Nonno, non ti annoiare! – Igor stava già ritardando e quindi, senza allacciare il suo cappotto, con la sciarpa che sventolava, uscì di corsa dall’appartamento.

Caro diario,
Non temere, non piangere! ho gridato mentre mi affrettavo, senza chiudere il cappotto, con la sciarpa svolazzante, a saltare fuori dalla piccola bottega del quartiere. Il rumore dei miei passi rapidissimi sullo scalinata ha seguito il cigolio della porta dingresso e poi, un attimo di silenzio. È iniziata unaltra giornata. Per il nipote è una nuova avventura, per me è solo un altro giorno grigio, insipido, come tutti gli altri. La prima metà della mattina è certa.

Il nonno Antonio Bianchi, con il suo bastone, trascinava il piede per lappartamento, trascinando il tempo come un vecchio film. Un tempo il suo corpo era forte, giorno dopo giorno più vigoroso. Infastidito dalla sua goffaggine, però, non smetteva mai di muoversi: dalla stanza alla stanza, da una finestra allaltra.

Oggi il mio piccolo Luca ha quattro lezioni, tornerà tra quattordici ore e il giorno tornerà a colorarsi di allegria, il morale salirà. Anche il nonno, al suo fianco, si sente più sicuro, più felice, convinto che tutto andrà bene. Luca è lunica gioia e il senso della vita di Antonio. So che sono sempre stato un esempio per lui: i suoi movimenti lenti, il modo di parlare, lo sguardo serio e attento.

Cosa imitare se il nipote gira sempre intorno a me? Il padre non lho mai conosciuto, la madre è la figlia di Antonio, ancora a cercare di sistemare la sua vita sentimentale, senza gran risultato. E già ci siamo superati i cinquantanni. Fin da piccolo è stato con la nonna e il nonno; ora siamo solo noi due.

Stanco di girare per le stanze, mi sono lasciato cadere sulla poltrona e ho preso fiato. Accanto alla finestra, sotto un piccolo nido di legno appeso, cera una mangiatoia per gli uccelli. Ogni mattina Luca riempiva il nido con un paio di manciate di semi di girasole.

Il sole presto tramonterà e gli ospiti arriveranno per colazione. Il primo è un passero, svegliato da un sonno scomodo. Si guarda intorno, cinguetta contento e si tuffa nel nido. Poi ne arrivano altri, sempre più. Affrettatevi, volatili orfani, a prendere il cibo prima che arrivino i pettirossi! se ne va la voce. I pettirossi, più grossi e dal becco robusto, arriveranno per ultimi, e non voleranno via finché non saranno sazi.

Più tardi una nuvola di cicaletta con il suo canto squillante riempirà laria. Il nonno adorava osservare gli uccelli; vedeva la vita più leggera e più allegra, e il tempo sembrava scorrere più veloce. Grazie a Luca per aver costruito quella piccola mangiatoia, un piccolo gesto che ha portato gioia.

Luca, vieni con noi? gli amici del quinto anno, compagni di corso, lo aspettavano fuori dallingresso delluniversità. Abbiamo finito la tesi, dobbiamo festeggiare!
No, ragazzi, non posso ho risposto, imbarazzato, sapendo che non bevo. E poi, a casa mi aspetta il nonno.

Che festa cè senza il nonno che mi guarda dalla finestra, aspettandomi? Fuori è una giornata tiepida, senza vento, la neve è appena un ricordo soffice. Devo passeggiare con lui, anche solo per due minuti.

Oh nonno, nonno Da quando ricordo Luca è sempre stato al mio fianco. Quando il nonno guidava il suo vecchio camioncino di pane, io ero il passeggero, girovagando per le vie di Milano, distribuendo pagnotte ai negozi. Spesso mi addormentavo sul sedile, cullato dal ronzio del motore. A pranzo tornavamo a casa, dove la nonna, ancora viva, ci attendeva. Lei rimproverava sempre il nonno, cercando di tenere Luca a casa, ma lui scappava sempre verso di me.

Di nuovo a fare il monello, Luca, brontolava il nonno. Mi chiamava Lucino, e a me piaceva. Amavo tutto quello che diceva e faceva il nonno, e pensavo che sarebbe stato sempre lì, a brontolare bonariamente e a sorridere sotto i baffi, orgoglioso di vedere il nipote crescere.

La nonna è morta, e tre mesi fa il nonno ha avuto un ictus. Luca ha capito la fragilità della vita, quanto siano indispensabili luno e laltro e quanto gli è caro il nonno, ora più debole ma ancora presente. Vederlo con il bastone è strano, ma mi rallegra sapere che giorno per giorno sta migliorando, e spero che presto possa uscire dalledificio autonomamente, con un piccolo aiuto.

Così, ogni mattina, appena libero, corro a casa. Già quasi arrivato, una voce di bambina mi chiamò:
Zio, prendi il gattino! una ragazzina di circa dieci anni mi afferrò per la manica. La nostra gatta ha partorito tre cuccioli, i genitori volevano buttarli via. Ne abbiamo già salvati due, ma il più piccolo è rimasto indietro.

La ragazza, Ginevra, mi trascinò verso una cesta intrecciata dove tremava un piccolo micino. Si è seduta accanto alla cesta, accarezzandolo con un sorriso triste.
Lo prenderei, ma non mi accetterebbero al dormitorio. Il capo è così severo! mormorò.

Il gattino, però, aveva la sua opinione: con le zampette afferrò la mia giacca e si arrampicò sul mio spalla, miagolando, guardandomi con occhi speranzosi.
Che farò con te la ragazza cominciò a piangere.

Il suo sguardo, colmo di lacrime sincere, mi colpì così tanto che decisi di portare il micino a casa. Forse al nonno, così si farà compagnia. Ma il gattino non voleva lasciarmi, si nascose tra i capelli mossi di Ginevra, cercando rifugio.

Non cè da preoccuparsi dissi, lasciando andare i tentativi di strapparlo via. Lo porterete a casa mia, e poi vedremo cosa fare.

Sorridendo dellimprovvisa adozione, ci dirigemmo verso lingresso, salimmo al pianerottolo e entrammo nellappartamento. Ginevra, raggiante, varcò la soglia.
Nonno! chiamai. Abbiamo un nuovo inquilino!

Con il bastone, il nonno Antonio uscì, sorridendo quando vide la giovane ospite. Il micino, uscito dai capelli di Ginevra, corse verso di lui, come se lo aspettasse da tempo. Il nonno perse il bastone, ma lo strinse il cucciolo al petto, sussurrandogli parole dolci. Io lo aiutai a sistemare il gattino in una sedia, ma quando tornai a cercare Ginevra, era già sparita. Solo un leggero profumo di profumo rimaneva.

Preso il cappotto, corsi fuori dal palazzo sperando di ritrovare Ginevra, ma invano.
Accidenti, non ci si può credere! brontolò il nonno. Che ragazze così non si lasciano andare via! Dovresti tenerle strette per tutta la vita.

Ogni giorno, tornando a casa, guardavo quellangolo dove ci eravamo incontrati, sperando di vedere ancora Ginevra. Ma non accadeva mai. Una volta credetti di averla vista dal finestrino di un tram, ma il tram si allontanò nella confusione della città.

Maggio, ritorno dalla visita medica; la discussione della tesi è alle porte. Il nonno è quasi guarito, esce ogni giorno a passeggiare con il suo fedele compagno, il gattino che ho chiamato Ettore.
È proprio come te da piccolo mi diceva, birichino e mai distante da me. E quegli occhietti furbi, proprio come i tuoi.

Stamane, però, la solita coppia di panchine era vuota. Preoccupato, corsi su per le scale, la porta era aperta. In cucina, sentii la voce del nonno, tutto era normale. Ma un odore familiare mi colpì: il profumo del suo profumo, quello che avevo sempre associato a Ginevra. Era lei!

Appoggiato al telaio della porta della cucina, temendo di muovermi, guardai i suoi capelli dorati, dove prima si era nascosto Ettore. I suoi occhi, ancora più luminosi, si posarono su di me.
Il nonno offrì a Ginevra un tè, chiacchierando, mentre Ettore si accucciava sulle sue ginocchia, ronronando. Sentendo il suo sguardo, Ginevra si voltò, mi vide e sorrise timidamente.
Ho deciso di fare visita al gattino disse, abbassando lo sguardo.
Hai fatto bene esultai, tirando un sospiro di sollievo. Ti aspettavamo.

Il nonno, il piccolo Ettore e Ginevra si scambiarono unocchiata complice.

Oggi ho capito che le piccole attenzioni una mangiatoia, un gatto salvato, una visita inaspettata possono cambiare il corso di una vita. Ho imparato che la famiglia non è solo sangue, ma chi scegliamo di tenere vicino, e che la gentilezza, anche nella più semplice azione, restituisce sempre qualcosa di più grande di noi.

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Nonno, non ti annoiare! – Igor stava già ritardando e quindi, senza allacciare il suo cappotto, con la sciarpa che sventolava, uscì di corsa dall’appartamento.
L’uomo che fece una domanda troppo piano