L’Amica Si È Sistemata a Casa Mia per Qualche Giorno e Ha Iniziato a Stabilire le Sue Regole

Ginevra, è un disastro! Sono fuori, in piena pioggia, con le valigie! la voce di Licia sul telefono graffiava le orecchie, così forte che Ginevra spostò il ricevitore e fece una smorfia.

Io, Vittorio, ero al fornello a mescolare il ragù, e non avevo voglia di occuparmi dei guai altrui. Era venerdì sera, la settimana di lavoro alle spalle, e il fine settimana tranquillo con la moglie mi aspettava. Licia, la compagna di università, sapeva trasformare una goccia dacqua in una tempesta e trascinare tutti nel suo dramma.

Calmati, Licia, Ginevra abbassò il fuoco. Che succede? Che pioggia? Fuori cè il sole.

È una metafora, Ginevra! Tu prendi tutto alla lettera! singhiozzò Licia. Il proprietario del mio appartamento, un vecchio stizzoso, ha deciso di vendere e mi ha dato tre giorni per andare via! Tre giorni, credi? Io ho appena rinnovato la carta da parati dellingresso a mie spese! Ho sbattuto la porta e sono uscita di corsa, fiera! Ma non ho dove andare. Dammi qualche giorno, per favore. Ti prometto che troverò una soluzione. Siamo amiche, no?

Ginevra sospirò a lungo, guardò me mentre pelavamo le patate. Io, sentendo le urla di Licia, scossi la testa e alzai gli occhi al cielo. Non sopportavo il suo chiasso, la sua mancanza di tatto e la tendenza a occupare ogni spazio libero.

Licia, qui abbiamo solo due stanze cominciò a difendersi Ginevra e stavamo per ristrutturare il bagno…

Non vi darò fastidio! intervenne Licia. Sarò più silenziosa di un sussurro, più leggera di una foglia. Metterò il materasso in cucina, non è un problema. Basta buttare qualche cosa e dormire qualche notte. Non siete dei bestioni, vero? Lascerete la vostra amica in difficoltà?

Io sapevo che sarei stato infastidito, ma il senso del dovere e quella solidarietà femminile che Licia invocava mi convinsero.

Va bene, cedette Ginevra. Vieni, ma solo per qualche giorno. Davvero.

Sei un angelo! esclamò Licia. Arrivo tra unora!

Appena riagganciò, Ginevra mi lanciò unocchiata colpevole. Io, con rabbia, gettai le patate scolate nella pentola. Schizzi dacqua schizzarono sul tavolo.

Ginevra, sai che per Licia qualche giorno è un periodo elastico come la gomma? borbottai. Lultima volta, quando ha litigato con il marito, è rimasta una settimana e ha finito per svuotare il nostro bar.

Vittorio, non posso lasciarla per strada. È davvero in difficoltà. Sopportiamo un po. Ha promesso di stare calma.

Io solo sbuffai un sì senza discutere.

Licia arrivò un’ora e mezza dopo, e la calma non era nemmeno una parola nel suo vocabolario. Prima suonarono il campanello insistente, quasi minaccioso. Quando Ginevra aprì, Licia entrò profumata di profumo dolciastro, seguita da un tassista che trascinava tre valigie enormi e due sacchetti.

Accidenti, che traffico! Licia scaricò le scarpe al centro del tappeto, senza curarsi del passaggio. Ciao, cara! Vittorio, che fai lì? Aiutami a pagare il tassista, ho solo banconote grandi e lui non ha resto.

Io, serrando i denti, uscii nella hall, estrassi il portafoglio e pagai il conducente.

Licia, mi avevi detto qualche giorno dissi, indicando la montagna di bagagli che occupava metà del corridoio. Qui sembra lequipaggiamento di una spedizione artica.

Oh, Vittorio, non fare il tirchio! sbatté Licia, mentre si infilava in casa con fare da padrona di casa. Ho preso tutti i miei averi. Non li lascerò al nemico. Li metto in un angolino, va bene?

La cena fu tesa. Licia, seduta al capo della tavola (di solito occupato da me), scrutò il ragù con aria critica.

Ginevra, hai messo della farina nella carne? chiese, pizzicando un pezzo con la forchetta. È unidea del secolo scorso. Oggi si addensa il sugo con purea di verdure o, meglio ancora, non lo si addensa. Sono solo carboidrati, finiscono subito nei fianchi.

A noi piace così, rispose Ginevra secca. È la ricetta della nonna.

La ricetta della nonna commentò Licia. Va bene per il paesino, ma noi siamo in città, dobbiamo pensare al colesterolo. Anche a te, Vittorio, farebbe bene. Il tuo pancino sta crescendo.

Io sputai il compote.

Il mio pancino sta bene, replicai. Mangia se vuoi, non mangiare se non vuoi.

Che melodramma! rise Licia. Voglio solo il bene. Mangerò, così non butto via il cibo. Ma per il futuro, Ginevra, lasciami cucinare: ho ricette fit da urlo.

Per quale futuro? si irrigidì Ginevra. Hai detto qualche giorno.

Finché sono qui. Non posso stare a guardare, devo ringraziare per lospitalità.

Dopo cena, Licia occupò il bagno per più di unora. Io, abituato a fare la doccia prima di dormire, gironzolava nervoso per il corridoio. Dallaltra porta si udiva il rumore dellacqua, il profumo dei saponi e il canto di Licia.

Licia! bussai finalmente. Un po di rispetto per gli altri!

Arrivo, arrivo! rispose. Devo mettere la maschera, deve assorbire il vapore! Cinque minuti!

Cinque minuti si trasformarono in venti. Quando uscì, il bagno era avvolto da una nebbia spessa, e sugli scaffali di Ginevra regnava il caos: bottiglie spostate, un costoso siero per il viso aperto, probabilmente testato da Licia.

Lacqua è dura, commentò Licia asciugandosi i capelli con lasciugamano di Ginevra. Dovreste installare dei filtri. Chiedi a Vittorio di occuparsene. Qui cè un uomo ma mancano le cose elementari.

Ginevra tacque, decidendo di non alimentare lo scontro durante la prima sera. Mise Licia sul divano del salotto, sperando che la mattina portasse più saggezza.

Il mattino portò nuove sorprese. Ginevra e io ci svegliammo al frastuono di un frullatore. Lorologio segnava le sette, sabato, lunico giorno in cui potevamo dormire fino a tardi.

Ginevra infilò il camice e scese in cucina. Licia, energica, in una pigiama di seta corta, frullava qualcosa nel nostro robot da cucina. Sul tavolo regnava il caos: bucce di frutta, avena sparsa, cucchiai sporchi.

Buongiorno, sunshine! gridò, sovrapponendosi al rumore del motore. Ho deciso di preparare un frullato! Carica vitaminica!

Licia, sono le sette! sbuffò Ginevra. Stiamo dormendo. Sono stanco dalla settimana.

Chi si alza presto, ottiene il pane caldo! disse con tono da profeta, spegnendo il frullatore. Basta dormire, la vita passa. Ho già fatto la mia routine. A proposito, il tuo tappetino yoga è una rovina, è un disastro. E le tende della cucina scusa, ma quel fiore è una vulgarità. Conosco un designer, ci sistemerà in stile minimalista.

Licia, massaggiò le tempie Ginevra, sentendo il mal di denti pulsare al ritmo della musica. Non ci serve un designer. Ci piacciono le tende così. E per favore, pulisci dopo di te. Colazione di solito è verso le dieci.

Alle dieci? sbatté Licia. È una vergogna per il metabolismo! Va bene, vi lascio il frullato, lo proverete, è cibo vero.

Versò il liquido verde nella tazza preferita di Vittorio, quella con la scritta Miglior pescatore, e la posò sul tavolo.

Il giorno passò sotto il segno del miglioramento della vita. Licia gironzolava per lappartamento, spostava statuette, apriva finestre serve più aria fresca, laria è stagnante! nonostante il freddo fuori e la mia avversione ai correnti. Criticava tutto: dal colore del divano al marchio del detersivo.

Ginevra, perché usi quel detersivo a buon mercato? domandò, entrando in bagno dove stavo caricando la lavatrice. Danneggia i tessuti! Dovresti comprarne uno ecologico, con enzimi. Ti mando il nome.

Va bene il mio detersivo, sbottò Ginevra, la pazienza alle stelle. Stai cercando un appartamento?

Certo che sì! sbuffò Licia. Ho passato tutta la mattina al telefono. I prezzi sono astronomici! Solo case da topi. Non voglio vivere in una porcilaia, sono unesteta. Cercherò qualcosa di più chic, non questo accoglimento borghese. Non mi fermare.

La sera, mentre io mi sedevo a guardare il calcio, Licia si lanciò sul divano, strapparmi il telecomando.

Vittorio, che calcio è? Solo milionari a calciare il pallone. Meglio guardare La sfida degli esoteristi, finale oggi, che intrigo!

Licia, aspettavo questo match da una settimana! ribatté, infuriato. Restituisci il telecomando!

Che scortese! sbuffò Licia. Un uomo non dovrebbe alzare la voce a una donna. Ginevra, dille che si sta comportando da bambini!

Ginevra, intenta a leggere, chiuse il libro con un colpo secco.

Licia, restituisci il telecomando a Vittorio. Lui è il padrone di casa e vuole vedere il calcio.

Con piacere! lanciò il telecomando sul divano. Guardate la vostra decadenza. Io vado a parlare con mia madre in videochiamata.

Da cucina si levò la voce di Licia, che discuteva dettagliatamente con la madre di lavarizia di Vittorio e la pigrizia di Ginevra. La porta era chiusa, ma nelle pareti di quel palazzo di mattoni si sentiva ogni parola.

immagini, mamma, non cè nemmeno un tè decente, solo bustine! E Vittorio è un tiranno domestico, non dice mai no. Come vivono insieme, non lo capisco. Ha sopportato tutto

Io arrossivo come un pomodoro. Ginevra fingeva di non sentire, ma dentro lei ribolliva un vulcano.

Passarono giorni, poi settimane. Licia non se ne andava. Le valigie rimanevano nella hall, ma il contenuto di due di esse era finito nei nostri armadi e sui retro delle sedie.

Martedì Ginevra tornò al lavoro presto, con un forte mal di denti, chiedendo un po di silenzio, una compressa e unora di sonno. Aprì la porta di casa con la chiave e rimase immobile.

La musica a tutto volume riempiva lappartamento: un mantra orientale, fumo di incenso al sandalo che le dava la nausea.

Il peggiore, però, era la mancanza di tende. Quelle pesanti, eleganti, che aveva scelto con cura, erano sparite. La finestra era nuda.

Al centro del salotto, sul tappeto, Licia sedeva in posizione di loto. Accanto a lei, un uomo barbuto in pantaloni di lino, che non conoscevo.

Om mormorò luomo.

Om rispose Licia.

Ginevra lasciò cadere la borsa. Il rumore fece alzare gli yogi gli occhi.

Ginevra! esclamò Licia, senza alcuna imbarazzo. Ti presento Arnaldo, il mio guru dellenergia. Puliamo laura del tuo appartamento, cè troppa negatività, è spaventoso! Soprattutto negli angoli.

Dove sono le mie tende? chiese Ginevra, la dentatura pulsante al ritmo della musica.

Tende? Ah, quelle trappole di polvere! agitò Licia la mano. Le abbiamo tolte. Blocca il flusso di Qi che dovrebbe entrare dalla finestra. Arnaldo ha detto che i tessuti scuri attirano malattie e povertà. Le ho messe in lavatrice e poi le venderemo su Subito, per comprare della organza leggera. Più luce, più pulito!

Hai… tolto le mie tende? balbettò Ginevra. E hai portato in casa uno sconosciuto mentre non cero?

Arnaldo non è sconosciuto, è il mio mentore spirituale! si offese Licia. Dovresti ringraziarmi, lavoriamo per il tuo benessere gratis. Di solito una seduta costa cinquemila euro.

Il tappo di pazienza di Ginevra scoppiò.

Fuori, subito! urlò. Arnaldo, allontanati! In cinque minuti il tuo spirito non deve più stare qui!

Ginevra, che succede? Hai un attacco di panico? domandò Licia, spaventata. È tutta colpa del chakra bloccato! Arnaldo, fai un passaggio con le mani

Se ti avvicini, chiamerò la polizia! sbottò Ginevra, correndo alla finestra, spegnendo la musica e aprendo lo sportello per far uscire lodore dellincenso. Licia, raccogli le tue cose, adesso. I tuoi pochi giorni sono finiti.

Mi scacci via? la voce di Licia tremò, il solito pianto che mi colpiva sempre. Fuori? Per via di alcune tende?

Non per le tende. Perché sei una scortese, Licia. Hai invaso la mia casa, insultato mio marito, criticato la mia vita, e ora ti sei permessa di togliermi le tende che adoro. Hai portato un uomo estraneo. Mi hai chiamata tollerante alla mamma. Ho sentito tutto.

Licia arrossì, poi reagì.

OhAlla fine, mentre la porta si chiudeva definitivamente alle spalle di Licia, ho capito che la nostra casa era tornata a essere di nuovo il rifugio tranquillo che avevamo sempre desiderato.

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DUE ALI – Un Viaggio tra Sogni e Realtà