimento.
Ho sistemato il tavolo, il monitor funziona. Cè solo un graffio.
Bevo un bicchiere dacqua in piedi. Guardo Marco negli occhi.
Bene.
Elena noi non divorziamo, vero?
Guardo fuori dalla finestra. La città si riflette nella pioggia notturna.
Non ancora. Ma da oggi sei in prova. Dora in poi, se arriverà unaltra richiesta simile dai tuoi, il prossimo valigia sul pianerottolo sarà la tua.
Ho capito. Mai più, te lo giuro.
Vedremo, rispondo mentre vado in camera.
Quella notte dormo con le braccia e gambe larghe, mai così profondamente da quando tutto è iniziato. Al mattino, odore di caffè. Marco mi porta la colazione a letto: una fetta biscottata bruciata e un caffè troppo dolce ma almeno ci prova.
Durante la colazione suggerisce: Cambiamo le serrature? Non vorrei Lorenzo avesse ancora la chiave.
Alzo le sopracciglia: finalmente ha preso uniniziativa giusta.
Chiama il fabbro, ora.
Un nuovo equilibrio si fa strada. Cè ancora una ferita, ci vorrà tempo, ma la casa è di nuovo mia. Ho imparato: a volte serve essere la strega per difendere ciò che è giusto.
Di Lorenzo e Giada so che dopo due settimane si sono lasciati lei ha trovato di meglio fuori Milano, lui è tornato sotto le sottane della madre e piange la sua sfortuna. Ma questo ormai, non mi riguarda più.







