I figli di mia cognata mi esasperano. Non voglio che mia figlia abbia a che fare con loro.
Ti rispetto, Maria, e rispetto tua figlia, ma non voglio più che i tuoi figli vengano qui quando lavoro. Si comportano malissimo, per me questa situazione è inaccettabile ho detto con fermezza a mia suocera, la signora Gina, mentre i miei nervi erano già tesi come corde di violino.
Ma davvero non ti disturba lasciare tua figlia da sola tutto il giorno? Almeno con i figli di Anna si diverte, non si annoia si è giustificata mia suocera con unespressione preoccupata, alzando le mani come a placare la tempesta.
Non ti preoccupare, Gina. Mia figlia non si annoia stare da sola. Quando posso, sei la benvenuta a trovarci, ma per ora non voglio altre visite. Ormai sono contraria, è così ho risposto risoluta.
Ma cosa ti hanno fatto, poverini?
Queste discussioni si ripetono spesso; mia suocera non riesce proprio ad accettare la mia posizione.
Mia figlia, Caterina, ha undici anni. Viviamo in una tranquilla zona alla periferia di Parma. Anna, mia cognata, abita a poche strade da noi. I suoi figli, Riccardo di tredici anni e Bianca di dieci, hanno sempre avuto un buon rapporto con Caterina. Ho sempre vigilato, non avevo mai notato strani comportamenti. Gina, la nonna, resta convinta che Anna abbia educato figli perfetti, ma la realtà è completamente diversa.
Mia suocera vede i nipoti solo durante le feste, non conosce la vera situazione. Mentre Caterina ha un carattere docile e rispettoso, i figli di Anna sono degli uragani che travolgono tutto. Si appropriano dei giochi di Caterina, e recentemente hanno preso il mio portafoglio per andare a comprare gelati e bibite.
Entrano in casa senza bussare, come se fosse la loro, dominando ogni stanza. Mangiano da noi, non si fanno problemi a chiedere, e non accettano mai la minestra che preparo.
Io la minestra non la mangio. Dammi dei soldi che vado al bar ha detto Riccardo a Caterina senza il minimo imbarazzo.
Non ne ho ha risposto Caterina, spiazzata.
Ma tua madre sì, prendi la sua borsa. Se non me li dai, li trovo io.
E così ha fatto. Ha trovato i soldi, se li è infilati in tasca senza il minimo riguardo ed è uscito. Ovviamente Caterina non ha avuto niente, non essendo stata lei a prendere i soldi. Quando ho chiamato Anna per raccontarle laccaduto, è stata lei a rimproverare me: i soldi non si devono lasciare in giro, sono io a sbagliare.
Anna, questa è casa mia! Tuo figlio ha frugato tra le mie cose, devi parlargli chiaro. In famiglia nostra non si prendono gli oggetti altrui, non voglio che i tuoi figli portino queste abitudini qui le ho risposto, mordendomi la lingua per non esplodere del tutto.
Anna si è risentita, ma si è poi calmata. Durante le vacanze, i suoi figli continuavano comunque a venire da noi. Quando ero presente cercavo di tenerli docchio per evitare altri pasticci. Una volta, però, mi hanno chiamata dalla caserma dei carabinieri: il vicino di casa, ufficiale di polizia, aveva segnalato che Riccardo aveva rubato qualcosa in edicola, e con lui cera Caterina.
Ma basta, non è successo niente di grave, perché fai tutto questo dramma? ha commentato sbrigativamente il marito di Anna, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Dopo quellepisodio, ho chiesto a mio marito Enrico di parlare seriamente con Anna. Lui mi ha ascoltata, i ragazzi hanno promesso di comportarsi bene e la sorella ha giurato che avrebbe controllato meglio. Ma niente è cambiato!
Ho fatto un patto con Caterina: non lasciarsi trascinare in alcun modo. Lei ha mantenuto la parola; loro, invece, no. Una mattina sono tornati di nuovo da noi e hanno quasi incendiato il ciliegio in giardino: volevano fare un pic-nic, non trovavano la legna e hanno acceso un fuoco con quello che hanno trovato.
Dopo quellultima goccia ho preso la mia decisione: Caterina non avrebbe più frequentato i cugini.
Adesso non permetti nemmeno alla nipotina di venire da noi? Ma sono parenti! si è lamentata mia suocera, incredula.
No, Gina, non sono questi i tipi di amici che voglio per mia figlia.
Dovresti crescerla in modo che sappia comandare, non farsi comandare! Solo così non ci sarebbero problemi ha detto Anna, acida, a bassa voce.
Non le ho nemmeno risposto. Sono fiera di come sto educando Caterina, non ho nulla di cui vergognarmi. Forse qualcun altro dovrebbe invece farsi delle domande. Mia figlia ha già tanti amici veri. Non teme la solitudine né la mancanza di attenzione. So di aver scelto ciò che è meglio per lei.







