REGALO
– Allora, figliolo, racconta un po, comè andata oggi? Comè stata la giornata?
Appena tornato dal lavoro, mi sono seduto sul divano e ho preso il mio piccolo Andrea, di cinque anni, sistemandolo accanto a me e scompigliandogli i capelli morbidi e castani. Mentre mia moglie Paola preparava la cena in cucina, io mi godevo la compagnia di mio figlio, il mio orgoglio e il mio unico tesoro. In casa, latmosfera era calda e accogliente; spiccava in salotto, fra la televisione che borbottava e la libreria, un alberello di Natale, semplice ma ricco di luci colorate. Mancava appena un giorno a Capodanno.
– Io sto bene! annunciò Andrea. Però il mio amico Marco non sta tanto bene.
– E che è successo a Marco? chiesi curiosamente. Quello del portone accanto, giusto?
– Sì, lui fece Andrea, annuendo.
– Al festino dellasilo oggi non gli hanno dato il regalo di Natale disse Paola, spuntando dalla cucina avvolta nel profumo di pollo arrosto. Povero bambino Dai, lavatevi le mani e tutti a tavola: è pronta la cena.
– Ma come, non gli hanno dato il regalo? chiesi sorpreso alzandomi dal divano. A tutti sì, ma proprio a Marco no? Mi sembra strano.
– Sì, agli altri sì, a Marco niente confermò Andrea, scendendo dal divano dietro di me. Babbo Natale e la Befana hanno distribuito i doni, ma lui niente. Stava lì ad aspettare.
– Che razza di Babbo Natale e Befana sono, se lasciano un bambino senza dono? mi arrabbiai, tirando una sedia e sedendomi al tavolo.
– Non è colpa loro disse Paola, scrollando le spalle. Probabilmente la mamma di Marco si è dimenticata di pagare la quota per il regalo, o magari proprio non aveva i soldi. Purtroppo succede. Andrea, ti sei lavato le mani?
– Sì, ci siamo lavati insieme in bagno dissi io, mentre tagliavo il pollo dorato distribuendolo nei piatti. Va bene, ammettiamo che non abbia pagato la quota, ma comè possibile che la direttrice dellasilo come si chiama, Anna Rossi? Comè possibile che abbia permesso una scena simile, con tutti che ricevono regali e Marco lasciato lì?
– Anna Rossi era quella che faceva la Befana dichiarò Andrea. E Babbo Natale era il custode dellasilo.
– Ancora peggio! mi indignai sempre di più. Possibile che non abbiano trovato nemmeno un regalo extra per questo povero ragazzino? Poi la mamma si sarebbe messa daccordo dopo! Che freddezza!
– Pare proprio di no sospirò Paola. Io al loro posto avrei trovato una soluzione per non metterlo in imbarazzo.
– E la mamma di Marco? Perché ha permesso una cosa simile, che suo figlio restasse senza regalo? continuavo a borbottare. Mi rivolsi quindi ad Andrea, che stava già rosicchiando la coscia di pollo con gusto.
– Spero che tu abbia condiviso il tuo regalo con Marco.
Andrea mi guardò, un po contrariato.
– Sì, papà, volevo farlo. Anche Sergio, Letizia, Alessio e altri ci hanno provato. Ma Marco non ha voluto niente da nessuno.
– Che orgoglioso! dissi sorpreso. Scommetto che non ha nemmeno pianto
– Non lo so, non lho visto rispose Andrea sincero.
– Che ragazzo! ripetei ammirato. Non se lo meritava davvero.
– Sì, povero Marco, che dispiacere deve aver provato disse Paola con compassione. Mi immagino come si sia sentito.
– Sapete cosa? Stasera ristabiliamo la giustizia! dissi risoluto. Avevo in mente qualcosa, perché mi sentivo le guance calde e gli occhi brillavano.
– E come pensi di fare? domandò Paola asciugandosi le labbra.
– Così! risposi in modo misterioso. Qualcuno di voi sa dove abita Marco? Andrea, tu lo sai?
– No scosse la testa Andrea. Non sono mai stato da lui, giochiamo solo in cortile e allasilo.
– Vabbè, posso informarmi io rifletté Paola. Ho unamica che conosce tutti in palazzo. La chiamo. Ma a che pro?
– Chiamala, e subito. insistetti.
– Va bene accettò Paola. Ma voi pensate a sparecchiare e a lavare i piatti!
– Abitano al trentacinque, si chiamano Rinaldi annunciò Paola dopo pochi minuti. La mamma si chiama Valentina. Il padre non cè, o meglio era ma se nè andato. Non è chiaro se se ne sia andato lui o sia stata la madre a mandarlo via. Comunque vivono solo madre e figlio.
– Come fai a sapere tutti questi dettagli? chiesi divertito.
– La mia amica Alice è la presidente del condominio, e tutti i gossip passano da lei sorrise Paola.
– Allora è tutto chiaro concludi. Andrea, hai già finito il tuo regalo?
– Non tutto la mamma dice che troppi dolci fanno male rispose Andrea a malincuore.
– Ha ragione convenni. Allora, il pacchetto del regalo è intatto?
– Sì, lho aperto con cura disse Andrea.
– Ottimo gli accarezzai la testa: Ora prendi i tuoi dolci avanzi e mettili in un altro sacchetto, il pacchetto colorato dallo all papà.
– Perché? chiese cautamente Andrea, ma poi corse in camera e tornò con il pacchetto regalo, visibilmente alleggerito, rovesciando il contenuto sul tavolo, tra caramelle e biscotti dai colori vivaci.
Paola, che osservava la scena silenziosa, intervenne poi:
– Ho capito dove volete arrivare, miei cari: volete regalare a Marco un dono vero. Ma chi lo porta e quando?
– Meglio oggi stesso! dissi deciso. Tu che ne pensi, Andrea?
– Sì! Facciamolo oggi! si entusiasmò Andrea. Metto un po delle mie caramelle per lui?
– Se non ti dispiace gli sorrisi.
– Andiamo insieme da lui? chiese Andrea, rimettendo alcune caramelle nel sacchetto.
– Oggi ci hai già provato a offrirgli dei dolci, ma lui non ha accettato Credo sia troppo orgoglioso. Meglio inventarci qualcosa riflettei.
Mi chiusi in camera e dopo qualche minuto ne uscii vestito da Babbo Natale! Stivaloni bianchi, mantello rosso con bordo in pelliccia, cappello, barba bianca, bastone in mano e un sacco di stoffa decorato a stelle dorate. Il sacco, però, era ancora vuoto.
Andrea mi fissava sorpreso, poi chiese:
– Papà, ma eri tu Babbo Natale lanno scorso? E quello prima?
– Sì, ero io, confessai. Scusa se non te lho detto prima, ma avresti scoperto comunque. Sai, me lhanno chiesto al lavoro una volta, poi è diventato una tradizione. E così in casa festeggio anche con te e la mamma. Ti è piaciuto Babbo Natale lanno scorso?
– Tantissimo! disse Andrea. Sono contento di avere il mio Babbo Natale!
Mi strinse forte le gambe.
Paola aggiunse altre caramelle, chiuse con un bel nastro il pacchetto gonfio che misi nel sacco delle sorprese.
Sistemai la barba e domandai:
– Allora, vi va che vada a trovare il piccolo Marco per portargli il regalo che merita?
– Sì! risposero in coro Paola e Andrea.
Andrea chiese:
– Posso venire anchio da Marco, papà?
– Come aiutante della Befana? scherzai.
– Da coniglietto! gridò Andrea, correndo in camera; tornò con il costume indossato allasilo, tutto bianco, con orecchie ritte e un pompon come coda. Indossava anche una mascherina con baffetti disegnati.
– Va bene, vieni, tanto Marco in quel travestimento non ti riconoscerà accettai. Però metti la giacca, anche se sei un coniglio, fuori fa freddo!
Uscimmo. Paola rideva a crepapelle vedendoci andare fuori: io, Babbo Natale alto, col bastone, e Andrea, piccolo coniglio che quasi strascicava il sacco pieno.
Dopo dieci minuti tornai a casa da solo, trafelato.
– Dovè Andrea? si preoccupò Paola.
– Tranquilla, è rimasto da Marco, stanno giocando. Tra mezzora lo vado a prendere risposi, asciugando la faccia sudata attraverso la barba. Mi buttai sul divano ancora travestito da Babbo Natale.
– Pensa te sospirai. Sai cosa è successo? Eravamo i sesti, già, a portare regali di Natale a Marco! Ed erano sicuro in molti altri dopo di noi. Prima di noi era passata pure Anna Rossi, la direttrice dellasilo ormai senza vestiti da Befana.
– Si è scusata tantissimo con Marco e con la mamma, chiedendo perdono per il misfatto raccontai mentre mi toglievo il mantello e la barba. Pare che qualcuno abbia ripreso tutto allasilo e messo il video sul portale del nostro comune. Poche ore dopo pioggia di commenti!
– Davvero? si stupì Paola. Lo voglio vedere.
– Ma il punto non è quello, dissi. Si è scoperto che la mamma di Marco aveva pagato in ritardo, e così hanno cancellato Marco dalla lista regali.
– In parte la colpa è anche della mamma, disse Paola. Ma da sola, con i soldi contati, avrebbero potuto fare qualcosa allasilo.
– Già E invece hanno solo tolto il ragazzino dalla lista senza piu pensarci continuai indignato. Così un innocente si è trovato escluso.
– Se fossi io al posto di Anna Rossi sospirò Paola. Ma che cuore ha la gente oggi?
– Forse la licenzieranno, o forse capirà e cambierà Ma chi lavora con i bambini dovrebbe avere più attenzione.
Mi fermai a pensare, poi le dissi:
– Ah, e indovina chi è venuto? Pure il papà di Marco! A testa bassa, coi regali, quasi in lacrime
– Sul serio? gioì Paola.
In quel momento suonò il campanello. Era tornato Andrea.
– Perché sei tornato da solo? chiesi. Dovevo venirti a prendere
– Che sono piccolo forse? protestò. E poi mi annoiavo.
– Come mai? domandai.
– La mamma di Marco e il papà litigavano, poi si sono messi a piangere. Siamo andati in cucina, e lì si abbracciavano e piangevano ancora tutti e tre. Manco si sono accorti che me ne andavo
Io e Paola ci guardammo divertiti e ci mettemmo a ridere.
– Dai, beviamo un tè disse Paola. E chi non dorme festeggia con noi il Capodanno! Che sia davvero felice, per tutti!
– Certo! rispose generoso Andrea.
Ecco, ancora una volta ho imparato che dietro un piccolo gesto si nascondono grandi verità: il vero dono non sono solo le caramelle o i biscotti, ma la capacità di prendersi cura degli altri. In famiglia, nel quartiere, basta poco per fare sentire qualcuno voluto bene. E questo, almeno a me, è sempre stato laugurio più importante per lanno nuovo.




