15 ottobre 2023
Oggi ho sentito di nuovo la voce di Arianna spezzata, il pianto che si spezzava contro la spalla di Orsola, la nostra amica di infanzia. Come ha potuto farlo? mi ha chiesto, con gli occhi rossi. Lo so, lo sento. Ho chiamato il suo ufficio; mi hanno detto che non cera alcuna riunione, però lui mi ha detto di essere a una riunione. Ho cercato di rassicurarla, ma la sua ansia era come unombra che non volevo riconoscere. Forse ti stai immaginando cose, Ari, sei stanca delle piccole liti domestiche, inventi un tradimento che non esiste. Le ho ricordato quanto mi ama, quanto faccio per la nostra famiglia. Lei ha insistito: Ha unaltra, lo vedo nei suoi occhi quando guarda il cellulare. Ho provato a controllare il suo telefono, ma lo tiene sempre con sé.
Ho sentito il suo dolore, ma anche unondata di frustrazione: è umiliante per una donna dover indagare così, è un segno che la sua dignità sta svanendo. Lho spinta a volersi bene, a vedere la propria bellezza. Orsola, con il suo sguardo comprensivo, le ha sussurrato: Ari, sei la donna più bella, meriti rispetto, non dovresti accontentarti di una vita di umiltà.
Le nostre due vite sono intrecciate fin da piccole. Siamo cresciute nei vicoli di Bologna, abbiamo condiviso le lezioni di scuola, gli esami di maturità, i primi appuntamenti, gli anni universitari e le infinite chiacchierate sul futuro. Orsola è sempre stata una ragazza brillante, sicura di sé, capace di attirare gli sguardi di molti e di cambiare compagno come si cambiano i guanti, sempre alla ricerca di qualcuno di valore. Ari, al contrario, era più timida, riservata, con i capelli raccolti in una coda bassa, senza trucco, gli occhiali dal bordo corno e un vestito dai toni neutri. Per gli altri era un mistero: la più bella della classe e al contempo la più studiosa.
Orsola mi ha spesso consigliato di cambiare look, di tingere i capelli più chiari, di truccarmi per attirare gli uomini, ma Ari ha sempre risposto: Gli uomini amano la bellezza, ma noi ragazze comuni non attirano nulla; dobbiamo affidare tutto al cervello, non allaspetto. Orsola ha continuato a cercare appuntamenti, ma i risultati erano deludenti. Ari, invece, si è dedicata allo studio, sperando di costruirsi una vita da sola.
È stato nel treno della metropolitana di Roma che ho incontrato Andrea, studente del quinto anno di economia allUniversità La Sapienza. Lho aiutato a portare una valigia di libri, abbiamo iniziato a parlare, e ben presto ci siamo scambiati i numeri. Si è rivelato che il padre di Andrea aveva già trovato per lui un posto in un piccolo dipartimento del Ministero dellEconomia. Il lavoro non era brillante, ma promettente. Abbiamo iniziato a vederci nei weekend, a fare cinema, a prendere un caffè al bar di Piazza Navona; con il tempo i nostri incontri sono diventati più frequenti, anche se i soldi degli studenti non bastavano per grandi uscite.
Orsola, più scettica, mi ha detto: È solo uno studente, resterà a impiegare carte fino alla pensione, non farà mai nulla di grande. Volete solo risparmiare per una casa, una vacanza o unauto. È noioso. Io le ho risposto: Una vita tranquilla con la persona giusta può essere felice; tu vuoi un principe con un milione di euro in tasca. Orsola ha sempre indossato abiti attillati, con scollature audaci e tacchi alti, facendo colpo nel suo studio legale, dove lavorava in un ambiente quasi esclusivamente maschile. Con il tempo ha iniziato una relazione con il capo di un dipartimento, un uomo ricco, con una macchina sportiva, un appartamento a Porta di Roma e un orologio di lusso. Per lei era il sogno che aveva sempre inseguito.
Io e Ari ci siamo sposati e abbiamo iniziato una vita che, per Orsola, sembrava monotona, ma per noi era felice. Lavoravo come avvocato, mentre Andrea trascorreva il giorno in ufficio. Allinizio il lavoro era noioso, poi la sua carriera è decollata: ha lasciato il ministero, ha avviato una sua società, diventando luomo prospero che Orsola aveva sempre cercato. Dopo qualche anno Ari ha avuto due figli; ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia, perché Andrea non voleva che la mamma lavorasse fuori. Le amiche delluniversità erano ormai lontane, e solo Orsola era ancora vicina, anche se non aveva figli e non capiva nulla di maternità. Lei, però, sapeva tutto di shopping, estetica e ristoranti nuovi. Spesso mi portava Ari fuori per un caffè con pasticcino, mentre io ero impegnato al lavoro.
Ari viveva in una grande casa di campagna, mentre Orsola abitava in un monolocale di periferia, comprato anni fa grazie a qualche ex amante. Lavorava come consulente legale per una ditta di costruzioni, ma i soldi non bastavano a soddisfare tutti i suoi desideri; a volte chiedeva un prestito a Ari, che glielo concedeva senza rimproverare. Come ricordare di chiedere soldi a una migliore amica? Invece di ribattere, Ari accettava.
A volte parlavo con Ari di tornare al lavoro, ora che i ragazzi erano più grandi e le faccende di casa erano meno gravose. Andrea era però contrario: Abbiamo i soldi, la casa è stabile, non serve che tu lavori. Sei la moglie pratica, la madre devota. Con gli anni Ari si era trasformata in una moglie comoda, e ogni volta che proponeva di cercare un impiego, Andrea si irritava. Sentiva che Orsola influenzava negativamente la moglie: Come puoi stare con quella? È leggera, non ha famiglia, è una farfalla che ti confonde. Andrea la rimproverava, dicendo: Il tuo amico è un ragazzo, non un uomo. Ari, però, difendeva Orsola: Siamo amiche da bambini, capisco il suo cuore, mi sostiene.
Andrea non amava Orsola, la trovava una cattiva influenza, ma continuava a incontrarla per un caffè. Ari si sentiva sempre più oppressa. Un giorno, mentre passeggiavamo con i bambini nel centro di Firenze, ho visto Orsola e Andrea seduti in un ristorante con grandi vetrate. Ridendo, scambiavano sguardi e carezze. Ari mi ha guardato senza capire, poi è corsa via, confusa e disperata. Non ricordo più come ho guidato lauto, né quanto tempo ho passato sul divano al buio; non volevo accendere la luce, non volevo vedere il nostro riflesso.
Andrea è tornato tardi, ha trovato Ari immobile sul divano. Da quanto tempo? ha chiesto. Ari ha risposto: Da due anni. Andrea, voglio sposarti di nuovo. Perché? ha chiesto. Perché è bella, è vivace, capisce tutto. Con lei è festa ogni giorno. E io? ha gridato Ari. Siamo stanchi della routine, del tuo aspetto, di chi sei diventata. Andrea ha detto che non era più felice, che viveva con una donna che non vuole più uscire, solo casa e figli. Ha proposto di lasciarla con la casa e i figli, ma di non voler più condividere una vita monotona.
Il giorno dopo Andrea è partito. Orsola mi ha chiamato, e Ari ha ascoltato le sue scuse: Avevi ragione, gli uomini amano con gli occhi, e Andrea non è stato diverso. Andrea e Orsola non hanno durato a lungo: per lui il festival di Orsola era diventato noioso, e ha cominciato a rimpiangere la routine familiare, i pranzi caldi, le serate davanti alla TV. Alla fine, ha capito che la felicità non era una festa continua, ma la serenità di un casa che ti accoglie.
Io, guardando indietro, ho capito che non avrei dovuto permettere che Orsola fosse la spina nel fianco di Ari, né che Andrea fosse così egoista. Ho imparato che lamore richiede ascolto, rispetto e la capacità di vedere valore nella persona che ti sta accanto, anche quando la vita sembra monotona. Oggi, scrivo queste parole per ricordare a me stesso che il vero valore di una famiglia non sta nella perfezione esteriore o nei soldi, ma nella capacità di sostenersi a vicenda, di non smettere mai di guardarsi negli occhi e di apprezzare il ruolo di ciascuno. La lezione che porto con me è semplice: una vita condivisa è più ricca quando ogni giorno si riconosce limportanza dellaltro, senza lasciarsi distrarre da illusioni fugaci.






