DIARIO DI UNA MAMMA
Oggi ero esausta mentre camminavo sul marciapiede verso la scuola. Mi hanno chiamata di nuovo dal preside: è la terza volta in questo trimestre. Ho dovuto chiedere a Martina di coprirmi stasera al magazzino. Ci aiutiamo spesso a vicenda, perché per entrambe impacchettare merce per le-commerce è solo un lavoretto extra. I soldi non sono tanti, ma almeno li danno puntuali ogni settimana, e il lavoro non è complicato. Non complicato, sì, ma quando è il terzo lavoro, anche il minimo sforzo ti svuota.
Camminavo e, in fondo, ero quasi contenta di essere stata convocata a scuola. Un motivo di gioia un po strano, ma per me è unoccasione per riposare. Sono stanca di questa corsa infinita dietro ai soldi e della lotta per arrivare a fine mese. Tra tre mesi dovrò pagare lultima rata del prestito, e sarà un pensiero in meno. Questo mi dà forza. Mi sono promessa che, dopo lultimo pagamento, io e Luca andremo in pizzeria a festeggiare. Ce lo meritiamo: per un anno intero ci siamo negati tante cose per estinguere il debito che aveva contratto mio marito.
Luca mi ha aspettato allingresso, ci siamo presi per mano come una vera squadra e siamo andati ad ascoltare le lamentele del preside. Sapevo già cosa mi avrebbe detto, sia sul rendimento che sul comportamento.
Suo figlio, la preside, la signora Vittoria, mi ha guardato con aria severa, ha chiamato un compagno pecora sciocca! E questo mentre rispondeva alla lavagna. Da dove prende certe espressioni? Come parlate a casa?
Non le sente a casa, le impara qui a scuola, ho risposto stanca.
In generale, il comportamento di Luca è pessimo: risponde male ai professori, provoca i compagni, canta durante le lezioni, fa rumore con le caramelle, entra ed esce dal bagno.
Parlerò con lui, ho stretto la mano di mio figlio sotto il tavolo.
Signora Alina Rossi, è la terza volta che viene qui in questo trimestre! E poi? Alle medie nessuno lo coccolerà.
Capisco.
Cosa capisce? Lei lascia suo figlio al doposcuola fino alle 19, lo porta solo quando la scuola apre. Leducazione di suo figlio la fa la scuola!
Signora Vittoria, viviamo solo noi due, non abbiamo nessun altro. Lavoro in tre posti perché ho il mutuo e il prestito che aveva fatto mio marito prima di morire. È andato via lui, ma il debito è rimasto. Ho solo un giorno libero, e nemmeno sempre tutto: se mi offrono un lavoretto, accetto. Faccio il possibile per mantenerci.
Luca capisce tutto questo e non mi chiede mai nulla di superfluo. Cerco di parlare con lui il più possibile, ma non sempre ho le forze. So che è una mia responsabilità, ma non posso mandarlo a scuola affamato e con i pantaloni corti, quindi devo lavorare tanto. Non avrei dovuto dirlo, ma mi è scappato, era troppo.
La preside è rimasta in silenzio. Sembrava notare la mia stanchezza, i capelli raccolti in uno chignon semplice, le spalle abbassate. Mi ha guardata con un po di compassione e, con tono più gentile, ha aggiunto:
Ma Luca studia bene, non ci sono problemi con il rendimento. Ha preso il terzo posto alle olimpiadi di quartiere, partecipa ai concorsi creativi. È un bravo ragazzo, solo il comportamento lascia a desiderare. Capisca, non posso ignorare le lamentele. I professori non riescono a gestirlo, gli altri genitori si lamentano. Ora gli insegnanti hanno meno autorità, ma ogni bambino vuole dire la sua. Ecco perché la chiamo: dopo questi colloqui Luca si comporta meglio.
Capisco.
Va bene, non la trattengo oltre. Parli ancora con lui a casa, chiarite tutto. Sono sicura che capirà, è intelligente, solo il comportamento va sistemato.
Va bene, parlerò con lui.
E tu non deludere la mamma! la preside ha rivolto uno sguardo severo a Luca, la voce si è fatta più dura Comportati bene, tua madre ha già abbastanza pensieri!
Luca ha annuito, io mi sono alzata, capendo che la conversazione era finita.
Faccia entrare i prossimi, per favore. Buona giornata.
Arrivederci.
Siamo usciti dalla scuola. Ho respirato con piacere laria fresca dautunno: ultimi giorni di ottobre, presto farà freddo, ma per ora di giorno è ancora mite. Ora torniamo a casa e ne parliamo. Non ho molta voglia di fare la predica anche quello richiede energie, ma come madre, forse dovrei.
Luca, dimmi cosa è successo? Lanno scorso non sono mai venuta alle riunioni, questanno vengo a scuola come se fosse il mio lavoro.
Niente, mamma, Luca calciava i sassolini.
Forse la professoressa ti prende di mira? I ragazzi ti danno fastidio?
No, va tutto bene. I compagni sono ok e la professoressa Elena è brava, quando non la facciamo arrabbiare.
Allora cosa cè? Non capisco, spiegami, per favore, mi sono fermata e lho guardato negli occhi.
A settembre, durante lora di classe, la professoressa Elena ha detto che i bambini hanno bisogno di riposare. Quando ti chiamano dal preside tu chiedi il permesso al lavoro, e la sera non vai a lavorare, ti sdrai e ti riposi, e il giorno dopo sei di buon umore.
Quindi tu lo fai per farmi riposare?? ho esclamato sorpresa.
Sì. Mamma, ho messo da parte dei soldi e ho comprato il sale marino e la schiuma per il bagno, lho visto in una pubblicità. Ieri in mensa ci hanno dato le focaccine con marmellata, oggi le brioche. Non le ho mangiate, sono tutte nello zaino. Dai, torniamo a casa, beviamo un tè buono e poi ti rilassi nella vasca.
Figlio mio, ho sussurrato tra le lacrime Sei diventato così grande e premuroso! Sei già un vero uomo! Beviamo il tè, poi mi rilasso nella vasca. È una bellissima idea. Grazie di cuore.
Ovviamente gli spiegherò che fare il monello a scuola non è la soluzione, e che presto finirò di pagare un debito e resterà solo il mutuo. Gli prometterò che poi sceglieremo un giorno in cui ci riposeremo e non faremo nulla, nemmeno i compiti.Per ora, però, stringo la mano al mio piccolo grande Uomo e ci avviamo verso casa, pronti a gustarci il tè con le brioche e le focaccine che Luca ha messo da parte per me. Mentre camminiamo, sento il peso della stanchezza sciogliersi un po, come se la sua premura avesse il potere di alleggerire tutto. In cucina, Luca tira fuori dallo zaino le merende, le dispone con cura sul piattino e mi versa il tè, attento a non scottarsi.
Mi siedo al tavolo e lo guardo: i suoi occhi brillano di orgoglio e affetto, e mi accorgo che, nonostante tutte le difficoltà, siamo una famiglia forte. Gli racconto che presto il mutuo sarà lunico pensiero, che potremo concederci qualche piccola gioia in più, magari una giornata intera solo per noi, senza impegni, senza corse, senza dover pensare a nulla. Luca sorride, mi abbraccia forte e mi dice che non vede lora.
Dopo il tè, mi accompagna in bagno, mi porge il sale marino e la schiuma, e mi dice di rilassarmi, che lui si occuperà di tutto il resto. Mi immergo nella vasca, chiudo gli occhi e sento il profumo della schiuma, il calore dellacqua, la voce di Luca che canticchia in cucina. In quel momento, mi sento finalmente in pace, grata per la sua presenza, per la sua maturità, per il suo amore.
Penso a quanto sia importante non perdere mai di vista ciò che conta davvero: la serenità, la complicità, il tempo insieme. Forse non potrò dargli tutto quello che vorrei, ma posso offrirgli il mio affetto, la mia dedizione, e insegnargli che anche nei momenti difficili si può trovare un po di felicità. E mentre lacqua si raffredda e la giornata volge al termine, mi prometto di non dimenticare mai quanto sia prezioso questo nostro piccolo mondo, fatto di gesti semplici e di tanto cuore.







