Meglio non contraddire una donna
La suocera urlò al telefono:
Se non sei capace di gestire tuo marito, allora chiedi il divorzio!
Finalmente il mio sogno si realizzerà. Mi libererò di te
Giulia quasi scoppiò a piangere:
Signora Livia, ma che persona siete?!
La nostra famiglia sta andando a pezzi, sto solo cercando di salvare mio marito, tirarlo fuori da questo pantano
E voi, invece di aiutarmi, mi consigliate di divorziare?!
Giulia non parlava con la suocera da sette anni. E non se ne pentiva affatto: la vita senza la madre di suo marito era molto più facile.
Ma Livia evidentemente la pensava diversamente.
Continuava regolarmente, metodicamente, a tormentare la nuora con telefonate e messaggi.
Anche oggi aveva chiamato già quattro volte in unora.
Ovviamente, Aldo se nera accorto.
Sicuro sarà per la casa in campagna, borbottò. La stagione inizia.
Ancora quellettaro! Vuole sicuramente una mano
È il tuo ettaro, lo corresse Giulia. O il suo. Di certo non mio.
Perciò, non sono obbligata ad aiutare nessuno. Chiaro?
Aldo non rispose.
Da un lato, aveva ragione. Dallaltro
Sua madre, Livia, era una donna piena di energia e voce grossa, proprietaria di un terreno che sembrava una piccola tenuta nobiliare.
E lo gestiva allo stesso modo: con pugno di ferro.
La parola per favore per lei semplicemente non esisteva, solo ordini: porta, riporta, zappa, raccogli.
Niente se hai tempo, niente per cortesia.
Figli e nipoti? Solo manodopera gratuita.
Giulia ricordava ancora il giorno della svolta definitiva.
Era successo circa sette anni prima, in autunno: lei e Aldo, allora ancora giovani e ubbidienti, avevano spostato tonnellate di patate.
A malapena riuscivano ad alzarsi in piedi la schiena sembrava essersi sciolta dentro gli stivaloni di gomma troppo grandi per Giulia.
A fine giornata, Aldo aveva bussato in cantina, dove stava sua madre.
Mamma, ce ne andiamo. Ci lasci un sacco di patate? Dinverno i bimbi ne mangiano tante, ci fa comodo risparmiare.
Livia strinse gli occhi. Aveva sempre venduto le sue verdure al mercato, ogni pomodoro per lei era guadagno.
Eh, figliolo, allargò le braccia, sono già tutte prenotate. Mi sono accordata questestate col grossista.
Tutte? Aldo era incredulo. Mamma, non cè nemmeno un sacco per noi? Le abbiamo piantate noi. E raccolte noi.
Tre anni fa ti ho proposto una cassetta, ti sei rifiutato, tagliò lei. Sarà perché non ti serviva. Io prendo una pensione bassa, lo sai. Ogni euro conta.
Vuoi le patate? Compri da me.
Te le faccio amici, con lo sconto. Ma gratis, mai!
Aldo restò in silenzio. Annui, prese la mano di Giulia e la portò verso la macchina.
Mentre guidava, dichiarò:
Non prendiamo più niente da lei, disse deciso. E non mi faccio più sfruttare nellorto.
Da allora, lettaro divenne un paio di aiuole per passione.
Livia perse i suoi schiavi, cioè figlio e nuora.
Le patate ormai le compravano al supermercato. Per principio: mica dovevano chiedere ciò che spettava loro.
Col campo la questione fu risolta, ma il carattere acido di Livia restava.
Il fatto che Giulia la ignorasse, proprio non lo digeriva.
Il telefono trillò di nuovo. Giulia posò il coltello e guardò suo marito.
Vai tu da lei?
Devo, Giulia. La recinzione è quasi caduta.
I bambini non te li do, tagliò corto lei.
Tanto non verrebbero. Hanno paura della nonna.
Per loro Livia non era una dolce vecchietta coi biscotti, ma una donna rumorosa, sempre insoddisfatta, che senza motivo poteva mollare uno scapaccione.
In più detestavano come insultava la mamma.
Vostra madre non mi rispetta, vi mette contro di me! urlava la cara nonna. Crede di essere una regina, invece di aiutare in campagna!
Ditele che è ingrata!
Ogni volta i bambini tornavano nervosi, scontrosi, finché Giulia disse basta.
Va bene, Aldo picchiò leggermente la mano sul tavolo. Sarà una visita veloce.
Se ne andò, e Giulia, dopo aver finito di cucinare, si sedette esausta.
La memoria le restituì un ricordo diverso. Il giorno in cui capì che Livia non era solo una persona difficile. Era un nemico.
***
Tre anni fa, Aldo ebbe un crollo improvviso. Tutto era iniziato innocuamente; un paio dore al computer dopo il lavoro, per scaricare la tensione.
Giochi, strategie, raid online.
Giulia non ci dava peso. Ma sì, lasciatelo riposare.
Ma le ore divennero notti.
Aldo tornava, consumava la cena di fretta e piombava davanti allo schermo.
Occhi vitrei, risposte confuse, nessun interesse per figli o moglie.
Nei weekend, quaranta ore davanti al computer.
Giulia era disperata.
Che fare? Come salvare suo marito? Aveva provato mille volte a parlarci, tutto inutile.
Aldo, dobbiamo parlare, tentava di scuoterlo. Guardami!
Lasciami stare, sono occupato. Ho una battaglia in corso.
Ma la famiglia va a rotoli! Che te ne fai del tuo esercito virtuale?!
Quando capì che con le parole non otteneva nulla, passò ai fatti: nascose i caricatori, portò il portatile dai suoi, vendette il fisso per pochi euro.
Ma servì a poco Aldo le urlò contro e si comprò tutto nuovo lo stesso giorno.
Era una dipendenza, vera e terribile.
Luomo che amava stava svanendo ormai rischiava pure di perdere il lavoro.
Disperata, Giulia decise di chiedere aiuto alla suocera.
Pensava: in fondo è sua madre, quali che siano i suoi difetti, sicuramente gli vuole bene.
Avrà pur voglia di aiutarlo, di richiamarlo
Composta, tra le lacrime, compose il numero.
Livia, è una tragedia. Aldo non esiste più. Questi giochi
Non vede più la famiglia.
Parlatene, vi prego. Da madre, da adulta.
Non mi ascolta. Il matrimonio sta crollando!
Un attimo di silenzio. Giulia si aspettava sostegno, promesse di intervenire.
Ma la voce di Livia fu fredda, addirittura soddisfatta:
Non riuscite a vivere insieme? Divorziate.
Come?
Hai sentito. Non farlo soffrire. Che venga da me con le sue cose.
Ne troverà di lavori qui. Cè lorto, il tetto che perde.
Qui serve più che da te. Si riposerà dalle tue scenate!
Giulia rimase pietrificata con il telefono in mano. In quelle parole cera tutto: gelosia, desiderio di richiamare il figlio allovile.
Le venne subito in mente il compleanno di Livia, qualche anno prima di quellepisodio.
Tavola imbandita, ospiti, tra cui anche i genitori di Giulia.
Livia, faccia rubizza dopo qualche bicchiere di liquore fatto in casa, si lasciò andare.
Spazientata, fissò gli invitati e fissando i genitori di Giulia sparò forte:
Io aspetto sempre che lui torni. La mia casa è grande, qua cè posto per lui.
Le mogli vanno e vengono, ma la madre resta.
Vedrete che alla fine torna da me.
I genitori di Giulia rimasero pietrificati.
Giulia pensò: Quello che uno ha in testa da sobrio, lo dice da ubriaco.
***
Laiuto arrivò da dove meno se laspettava.
Il suo ex cognato, Paolo, era anche lui precipitato nellalcolismo, aveva perso lavoro, casa, famiglia.
Sua moglie la sorella di Giulia se nera andata con i figli e non era più tornata.
Per Paolo fu il fondo. Solo da lì si rialzò.
Smise. Diventò un uomo diverso duro, silenzioso, ma retto.
Tentò di ricostruire la famiglia, ma la sorella non perdonò.
Una tazza rotta non si aggiusta, gli disse.
Paolo visse con senso di colpa, ma non toccò più lalcool.
Giulia, ormai allultima speranza, cercò il suo numero e chiamò.
Paolo, ciao. Sono Giulia ho bisogno daiuto.
Paolo arrivò dopo unora. Entrò in cucina, dove Aldo stava masticando svogliatamente un panino, con lo smartphone in mano.
Ehi, generale dei videogiochi, disse, sedendosi di fronte.
Aldo si scosse, alzò lo sguardo.
Che vuoi qui?
Volevo vedere uno che butta la sua vita nel cesso.
Io avevo lalcool, tu i giochi online.
La differenza è poca.
Parlarono a lungo.
Giulia spiava dalla stanza accanto.
Allinizio Aldo reagiva male, urlava che lavorava, che aveva diritto al riposo.
Paolo, però, non alzò mai la voce, placido.
Pensi di avere il controllo? si sentiva la sua voce. Anche io lo pensavo.
Solo un bicchiere ogni tanto, dicevo. Poi, mi sono svegliato e casa era vuota.
Niente culla, silenzio tremendo.
Non cè niente che possa coprire quel silenzio.
Giulia se ne andrà, Aldo. È paziente, ma non è di ferro.
Prenderà i bambini e andrà via. E tu, solo con il portatile, a zappare nellorto della mamma.
È quello che vuoi?
Aldo biascicò qualcosa, ma più piano, ormai.
Darei tutto per tornare indietro a quando mia moglie faceva le valigie, continuò Paolo. Per fermarla, chiederle perdono col pianto.
Ma era tardi. Tu hai ancora una chance
Quando Paolo se ne andò, Aldo rimase seduto in cucina al buio.
Più tardi entrò in camera. Giulia non dormiva, voltata verso il muro.
Lui le si sdraiò accanto, labbracciò da dietro.
Scusa, sussurrò. Ho cancellato tutto.
Giulietta, ora ho capito. Tu e i bambini siete tutto!
Mantenne la parola il computer rimase solo per il lavoro.
Le prime settimane fu dura: irascibile, senza pace. Ma Giulia era lì, gli riempiva le giornate, anche solo con passeggiate e chiacchiere.
E ci riuscirono.
***
Aldo rientrò poco prima di cena.
Allora? chiese Giulia, apparecchiando. Coshai fatto?
Ho sistemato la recinzione, puntellato la veranda. Anche la porta del capanno era da aggiustare, fatta.
E tua madre?
Sempre la stessa. Ha chiesto perché i nipoti non sono venuti.
E tu?
Ho detto che avevano attività. Non le ho detto la verità.
Male.
Giulia, è anziana, malata…
È marcia dentro, non vecchia, lo interruppe Giulia. Sai cosa racconta ai bambini di me e di noi.
Che la mamma è cattiva, che non li ama, che non rispetta il padre.
Perché lasciare che si sporchino lanima con la sua cattiveria?
Giulia, è pur sempre la nonna, ribatté Aldo, arrabbiato, Ha il diritto di vedere i nipoti!
Le ho promesso che la prossima settimana li porto.
Niente da fare, rispose glaciale Giulia. Se vuoi andare, vai solo tu. I bambini non li tocchi! Non provare a impormi condizioni.
Aldo ammutolì. Conosceva bene sua moglie.
Lei non bluffava: se diceva divorzio, lo intendeva.
Che Livia si metta il cuore in pace: i bambini non andranno. Contraddire la moglie non conviene mai.




