NON RIUSCII AD AMARE
Ragazze, confessate, chi di voi si chiama Fiorella? una giovane donna ci studiava con lo sguardo furbo, me e la mia amica.
Sono io, Fiorella. Che succede? risposi stupita.
Tieni, Fiorella. È una lettera da Vincenzo, la sconosciuta tirò fuori dal taschino della divisa una busta stropicciata e me la consegnò.
Da Vincenzo? E dov’è lui? mi sorpresi.
Lo hanno trasferito in una struttura per adulti. Ti ha aspettata, Fiorella, come la pioggia dopo una lunga siccità. Ha scrutato ogni giorno dalla finestra, sperando di vederti. Mi ha dato la lettera per controllargli gli errori, per non fare brutte figure con te. Non voleva fare brutta figura. Ora devo andare, è quasi ora di pranzo. Qui faccio leducatrice, la ragazza mi lanciò uno sguardo dolce, sospirò e si allontanò di corsa.
…Era successo che io e la mia amica, in una delle nostre passeggiate estive, ci ritrovammo casualmente nel cortile di un istituto che non conoscevamo. Avevamo entrambe sedici anni, la scuola era finita, lestate prometteva avventure.
Io e Bianca ci sedemmo su una panchina tiepida al sole. Chiacchieravamo, ridevamo, e non ci accorgemmo nemmeno dellarrivo di due ragazzi.
Ciao ragazze! Vi annoiate? Possiamo conoscerci? uno di loro mi porse la mano, Vincenzo.
Replicai: Io sono Fiorella. Questa è la mia amica Bianca. E il tuo silenzioso amico come si chiama?
Leonardo, rispose piano il secondo ragazzo.
Ci sembravano un po fuori moda, incredibilmente corretti e compiti. Vincenzo detto con tono deciso: Ragazze, perché indossate gonne così corte? E Bianca con quella scollatura così provocante.
Eh Ragazzi, non guardate troppo se avete paura di farvi venire le vertigini, ridemmo io e Bianca.
È difficile non guardare. Siamo pur sempre uomini. Fumate anche, magari? continuò con la sua serietà Vincenzo.
Ovviamente. Ma solo per gioco, scherzammo ancora.
Solo in quel momento notai assieme a Bianca che qualcosa non andava con le gambe dei ragazzi. Vincenzo si muoveva a fatica, Leonardo zoppicava vistosamente.
State facendo delle cure qui? chiesi.
Sì. Ho avuto un incidente in scooter. Leonardo si è tuffato malamente da uno scoglio, rispose Vincenzo con una frase imparata a memoria. A breve ci dimettono.
Credemmo subito alla storia dei ragazzi. Non passava per la testa che fossero invalidi fin dallinfanzia. La verità era che sarebbero restati nellistituto per molto tempo ancora. Io e Bianca rappresentavamo un soffio di libertà per loro.
Vivevano e studiavano in una struttura isolata, lontana dagli occhi indiscreti. Ogni ospite aveva una sua tragedia inventata da raccontare: lincidente, una caduta, una rissa finita male…
Vincenzo e Leonardo si rivelarono ragazzi pieni di interessi, colti e maturi. Io e Bianca cominciammo ad andare a trovarli ogni settimana.
Da un lato ci facevano tenerezza, volevamo rallegrare le loro giornate; dallaltro, avevano molto da insegnarci.
Quelle brevi visite divennero una piacevole abitudine.
Vincenzo iniziò a regalarmi fiori raccolti dalla aiuola vicina; Leonardo portava ogni volta un origami fatto da lui, che consegnava con timidezza a Bianca.
Poi ci sedevamo tutti e quattro sulla stessa panchina: Vincenzo vicino a me, Leonardo voltato verso Bianca, tutto concentrato su di lei. La mia amica si imbarazzava, arrossiva, ma era evidente che essere corteggiata da quel ragazzo timido le piaceva. Si parlava di tutto e di niente.
Passò così unestate dolce e luminosa.
Arrivò lautunno piovoso. Finirono le vacanze. Per me e Bianca iniziava l’ultimo anno di liceo. Così, piano piano, ci dimenticammo di Vincenzo e Leonardo e delle nostre visite allistituto.
…Passarono gli esami, la campanella dellultimo giorno, la festa di diploma. Era di nuovo estate, piena di speranze.
Io e Bianca tornammo a far visita allistituto, per vedere i nostri amici. Ci sedemmo sulla solita panchina, aspettando che Vincenzo e Leonardo ci raggiungessero piano piano, con i soliti fiori freschi e lorigami. Ma passammo due ore invano.
Improvvisamente dal portone uscì una ragazza, che si avvicinò di corsa e mi consegnò la lettera di Vincenzo. Laprii subito.
Amata Fiorella! Sei il mio fiore profumato, la mia stella irraggiungibile! Forse non ti sei accorta che mi sono innamorato di te dal primo sguardo. Gli incontri con te erano respiro e vita per me. Da sei mesi guardo invano fuori dalla finestra, aspettando te. Mi hai dimenticato. Che dolore! Le nostre strade sono diverse. Ma ti ringrazio perché ho conosciuto il vero amore. Ricordo la tua voce vellutata, il sorriso che mi invitava, le tue mani delicate. Quanto sto male senza di te, Fiorellina! Vorrei rivederti anche solo un istante. Voglio respirare, ma non ci riesco Io e Leo abbiamo compiuto da poco diciotto anni. A primavera ci trasferiranno in un altro istituto, difficile che ci rivedremo. Lanima mia è a pezzi! Spero di guarire dalla nostalgia che ho di te. Addio, mia adorata!
Firmato, per sempre tuo Vincenzo.
Dentro la busta cera un fiore seccato.
Mi sentii terribilmente in colpa. Il cuore mi si strinse, sapendo che nulla poteva cambiare. In testa mi risuonavano le parole: Siamo responsabili di chi ci affezioniamo.
Non avevo mai immaginato quanto fosse forte la passione di Vincenzo. Ma non avrei mai potuto ricambiare: non provavo nulla di così elevato per lui. Sentivo affetto, curiosità per una mente brillante, niente di più. Sì, ogni tanto scherzavo, lo stuzzicavo. Come se aggiungessi legna al piccolo fuoco della sua passione. Non pensavo che il mio flirt leggero potesse bruciargli il cuore.
Da allora sono passati molti, molti anni. La lettera di Vincenzo è ingiallita, il fiore è diventato polvere. Però ancora ricordo quei momenti innocenti, i dialoghi spensierati, le risate che ci faceva fare Vincenzo.
…Ma la storia non finisce qui. Bianca fu toccata dal destino difficile di Leonardo. I genitori lo avevano abbandonato per la sua diversità: Leonardo era nato con una gamba molto più corta dellaltra. Bianca concluse gli studi universitari in pedagogia e oggi lavora nellistituto per bambini disabili. Leonardo è diventato suo marito. Hanno due figli ormai adulti.
Vincenzo, secondo quanto racconta Leonardo, ha vissuto parecchio tempo in solitudine. Allincirca verso i quarantanni, sua madre venne allistituto, vide il figlio solo e disgraziato, pianse, riscoprì il suo amore di madre, e lo portò con sé in campagna. Da lì, le notizie si sono perse…
Da tutto questo, ho capito che ogni gesto, ogni parola può accendere speranze nel cuore di chi non ce laspetta. Nella vita bisogna essere sinceri, ma anche delicati, perché le emozioni degli altri sono preziose e fragili, e di questo siamo veramente responsabili.







