“Un Papà Buono e una Mamma Cattiva”

– Luca, ti rendi conto di quello che hai fatto? sbottò la vicepreside, Maria Antonietta, sistemando i capelli arruffati. Era stata proprio la sua testa a subire limpatto dello zaino, quello che Luca aveva allegramente preso a calci lungo il corridoio. Questo è inaccettabile! Pensi che, se ti hanno già perdonato una volta, lo faranno per sempre? Una rissa, la lezione interrotta la mia pettinatura!

– Io cominciò Luca, per poi fermarsi subito. Cosa poteva dire? Che Simone, il compagno con cui aveva litigato, se lera meritato? Che la lezione era di una noia mortale? Che era più divertente lanciare uno zaino che ripetere algebra?

Fino alla quinta classe delle medie, Luca era stato un alunno modello, e gli errori gli erano stati perdonati per i suoi trascorsi da bravo ragazzo. Ma ora il credito era finito.

– Hai picchiato un tuo compagno di classe. Solo questo è già inaccettabile! continuò Maria Antonietta, tamburellando con lunghia sulla pila di fogli davanti a sé.

– È stato lui a iniziare… provò a giustificarsi Luca.

– I tuoi compagni raccontano unaltra versione. Dicono che sei stato tu a buttare le sue cose dal banco.

In effetti, Luca aveva buttato tutto a terra. Ma perché? Non se lo ricordava nemmeno più.

– Hai aggredito un tuo compagno, e poi, per completare il quadro, hai interrotto la lezione di scienze, lanciando libri e offendendo la professoressa Valentina. E non dimenticare di scusarti con lei! Ah, come se non bastasse, hai fatto uno spettacolo indecoroso calcando uno zaino per tutto il corridoio che, tra laltro, non era nemmeno il tuo! ribadì Maria Antonietta, sistemandosi di nuovo i capelli. E ora mi spieghi perché hai insufficienze in tutte le materie? Tu eri uno dei migliori studenti! Luca, sono davvero delusa da te. Te ne rendi conto, almeno?

Luca annuì lentamente. Lo capiva, ma di sentirsi in colpa neanche a parlarne. Forse, se non altro, era servito a far sì che qualcuno finalmente si accorgesse di lui.

– E non è finita qui. Maria Antonietta batté ancora sul tavolo per sottolineare limportanza della situazione. La tua mamma, Annalisa, è già arrivata. E ora dovrà ascoltare tutto quello che hai combinato.

Già, Annalisa aveva sentito ogni parola prima ancora di entrare in segreteria. E si chiedeva cosa potesse dire. Anche lei era rimasta di stucco per il comportamento di Luca.

– Buongiorno disse Annalisa, prendendo posto accanto al figlio. Si sentiva come una scolaretta che stava per essere rimproverata. Sensazione terribile.

La vicepreside sperava che almeno la madre potesse influenzare il comportamento del ragazzo.

– Buongiorno, signora Annalisa beh, che dire buongiorno per modo di dire, iniziò Maria Antonietta con unespressione esasperata, passando a elencare una ad una le marachelle di Luca.

Annalisa continuava ad annuire e prometteva di avere un colloquio molto serio con il figlio a casa.

– Chiedo scusa, davvero, Maria Antonietta disse Annalisa con un filo di voce, cercando di mantenere la calma. Le assicuro che parlerò con lui. Non si ripeterà mai più.

– Mi auguro che davvero lo faccia, sospirò infine la vicepreside. Perché io le parole le ho finite.

Ma, in fondo, chi poteva garantire che non ci sarebbero stati altri episodi?

A casa, senza orecchie indiscrete intorno, Annalisa parlò con Luca. In modo inaspettato, con un tono sommesso, quasi supplicante.

– Luca, dimmi la verità. Che ti succede? Perché ti comporti così? gli chiese sedendosi accanto, cercando invano di incrociare il suo sguardo. Luca fissava un punto indefinito, proprio come aveva fatto nellufficio della vicepreside, ignorando il fatto che il discorso riguardava lui.

– Cosa intendi? rispose lui piano. Ma in quella voce cera un tono che fece preoccupare Annalisa ancora di più.

In effetti, cosa intendeva? Il rendimento scolastico era un disastro, il comportamento inqualificabile. Una caduta vorticosa da ogni standard.

– Voglio dire tutto insistette Annalisa. Il tuo comportamento a scuola, le pagelle piene di insufficienze. Non sei mai stato così. Ti comporti in maniera aggressiva.

Un ragazzo fuori controllo. Annalisa non avrebbe mai immaginato di trovarsi in questa situazione.

– Forse voglio solo che vi accorgiate di me confessò Luca girandosi verso la madre. E il suo sguardo le trafisse il cuore.

– Accorgerci di te? Annalisa rimase senza parole. Cosa intendi? Gli occhi puntati su di te non ti mancano. Ti chiedo sempre di raccontarmi comè andata a scuola, come vanno i compiti, con chi esci! Abbiamo fatto insieme unuscita al museo, ti ricordi? Non lo vedi quanto mi impegno?

Certo, Annalisa lavorava di più e stava meno a casa. Ma non aveva altra scelta. Dallex marito solo promesse. Di dar soldi nemmeno parlarne, ma pacchi di merendine e cioccolata per Luca non mancavano mai.

– Non è questo il punto, mamma Luca la interruppe. Mi dai attenzione, ma non è il tipo di attenzione che voglio. Voglio che tu e papà stiate di nuovo insieme. Voglio che torni tutto come prima! Voglio che usciamo insieme, come una famiglia. Non sopporto che vi siate separati.

Lo sapeva che quel discorso sarebbe arrivato. Prima o poi, sarebbe saltata fuori questa conversazione. Se solo Luca fosse stato più piccolo, sarebbe stato più facile.

– Luca, io e papà abbiamo pensato fosse la cosa migliore. Tentò di spiegarsi, scegliendo le parole con cura. È stata una decisione comune. Puoi vederlo ogni volta che vuoi, ma io e lui non torneremo insieme.

– Non è vero! gridò Luca scuotendo la testa. Io ho sentito, quella volta che papà ha chiesto di tornare a casa, e tu gli hai chiuso la porta in faccia! Perché non puoi farlo tornare? È tutta colpa tua!

Come poteva spiegargli?

Come raccontargli che il padre, Daniele, luomo che Luca adorava, aveva vissuto una doppia vita con un’altra donna e unaltra famiglia mentre erano ancora sposati? Lei e Daniele si erano promessi di tenere Luca alloscuro di tutto. Qualsiasi cosa accadesse, Luca avrebbe amato il padre senza riserve.

Ma ora, il ragazzo stesso aveva toccato quel nervo scoperto, e Annalisa temeva di passare per la cattiva.

– Non è così semplice, Luca, provò a dire con calma. Pensa se avessi un amico che ti ha ingannato. Continueresti a fidarti di lui?

– Mamma, io non sono un bambino. Non fare paragoni tra unamicizia e la famiglia! Perché non puoi fare pace con papà? Mi stai mentendo! Hai deciso tu, hai deciso tutto tu! E sai che ti dico? Continuerò a comportarmi così anzi, peggio!

Con quelle parole, Luca se ne andò e si chiuse nella sua stanza.

Annalisa rimase sola, le mani tra i capelli. Un ricatto, un ricatto aperto. Suo figlio di dodici anni stava cercando di manipolarla.

– Non posso farlo tornare, Luca, sussurrò nel vuoto, consapevole che lui non poteva sentirla. Non sai il perché.

Non voleva raccontare del tradimento di Daniele. Era uno scoglio troppo grande per un ragazzino. Luca doveva crescere credendo che suo padre fosse affidabile.

– Ma ora lui non ama più me, disse, con un filo di voce.

Il weekend passò in un silenzio teso. Annalisa cercò di rompere la barriera, ma Luca la respingeva di nuovo, sbattendole le porte in faccia.

Finalmente arrivò il lunedì, e Annalisa riuscì a mandare Luca a scuola, sollevata al pensiero di un po’ di pace.

Luca, però, non perdeva occasione per provocarla:

– La lampadina in bagno è ancora fulminata. Se ci fosse papà, lavrebbe già cambiata, disse con aria di sfida.

Il fatto che avesse sempre aggiustato lei le cose non sembrava importare.

– Ci sarà una partita di basket a scuola Se fosse stato come prima, sareste venuti insieme. Ma tanto

Così, quando Luca chiese di andare a stare da Daniele per il fine settimana successivo, Annalisa non ci pensò due volte. Forse stare con il padre per un po’ lo avrebbe aiutato. Ma quando tornò, era irriconoscibile. Se prima cerano le lamentele a scuola, ora era il caos. Insultava la madre apertamente e portava a casa ogni tipo di giocattolo e dolce.

– Guarda cosa mi ha preso papà, disse esibendo i regali. Con lui sì che si sta bene. Non come te.

– Tuo padre è un santo doro, replicò Annalisa con sarcasmo.

– E tu no, rispose lui. Sei solo capace di rimproverarmi e farmi rifare tutto. Papà, invece, mi permette di fare quello che voglio!

Daniele stava comprando laffetto di Luca. Usava il suo denaro per conquistare il figlio, come se un viaggio al luna park o una console da gioco facessero di lui il genitore ideale.

Una sera, durante lennesima discussione sui compiti di matematica, Luca sbottò:

– Non ce la faccio più con te! Ora capisco perché papà se nè andato! Non è stato lui, sei stata tu! Aveva ragione a lasciarti

– Tuo padre? Annalisa perse il controllo. Quelleroe che ti comprava cioccolata mentre aveva unaltra donna per anni?

Luca sgranò gli occhi, scioccato dalla rivelazione.

– Non è vero! gridò. Si sono conosciuti quando vi siete lasciati! Non è come dici tu!

– Allora vai a vivere con lui! ribatté Annalisa, superando a malapena la rabbia. Ti preferisce ai suoi comodi, no?

E davvero chiamò Daniele.

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