Ritorno alla vita
Chiara Bianchi non entrava da anni nellappartamento di suo figlio. Non ne voleva, non ne riusciva. Le lacrime erano ormai una leggenda. Il dolore, seppur costante, si era trasformato in una monotona torpitudine, una specie di abitudine al vuoto.
Il figlio, Matteo, aveva ventotto anni. Mai si era lamentato di salute. Laureato in ingegneria, faceva palestra, frequentava una ragazza e, a quanto pare, aveva un futuro brillante davanti a sé.
Due mesi fa si è addormentato e non si è più svegliato.
Chiara si era separata dal marito quando Matteo aveva sei anni; lei ne aveva trentanni. Il motivo è banale, quanto mai romantico: tradimenti, più volte. Lex non pagava gli alimenti, spariva. Matteo è cresciuto senza padre, con laiuto dei nonni. Alcuni corteggiatori hanno bussato alla sua porta, ma non ha mai trovato il coraggio di un altro matrimonio.
Chiara ha sempre lavorato. Iniziò affittando un piccolo bancone in un supermercato per vendere montature e occhiali. Era oftalmologa. Con un prestito, comprò un locale e trasformò il tutto nella solida Ottica Bianchi, dove cè anche il suo studio. Faceva visite, consigliava le lenti, e, tra una prescrizione e laltra, sorrideva ai clienti.
Lanno scorso comprò a Matteo un monolocale a Bologna, sullo stesso piano del suo negozio. Un ritocco di vernice, qualche mobile nuovo, e tutto sembrava pronto per una vita quasi.
Polvere ovunque, Chiara prese un panno. Spazzolando il pavimento, spostò il divano e dal suo interno cadde il cellulare di Matteo. Lo mise in carica, ma non riuscì a trovarne il contenuto.
Seduta a casa, con gli occhi lucidi, scorré le foto sullo schermo: Matteo al lavoro, in vacanza con gli amici, con la sua ragazza.
Aprì Viber e, in cima, un messaggio di un amico, Domenico. La foto mostrava una giovane donna con un bambino. Il bimbo assomigliava talmente a Matteo da farla rabbrividire.
Ti ricordi quella sera di Capodanno da Lena alluniversità? Era una di noi. Ho incontrato la sua amica, che viveva nellappartamento di fronte, con un bimbo. Era il tuo piccolo! Ti mando la foto, per ricordo scrisse Domenico, poco prima della tragedia. Quindi Matteo lo sapeva e non le ha detto nulla! Che storia!
Chiara sapeva dove abitava Domenico.
Il giorno dopo, dopo il lavoro, si fermò davanti a una porta. Il bambino, Tommaso, le sembrava la propria discendenza. Correva dietro a un ragazzo in bicicletta chiedendo di fare un giro.
Chiara si chinò e chiese:
Non hai una bici?
Il ragazzino rispose di no.
Si avvicinò la madre, una giovane donna di appena ventanni, con un trucco troppo appariscente per il suo viso delicato.
Chi è? domandò Chiara.
Credo di essere la nonna di questo bambino rispose Chiara.
Io sono Ginevra, la mamma di Tommaso si presentò la donna, sorridendo timidamente.
Chiara li invitò al bar. Tommaso ordinò un gelato, lei un caffè, Ginevra un cornetto.
Ginevra raccontò di essere arrivata da un paesino della Campania sei anni fa, allora aveva sedici anni, e si era iscritta a un corso di sartoria. Durante le vacanze di Natale, unamica, Lena, laveva ospitata. Lena e Ginevra studiavano nello stesso reparto. I genitori di Lena erano fuori città per le feste.
Lena era amica di Domenico. Lui venne a festeggiare con un amico, Matteo. Quella notte, Ginevra e Matteo (che non era ancora suo figlio) conobbero la scintilla. Matteo lasciò il suo cellulare per rimanere in contatto, promise di chiamare, ma non lo fece mai.
Quando Ginevra scoprì di essere incinta, lo chiamò. Matteo, arrabbiato, le urlò contro, dicendo che le donne serie sanno già come gestire la contraccezione. Le lasciò dei soldi per abortire e le ordinò di sparire dalla sua vita. Da quel momento non la rivvide più.
Il corso non finì; la mensa la cacciò con il bambino. Tornare al paesino era impossibile: i genitori erano morti, il padre e il fratello erano alcolizzati.
Ginevra affitta una stanza da una signora anziana. Ora la bambina del bar, Sara, la guarda mentre Ginevra lavora in una piccola pasticceria di tortellini, dove guadagna poco ma è sufficiente per sopravvivere.
Il giorno successivo, Chiara traslocò Ginevra e Tommaso nellappartamento di Matteo. E la sua vita cambiò di colpo.
Tommaso venne iscritto a un asilo privato di buona reputazione. Chiara doveva comprare vestiti per lui e per Ginevra, e si divertiva a farlo. Il piccolo assomigliava a Matteo in tutto: sguardo, gesti, testardaggine.
Chiara divenne una sorta di madrina per Ginevra. Le insegnò a truccarsi senza esagerare, a vestirsi con gusto, a prendersi cura di sé, a cucinare e a tenere in ordine casa. In sostanza, le regalò un corso accelerato di vita.
Una sera, seduti davanti alla TV, Tommaso abbracciò Chiara e le sussurrò:
Sei la mia nonna preferita!
In quel momento Chiara capì di non sentire più quel vuoto opprimente. Il dolore non era più un macigno, ma una leggera foschia che si dissolveva. Aveva ritrovato una vita normale, con spazio per la gioia. E tutto grazie a quel piccolino, al suo nipotino.
Due anni dopo, Chiara e Ginevra accompagnarono Tommaso alla prima elementare.
Ginevra ora lavora per Chiara, diventata la sua braccio destro indispensabile.
Ginevra ha incontrato un ragazzo serio, con lintenzione di una relazione stabile. Chiara non ha nulla da obiettare; la vita continua, dopotutto.
Sembra proprio che presto si ritrovi a pensare al matrimonio. Un vecchio amico, da tempo fidato, le propone di sposarsi. Perché no? È carina, indipendente, con una figura invidiabile, un carattere docile e ha appena cinquantquattro anni!
E così, tra una risata e un caffè, Chiara Bianchi ricomincia a vivere, con un pizzico di ironia e tanta, tantissima gratitudine.







