L’Isola della Speranza.

Isola di speranza

Ruggiero riposava sul vecchio portico di una casa abbandonata, socchiudendo gli occhi sotto il pallido sole dautunno. Il suo manto, rosso fuoco come unarancia matura, era coperto di polvere e di anni passati in strada, ma ancora brillava di una luce calda. Accanto a lui, rannicchiato, gemette Nerino, un cucciolo di gatto dalla pelliccia nera pece e con lorecchio storto, quasi spezzato. Si erano incontrati da poco, eppure Ruggiero sentiva già che quel piccolo era diventato parte del suo mondo solitario.

Nerino era arrivato nel borgo due settimane prima. Ruggiero rosicchiava una lische di pesce tra i rifiuti quando, da un cespuglio, udì un flebile miagolio. Da sotto i rami, barcollando, spuntò il cucciolo: sporco, con le zampe tremanti e gli occhi pieni di paura. Un orecchio sporgeva in modo strano, il corpo era graffiato. Ruggiero si fermò a fissarlo.

Da dove vieni, piccino? chiese, annusando. E chi ti ha fatto così?

Nerino rispose con un flebile miagolio, tremando da capo a piedi. Ruggiero sospirò. Conobbe fin troppo bene quello sguardo: quello di chi è stato abbandonato, di chi non conta per nessuno. Indicando il portico, mormorò:

Vieni, ti darò la parte di cibo che ho. Non ti farà ingrassare, ma ti darà forza.

Così Nerino rimase. Ruggiero condivideva con lui il poco che trovava: una crosta di pane, un pezzetto di salsiccia lanciato dal balcone di una signora dal cuore gentile. Nerino lo guardava in silenzio, colmo di gratitudine, e Ruggiero non chiedeva nulla. Perché? Ogni randagio ha la sua sventura.

Una mattina, però, Nerino non si alzò. Ruggiero lo trovò rannicchiato in un angolo del portico, tremante per il dolore. La zampa era gonfia, lorecchio storto si era gonfiato, e il respiro era affannoso. Ruggiero si accoccolò accanto a lui e versò una lacrima silenziosa, quel pianto muto che gli animali fanno quando le parole non bastano. Non sapeva come aiutarlo, poteva solo stare lì a guardare la vita svanire in quel piccolo corpo.

Attorno si estendeva un villaggio ricco: recinzioni alte, auto lucenti, finestre illuminate di case lussuose. Da una casa arrivava la musica, da unaltra il tintinnio dei bicchieri. Nessuno si fermava a guardare, nessuno si soffermava. La gente passava di corsa, persa nei propri affari, senza spazio per due gatti che si rifugiavano sul ciglio della strada. Ruggiero osservava quel mondo indifferente, e dentro di sé nasceva una rabbia. Perché? Nerino non dava fastidio a nessuno; voleva solo vivere.

Il destino cambiò quando si udirono dei passi e la voce cristallina di una bambina. Ruggiero sollevò la testa. Una donna e una bambina di circa dieci anni camminavano verso il portico. La bambina portava un cesto di mele, la donna parlava guardandosi intorno. Si fermarono davanti al portico.

Mamma, dei gatti! esclamò la bambina, notando Ruggiero. Che bello, è rosso come il sole! E laltro poverino!

Ruggiero si irrigidì, ma non scappò. La voce della bambina era calda, gli occhi tradivano preoccupazione. La donna si sedette, osservò Nerino e aggrottò le sopracciglia.

Poveretto, sussurrò, la voce tremante. È così piccolo e già ha provato così tanto.

Prese il cellulare, le dita leggermente tremolanti. Ruggiero non capiva le parole, ma sentì laria riempirsi di vita e calore. La bambina si avvicinò, allungò delicatamente la mano verso Nerino.

Non aver paura, piccolo, ti aiuteremo disse, la voce rotta dallemozione.

Unora dopo, un vecchio furgone con un adesivo a forma di zampa di gatto si fermò davanti al portico. Ne scesero due persone: un giovane con una giacca logora e una giovane donna con i capelli scompigliati. Portarono una cuccia e una coperta soffice. Il giovane sollevò Nerino con cautela, lo avvolse e disse qualcosa alla ragazza. Lei annuì e guardò Ruggiero.

Lo stavi guardando? sorrise. Che bravo custode.

Ruggiero miagolò, quasi in accordo, e il suo cuore batté più forte. Vide Nerino salire sul furgone e, per la prima volta dopo tanti anni, credette davvero che il piccolo avesse una possibilità. Le persone partirono, lasciandolo solo sul portico, a fissare il vuoto della strada.

Due settimane passarono. Ruggiero stava masticando una crosta di pane accanto al recinto quando sentì il familiare ruggito di un motore. Il furgone tornò. Ne scesero lo stesso giovane e la giovane donna, seguiti dalla donna e dalla bambina. La bambina portava Nerino, ora pulito, con la zampa guarita, il pelo nero lucente e lo stesso orecchio storto, ora quasi accogliente.

Labbiamo curato! esclamò la bambina, posando il cucciolo a terra. E abbiamo deciso di portarlo a casa. Anche te, Ruggiero, ti prenderemo. Vivrete insieme!

Ruggiero rimase immobile. Nerino gli sfiorò il muso; la bambina brillava di felicità, la donna gli stendeva una mano. Il suo cuore batteva, non per paura, ma per una gioia che non provava da tempo. Fece un passo avanti e sfiorò la mano.

La donna sorrise e, guardando Nerino, disse:

Sai, è di razza pura, sembra un Maine Coon. Probabilmente per il suo orecchio lo hanno scartato, ma per noi è il migliore.

Quella sera il portico rimase vuoto. Ruggiero e Nerino partirono verso una nuova casa, dove li attendevano calore, cibo e affetto. Il borgo con le sue ville lussuose e i cuori freddi rimase alle spalle. Davanti a loro cera unisola di speranza, piccola ma reale, costruita da chi sa vedere e sentire. E così impararono che anche il più piccolo gesto di compassione può trasformare una vita, insegnandoci che lamore non conosce confini né condizioni.

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— Chi siete?!