Il figliastro ingrato
Una foglia dautunno si posò sulla mano tesa di Alessio. La girò tra le dita, osservando i suoi contorni intagliati, poi alzò lo sguardo verso Fiorenza, che camminava accanto a lui con un mazzo di foglie simili, di tonalità diverse.
Fiorenza, chiese il ragazzino, non te ne andrai via con papà?
Alessio, che per lei era come una madre, le fissava con occhi pieni di timore; lei rimase senza parole, poi rispose a fatica. I pensieri le turbinavano come quelle foglie sospinte dal vento. Le era giunta unofferta di tirocinio, lontano e per molto tempo, forse per sempre. Ma lì cera Marco, con cui aveva condiviso gli ultimi cinque anni, e Alessio, che laveva cresciuta come un figlio. Non poteva immaginare la vita senza loro, ma rinunciare a unoccasione che poteva cambiare tutto era altrettanto impossibile.
Alla fine disse:
No, affermò Fiorenza, non vi abbandonerò mai.
***
Dieci anni dopo.
Domani Alessio si sposa. Fiorenza si trovava davanti allo specchio, provando un abito nuovo, giallo brillante, con una gonna ampia, fiori e spalle scoperte. Marco lo elogiò, e lei si convinse ancora una volta della bellezza del completo.
La porta sbatté. Alessio entrò di corsa, ricordandole lorario di inizio dei festeggiamenti e lora di partenza. Appena vide Fiorenza nel vestito giallo, scivolò sul tappeto.
Mamma, esclamò perplesso, non intendi andare così?
Fiorenza sfilò la gonna.
Che cè?
Tutto è sbagliato! balbettò Alessio, poi si riprese, i genitori di Licia sono di unaltra classe. Sua madre è così elegante e questo abito è troppo stravagante, sospirò, nessuno lo indossa più, mamma. Ti guarderanno tutti, è una barzelletta.
Fiorenza si chiese se il ragazzo avesse ragione. Quellabito era davvero sgargiante, laveva comprato lei stessa, ma non era esperta di moda. Era offesa, però
Alessio, rispose, avvolgendo una cardigan per non fargli vedere labito, a me piace. Marco, dimmi che è carino
Carino, carino, Fiorenza, rispose Marco, meno informato di lei sul vestito.
Papà! ribatté Alessio, mamma certo che non ti dirà la verità, perché ti vuole bene e non vuole ferirti; per lui sei sempre bella, ma i genitori di Licia non lo capiranno. Per favore, indossa qualcosa di più semplice. Nero, forse. O grigio.
Nero? Per un matrimonio?
Sì, il nero è un colore normale. O meglio, compra un beige, qualcosa di classico, ma che non mi faccia arrossire.
Fiorenza si ritirò in camera, provò il nero, il grigio, quasi il beige, ma con i capelli bianchi e la pelle chiara il colore chiaro non la valorizzava. Alla fine trovò un semplice vestito a tubino, blu scuro, senza fronzoli, lo indossò e uscì.
Alessio tirò un sospiro di sollievo, il viso cambiò.
Perfetto! esclamò, è quello che il dottore ha prescritto! Stai elegante, bella, e non farai più ridere nessuno.
Fiorenza fece come le aveva chiesto, per non mettere in imbarazzo il figliastro che aveva sempre considerato come un figlio.
Al matrimonio Fiorenza si sentì fuori posto, tutto era pomposo, costoso e, in qualche modo, finto. Alessio sembrava felice per la sposa, ma Fiorenza si chiedeva se fossero felici per la sposa o per i suoi suoceri.
***
Un altro decennio passò. Marco non cera più, colpito da un ictus. Fiorenza rimaneva sola nel loro enorme appartamento milanese, ormai non più una casa. Cercava di ristabilire i contatti con Alessio, con sua moglie, persino con i genitori di Licia, per sentirsi ancora parte di una famiglia, ma tutto era vano.
Alessio, ormai trentanni, arrivò molto prima del previsto, prima delle nove, la città era ancora avvolta nelloscurità.
Fiorenza, quando potrai andartene?
Da cinque anni non sentiva più la parola mamma da parte sua. Quella voce, così semplice, era ormai un ricordo.
Cosa dici? chiese Fiorenza, sorpresa.
Fiorenza, devi andare via
Via? Dove?
Il fatto che lappartamento fosse formalmente di proprietà di Alessio non spaventò Fiorenza. Lei lo aveva cresciuto, e la carta con il timbro ufficiale non cambiava niente.
Capisci, disse Alessio scrollandosi le spalle, devi andare via. Dove, decidi tu. Non mi piace affrettare le cose, ma entro la fine dellanno devo sapere.
Che intendi, scegli?
Fiorenza pensò che volesse venderlo e comprarne un altro, ma
Che vuoi dire, se devi pagare laffitto scegli quello che ti piace.
Mi cacci fuori?
Fiorenza, ti aiuterei a trovare un alloggio, ma non ho molti soldi, quindi scusa.
Ti ho cresciuto, ti ho messo in piedi, ti ho asciugato le lacrime! Questo è anche il mio domicilio
Alessio mostrava una lotta interiore, la sua avidità prendeva il sopravvento.
Lo so, la interruppe, ma lho ereditato. Tu però non eri sposata legalmente con il padre.
Non si era mai preoccupata di formalità, credeva sempre nella sincerità reciproca.
Il pensiero di finire per strada la spaventava, ma più la preoccupava la freddezza con cui Alessio la informava.
Pensavo che saresti rimasta qui e mi saresti fatto visita con Licia, i nipoti
Non avevano figli, ma Fiorenza desiderava ardentemente essere nonna.
Vieni a trovarmi? Alessio bevve qualcosa da una bottiglia scura, forse succo darancia, posso venire dove vuoi, ma vivere qui no, Fiorenza. Non dipende solo da me. I genitori di Licia ci hanno dato la casa, la macchina, anche il lavoro. Ora devo contribuire per comprare una casa più grande.
Ma avete quattro stanze! esclamò Fiorenza, dove più grande?
Stiamo pensando a qualcosa di più spazioso, distolse lo sguardo, magari la stessa quantità di stanze, ma con più metri quadrati. Non voglio stare tutta la vita a fare la spesa per loro, mi hanno già chiesto tanto. Devo vendere.
Per Fiorenza Alessio era ancora un figlio, non un semplice pasciutto che occupava metri quadrati.
Non so dove e quando potrò trasferirmi, disse, è un grido daiuto.
Alessio la ignorò deliberatamente.
Non ti preoccupare, troverai qualcosa. Il mercato ha molte soluzioni economiche. Se non trovi, ti aiuteremo conosco un buon agente, troverà qualcosa di barato, in periferia o nei sobborghi.
Non mi serve il vostro agente, interruppe Fiorenza.
Non insisto, rispose Alessio, ma sbrigati.
A 55 anni Fiorenza si trovò in un paesino di mille chilometri da Milano, una piccola località verde ma isolata, dove il divertimento non serviva più. Laffitto costava pochissime monete: sei mila euro per un monolocale con vista sulla via principale. Trovò lavoro in una clinica locale, dove i medici sono sempre richiesti.
Scoprì un gatto al portone.
Zenzero! Zenzero! Vieni a casa? lo chiamò.
Il gatto arancione tremava nel freddo. Lei lo prese e lo portò dentro.
Due solitudini.
Lavorò tanto, per estinguere il mutuo più in fretta. Non aveva più dove andare, ma il lavoro la teneva occupata, lasciandole la mente più leggera. Ricordava Marco, cercava di dimenticare Alessio.
Un giorno, proprio quando si era abituata alla nuova vita, subì un ictus, come Marco, ma sopravvisse. I colleghi la sostennero, ma non tornò subito al lavoro. La vita andava avanti, ma non cera denaro per pagare laffitto.
Disperata, compose il numero di Alessio, con cui non parlava da anni, né invii cartoline né messaggi.
Alessio? Sei tu?
Sì, Fiorenza. Non credevo di sentirti più ti sei spostata via senza dire nulla!
Alessio, inghiottì, ho una situazione senza uscita, puoi aiutarmi con il mutuo? Il periodo di malattia è prolungato
Alessio rispose bruscamente:
Capisco. Hai deciso di rimediare agli errori del passato, ma ora vuoi i miei soldi?
Mi interessava sempre sapere come stavi, ma tu mi hai cancellata dalla tua vita. Non mi rivolgerei a te se non fosse disperata
Fiorenza, lo interruppe, a questetà è poco dignitoso chiedere aiuto. Devi farcela da sola.
Fiorenza chiuse gli occhi, sentì il vuoto più profondo. In quel momento dimenticò il figliastro che aveva considerato un figlio.
Gli anni passarono, Fiorenza si ristabilì completamente, pagò lappartamento e continuò a lavorare. Fece amicizie e, con il tempo, nacque una relazione con il vedovo del vicino. Un pomeriggio, il nuovo compagno la avrebbe accompagnata a una passeggiata.
E poi il telefono squillò. Fiorenza non rispondeva a numeri sconosciuti, ma la curiosità la spinse a rispondere.
Pronto?
Mamma? la voce era di Alessio, anche se non aveva più figli, la riconobbe subito.
Silenzio.
Mamma ho imparato la lezione, non vuoi più farmi soffrire con il tuo silenzio? Che idiota sono stato voglio tornare da te! Licia ha chiesto il divorzio. Sì, ho avuto una relazione, ma era una sciocchezza ora mi caccio fuori. Non so come dividere lappartamento, lho comprato io da solo. Posso venire da te, ovunque, anche oltre il circolo polare, ho solo bisogno di un tetto.
Fiorenza chiuse gli occhi.
Ti ricordi quando mi dicevi che non è bello chiedere aiuto quando sei anziano? le chiese.
Per favore Alessio singhiozzò, sono così colpevole. Voglio rivederti, non ho più nessuno. I suoi amici mi hanno tradito, il lavoro mi hanno licenziato, il padre di Licia mi aveva assunto ora non ho più nulla. Prova a capirmi
Capirti? aprì gli occhi, hai capito cosè la vera solitudine? Nessuno a cui chiamare?
Sì singhiozzò, mi manchi, mi manca casa, mi manca tutto. Non mi abbandonerai?
Ciò che è stato è passato, Alessio, rispose Fiorenza, non tornerà più.
Riportò la cornetta, guardò lo schermo e, con un gesto lento, bloccò il numero.
Autunno. Le foglie cadevano.
Alessio provò a chiamare ancora, ma era stato bloccato. DopoE così, lautunno continuò a silenziare le loro vite, mentre il ricordo di ciò che fu rimaneva lunica luce in un inverno che non finiva.







