«Rifiuto di fare la domestica per persone che mi sono estranee, a prescindere dal loro cognome.»
«Non sono qui per essere la cameriera di nessuno, anche se porta il mio stesso cognome.»
Questa sera, dopo una giornata sfiancante in farmacia, trascino i piedi nellascensore pensando solo a una doccia calda, un pigiama morbido e una tazza di tisana in silenzio. Ma prima ancora di potermi cambiare, mio marito, Matteo, mi chiama. La sua voce, tranquilla e per nulla colpevole, mi informa:
«Preparati, Giulia, abbiamo ospiti! Mia sorella Lucia starà da noi per qualche giorno!»
Un vuoto mi si crea dentro. Non è stata una richiesta, né una conversazione: era un dato di fatto, il mio tempo non mi appartiene più. Sono spiazzata. Quale Lucia? Perché nessuno me ne ha parlato? Ah già, la sorellina, quella che vive in provincia di Parma, ancora al liceo, apparentemente a modo e intraprendente, come sanno esserlo i ragazzi cresciuti in campagna. Ma sentire parlare di qualcuno è una cosa; trovarlo in casa tua senza preavviso è tuttaltra storia.
Matteo, come se niente fosse, già chiacchiera con lei in cucina quando arrivo. Bevevano una camomilla e Lucia sembrava perfettamente a suo agio, quasi come se fosse a casa sua. Dopo cena si mette a esplorare lappartamento con un entusiasmo appena celato: entra in ogni stanza come fosse un museo, si sofferma soprattutto nella nostra camera dove sembra proprio trovarsi bene. Fa persino una piccola sessione fotografica, sparge i miei cosmetici dappertutto e prova alcuni miei gioielli. Io rimango impietrita.
«Lucia, scusami, ma questo è il mio spazio personale. Sei entrata senza chiedere e tocchi le mie cose. Non lo accetto,» dico con calma ma decisione.
Lei abbassa gli occhi, recitando la parte dellinnocente:
«Non volevo darti fastidio… Volevo solo vedere come vivi.»
Non rispondo, vado a farmi la doccia. Quando vado a letto mi accorgo che non è rimasta neppure una bustina di tisana: hanno bevuto tutto loro. Niente tisana, niente tranquillità, niente ascolto. Prima di addormentarsi, Matteo aggiunge:
«Potresti pensare a qualcosa da fare con Lucia nel weekend. Si annoierà da sola!»
Trattengo un sospiro. Perché dovrei cambiare i miei piani per una ragazza mai vista prima? Avevo già organizzato una giornata di shopping, pranzo e giro in centro con la mia migliore amica che non vedo da quasi un anno. E ora? Dovrei annullare tutto per unadolescente che nemmeno la madre ha voluto accompagnare?
Il mattino dopo, mentre penso ancora alla colazione, Lucia è già truccata, con i jeans scintillanti, il telefono in mano davanti alla porta.
«Allora, andiamo? Vorrei fare un giro alla Galleria, magari dopo pranziamo fuori?»
La guardo e rispondo, serena:
«Senti Lucia, hai un telefono con Google Maps. Questa è una copia delle chiavi: gironzola pure dove vuoi, ma per favore, lasciami in pace.»
«Come?!» Sembra scioccata. «Pensavo che tu e Matteo mi accompagnaste. Non ho euro mamma non mi ha lasciato niente, pensavo ci pensaste voi»
«Si può passeggiare anche senza spendere. E se hai fame, sai dovè il frigo.»
Silenzio. Si siede in cucina imbronciata. Io prendo le mie cose ed esco, vado al centro commerciale. Perché non voglio continuare a sentirmi unestranea in casa mia.
La sera, arrivano tutti i parenti. Capisco che si tratta di una sorta di interrogatorio collettivo: perché ho ferito la povera Lucia, perché mi sono rifiutata di darle soldi, perché sono così egoista. Nessuno mi lascia finire una frase. Urlano tutti insieme. Lucia, dallaltra stanza, si atteggia a vittima, come se io fossi la strega della storia.
Li ascolto, poi dico:
«Non sono una serva. Non devo nulla a nessuno. Lucia per me è una sconosciuta. Non lho invitata io. Il mio stipendio basta appena per me. Se ci tenete così tanto a vostra nipote, fate una colletta familiare per il suo soggiorno.»
Matteo resta in silenzio. Solo a notte fonda, dopo che se ne sono andati tutti, sussurra:
«Hai ragione… Non volevo litigare con loro.»
Fine della storia. Non sono egoista. Sono solo una donna che pretende rispetto. E se qualcuno pensa che famiglia significhi sfruttare gli altri e trattarli da servitori, allora dovrebbe prima guardarsi allo specchio e domandarsi se è giusto invadere la vita degli altri senza chiedere permesso.



