«Tua moglie si sta davvero lasciando troppo andare. Spiegale come bisogna comportarsi» — ammoniva la suocera di Massimo – Marinella, domani inauguro la casa nuova! Ho invitato un sacco di persone e sai bene che nell’appartamento non è ancora sistemato nulla. Mi dai una mano, vero? – Certo, signora Nina, – rispose Marina, anche se per il weekend aveva altri programmi. E così comincia: tartine per trenta persone, insalata “Cesare”, tagliere di salumi. Composizione di frutta. Decorazioni della sala. Sistemare i mobili. Immaginate: il venerdì sera invece di una cena romantica con il marito – tour all’Esselunga. Sabato, sveglia all’alba e cucina nella casa d’altri. – Massimo, almeno aiutami a mettere a posto le sedie! – supplicava Marina al marito. – Dai, tu sai senz’altro farlo meglio di me! – svicolava lui, scrollando le notizie sul telefono. Alle tre il salotto della suocera era trasformato. Buffet elegante, tutto decorato con gusto: fiori sistemati alla perfezione. Marina osservava esausta il risultato. I primi ospiti arrivarono puntuali alle quattro: colleghi della signora Nina, vicini della vecchia casa, amiche. Tutti abbracciavano la padrona, ammiravano l’appartamento, portavano regali per il trasloco. Marina stava in cucina a tagliare altro limone. – Ma dov’è la tua nuora? – domandò qualcuno. – È lì che traffica in cucina, – indicò svogliatamente la suocera. – Marina! Vieni a salutare! Marina uscì. Sorrise e salutò tutti. – Che nuora premurosa che hai! – esclamò ammirata una donna in tailleur elegante. – Si vede che ha le mani d’oro! – Eh sì, l’ho educata bene, – rise soddisfatta Nina. – Ora ho un vero sostegno. E poi il colmo: per Marina non c’era nemmeno una sedia. – Oh Marinella, tanto tu non hai tempo di sederti, – la scusò la suocera. – Meglio che sorvegli gli stuzzichini, porta le portate. Marina annuì. Cosa poteva fare? Così, sta da parte come una cameriera: porta i vassoi, versa lo spumante, toglie i tovaglioli usati. Al tavolo risate, brindisi, chiacchere vivaci. – Ricordi, Nina, quando lavoravi con noi… – inizia una collega. Marina ascolta in silenzio storie di una vita dove lei è di troppo. – Marina, puoi sistemare la frutta? – chiede ad alta voce la suocera. Marina va in cucina, lava l’uva, prepara il piatto. – Che meraviglia! – esultano gli invitati. – Signora Nina, avete un vero talento tra le mani! – Massimo è stato furbo a scegliere una moglie così in gamba! – aggiunge la signora in tailleur. – Chissà, cena sempre pronta e casa ordinata! Tutti ridono. Anche Massimo si fa bello. Ma di cosa va fiero? Di avere una domestica gratis? Non è nemmeno la fine. Al tavolo le conversazioni si sciolgono, l’atmosfera si scalda, le voci si alzano. – Nina, raccontaci di quando Massimo all’università faceva impazzire tutte le ragazze! – ride una vecchia amica della suocera. – Eh, che ricordi! – svicola civettuola Nina, felice di essere al centro. – Erano tutte innamorate! Vent’anni e già un adone! Risate generali. Massimo arrossisce, ma ci è abituato. Marina sta al tavolino, pulisce i bicchieri. Nessuno bada a lei. Un oggetto utile, ma invisibile. – All’università le ragazze facevano la fila! – si vanta ancora la suocera. – Anche il preside scherzava: “Massimo sarà un don Giovanni”. Ed è stato vero! Prima di Marina chissà quante storie! – Basta, mamma, – cerca di troncare Massimo. – Ma dai, cosa importa? Marina sa che non è l’unica, – ride Nina. – Un uomo deve saper vivere, no? Solo così può mettere su famiglia! La donna in tailleur annuisce: – Giusto, Nina. Alle donne conviene: marito esperto! – Proprio così! – conferma la suocera. – E Marina è tranquilla, non è gelosa! Tutti si girano verso Marina. Aspettano la conferma che lei sia “tranquilla”. Marina annuisce. Non ha scelta. – Marina, come vi siete conosciuti tu e Massimo? – chiede la vicina. Marina apre bocca, ma la suocera la precede: – In banca! Lui appena manager, lei consulente. Si capiva subito che era una ragazza seria, affidabile. Affidabile. Come raccomandazione per un lavoro. – Dissi a Massimo: “Guarda quella ragazza! Non è una frivola, ma una da famiglia”. Immaginate che parlino di voi come di merce. “Da famiglia”. – E che scelta giusta! – esclama la signora in tailleur. – Si vede che è bravissima! Ha organizzato tutto il trasloco! – Sì, sì – conferma Nina con orgoglio. – Ho capito subito che a lei si può affidare la famiglia. Non come certe egoiste moderne. Il peggio: Massimo tace. Non dice: “Mamma, basta”. Ascolta la moglie discussa come una purosangue all’asta. – E i bambini quando li fate? – arriva la domanda fatidica. – Nina, sogni i nipotini! La suocera sospira: – Lo sogno tanto! Ma i giovani rimandano: lavoro, mille cose. E il tempo passa! Marina si scalda in volto. Argomento doloroso: da quasi due anni provano ad avere un figlio. Marina si è fatta visitare di nascosto, prende vitamine. Nulla di anomalo, ma ogni mese è una delusione. – Ma sono affari loro, – commenta con tatto la vicina. – Certo! – conferma Nina. – Però gliel’ho ripetuto: è ora! Gli anni passano, vorrei viziarli io un po’ questi bimbi. Marina si morde le labbra. “Hai suggerito?” In realtà ogni settimana chiede: “Novità?” E Marina arrossisce e si scusa. – E magari non sono pronti? – prova a dire un’ospite. – Pronti o no che differenza fa? – svicola Nina. – Ai nostri tempi si facevano figli, punto! Ora tutti esitano. Il senso materno non cambia! Marina si allontana verso la finestra. – Marinella! – la richiama la suocera. – Perché ti sei intristita? Vieni qui, stiamo parlando di cose importanti. Marina si avvicina. Si mette accanto alla poltrona di Massimo. – Guardate che brava moglie ha Massimo, – riprende la suocera. – Le chiedi una cosa, la fa. Non come certe moderne, che hanno solo pretese. – Ma quali diritti ha la moglie? – commenta filosofica la signora in tailleur. – Essenziale è che il marito sia felice e la famiglia vada bene. – Ecco, appunto! – segue un’altra invitata. – La felicità di donna è la famiglia, i figli. Marina ascolta e sente un nodo sempre più stretto. Parlano di lei, ma non con lei. – Nina, ricordi la prima storia seria di Massimo? – chiede una delle ospiti. – Si chiamava Alena? – Oh, lasciamo stare! – ride la suocera. – Era carina, ma aveva un brutto carattere. Meglio che sia finita! – Cosa aveva che non andava? – domandano curiose. Nina guarda il gruppo: – Era intrattabile. Voleva dire sempre la sua, ribatteva su tutto. Non una moglie, ma una pena! Consigliai subito a Massimo: “Figlio, pensaci. Ti serve una così?” Massimo si agita, ma non parla. – Hai fatto bene! – approva la signora in tailleur. – Una madre capisce chi è giusta per il figlio. Altrimenti soffriva per sempre. – Marina, mi porti altro ghiaccio? – chiede la suocera. Marina annuisce, va in cucina, prende il ghiaccio. Rimane lì a guardare i cubetti. Improvvisamente capisce: lei non fa parte della festa. È personale di servizio. Marina resta in cucina col secchiello in mano, fissa il buio fuori. Sui balconi vicini la gente vive la propria vita. Dal salotto arriva il coro allegro. Qualcuno canta al karaoke. Tutti cantano. – Marinella! – grida la suocera. – Dov’è il ghiaccio? E metti su il caffè! Marina avvia la macchina del caffè. Prende il secchiello, va in salotto. – Ecco la nostra laboriosa! – scherza la signora in tailleur. – Ma Marina, perché così seria? Vieni a divertirti! – È stanca, – taglia corto la suocera. – Tutto il giorno in piedi. Ma va bene, la donna deve saper fare tutto. Questo è il destino di una donna: prendersi cura della famiglia. – Certo! – conferma la vicina. – E l’uomo deve lavorare! – E io non lavoro forse? – domanda piano Marina. Tutti si girano. In sala cala il silenzio. – Cosa, cara? – chiede stupita la suocera. – Ho chiesto: non lavoro forse? – ripete più forte Marina. Massimo si incupisce: – Marina, che senso ha? – Che zia Giulia ha detto “l’uomo lavora e si riposa”. E io, allora, non lavoro? Gli ospiti si guardano perplessi. Nessuno si aspettava questa svolta. – Sì, lavori, – dice la signora in tailleur. – Ma sono cose diverse. – Diverse? – Beh, – tituba lei. – Tu sei consulente. Massimo è project manager. Ha più responsabilità. – Capisco. La mia non è vera professione. E le cose di casa sono solo mie. Quindi io lavoro sia in ufficio sia a casa. Ma Massimo solo in ufficio. E a riposare è lui. Imbarazzo generale. – Marina, ma che dici? – sbotta Massimo. – Non c’entra. – C’entra, – dice posando il secchiello sul tavolo. – Due giorni a preparare questo trasloco: fare la spesa, cucinare, decorare. Oggi dalla mattina senza sosta. Ma nemmeno un posto a tavola. – Non è stato voluto! – prova a giustificarsi la suocera. – Solo un errore nei conti. – Sbagliato, – Marina annuisce. – Non avete pensato a me. Sono la domestica. – Marina! – la zittisce Massimo. – Basta! – Basta cosa? Dire la verità? – Marina, calmati, – prova a intervenire un ospite. – Saranno i nervi. – Basta figuracce! – tuona la suocera. – Non si litiga davanti a tutti! – E invece davanti a tutti si può discutere la mia vita di coppia? Si può dire che non ho figli? Si può parlare delle ex di Massimo? La suocera impallidisce. – Non volevo… – Avete parlato di Alena. Di quanto fosse meglio che se ne sia andata, perché aveva una sua opinione. Tutti d’accordo: meglio una marita accomodante. Marina guarda ognuno. – Sapete cosa? Alena aveva ragione! Non bisogna permettersi di diventare una serva gratis! – Ma cosa dici! – Massimo si alza – Che serva?! – Sapete cosa desideravo oggi? – continua Marina piano. – Sentire: “Questa è mia moglie, lavora in banca, è intelligente e brillante”. Invece: “Che brava casalinga, che accomodante. Proprio da famiglia”. – Marina, ma… – Ma cosa?! – lo interrompe – Tu sei stato zitto! Quando tua madre diceva che sono perfetta – zitto! Quando zia Giulia parlava dei diritti della moglie – zitto! Quando tutti discutevano sulla mia vita – zitto! La voce le trema. Le lacrime trattenute escono finalmente. – Sapete che c’è? Sono stanca di essere comoda! Marina si asciuga gli occhi. – Scusate se ho rovinato la festa. Ma non voglio più fingere l’ideale nuora. E si dirige verso la porta. – Marina, fermati! – urla Massimo. – Dove vai? – Sul balcone, a prendere aria, – risponde. – Continuate pure senza il personale di servizio. La porta si chiude. Resta solo il brusio e la musica ovattati. Fuori, sotto il cielo stellato, Marina può finalmente essere se stessa. Può piangere. Marina resta più di un’ora sul balcone. Prima piange di rabbia, vergogna e sollievo. Poi asciuga le lacrime e guarda le luci della città. Dall’appartamento si sentono solo due voci: Massimo e la suocera. – Non capisco che le sia preso! – sbotta Nina. – Davanti agli ospiti! – Mamma, forse non ha torto, – abbozza Massimo. – In cosa? Per aver sgridato i grandi? Per aver rovinato la festa? Marina ascolta. – Ha lavorato tutto il giorno. – E allora? Anch’io lavoravo! Mai lamentarsi! La famiglia è un lavoro, una donna deve sapere qual è il suo ruolo. Marina sorride amaramente. La suocera non capirà mai. – Ma comunque… – Niente “ma”! Parlaci seriamente. Dille come deve comportarsi. Si è proprio lasciata troppo andare. Marina apre la porta ed entra. Massimo e la suocera tra i piatti sporchi. – Una bella chiacchierata, ottima idea, – dice calma Marina. Si voltano sorpresi. – Marinella, – comincia la suocera con voce dolce. – Ma dai, non volevamo ferirti. – Lo so, – annuisce Marina. – Solo che non siete abituati a sentirmi parlare. – Discutiamone a casa, – propone Massimo. – No. Quello che è iniziato qui, qui finisce. Marina si siede sulla poltrona dove c’erano gli ospiti. – Massimo, domani vado dai miei. Una settimana. Devo riflettere. – Riflettere su cosa? – si preoccupa Massimo. – Se voglio ancora una famiglia dove non vengo rispettata. – Marina, non esagerare. – Non esagero, – risponde tranquilla. – È una scelta. O cambiano le cose, o cambio io la mia vita. La suocera sbuffa: – Ecco la gioventù: subito ultimatum! – Massimo, se tieni al nostro matrimonio, rifletti. Non su come farmi “rientrare nei ranghi”, ma sul perché tua moglie piangeva sul balcone mentre tua madre riceveva gli auguri. Una settimana dopo Massimo va dai suoceri. Siede in cucina, giocherella con la fede. – Marina, torna a casa, ti prego. Cambierà tutto. Marina lo guarda a lungo. – Va bene. Proviamoci. Non pianse mai più durante una festa di famiglia. Perché aveva capito come difendere il suo diritto al rispetto.

Tua moglie si sta proprio lasciando andare. Devi spiegarle come si deve comportare, rimprovera la suocera di Massimo.

Marinella, domani inauguro casa nuova! Ho invitato tanta gente e sai che qui non è ancora sistemato nulla. Puoi aiutarmi, vero?

Certamente, signora Nina, risponde Marinella, sebbene avesse in mente tuttaltro per il fine settimana.

Ed ecco che comincia il tour de force. Trenta persone da servire con tartine. Insalatona alla Cesare. Tagliere di salumi e formaggi. Centrotavola di frutta. Addobbi. Disposizione dei mobili.

Immagina: il venerdì sera invece della cenetta romantica con suo marito, gita al supermercato Esselunga. E sabato mattina dalle sei già ai fornelli nella casa della suocera.

Massimo, almeno mi aiuti a sistemare le sedie? chiede Marinella al marito.

Ma tu hai più gusto di me, sai come renderle carine! svia Massimo, intento a sfogliare le ultime notizie sul telefono.

Alle tre del pomeriggio la casa è trasformata. In salotto trionfa il buffet perfetto: decorazioni raffinate, fiori in ogni angolo. Marinella guarda il risultato e si sente esausta.

I primi ospiti arrivano puntuali alle quattro. I colleghi di Nina, i vecchi vicini, tutte le amiche. Abbracciano la padrona di casa, si complimentano, portano regali per linaugurazione.

Marinella rimane in cucina a tagliare un altro limone.

E tua nuora dovè? chiede qualcuno tra gli invitati.

Eccola lì, che si dà da fare in cucina, Nina fa un gesto distratto. Marinella! Vieni a salutare!

Marinella si presenta. Sorride. Saluta tutti.

Che nuora accudente che hai! esclama ammirata una signora in tailleur. Si vede che ha le mani doro!

Sì, io lho cresciuta bene, ride soddisfatta Nina. Ora è la mia colonna.

Poi arriva il momento clou. Marinella non trova posto a sedere.

Tesoro, tanto non avresti tempo di stare seduta, si scusa la suocera. Meglio che controlli il buffet e porti i piatti.

Marinella annuisce. Cosaltro può fare?

Così rimane lì, da sola, come una cameriera. Porta le tartine, rabbocca il prosecco, raccoglie i tovaglioli usati. Mentre agli altri il tavolo offre chiacchiere, brindisi e risate.

Ti ricordi, Nina, quando lavoravamo insieme allospedale? inizia una delle ex colleghe.

Marinella ascolta in silenzio storie di vite dove lei non appartiene.

Marinella, sistema la frutta, intima ad alta voce la suocera.

Lei ritorna in cucina. Lava luva. La dispone su un vassoio.

Che meraviglia! gioiscono gli invitati. Nina, sei fortunata, hai una piccola artista come aiuto!

Massimo è stato saggio a scegliere una moglie così pragmatica! rincara la signora elegante. Scommetto che la cena è sempre pronta e la casa splende!

Tutti ridono. Anche Massimo sorride orgoglioso.

Orgoglioso di cosa? Di avere una domestica gratuita?

Ma la storia non finisce qui.

Le conversazioni al tavolo si fanno sempre più intime. Latmosfera si trasforma, i toni diventano familiari.

Raccontaci, Nina, di quando Massimo faceva girare la testa a tutte le ragazze delluniversità! sghignazza una vecchia amica.

Ma cosa c’è da raccontare! risponde civettuola Nina, visibilmente compiaciuta ad essere al centro. Era il preferito di tutte! A ventanni era già un adone!

Risate generali. Massimo arrossisce un po, ma ci è abituato ai complimenti della madre.

Marinella è al tavolino, pulisce i bicchieri. Nessuno nota la sua presenza. È come se fosse parte dellarredo. Utile, ma invisibile.

Alluniversità le ragazze facevano la fila per lui! si mette a vantarsi Nina. Il preside scherzava: Massimo sarà il nuovo Casanova e ci ha azzeccato! Quante storie prima di Marinella!

Basta, mamma, tenta di fermarla Massimo.

Ma che sarà mai! Marinella lo sa che non è stata la prima, ride Nina. Un uomo deve fare esperienza! Altrimenti come si crea una famiglia?

La signora elegante annuisce:

Verissimo, Nina. E per la donna è meglio: così sa che il marito è navigato.

Proprio così! conferma Nina. E Marinella è tranquilla. Non è gelosa!

Tutti si voltano verso Marinella. Aspettano una reazione. La conferma che è davvero tranquilla.

Marinella annuisce. Non ha scelta.

Marinella, come vi siete conosciuti tu e Massimo? chiede la vicina.

Marinella sta per rispondere, ma la suocera la precede:

In banca! Lui era responsabile del personale, lei lavorava come consulente. Si vedeva subito che era seria e affidabile.

Affidabile. Come una referenza lavorativa.

Ho detto subito a Massimo: guarda quella ragazza, non è svampita, è tutta casa e famiglia. Proprio ciò che serve!

Immagina che si parli di te come di una merce di qualità. Adatta alla famiglia.

E avete fatto bingo! esclama la signora elegante. È piena di risorse! Ha organizzato tutto linaugurazione.

Eh, conferma con fierezza Nina. Io ho capito subito che si poteva affidare a lei la famiglia. Altro che certe giovani di oggi, solo egoiste!

Il dettaglio più triste? Massimo rimane zitto. Non obietta. Non dice: Basta, mamma. Semplicemente lascia che la moglie sia trattata come una cavalla di razza da esposizione.

E i bambini quando li pensate? arriva linevitabile domanda. Nina, tu desideri diventare nonna!

Nina sospira:

Lo sogno da tempo! Ma i giovani oggi rimandano sempre tra il lavoro e il resto. E il tempo passa!

Marinella si sente avvampare. È un argomento dolente. Lei e Massimo cercano un figlio da quasi due anni. Marinella si è fatta visite in segreto, prende integratori. Finora va tutto bene, ma ogni mese porta solo amarezza.

Su, è una loro questione privata, dice con tatto la vicina.

Certo! concede Nina. Ma io qualche volta lho detto: bisogna pensare, gli anni passano e vorrei coccolare un nipotino.

Marinella si morde le labbra. Qualche volta? Ogni settimana chiede: Allora, novità? E Marinella arrossisce, mormorando scuse.

Magari non sono pronti, suggerisce una invitata.

Ma che pronti e pronti! sbotta Nina. Alla loro età noi avevamo già figli, nessun problema! Ora invece tutti si inventano scuse. Listinto materno non lo puoi eliminare!

Marinella si allontana verso la finestra.

Marinella! la chiama la suocera. Vivi? Vieni, parliamo di cose importanti!

Marinella si avvicina. Si ferma accanto alla poltrona di Massimo.

Guardate che moglie docile ha Massimo, continua Nina. Le chiedi qualcosa, lo fa. Non come certe moderne, sempre pronte a criticare.

Ma quali diritti ha la moglie? riflette la signora elegante. Limportante è la felicità del marito e il benessere della famiglia.

Esatto! sostiene unaltra invitata. La gioia di una donna è nella casa, nei bambini.

Marinella ascolta, sente il nodo stringersi. Stanno parlando di lei, non con lei.

Ma Nina, ti ricordi la prima fidanzata seria di Massimo? Mi pare si chiamasse Alessia?

Eh sì, ma non farmela ricordare! ride la suocera. Carina, ma testarda. Era sempre pronta a rispondere e contraddire. Non una dolce moglie, una fatica! Glielho detto subito a Massimo: Pensa bene, non ti serve una così difficile.

Massimo si muove a disagio, ma non dice nulla.

Hai fatto bene! approva la signora elegante. La mamma capisce qual è la donna giusta per il figlio. Altrimenti sarebbe stato rovinato.

Marinella, porta un po di ghiaccio, per favore! la interpella la suocera.

Marinella obbedisce e va in cucina. Prende il ghiaccio dal freezer. Lo guarda.

Allimprovviso capisce: non è parte della festa. Lei è solo la servitù.

Marinella sta in cucina con il secchiello di ghiaccio e si perde a guardare fuori. Il buio si stende sui tetti con le luci accese dei balconi vicini gli altri vivono la loro vita.

Dal salotto arrivano canti allegri. Qualcuno attacca il karaoke. Tutti cantano.

Marinella! urla Nina. Dovè il ghiaccio? E per favore, prepara il caffè!

Marinella avvia la macchina da caffè come uno zombie. Prende il secchio e si avvia in salotto.

Ecco la nostra stacanovista! ride festosa la signora in tailleur. Marinella, perché sei così seria? Divertiti con noi!

È stanca, minimizza la suocera. È stata tutto il giorno sulle gambe. Ma non importa, la donna deve saper fare tutto. Così va la vita, prendersi cura della famiglia.

Certo! conferma la vicina. Luomo deve pensare a portare lo stipendio!

E io non porto soldi a casa? sussurra Marinella.

Tutti si girano verso di lei. Cala il silenzio in salotto.

Come hai detto, cara? chiede sorpresa la suocera.

Ho chiesto: non lavoro forse anchio? ripete Marinella più decisa.

Massimo si aggrotta:

Marinella, che senso ha?

Che zia Giuliana ha appena detto che luomo guadagna, e la donna si riposa. Mica vero. Io lavoro. O no?

Gli ospiti si guardano tra loro. Nessuno aveva previsto questa svolta.

Sì, certamente lavori, ammette la signora elegante. Ma sono cose diverse.

Diverse, in che senso?

Insomma, tentenna lei. Tu sei una consulente. Massimo è un project manager. Ha più responsabilità.

Quindi il mio non è proprio lavoro. E la casa tocca sempre a me. Lavoro fuori e anche dentro casa. Ma il riposo lo merita solo Massimo.

Nessuno sa che dire.

Marinella, per favore si irrita Massimo.

Per cosa? Per dire la verità?

Marinella, calma, interviene un invitato. Saranno i nervi.

Basta scenate! tuona la suocera. Non farti notare in pubblico!

Ah, ma davanti a tutti si può parlare della mia famiglia, dire che non ho figli, raccontare delle ex di Massimo?

Nina impallidisce.

Non volevo

Avete parlato di Alessia, di quanto era male che diceva la sua opinione. Tutti daccordo che la moglie comoda è meglio.

Marinella guarda in faccia ciascuno dei presenti.

Sapete una cosa? Alessia aveva ragione! Meglio non lasciarsi trasformare in assistente gratis!

Ma che stai dicendo! sbotta Massimo. Quale assistente?

Sapete cosa ho desiderato stasera? dice Marinella più piano. Che qualcuno mi presentasse dicendo: Questa è mia moglie. Lavora in banca. È intelligente e brillante. Invece avete sempre detto: Che brava casalinga. Che accomodante. Proprio adatta.

Marinella, dai prova a mediare Massimo.

Dai cosa?! lo interrompe bruscamente. Tu non hai mai detto niente. Mamma parlava di quanto sono gestibile tu zitto. Zia parlava dei diritti delle mogli tu zitto. Tutti parlavano della mia vita privata tu zitto!

La voce le trema. Finalmente le lacrime che ha trattenuto esplodono.

Sapete una cosa? Sono stanca di essere comoda!

Marinella si asciuga le lacrime.

Scusate se ho rovinato la festa. Ma io non posso più fingere di essere la nuora perfetta.

Si avvia verso la porta.

Marinella, dove vai? domanda Massimo.

Sul balcone. Ho bisogno daria fresca, risponde lei, senza fermarsi. Continuate pure. Senza il servizio catering.

La porta si chiude. Dietro di lei rimane il mormorio e la musica. Fuori, sotto il cielo stellato, Marinella finalmente si sente se stessa.

Può piangere.

Rimane lì per più di unora. Prima piange di rabbia, vergogna, liberazione. Poi asciuga le lacrime e si perde nelle luci della città.

Dalla casa arrivano voci soffuse. Tutti se ne sono forse andati si sentono solo Massimo e la suocera.

Non capisco che le è preso! si lamenta Nina. Davanti agli ospiti, che figura!

Mamma, forse non ha tutti i torti, risponde incerto Massimo.

Torti su cosa?! Sul fatto che ha gridato contro gli anziani? Che ha rovinato la festa?

Marinella ascolta.

Eppure ha fatto tutto lei oggi.

E allora? Anchio da giovane lavoravo! E non mi lamentavo! La famiglia richiede fatica, Massimo. La donna deve saper stare al suo posto.

Marinella sorride amareggiata. Neppure ora Nina capisce.

Sì, ma

No, niente ma! Devi parlarle seriamente. Farle capire come si comporta. Sta perdendo la testa.

Marinella rientra. Massimo e Nina sono tra i piatti sporchi.

Seriamente? Ottima idea, dice tranquilla Marinella.

Saltano su.

Marinella, cara, perché sei così? Non cè cattiveria, sai?

Lo so, annuisce lei. Non siete abituati che parli.

Marinella, rimandiamo a casa, chiede Massimo.

No. Quello che è iniziato qui si conclude qui.

Marinella si siede in una poltrona lasciata libera dai ospiti.

Massimo, domani torno dai miei. Per una settimana. Devo pensarci.

Pensare a cosa? si preoccupa Massimo.

Se voglio ancora vivere in una famiglia che non mi stima.

Non esagerare, la blocca lui.

Non è dramma, dice lei calma. È scelta. O qualcosa cambia, o cambio la mia vita.

La suocera borbotta:

Giovani doggi sempre con gli ultimatum!

Massimo, se tieni davvero al nostro matrimonio, rifletti. Non su come rimettermi in riga, ma su perché tua moglie piangeva in balcone mentre tua madre riceveva i complimenti.

Una settimana dopo, Massimo arriva dai suoceri. Sta in cucina, passa nervosamente lanello fra le dita.

Marinella, ti prego. Torna a casa. Cambierà tutto.

Marinella lo guarda a lungo.

Va bene. Proviamo.

Non pianse mai più alle feste di famiglia.

Aveva imparato a difendere il suo diritto al rispetto.

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«Tua moglie si sta davvero lasciando troppo andare. Spiegale come bisogna comportarsi» — ammoniva la suocera di Massimo – Marinella, domani inauguro la casa nuova! Ho invitato un sacco di persone e sai bene che nell’appartamento non è ancora sistemato nulla. Mi dai una mano, vero? – Certo, signora Nina, – rispose Marina, anche se per il weekend aveva altri programmi. E così comincia: tartine per trenta persone, insalata “Cesare”, tagliere di salumi. Composizione di frutta. Decorazioni della sala. Sistemare i mobili. Immaginate: il venerdì sera invece di una cena romantica con il marito – tour all’Esselunga. Sabato, sveglia all’alba e cucina nella casa d’altri. – Massimo, almeno aiutami a mettere a posto le sedie! – supplicava Marina al marito. – Dai, tu sai senz’altro farlo meglio di me! – svicolava lui, scrollando le notizie sul telefono. Alle tre il salotto della suocera era trasformato. Buffet elegante, tutto decorato con gusto: fiori sistemati alla perfezione. Marina osservava esausta il risultato. I primi ospiti arrivarono puntuali alle quattro: colleghi della signora Nina, vicini della vecchia casa, amiche. Tutti abbracciavano la padrona, ammiravano l’appartamento, portavano regali per il trasloco. Marina stava in cucina a tagliare altro limone. – Ma dov’è la tua nuora? – domandò qualcuno. – È lì che traffica in cucina, – indicò svogliatamente la suocera. – Marina! Vieni a salutare! Marina uscì. Sorrise e salutò tutti. – Che nuora premurosa che hai! – esclamò ammirata una donna in tailleur elegante. – Si vede che ha le mani d’oro! – Eh sì, l’ho educata bene, – rise soddisfatta Nina. – Ora ho un vero sostegno. E poi il colmo: per Marina non c’era nemmeno una sedia. – Oh Marinella, tanto tu non hai tempo di sederti, – la scusò la suocera. – Meglio che sorvegli gli stuzzichini, porta le portate. Marina annuì. Cosa poteva fare? Così, sta da parte come una cameriera: porta i vassoi, versa lo spumante, toglie i tovaglioli usati. Al tavolo risate, brindisi, chiacchere vivaci. – Ricordi, Nina, quando lavoravi con noi… – inizia una collega. Marina ascolta in silenzio storie di una vita dove lei è di troppo. – Marina, puoi sistemare la frutta? – chiede ad alta voce la suocera. Marina va in cucina, lava l’uva, prepara il piatto. – Che meraviglia! – esultano gli invitati. – Signora Nina, avete un vero talento tra le mani! – Massimo è stato furbo a scegliere una moglie così in gamba! – aggiunge la signora in tailleur. – Chissà, cena sempre pronta e casa ordinata! Tutti ridono. Anche Massimo si fa bello. Ma di cosa va fiero? Di avere una domestica gratis? Non è nemmeno la fine. Al tavolo le conversazioni si sciolgono, l’atmosfera si scalda, le voci si alzano. – Nina, raccontaci di quando Massimo all’università faceva impazzire tutte le ragazze! – ride una vecchia amica della suocera. – Eh, che ricordi! – svicola civettuola Nina, felice di essere al centro. – Erano tutte innamorate! Vent’anni e già un adone! Risate generali. Massimo arrossisce, ma ci è abituato. Marina sta al tavolino, pulisce i bicchieri. Nessuno bada a lei. Un oggetto utile, ma invisibile. – All’università le ragazze facevano la fila! – si vanta ancora la suocera. – Anche il preside scherzava: “Massimo sarà un don Giovanni”. Ed è stato vero! Prima di Marina chissà quante storie! – Basta, mamma, – cerca di troncare Massimo. – Ma dai, cosa importa? Marina sa che non è l’unica, – ride Nina. – Un uomo deve saper vivere, no? Solo così può mettere su famiglia! La donna in tailleur annuisce: – Giusto, Nina. Alle donne conviene: marito esperto! – Proprio così! – conferma la suocera. – E Marina è tranquilla, non è gelosa! Tutti si girano verso Marina. Aspettano la conferma che lei sia “tranquilla”. Marina annuisce. Non ha scelta. – Marina, come vi siete conosciuti tu e Massimo? – chiede la vicina. Marina apre bocca, ma la suocera la precede: – In banca! Lui appena manager, lei consulente. Si capiva subito che era una ragazza seria, affidabile. Affidabile. Come raccomandazione per un lavoro. – Dissi a Massimo: “Guarda quella ragazza! Non è una frivola, ma una da famiglia”. Immaginate che parlino di voi come di merce. “Da famiglia”. – E che scelta giusta! – esclama la signora in tailleur. – Si vede che è bravissima! Ha organizzato tutto il trasloco! – Sì, sì – conferma Nina con orgoglio. – Ho capito subito che a lei si può affidare la famiglia. Non come certe egoiste moderne. Il peggio: Massimo tace. Non dice: “Mamma, basta”. Ascolta la moglie discussa come una purosangue all’asta. – E i bambini quando li fate? – arriva la domanda fatidica. – Nina, sogni i nipotini! La suocera sospira: – Lo sogno tanto! Ma i giovani rimandano: lavoro, mille cose. E il tempo passa! Marina si scalda in volto. Argomento doloroso: da quasi due anni provano ad avere un figlio. Marina si è fatta visitare di nascosto, prende vitamine. Nulla di anomalo, ma ogni mese è una delusione. – Ma sono affari loro, – commenta con tatto la vicina. – Certo! – conferma Nina. – Però gliel’ho ripetuto: è ora! Gli anni passano, vorrei viziarli io un po’ questi bimbi. Marina si morde le labbra. “Hai suggerito?” In realtà ogni settimana chiede: “Novità?” E Marina arrossisce e si scusa. – E magari non sono pronti? – prova a dire un’ospite. – Pronti o no che differenza fa? – svicola Nina. – Ai nostri tempi si facevano figli, punto! Ora tutti esitano. Il senso materno non cambia! Marina si allontana verso la finestra. – Marinella! – la richiama la suocera. – Perché ti sei intristita? Vieni qui, stiamo parlando di cose importanti. Marina si avvicina. Si mette accanto alla poltrona di Massimo. – Guardate che brava moglie ha Massimo, – riprende la suocera. – Le chiedi una cosa, la fa. Non come certe moderne, che hanno solo pretese. – Ma quali diritti ha la moglie? – commenta filosofica la signora in tailleur. – Essenziale è che il marito sia felice e la famiglia vada bene. – Ecco, appunto! – segue un’altra invitata. – La felicità di donna è la famiglia, i figli. Marina ascolta e sente un nodo sempre più stretto. Parlano di lei, ma non con lei. – Nina, ricordi la prima storia seria di Massimo? – chiede una delle ospiti. – Si chiamava Alena? – Oh, lasciamo stare! – ride la suocera. – Era carina, ma aveva un brutto carattere. Meglio che sia finita! – Cosa aveva che non andava? – domandano curiose. Nina guarda il gruppo: – Era intrattabile. Voleva dire sempre la sua, ribatteva su tutto. Non una moglie, ma una pena! Consigliai subito a Massimo: “Figlio, pensaci. Ti serve una così?” Massimo si agita, ma non parla. – Hai fatto bene! – approva la signora in tailleur. – Una madre capisce chi è giusta per il figlio. Altrimenti soffriva per sempre. – Marina, mi porti altro ghiaccio? – chiede la suocera. Marina annuisce, va in cucina, prende il ghiaccio. Rimane lì a guardare i cubetti. Improvvisamente capisce: lei non fa parte della festa. È personale di servizio. Marina resta in cucina col secchiello in mano, fissa il buio fuori. Sui balconi vicini la gente vive la propria vita. Dal salotto arriva il coro allegro. Qualcuno canta al karaoke. Tutti cantano. – Marinella! – grida la suocera. – Dov’è il ghiaccio? E metti su il caffè! Marina avvia la macchina del caffè. Prende il secchiello, va in salotto. – Ecco la nostra laboriosa! – scherza la signora in tailleur. – Ma Marina, perché così seria? Vieni a divertirti! – È stanca, – taglia corto la suocera. – Tutto il giorno in piedi. Ma va bene, la donna deve saper fare tutto. Questo è il destino di una donna: prendersi cura della famiglia. – Certo! – conferma la vicina. – E l’uomo deve lavorare! – E io non lavoro forse? – domanda piano Marina. Tutti si girano. In sala cala il silenzio. – Cosa, cara? – chiede stupita la suocera. – Ho chiesto: non lavoro forse? – ripete più forte Marina. Massimo si incupisce: – Marina, che senso ha? – Che zia Giulia ha detto “l’uomo lavora e si riposa”. E io, allora, non lavoro? Gli ospiti si guardano perplessi. Nessuno si aspettava questa svolta. – Sì, lavori, – dice la signora in tailleur. – Ma sono cose diverse. – Diverse? – Beh, – tituba lei. – Tu sei consulente. Massimo è project manager. Ha più responsabilità. – Capisco. La mia non è vera professione. E le cose di casa sono solo mie. Quindi io lavoro sia in ufficio sia a casa. Ma Massimo solo in ufficio. E a riposare è lui. Imbarazzo generale. – Marina, ma che dici? – sbotta Massimo. – Non c’entra. – C’entra, – dice posando il secchiello sul tavolo. – Due giorni a preparare questo trasloco: fare la spesa, cucinare, decorare. Oggi dalla mattina senza sosta. Ma nemmeno un posto a tavola. – Non è stato voluto! – prova a giustificarsi la suocera. – Solo un errore nei conti. – Sbagliato, – Marina annuisce. – Non avete pensato a me. Sono la domestica. – Marina! – la zittisce Massimo. – Basta! – Basta cosa? Dire la verità? – Marina, calmati, – prova a intervenire un ospite. – Saranno i nervi. – Basta figuracce! – tuona la suocera. – Non si litiga davanti a tutti! – E invece davanti a tutti si può discutere la mia vita di coppia? Si può dire che non ho figli? Si può parlare delle ex di Massimo? La suocera impallidisce. – Non volevo… – Avete parlato di Alena. Di quanto fosse meglio che se ne sia andata, perché aveva una sua opinione. Tutti d’accordo: meglio una marita accomodante. Marina guarda ognuno. – Sapete cosa? Alena aveva ragione! Non bisogna permettersi di diventare una serva gratis! – Ma cosa dici! – Massimo si alza – Che serva?! – Sapete cosa desideravo oggi? – continua Marina piano. – Sentire: “Questa è mia moglie, lavora in banca, è intelligente e brillante”. Invece: “Che brava casalinga, che accomodante. Proprio da famiglia”. – Marina, ma… – Ma cosa?! – lo interrompe – Tu sei stato zitto! Quando tua madre diceva che sono perfetta – zitto! Quando zia Giulia parlava dei diritti della moglie – zitto! Quando tutti discutevano sulla mia vita – zitto! La voce le trema. Le lacrime trattenute escono finalmente. – Sapete che c’è? Sono stanca di essere comoda! Marina si asciuga gli occhi. – Scusate se ho rovinato la festa. Ma non voglio più fingere l’ideale nuora. E si dirige verso la porta. – Marina, fermati! – urla Massimo. – Dove vai? – Sul balcone, a prendere aria, – risponde. – Continuate pure senza il personale di servizio. La porta si chiude. Resta solo il brusio e la musica ovattati. Fuori, sotto il cielo stellato, Marina può finalmente essere se stessa. Può piangere. Marina resta più di un’ora sul balcone. Prima piange di rabbia, vergogna e sollievo. Poi asciuga le lacrime e guarda le luci della città. Dall’appartamento si sentono solo due voci: Massimo e la suocera. – Non capisco che le sia preso! – sbotta Nina. – Davanti agli ospiti! – Mamma, forse non ha torto, – abbozza Massimo. – In cosa? Per aver sgridato i grandi? Per aver rovinato la festa? Marina ascolta. – Ha lavorato tutto il giorno. – E allora? Anch’io lavoravo! Mai lamentarsi! La famiglia è un lavoro, una donna deve sapere qual è il suo ruolo. Marina sorride amaramente. La suocera non capirà mai. – Ma comunque… – Niente “ma”! Parlaci seriamente. Dille come deve comportarsi. Si è proprio lasciata troppo andare. Marina apre la porta ed entra. Massimo e la suocera tra i piatti sporchi. – Una bella chiacchierata, ottima idea, – dice calma Marina. Si voltano sorpresi. – Marinella, – comincia la suocera con voce dolce. – Ma dai, non volevamo ferirti. – Lo so, – annuisce Marina. – Solo che non siete abituati a sentirmi parlare. – Discutiamone a casa, – propone Massimo. – No. Quello che è iniziato qui, qui finisce. Marina si siede sulla poltrona dove c’erano gli ospiti. – Massimo, domani vado dai miei. Una settimana. Devo riflettere. – Riflettere su cosa? – si preoccupa Massimo. – Se voglio ancora una famiglia dove non vengo rispettata. – Marina, non esagerare. – Non esagero, – risponde tranquilla. – È una scelta. O cambiano le cose, o cambio io la mia vita. La suocera sbuffa: – Ecco la gioventù: subito ultimatum! – Massimo, se tieni al nostro matrimonio, rifletti. Non su come farmi “rientrare nei ranghi”, ma sul perché tua moglie piangeva sul balcone mentre tua madre riceveva gli auguri. Una settimana dopo Massimo va dai suoceri. Siede in cucina, giocherella con la fede. – Marina, torna a casa, ti prego. Cambierà tutto. Marina lo guarda a lungo. – Va bene. Proviamoci. Non pianse mai più durante una festa di famiglia. Perché aveva capito come difendere il suo diritto al rispetto.
La porta resta chiusa – «Mamma, apri la porta! Mamma, ti prego!» – le mani di suo figlio battevano con forza sul metallo, come se la porta dovesse saltare via dai cardini. «So che sei in casa! La macchina non è in cortile, quindi non sei uscita!» Viorica Maria sedeva con le spalle rivolte alla porta, stringendo tra le mani una tazza di tè freddo. Le dita le tremavano così tanto che la porcellana tintinnava sul piattino. «Mamma, che succede?» – la voce di Dragoș suonava sempre più angosciata. «I vicini dicono che da una settimana non lasci entrare nessuno! Nemmeno Andreea!» Al nome della nuora, Viorica Maria fece una smorfia. Andreea. La preziosa Andreea di Dragoș, per cui lui avrebbe fatto qualsiasi cosa. Anche quello che è successo giovedì scorso. «Mamma, chiamo il fabbro!» – minacciò Dragoș. «Spaccheremo la serratura!» «Non osare!» – gridò finalmente Viorica Maria, senza voltarsi. «Non provare nemmeno a toccarmi!» «Mamma, ma perché? Che cosa è successo? Parla con me!» Viorica Maria chiuse gli occhi, cercando di raccogliere i pensieri. Come spiegare al figlio ciò che aveva sentito? Come dirgli cosa aveva intuito per caso, mentre era nell’atrio della clinica? «Mamma, ti prego…» – la voce di Dragoș si fece più piccola, supplichevole. «Sono preoccupato per te. Anche Andreea è preoccupata.» Andreea è preoccupata. Certo. Probabilmente teme che i suoi piani vadano a monte. «Vattene, Dragoș. Vai via e non tornare.» «Mamma, stai male? Hai la febbre? Devo chiamare un dottore?» «Non mi serve un dottore. Ho bisogno che mi lasciate in pace.» Viorica Maria si alzò e si avvicinò alla finestra. In cortile, Dragoș parlava al telefono. Probabilmente avvisava Andreea che sua madre faceva ancora i capricci. Il figlio alzò lo sguardo e la vide. Fece cenno che sarebbe salito. Lei si ritrasse e tornò a sedersi in poltrona. Dopo un minuto, bussò di nuovo. «Mamma, sono io con Andreea. Ti prego, apri.» Viorica Maria digrignò i denti. Dunque l’aveva portata con sé. Sua moglie, così attenta a pianificare il futuro. «Viorica Maria» – si sentì la voce morbida della nuora – «sono Andreea. Ti prego, apri. Dragoș è molto in ansia.» Che grande attrice. Cambia voce al momento giusto. «Ti abbiamo portato da mangiare» – continuò. «Latte, pane, torta alle noci, proprio come piace a te.» Torta alle noci. Viorica Maria sogghignò amaramente. Un mese prima Andreea aveva scoperto che la suocera adorava la torta alle noci e da allora gliela portava sempre. Che brava nuora. «Viorica Maria, almeno dicci qualcosa» – la voce di Andreea suonava preoccupata. «Siamo in ansia per te.» «Siete in ansia» – ripeté Viorica Maria, ma così piano che non la udirono. «Mamma, non me ne vado finché non apri!», dichiarò Dragoș. «Rimango qui tutta la notte, se serve!» Sapeva che non scherzava. Era sempre stato testardo, fin da bambino. Se si mette qualcosa in testa, non molla. «Va bene» – disse infine. «Ma solo tu. Da solo.» «Cosa?» – Dragoș non capiva. «Andreea deve andare a casa. Voglio parlare solo con te.» Sentì i loro bisbigli nel corridoio. «Mamma, perché? Anche Andreea è preoccupata.» «Perché lo dico io. O vieni da solo, o non entra nessuno.» Altri bisbigli, poi la voce di Andreea: «Va bene, Viorica Maria. Vado. Dragoș, chiamami quando sai qualcosa.» Aspettò che i passi si spegnessero sulle scale, quindi si avvicinò piano alla porta e girò la chiave. Dragoș piombò in casa come un uragano, la abbracciò e la guardò preoccupato. «Mamma, sei dimagrita! Sei pallida! Che succede? Sei malata?» «Non sono stata male», si staccò e andò in cucina. «Vuoi del tè?» «Sì», si sedette al tavolo fissandola. «Dimmi che succede. Perché sei chiusa in casa da una settimana?» Viorica Maria mise il bollitore sul fuoco e si girò verso di lui. «Perché dovrei aprire la porta? Cosa mi aspetta fuori di buono?» «Mamma, che c’entra? Non puoi restare sempre in casa. Devi pure fare la spesa, andare dal medico…» «La vicina Zoe va per me. Le lascio la lista e i soldi. E dal medico non ci vado.» «Perché no?» Versò acqua bollente nelle tazze, aggiunse zucchero. «Perché l’ultima volta lì ho sentito cose che era meglio non sapere.» Dragoș aggrottò la fronte. «Cosa hai sentito?» «Tua moglie. Parlava al telefono con un’amica. Non sapeva che ero lì.» «Cosa diceva?» Si sedette davanti a lui e lo fissò a lungo negli occhi. Gli occhi di suo padre – buoni, sinceri. Possibile che quest’uomo potesse fare una cosa simile? «Parlava di come mi venderete l’appartamento. Di come mi manderete in una casa di riposo. Di come spenderete i soldi.» Dragoș impallidì. «Mamma, hai frainteso. Andreea non farebbe mai…» «Ho capito benissimo» – lo interruppe. «Parola per parola. E diceva: “Dragoș è già d’accordo. Dice che la mamma non può vivere da sola, è pericoloso alla sua età. La mandiamo in una buona casa di riposo, vendiamo l’appartamento. I soldi bastano come anticipo.”» «Mamma, io non ho…» «Non interrompermi!» – alzò la voce. «E diceva anche: “Meno male che la suocera è ingenua, non sospetta niente. Crede che le vogliamo bene. Ma è solo un peso.”» Dragoș teneva la testa bassa. Serrò i pugni. «Mamma, ti giuro, io non ho mai voluto una cosa simile. Andreea può anche sognare.» «Sognare?» – rise amaramente. «Allora perché tanti dettagli? Della casa di riposo…» Così, con il cuore pesante ma finalmente sereno, Viorica Maria affrontò la serata da sola, sapendo che, qualunque fosse la scelta di suo figlio, avrebbe difeso la sua dignità e la sua casa fino all’ultimo istante.