Giulia rientrò a casa dalla spesa e iniziò a sistemare gli alimenti dai sacchetti. Allimprovviso sentì un rumore strano provenire dalla stanza del figlio e della nuora, e decise di andare a controllare.
Martina, ma dove stai andando? chiese sorpresa Giulia, vedendo la nuora che metteva i vestiti in valigia.
Me ne vado via! rispose Martina tra le lacrime.
Come sarebbe a dire che te ne vai? Ma dove? Cosè successo? si meravigliò Giulia.
Martina le porse in silenzio una lettera. Giulia la aprì e rimase pietrificata leggendo quelle righe.
Marco aveva portato la fidanzata, Martina, nel suo paesino, nella vecchia casa di famiglia. La madre, vedendo il figlio che a trentatré anni finalmente si decideva a sposarsi, era al settimo cielo. Aveva finalmente trovato la sua strada. Un aiuto per lei in vecchiaia.
La casa era sempre piena, e Giulia regnava su tutto come una vera massaia. Il marito era mancato, lasciando dietro di sé una casa solida e un grande podere. Aveva lavorato una vita per la famiglia. Ma avevano avuto un solo figlio; Giulia non era più riuscita a restare incinta, forse per la fatica della campagna che non conosce giorni di festa o vacanza. Poi, anche il marito si era ammalato. Giulia si era presa cura di lui per anni, imparando a guidare il trattore e a gestire il terreno.
Martina era giovane, almeno dieci anni meno di Marco, stimò Giulia. Fragile, delicata, le ricordava se stessa tanti anni prima quando era arrivata col bagaglio ridotto allosso. Ma il figlio aveva scelto, che vivano insieme, e poi era pure orfana forse era meglio così.
Le ragazze del paese morivano dinvidia per Martina: aveva accalappiato un buon partito, ricco e bello. Tutte avevano provato un tempo a far girare la testa a Marco, anche dopo il matrimonio. Ma lui lavorava e correva a casa, dalla moglie e dai figli. Martina gli aveva dato due maschi e una bambina.
Quando la più piccola aveva cinque anni, e il grande dieci, Marco decise di andare a Milano con un amico a cercare lavoro.
Ma i soldi ci bastano! Abbiamo tutto quello che serve cercò di dissuaderlo la madre cè da mangiare, arrivano i vostri stipendi e la mia pensione. E chi si occupa del podere? Io non ce la faccio più.
Non ne posso più della campagna, mamma! Troverò lavoro là e porterò tutta la famiglia a Milano. I bambini avranno più possibilità, e la vecchia casa la venderemo. Anche tu verrai con noi.
Marco, la scuola qui è a due passi provò a trattenere il marito anche Martina.
La città ti piacerà, tu sei fatta per quello.
Se sono cresciuta in orfanotrofio a Milano non significa che ricordi molto. E tua madre? Non possiamo lasciarla sola. E come faremo a Milano con tre bambini? Martina si asciugò di nascosto una lacrima.
Basta, non cè altro da discutere. E tu sistemati, sembri sfinita.
Martina e Giulia andavano daccordo. Giulia, ricordando comera stata da giovane, provava tenerezza verso la nuora. Da quando erano arrivati i nipotini, le si era aperto il cuore. A volte pareva proprio che Martina fosse sua figlia, e la stessa Martina aveva cominciato presto a chiamarla mamma.
Quando Marco partì, lasciando tutte sole, la madre si preoccupò. Marco scriveva lettere perché i cellulari ancora non cerano. Ogni tanto tornava per sei mesi, lasciava dei regali, qualche centinaio di euro, e poi ripartiva di nuovo. Il suo amico era ritornato, e la moglie di lui un giorno confidò a Giulia che Marco viveva con una donna ricca, per cui stava facendo dei lavori di ristrutturazione. Viveva da lei e non lavorava più. Giulia preferì tacere con Martina, magari non era vero, ma i pettegolezzi già giravano per il paese. Un giorno Martina, con lo sguardo spento, iniziò a preparare le valigie.
Dove vai?
Martina silenziosamente porse la lettera. Era più un biglietto che altro.
Martina, scusa ma cè unaltra donna. La casa la erediterò dopo mia madre, quindi non perder tempo, vattene. Puoi farti una nuova vita e crescere i figli. Qui trovi abbastanza soldi per cominciare, poi arrangiati. Marco.
È andato via lui, e viva dove gli pare. Voi non vi mando da nessuna parte, i bambini non li porti in case altrui. Io senza di voi non ce la farei. Lui non vi caccerà mai, io non glielo permetterò.
Un giorno Marco tornò, con la nuova moglie e una macchina lussuosa. Non si aspettava di trovare i figli nella casa della madre, perché lei non gliene aveva parlato. La figlia, dodicenne, corse ad abbracciarlo stretta in lacrime. Il figlio maggiore si avvicinò. Marco cercò di abbracciarlo, ma il ragazzo prese per mano la sorella e la portò via. Il secondo seguì a ruota.
Non è un padre, è un traditore. Vieni, cè da lavorare.
Marco osservò in silenzio mentre il figlio maggiore saliva sul trattore per andare a lavorare il campo di patate dietro casa. La figlia e il secondo figlio davano da mangiare ai conigli, che non avevano mai avuto prima. Lazienda andava avanti, anzi, era cresciuta. I figli erano diventati grandi e lui non se nera mai accorto.
E la loro madre dovè? Una sola non regge tutto chiese Marco alla madre.
Non giudicare dagli altri. Si chiama Martina, te lo sei dimenticato? Tornerà a breve dal lavoro. E voi perché oggi onorate la casa della mamma, assieme addirittura?
Abbiamo da parlarti.
Parla in fretta e vattene, che Martina sta tornando.
Siamo venuti a prenderti.
Ah, pensavo ai bambini.
I figli hanno la madre. È meglio tu venga a vivere con noi, a Milano. Vendi la casa e il terreno, così avrai un bel gruzzolo ed una casa vicina alla nostra. Ti compreremo una casa, con quello che ricavi.
E i bambini? Silenzio, eh?
Martina può affittare un appartamento in città, ai bambini farebbe bene.
Le possibilità ci sono, ma loro non hanno il desiderio. Altrimenti sarebbero già andati.
Ti abbiamo avvisata. Abbiamo anche un buon compratore, decidi in fretta.
Non cè nulla da decidere. Non sono più la padrona qui.
Mamma, che dici?
A questo punto entrò Martina.
Che sorpresa. Guarda chi cè.
Martina, negli anni che Marco non aveva visto, era sbocciata, diventata più bella. Vestiva con eleganza, ai lobi due orecchini appartenuti a Giulia, un taglio di capelli moderno. Niente a che vedere con la Martina di un tempo. Una vera reginetta, in confronto la nuova moglie di Marco impallidiva. Marco la guardò rapito, finché la sua attuale moglie non lo sorprese con uno sguardo di fuoco.
Allora mamma, non apparecchi per lospite donore? chiese Martina.
Lospite ci saluta, ha detto quel che doveva dire. Grazie di essere passato, figlio mio, non ti dimenticherò. E a te, signora, addio. Spero non vi rivedere più.
Ecco il mio numero, mamma. Se cambi idea, chiamami lasciò un foglietto sul tavolo e uscì.
Marco tornò solo per rivedere la madre alla fine. Martina lo chiamò; era pur sempre suo figlio. I figli erano già adulti, il maggiore aveva dei bambini suoi. Con loro parlava raramente e con freddezza, la figlia nemmeno si avvicinò.
Martina, sono ormai grandi. Ma questa casa è mia, ho diritto a tornarci. Sono divorziato, voglio trasferirmi qui. Puoi restare, se vuoi, o andartene.
Senza dire una parola Martina prese i documenti dal comò. Giulia, in quellanno in cui Marco aveva mandato la lettera daddio, aveva intestato tutto a Martina. Marco se ne andò, senza che Martina cercasse di fermarlo. Non era più legata a lui da nessun sentimento; i veri legami, li aveva ormai solo con i suoi figli, e ora anche con i nipoti.
La vita ci insegna che la vera famiglia non è quella data dal sangue, ma quella che scegliamo ogni giorno con il cuore, con rispetto e presenza. Bisogna saper custodire ciò che conta davvero: le persone che ci rimangono accanto nella fatica e nella gioia, senza mai abbandonarsi.







