Una pausa per la mamma Alina, stanca, cammina verso la scuola: è la terza volta in questo trimestre che la chiamano dal preside. Ha dovuto chiedere alla collega di sostituirla al magazzino la sera; si aiutano spesso a vicenda, perché per entrambe l’imballaggio dei prodotti per l’e-commerce è solo un lavoretto extra. La paga è poca, ma almeno è puntuale ogni settimana, e il lavoro non è difficile. Non difficile, sì, ma quando è il terzo impiego, ogni movimento in più sfinisce. Alina cammina e, in fondo, è quasi contenta di essere stata chiamata a scuola. Un motivo di gioia discutibile, ma per una donna è comunque un’occasione per riposare. Quanto è stanca di correre dietro ai soldi e di lottare per la sopravvivenza. Tra tre mesi dovrà pagare l’ultima rata del prestito, e sarà un pensiero in meno. Questo le dà forza. Alina si è promessa che, dopo l’ultimo pagamento, lei e Leandro andranno in pizzeria a festeggiare. Se lo sono meritato: per un anno intero si sono privati di tutto per estinguere il debito contratto dal marito. Leandro la aspetta all’ingresso, si prendono per mano come una squadra e vanno ad ascoltare le lamentele del preside. Alina sa già cosa le dirà, sia sul rendimento che sul comportamento. – Suo figlio, – la preside guarda la mamma con significato, – ha chiamato un compagno “pecora sciocca”! E proprio mentre era alla lavagna a rispondere. Da dove impara certe espressioni? Come parlate a casa? – Non a casa, le ha imparate a scuola, – risponde stanca la mamma. – In generale, il comportamento di Leandro è pessimo: risponde male ai professori, provoca i compagni, canta in classe, fa rumore con le caramelle, entra ed esce dal bagno. – Gli parlerò, – Alina stringe la mano del figlio sotto il tavolo. – Signora Alina, è la terza volta in questo trimestre che siete qui! E poi? Alle medie nessuno lo coccolerà. – Capisco. – Cosa capisce? È facile per lei: lascia suo figlio al doposcuola fino alle 19, lo porta solo quando la scuola apre. L’educazione di suo figlio la fa la scuola! – Signora Preside, viviamo solo noi due, non abbiamo nessuno. Lavoro in tre posti perché ho il mutuo e il prestito che aveva fatto mio marito. È andata così: lui non c’è più, ma il debito sì. Ho un solo giorno libero, e non sempre tutto: se mi offrono un lavoretto, accetto. Faccio il possibile per mantenerci. Leandro capisce tutto e non mi chiede mai nulla di superfluo. Cerco di parlare con lui il più possibile, ma non sempre ho le forze. So che è mia responsabilità, ma non posso mandarlo a scuola affamato e con i pantaloni corti, quindi devo lavorare tanto. – Questo Alina non avrebbe dovuto dirlo, ma le è sfuggito. La preside tace. Sembra notare la stanchezza della donna seduta davanti a lei, i capelli raccolti in uno chignon semplice, le spalle abbassate. Le fa pena e, con tono più gentile, aggiunge: – Ma Leandro studia bene, non ha problemi con le materie. Alle olimpiadi di quartiere è arrivato terzo, partecipa ai concorsi creativi. È un bravo ragazzo, solo il comportamento lascia a desiderare. Capisca, non posso ignorare le lamentele. L’insegnante non riesce a gestirlo, gli altri genitori si lamentano. Ora gli insegnanti hanno meno autorità, ma ogni bambino vuole dire la sua. Ecco perché la chiamo: dopo questi colloqui Leandro si comporta meglio. – Capisco. – Va bene, non la trattengo oltre. Parli ancora con lui a casa, chiarite tutto. Sono sicura che capirà, è intelligente, solo il comportamento zoppica. – Va bene, parlerò con lui. – E tu non deludere la mamma! – La preside lancia uno sguardo severo al ragazzo, la voce si fa più dura – Comportati bene, tua madre ha già abbastanza pensieri! Il ragazzo annuisce, Alina si alza dal tavolo, capendo che la conversazione è finita. – Fate entrare i prossimi, per favore. Arrivederci. – Arrivederci. Mamma e figlio escono dalla scuola. Alina respira con piacere l’aria fresca d’autunno: ultimi giorni di ottobre, presto farà freddo, ma per ora di giorno è ancora mite. Ora torneranno a casa e parleranno. Non ha molta voglia di fare la predica – anche quello richiede energie, ma come madre, forse deve farlo. – Leandro, dimmi cosa è successo? L’anno scorso non sono mai stata convocata, quest’anno vengo a scuola come se fosse il mio lavoro. – Niente, mamma, – il figlio calcia i sassolini. – Forse la prof si accanisce? I ragazzi ti prendono di mira? – No, va tutto bene. I compagni sono ok e la professoressa Elena è brava, quando non la facciamo arrabbiare. – Allora cosa c’è? Non capisco, spiegami, per favore, – si ferma e lo guarda negli occhi. – A settembre abbiamo fatto lezione di classe, e la prof Elena diceva che ai bambini bisogna dare riposo. Quando ti chiamano dal preside tu chiedi permesso al lavoro, e la sera non vai, ti sdrai e ti riposi, e il giorno dopo sei di buon umore. – Quindi lo fai per farmi riposare?? – esclama stupita la donna. – Sì. Mamma, ho messo da parte dei soldi e ho comprato il sale marino e la schiuma per il bagno, l’ho visto in una pubblicità. Ieri in mensa ci hanno dato le brioche con marmellata, oggi le focaccine. Non le ho mangiate, sono nello zaino. Dai, torniamo a casa, beviamo un tè buono e poi ti rilassi nella vasca. – Figlio mio, – sussurra Alina tra le lacrime – Sei diventato grande e premuroso! Sei già un vero uomo! Beviamo il tè, poi mi rilasso nella vasca. È una bellissima idea. Grazie di cuore. Alina ovviamente gli spiegherà che fare il monello a scuola non è la scelta migliore, e che presto finirà di pagare un debito e resterà solo il mutuo. Prometterà al figlio che poi sceglieranno un giorno in cui si riposeranno e non faranno nulla, nemmeno i compiti. Per ora tiene per mano il suo piccolo grande Uomo e va a bere il tè con le brioche…

DIARIO DI UNA MAMMA

Oggi ero esausta mentre camminavo sul marciapiede verso la scuola. Mi hanno chiamata di nuovo dal preside: è la terza volta in questo trimestre. Ho dovuto chiedere a Martina di coprirmi stasera al magazzino. Ci aiutiamo spesso a vicenda, perché per entrambe impacchettare merce per le-commerce è solo un lavoretto extra. I soldi non sono tanti, ma almeno li danno puntuali ogni settimana, e il lavoro non è complicato. Non complicato, sì, ma quando è il terzo lavoro, anche il minimo sforzo ti svuota.

Camminavo e, in fondo, ero quasi contenta di essere stata convocata a scuola. Un motivo di gioia un po strano, ma per me è unoccasione per riposare. Sono stanca di questa corsa infinita dietro ai soldi e della lotta per arrivare a fine mese. Tra tre mesi dovrò pagare lultima rata del prestito, e sarà un pensiero in meno. Questo mi dà forza. Mi sono promessa che, dopo lultimo pagamento, io e Luca andremo in pizzeria a festeggiare. Ce lo meritiamo: per un anno intero ci siamo negati tante cose per estinguere il debito che aveva contratto mio marito.

Luca mi ha aspettato allingresso, ci siamo presi per mano come una vera squadra e siamo andati ad ascoltare le lamentele del preside. Sapevo già cosa mi avrebbe detto, sia sul rendimento che sul comportamento.

Suo figlio, la preside, la signora Vittoria, mi ha guardato con aria severa, ha chiamato un compagno pecora sciocca! E questo mentre rispondeva alla lavagna. Da dove prende certe espressioni? Come parlate a casa?
Non le sente a casa, le impara qui a scuola, ho risposto stanca.
In generale, il comportamento di Luca è pessimo: risponde male ai professori, provoca i compagni, canta durante le lezioni, fa rumore con le caramelle, entra ed esce dal bagno.
Parlerò con lui, ho stretto la mano di mio figlio sotto il tavolo.
Signora Alina Rossi, è la terza volta che viene qui in questo trimestre! E poi? Alle medie nessuno lo coccolerà.
Capisco.
Cosa capisce? Lei lascia suo figlio al doposcuola fino alle 19, lo porta solo quando la scuola apre. Leducazione di suo figlio la fa la scuola!
Signora Vittoria, viviamo solo noi due, non abbiamo nessun altro. Lavoro in tre posti perché ho il mutuo e il prestito che aveva fatto mio marito prima di morire. È andato via lui, ma il debito è rimasto. Ho solo un giorno libero, e nemmeno sempre tutto: se mi offrono un lavoretto, accetto. Faccio il possibile per mantenerci.
Luca capisce tutto questo e non mi chiede mai nulla di superfluo. Cerco di parlare con lui il più possibile, ma non sempre ho le forze. So che è una mia responsabilità, ma non posso mandarlo a scuola affamato e con i pantaloni corti, quindi devo lavorare tanto. Non avrei dovuto dirlo, ma mi è scappato, era troppo.

La preside è rimasta in silenzio. Sembrava notare la mia stanchezza, i capelli raccolti in uno chignon semplice, le spalle abbassate. Mi ha guardata con un po di compassione e, con tono più gentile, ha aggiunto:
Ma Luca studia bene, non ci sono problemi con il rendimento. Ha preso il terzo posto alle olimpiadi di quartiere, partecipa ai concorsi creativi. È un bravo ragazzo, solo il comportamento lascia a desiderare. Capisca, non posso ignorare le lamentele. I professori non riescono a gestirlo, gli altri genitori si lamentano. Ora gli insegnanti hanno meno autorità, ma ogni bambino vuole dire la sua. Ecco perché la chiamo: dopo questi colloqui Luca si comporta meglio.
Capisco.
Va bene, non la trattengo oltre. Parli ancora con lui a casa, chiarite tutto. Sono sicura che capirà, è intelligente, solo il comportamento va sistemato.
Va bene, parlerò con lui.
E tu non deludere la mamma! la preside ha rivolto uno sguardo severo a Luca, la voce si è fatta più dura Comportati bene, tua madre ha già abbastanza pensieri!
Luca ha annuito, io mi sono alzata, capendo che la conversazione era finita.
Faccia entrare i prossimi, per favore. Buona giornata.
Arrivederci.

Siamo usciti dalla scuola. Ho respirato con piacere laria fresca dautunno: ultimi giorni di ottobre, presto farà freddo, ma per ora di giorno è ancora mite. Ora torniamo a casa e ne parliamo. Non ho molta voglia di fare la predica anche quello richiede energie, ma come madre, forse dovrei.

Luca, dimmi cosa è successo? Lanno scorso non sono mai venuta alle riunioni, questanno vengo a scuola come se fosse il mio lavoro.
Niente, mamma, Luca calciava i sassolini.
Forse la professoressa ti prende di mira? I ragazzi ti danno fastidio?
No, va tutto bene. I compagni sono ok e la professoressa Elena è brava, quando non la facciamo arrabbiare.
Allora cosa cè? Non capisco, spiegami, per favore, mi sono fermata e lho guardato negli occhi.
A settembre, durante lora di classe, la professoressa Elena ha detto che i bambini hanno bisogno di riposare. Quando ti chiamano dal preside tu chiedi il permesso al lavoro, e la sera non vai a lavorare, ti sdrai e ti riposi, e il giorno dopo sei di buon umore.
Quindi tu lo fai per farmi riposare?? ho esclamato sorpresa.
Sì. Mamma, ho messo da parte dei soldi e ho comprato il sale marino e la schiuma per il bagno, lho visto in una pubblicità. Ieri in mensa ci hanno dato le focaccine con marmellata, oggi le brioche. Non le ho mangiate, sono tutte nello zaino. Dai, torniamo a casa, beviamo un tè buono e poi ti rilassi nella vasca.
Figlio mio, ho sussurrato tra le lacrime Sei diventato così grande e premuroso! Sei già un vero uomo! Beviamo il tè, poi mi rilasso nella vasca. È una bellissima idea. Grazie di cuore.

Ovviamente gli spiegherò che fare il monello a scuola non è la soluzione, e che presto finirò di pagare un debito e resterà solo il mutuo. Gli prometterò che poi sceglieremo un giorno in cui ci riposeremo e non faremo nulla, nemmeno i compiti.Per ora, però, stringo la mano al mio piccolo grande Uomo e ci avviamo verso casa, pronti a gustarci il tè con le brioche e le focaccine che Luca ha messo da parte per me. Mentre camminiamo, sento il peso della stanchezza sciogliersi un po, come se la sua premura avesse il potere di alleggerire tutto. In cucina, Luca tira fuori dallo zaino le merende, le dispone con cura sul piattino e mi versa il tè, attento a non scottarsi.

Mi siedo al tavolo e lo guardo: i suoi occhi brillano di orgoglio e affetto, e mi accorgo che, nonostante tutte le difficoltà, siamo una famiglia forte. Gli racconto che presto il mutuo sarà lunico pensiero, che potremo concederci qualche piccola gioia in più, magari una giornata intera solo per noi, senza impegni, senza corse, senza dover pensare a nulla. Luca sorride, mi abbraccia forte e mi dice che non vede lora.

Dopo il tè, mi accompagna in bagno, mi porge il sale marino e la schiuma, e mi dice di rilassarmi, che lui si occuperà di tutto il resto. Mi immergo nella vasca, chiudo gli occhi e sento il profumo della schiuma, il calore dellacqua, la voce di Luca che canticchia in cucina. In quel momento, mi sento finalmente in pace, grata per la sua presenza, per la sua maturità, per il suo amore.

Penso a quanto sia importante non perdere mai di vista ciò che conta davvero: la serenità, la complicità, il tempo insieme. Forse non potrò dargli tutto quello che vorrei, ma posso offrirgli il mio affetto, la mia dedizione, e insegnargli che anche nei momenti difficili si può trovare un po di felicità. E mentre lacqua si raffredda e la giornata volge al termine, mi prometto di non dimenticare mai quanto sia prezioso questo nostro piccolo mondo, fatto di gesti semplici e di tanto cuore.

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Una pausa per la mamma Alina, stanca, cammina verso la scuola: è la terza volta in questo trimestre che la chiamano dal preside. Ha dovuto chiedere alla collega di sostituirla al magazzino la sera; si aiutano spesso a vicenda, perché per entrambe l’imballaggio dei prodotti per l’e-commerce è solo un lavoretto extra. La paga è poca, ma almeno è puntuale ogni settimana, e il lavoro non è difficile. Non difficile, sì, ma quando è il terzo impiego, ogni movimento in più sfinisce. Alina cammina e, in fondo, è quasi contenta di essere stata chiamata a scuola. Un motivo di gioia discutibile, ma per una donna è comunque un’occasione per riposare. Quanto è stanca di correre dietro ai soldi e di lottare per la sopravvivenza. Tra tre mesi dovrà pagare l’ultima rata del prestito, e sarà un pensiero in meno. Questo le dà forza. Alina si è promessa che, dopo l’ultimo pagamento, lei e Leandro andranno in pizzeria a festeggiare. Se lo sono meritato: per un anno intero si sono privati di tutto per estinguere il debito contratto dal marito. Leandro la aspetta all’ingresso, si prendono per mano come una squadra e vanno ad ascoltare le lamentele del preside. Alina sa già cosa le dirà, sia sul rendimento che sul comportamento. – Suo figlio, – la preside guarda la mamma con significato, – ha chiamato un compagno “pecora sciocca”! E proprio mentre era alla lavagna a rispondere. Da dove impara certe espressioni? Come parlate a casa? – Non a casa, le ha imparate a scuola, – risponde stanca la mamma. – In generale, il comportamento di Leandro è pessimo: risponde male ai professori, provoca i compagni, canta in classe, fa rumore con le caramelle, entra ed esce dal bagno. – Gli parlerò, – Alina stringe la mano del figlio sotto il tavolo. – Signora Alina, è la terza volta in questo trimestre che siete qui! E poi? Alle medie nessuno lo coccolerà. – Capisco. – Cosa capisce? È facile per lei: lascia suo figlio al doposcuola fino alle 19, lo porta solo quando la scuola apre. L’educazione di suo figlio la fa la scuola! – Signora Preside, viviamo solo noi due, non abbiamo nessuno. Lavoro in tre posti perché ho il mutuo e il prestito che aveva fatto mio marito. È andata così: lui non c’è più, ma il debito sì. Ho un solo giorno libero, e non sempre tutto: se mi offrono un lavoretto, accetto. Faccio il possibile per mantenerci. Leandro capisce tutto e non mi chiede mai nulla di superfluo. Cerco di parlare con lui il più possibile, ma non sempre ho le forze. So che è mia responsabilità, ma non posso mandarlo a scuola affamato e con i pantaloni corti, quindi devo lavorare tanto. – Questo Alina non avrebbe dovuto dirlo, ma le è sfuggito. La preside tace. Sembra notare la stanchezza della donna seduta davanti a lei, i capelli raccolti in uno chignon semplice, le spalle abbassate. Le fa pena e, con tono più gentile, aggiunge: – Ma Leandro studia bene, non ha problemi con le materie. Alle olimpiadi di quartiere è arrivato terzo, partecipa ai concorsi creativi. È un bravo ragazzo, solo il comportamento lascia a desiderare. Capisca, non posso ignorare le lamentele. L’insegnante non riesce a gestirlo, gli altri genitori si lamentano. Ora gli insegnanti hanno meno autorità, ma ogni bambino vuole dire la sua. Ecco perché la chiamo: dopo questi colloqui Leandro si comporta meglio. – Capisco. – Va bene, non la trattengo oltre. Parli ancora con lui a casa, chiarite tutto. Sono sicura che capirà, è intelligente, solo il comportamento zoppica. – Va bene, parlerò con lui. – E tu non deludere la mamma! – La preside lancia uno sguardo severo al ragazzo, la voce si fa più dura – Comportati bene, tua madre ha già abbastanza pensieri! Il ragazzo annuisce, Alina si alza dal tavolo, capendo che la conversazione è finita. – Fate entrare i prossimi, per favore. Arrivederci. – Arrivederci. Mamma e figlio escono dalla scuola. Alina respira con piacere l’aria fresca d’autunno: ultimi giorni di ottobre, presto farà freddo, ma per ora di giorno è ancora mite. Ora torneranno a casa e parleranno. Non ha molta voglia di fare la predica – anche quello richiede energie, ma come madre, forse deve farlo. – Leandro, dimmi cosa è successo? L’anno scorso non sono mai stata convocata, quest’anno vengo a scuola come se fosse il mio lavoro. – Niente, mamma, – il figlio calcia i sassolini. – Forse la prof si accanisce? I ragazzi ti prendono di mira? – No, va tutto bene. I compagni sono ok e la professoressa Elena è brava, quando non la facciamo arrabbiare. – Allora cosa c’è? Non capisco, spiegami, per favore, – si ferma e lo guarda negli occhi. – A settembre abbiamo fatto lezione di classe, e la prof Elena diceva che ai bambini bisogna dare riposo. Quando ti chiamano dal preside tu chiedi permesso al lavoro, e la sera non vai, ti sdrai e ti riposi, e il giorno dopo sei di buon umore. – Quindi lo fai per farmi riposare?? – esclama stupita la donna. – Sì. Mamma, ho messo da parte dei soldi e ho comprato il sale marino e la schiuma per il bagno, l’ho visto in una pubblicità. Ieri in mensa ci hanno dato le brioche con marmellata, oggi le focaccine. Non le ho mangiate, sono nello zaino. Dai, torniamo a casa, beviamo un tè buono e poi ti rilassi nella vasca. – Figlio mio, – sussurra Alina tra le lacrime – Sei diventato grande e premuroso! Sei già un vero uomo! Beviamo il tè, poi mi rilasso nella vasca. È una bellissima idea. Grazie di cuore. Alina ovviamente gli spiegherà che fare il monello a scuola non è la scelta migliore, e che presto finirà di pagare un debito e resterà solo il mutuo. Prometterà al figlio che poi sceglieranno un giorno in cui si riposeranno e non faranno nulla, nemmeno i compiti. Per ora tiene per mano il suo piccolo grande Uomo e va a bere il tè con le brioche…
La Portinaia: Storia di Vita e Segreti nel Palazzo Italiano