Il Padre del Suo Amico: Una Storia Avvincente

27 novembre, 2024

Caro diario,

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Posso sedermi accanto a te, va bene?

Un nuovo studente, Antonio Bianchi, arrivò nella nostra classe quinta del liceo classico in piena primavera, e subito prese posto accanto a Ginevra Conti al penultimo banco.

Ginevra era sempre sola. Alta, con la vista acuta, fin dal primo anno la sedevano sul retro, mentre davanti si sistemavano i piccoli occhialoni. A lei non importava; anzi, le piaceva stare isolata, nessuno la disturbava. Non aveva amiche intime, sebbene fosse gentile con tutti.

E poi comparve Antonio.

Si erano trasferiti, e nellultimo anno Antonio doveva frequentare una nuova scuola a Milano. Ma non si lasciò scoraggiare e stringe subito un legame con Ginevra.

Il loro primo scambio fu quasi un lampo: Antonio, alto e snello, apparve dal nulla con unaria un po goffa e un ciuffo sopra il labbro.

Posso sedermi accanto a te? disse, come se avesse già letto il futuro.

Ginevra annuì, consapevole che la risposta non era necessaria: lui aveva già deciso per entrambi.

Antonio era chiacchierone e mai giù di morale. Si inserì rapidamente nella classe e, quasi senza accorgermene, divenne inseparabile da Ginevra.

Lui era come un cagnolino allungato, lei era elegante e sicura di sé, non come le altre ragazze che si mostrano solo per apparire. Ginevra era sempre stata più grande, e si sentiva più matura degli altri.

Forse anche perché, quando il padre di Ginevra se ne andò, lei aveva aiutato la madre a crescere il fratellino Niccolò, sentendosi così la figlia maggiore. Antonio, invece, era più giovane di quasi un anno ma aveva già iniziato la scuola prima di lei.

La classe li soprannominò la coppia, anche se tra loro cera solo amicizia.

Studiarono insieme per lesame di maturità, soprattutto a casa di Ginevra. Lei lo aiutava con litaliano; lei stessa sognava di iscriversi allUniversità Pedagogica, mentre Antonio lassisteva in matematica, desiderando diventare programmatore.

Oggi vieni a casa mia, ti preparo una zuppa e poi studiamo ordinò Ginevra, e Antonio accettò con un cenno.

Le piaceva accudirlo, così come faceva con Niccolò. Ma un giorno il piccolo Niccolò si ammalò.

Allora vieni a casa mia, non cè nessuno, ti servirò del risotto e studieremo propose improvvisamente Antonio.

Ginevra rimase sorpresa: non laveva mai invitato a casa sua.

È comodo? esitò.

Ma certo, come il pane caldo! rise Antonio.

È mio padre a cucinare, è un mito: fa anche delle bistecche da leccarsi i baffi si vantò mentre metteva il risotto sul fuoco.

E tua madre? scherzò Ginevra. Che fortuna ha avuto con tuo padre.

Il volto di Antonio si oscurò.

La mamma non cè più, è morta.

Ginevra rimase senza parole.

Scusa se ti ho ferita, ma non ne avevo mai parlato disse Antonio, visibilmente scossa.

Non ricordavo nemmeno di lei, avevo solo un mese quando è passata. Al momento del parto qualcosa è andato storto, un coccio doro? cercò di spiegare. Non cerano più genitori. Avevamo solo il ricovero per bambini e nessuna famiglia.

Il padre di Antonio gli aveva chiesto di trasferirlo in un orfanotrofio, ma lui aveva rifiutato: Io sono cresciuto in un orfanotrofio, non voglio che mio figlio viva lo stesso.

Ginevra strinse le mani di Antonio, provando una compassione infinita. Ora capiva perché sentiva il bisogno di proteggerlo: nei suoi occhi, dietro lallegria, si nascondeva sempre una tristezza.

Improvvisamente una voce maschile ruppe il silenzio, e la porta dingresso sbatté.

Papà è qui, vieni, ti presenterò disse Antonio, prendendo Ginevra per mano.

Nel corridoio apparve un uomo robusto, abbronzato, alto, quasi unimmagine del figlio.

Ah, questa è la ragazza di cui sparisci sempre commentò il padre, chiamandosi Romano Vieri.

Papà, ti presento Ginevra, e questo è mio padre, il signor Romano Vieri presentò Antonio.

Piacere di conoscerti sorrise contenuto il signor Vieri. Hai già invitato la tua ragazza a mangiare il risotto? Siete affamati? Non lavete ancora provato? Ah, i giovani di oggi, sembrano essere sazi damore scherzò, poi aggiunse Io sono affamato, chi vuole un po di compagnia?

Il risotto era davvero squisito. Antonio chiacchierava su quanto Ginevra fosse la sua migliore amica. Ginevra osservava di nascosto il padre di Antonio, ammirando quella mascolinità che pochi giovani a diciassette anni riescono a mostrare, crescendo da soli un figlio.

Gli esami andarono tutti benissimo; entrambi furono ammessi alluniversità. Ginevra vide più volte il padre di Antonio, e ogni sguardo la faceva arrossire, quasi a pensare di vedere Antonio in versione più adulta.

Una notte sognò Antonio avvicinarsi e baciarla improvvisamente, cosa che non era mai accaduta. Lo respinse nel sogno, ma si rese conto che il bacio era quello di Romano, il padre. Allora, spinta dal desiderio, lo abbracciò e lo baciò, perché ultimamente pensava solo a lui.

Il tuo padre non ha mai voluto sposarsi? chiese un amico a Ginevra.

Antonio rise.

No, finché cera una foto dei miei genitori nella stanza, non lho mai spostata. Forse ora cè qualcuno nuovo, ma il padre non ha mai portato a casa nessuno. È stato rimosso il ritratto, forse perché ha incontrato una nuova compagna disse, facendo battere il cuore di Ginevra.

Col tempo i due cominciarono a vedersi meno, perché studiavano in università diverse. Una sera Ginevra, senza riuscire a chiamare Antonio, decise di passare a casa sua, visto che erano vicini. Il portiere fu il padre di Antonio, e Ginevra si arrossì.

Antonio è uscito per un appuntamento, si è innamorato, lo sapevi? chiese, guardando altrove.

Lo sapevo, lho vista con la sua ragazza, è più giovane e si chiama Diana rispose Ginevra con un sorriso.

Allora perché non facciamo una passeggiata sul lungomare, magari cenare in un bar? Che ne pensi? propose improvvisamente Romano.

Ginevra si avvicinò; lui la strinse e, come nel sogno, la baciò dolcemente.

Piccola mia, scusami se sono così vecchio sussurrò.

Piccola, pensò Ginevra, e per la prima volta si sentì al sicuro sotto quella parola.

I due continuarono una relazione segreta per sei mesi; neanche Antonio ne era al corrente.

Ho paura che un giorno ti svegli e decida che non ho più senso per te confessò Romano.

Dopo il terzo anno di università, Ginevra e Romano decisero di sposarsi, annunciandolo a tutti.

Lui ha più di sedici anni in più! Sei impazzita! protestò la madre di Ginevra, ma poi, guardando la figlia, aggiunse: Chissà quale porta ci aprirà la felicità.

Antonio, divertito, commentò:

Ginevra, sapevo che avresti sempre stato al mio fianco Ora sarai la mia matrigna? Che spettacolo!

Basta, la tua Diana ti sta aspettando, corri da lei lo rimproverò scherzosamente Ginevra.

Con Romano, Ginevra si sentì piccola e bellissima. Lui ha trentasei anni; lei venti. Sono ancora giovani e felici, e i pettegoli dei vicini non li feriranno.

Nessuno avrebbe immaginato che la ragazza del compagno di scuola si sarebbe sposata con suo padre, ma lamore è capriccioso e non ascolta le convenzioni.

**Lezione personale:** la vita ci insegna che i legami più inaspettati possono rivelarsi i più sinceri; basta avere il coraggio di ascoltare il proprio cuore, anche quando il mondo intorno a noi sembra guardare altrove.

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