Caro diario,
Oggi sento il bisogno di scrivere questi pensieri, quasi per mettere ordine nella mia mente dopo giornate agitate. Mia figlia Caterina e suo marito Marco si sono trasferiti da me a Firenze, ed ora sembrano insofferenti alle mie regole. Ma la realtà è semplice: casa mia, regole mie!
Quando ho accettato di ospitarli qui nel mio appartamento vicino a Piazza Savonarola, pensavano forse che avrebbero potuto fare come vogliono. E invece no! Se non stanno bene, nessuno li tiene legati qui.
Ricordo ancora: Caterina si è sposata a soli ventanni, una decisione che mi è sempre sembrata frettolosa. Ovviamente non mi ascoltarono. Lei e Marco volevano mettere su famiglia subito e così fecero. Prima del matrimonio le avevo già intestato la vecchia casa di mia madre a Prato. Non era niente di speciale, ma era un inizio. Ci hanno vissuto per un anno finché, come tanti giovani, hanno sognato una casa nuova da comprare in centro. Così Caterina ha venduto la casa di nonna, i genitori di Marco hanno aggiunto qualche migliaio di euro e il suocero di mia figlia mi faceva sottili pressioni per aiutare di più, ma io avevo già dato: la casa di famiglia. Avrei potuto affittarla e guadagnarci, invece lho ceduta a loro.
Non ho mai creduto nella proprietà condivisa, penso che porti solo guai e delusioni. Non comprendo nemmeno come si possano versare soldi per una casa che nemmeno esiste ancora; ma così va il mondo ormai. Loro hanno creduto nei progetti del costruttore e hanno affittato aspettando che la nuova casa sia finita.
Poi, tutto è cambiato quando Marco ha perso il lavoro e la situazione economica è precipitata. Allora mi hanno chiesto di tornare qui da me. Lo sapevo già che non sarebbe stato facile. Non sono una persona facile da sopportare, sono consapevole delle mie manie, e lo è anche Caterina. Se mi chiedi ospitalità, accetti anche le mie abitudini. Non capisco perché la nuora non abbia voluto stare dalla madre in provincia di Siena forse là cè qualcosa che non va, chissà.
Sin dal principio sono stata chiara: in casa mia ci sono regole precise. Alle dieci di sera a letto. Dopo quellora, silenzio assoluto! Ho un sonno leggero e se mi sveglio non riesco più a riaddormentarmi. Durante il giorno tengo sempre la radio accesa in sottofondo: mi fa compagnia, sono anni che lo faccio. I ragazzi hanno fatto sì con la testa e abbiamo iniziato così la convivenza.
Il primo mese è filato liscio. Se qualcosa non mi convinceva glielo dicevo con calma, loro correggevano e tutto andava avanti. Ma dal secondo mese in poi, hanno iniziato a ribellarsi. Caterina mi trattava con freddezza, Marco si irritava.
Mamma, non arrabbiamoci, per favore. Che importa se per un giorno la radio resta spenta? Nemmeno la ascolti, la tieni lì per niente. Dopo una giornata di lavoro mi scoppia la testa.
Ma davvero dobbiamo asciugare i piatti? Tanto si asciugano da soli! È tempo sprecato, potremmo fare altro.
Mamma, devi proprio metterti a pulire già alle nove di sabato mattina? Stiamo ancora dormendo, e tu già passi lo straccio ovunque!
Giorno dopo giorno, discussioni su discussioni. Alla fine sono sbottata: Basta, fate le valigie..
Mamma, ci mandi via solo perché non seguiamo le tue sciocche regole?, mi ha chiesto Marco con tono gelido.
Non sono sciocchezze, sono le abitudini della mia casa e come ospiti dovete portare rispetto. Perché dovrei rinunciare a ciò che mi fa stare bene nella mia casa?
Potresti cambiare qualcosa, siamo venuti qui proprio perché eravamo in difficoltà…, mi dicevano.
Chi è davvero in difficoltà accetta con gratitudine qualsiasi aiuto, non pretende di dettare legge. Fin dallinizio ho parlato chiaro: questa è casa mia, queste sono le mie regole.
Allora volevi solo spingerci ad andare via. Va bene così. Grazie comunque, mamma, non ti chiederò più nulla, ha detto Caterina, delusa, iniziando a raccogliere le sue cose. Marco poco dopo lha seguita.
Sono andati via. Non mi sento in colpa per quello che ho fatto. Mi avevano chiesto una mano, non pretendo niente di straordinario, solo che rispettino lo stile di vita che ho costruito negli anni. Forse sono stata una mamma severa, ma anchio ho i miei limiti. Io voglio star bene dentro le mie mura. Quando avranno la loro casa, anche loro potranno imporre le proprie regole come vogliono.
E così resto sola, sì, ma in pace.






