Alessandro fece unultima passeggiata nel grande salone vuoto del suo ristorante. Quel giorno aveva mandato a casa tutti i dipendenti e rimaneva solo qualche scaffale pieno di avanzi. Pensò che fra qualche giorno sarebbe tornato, avrebbe raccolto tutto quello che serviva e lo avrebbe donato a una casa di accoglienza.
Il locale esisteva da soli cinque anni. Allinizio andava alla grande: la gente veniva, il posto era alla moda. Poi, un anno fa, una catena di fastfood ha aperto proprio accanto e i clienti hanno iniziato a rifugiarsi lì. Cibo veloce e a buon mercato è diventato più attraente dei piatti raffinati che lui proponeva. Alessandro sapeva che quella moda sarebbe passata, non si può vivere solo di panini, si diceva, ma il vero problema era un altro: lo chef capo aveva deciso di trasferirsi altrove, così la qualità è calata.
Alessandro rimpiangeva di non aver più assaggiato ogni nuova ricetta prima di inserirla nel menù. Quando si accorse che il cibo non era più lo stesso, il ristorante era quasi deserto. Licenziò i cuochi, ma limmagine era già rovinata. Provò a prendere in mano la cucina; cucina bene, ma non riesce a tornare ai livelli di un tempo.
Alla fine dovette decidere se chiudere o vendere. Scelse di vendere: aveva contratto un mutuo e senza i profitti non riusciva a pagare le rate. Latmosfera era spenta, tutto ondeggiava tra polvere e disordine. Per trovare un acquirente doveva sistemare tutto.
Nel cortile ricordava le pause sigaretta delle cameriere, le risate che arrivavano fino al suo ufficio con le finestre sul giardino.
Improvvisamente notò un movimento dietro un cespuglio e si avvicinò.
Ciao, scusi sentì una voce dal fogliame.
Davanti a lui cera una donna preoccupata, con al suo fianco una bambina di circa cinque anni.
Perché vi nascondete qui? chiese Alessandro.
La donna sospirò.
Non sapevamo che il ristorante fosse chiuso. Le cameriere a volte ci portavano qualcosa da mangiare Ce ne andiamo.
Stava per andarsene, ma Alessandro la fermò.
Aspettate. Non avete una casa?
Lei sorrise debolmente.
Per ora no, è temporaneo. Troverò qualcosa.
Lui voleva chiedere più dettagli, ma dal suo sguardo capì che era meglio non insistere.
Chi erano le cameriere che vi aiutavano? incalzò.
Vuoi punirle?
No, solo curiosità. Erano Laura, Anna e Sofia?
Lei annuì.
Sai pulire e mettere ordine?
La donna, un po sorpresa, rispose:
Credo che chiunque possa farlo.
Allora vieni con me, disse Alessandro indicando il ristorante. Guarda, qui tutto è caduto a pezzi. Se vuoi, puoi stare per qualche tempo e aiutarmi a sistemare. Cè cibo a sufficienza.
Possiamo cucinare?
Certo, quello che serve. Ti lascio la chiave del retro così entri e torni quando vuoi. Cè un divano, un cuscino e una coperta nellufficio.
La donna sorrise.
Prometto che qui tornerà a brillare.
Alessandro le mostrò la cucina, le provviste e i prodotti per la pulizia. Prima di andare via fece unultima domanda:
Scusa se suona personale non sembri una senzatetto.
La donna, che si chiamava Giulia, abbassò lo sguardo.
Mio marito ha iniziato a vedere unaltra, e per felicità familiare ha voluto solo la figlia. Non gli importava di me, solo della sua immagine. Non potevo più lottare per la bambina, così ho lasciato tutto e vado a piedi.
Alessandro scosse la testa, aveva sentito storie simili. Nella sua testa girò la domanda: perché tutti sopportano uomini così?
Giulia sembrò sentire il suo pensiero:
So cosa pensi, ma non è sempre stato così. Quando ci siamo incontrati avevo ventanni. Avevo una casa statale, da orfanotrofio, labbiamo venduta per comprarne una nostra. Lui ha messo i soldi, ma ora ha un tetto sopra la testa, io non ho più nulla.
Alessandro afferrò la maniglia della porta.
Va bene, non ti intratterrò più. Nel cassetto della scrivania trovi i miei biglietti da visita con un numero. Chiama se ti serve qualcosa.
Giulia toccò delicatamente la sua mano.
Dimmi, perché hai deciso di chiudere? Era un posto buono, molto frequentato.
Alessandro sorrise con tristezza.
È andata così. Non credere che solo le donne vengano tradite; anche amici e partner lo fanno. Ho ancora un paio di settimane per trovare un acquirente.
Uscendo, sentì che non erano più semplici sconosciuti. Ora gli importava davvero cosa sarebbe accaduto a loro.
Tre giorni dopo tornò. Linterno era un via vai di lavoro: i tavoli spinti al muro, le tende tirate per il lavaggio.
Pare che non si stiano rilassando ma lavorando sul serio osservò.
Giulia era più fresca, lenergia brillava nei suoi occhi.
E anche il pranzo è pronto? rimase sorpreso nel vedere una tavola apparecchiata.
Cè così tanto cibo delizioso rispose timidamente.
La piccola Ginevra, la bambina, aiutava la mamma a sistemare i piatti, tirando fuori la lingua per concentrarsi. Alessandro, guardandoli, sorrise: non aveva mangiato nulla di più buono in giorni.
Hai studiato cucina professionalmente? chiese.
Giulia rise.
Certo, e se potessi, passerei tutta la giornata a cucinare. Amo trasformare ingredienti semplici in opere darte.
Alessandro sospirò.
Peccato non esserci incontrati prima. Insieme avremmo potuto far rivivere davvero il ristorante.
Giulia lo guardò negli occhi; nei suoi occhi cera preoccupazione ma anche una speranza che non si spegne nemmeno nei momenti più bui. Si sedette al vecchio tavolo di legno dove un tempo stavano i bicchieri di vino, ora cerano documenti sulla chiusura.
Perché non proviamo di nuovo? disse con voce calma ma decisa, facendo rabbrividire Alessandro.
Pensò. Il suo sguardo cadde sul salone vuoto, dove poco fa risuonavano musica, risate e il fruscio delle tovaglie. Ora era silenzioso. Troppo silenzioso.
È troppo rischioso rispose alla fine, cercando le parole giuste. Se sbaglio, finirò indebitato, non ho il diritto di fallire.
Giulia prese un respiro profondo, come a raccogliere forza. La sua voce tremò:
È un peccato mi piaceva questo posto. Io e mio marito ci venivamo nei primi anni di matrimonio fece una pausa, ricordando i tempi felici Non preoccuparti, metterò tutto in ordine. Solo dimmi quando.
Alessandro la visitò altre volte, ma non osò più entrare. Ogni volta che pensava di vendere, il cuore gli si stringeva. Sentiva di perdere una parte di sé, dei ricordi, del calore.
Il giorno dellaccordo arrivò. Con coraggio, Alessio andò al ristorante con lacquirente e qualche assistente. Anche il direttore della banca, che doveva concedere un mutuo consistente, era lì. Tutti seri, pronti a negoziare.
Prima ispezionarono il locale, poi discussero il prezzo. Alessio voleva un buon compenso, ma lacquirente non accettava ancora le sue condizioni. Quando aprirono la porta, tutti rimasero a bocca aperta: il ristorante era immacolato, fiori freschi sui tavolini, nellaria un leggero profumo di limone e menta. Il direttore della banca lo guardò perplesso:
Il ristorante è davvero chiuso? Sembra uno dei migliori che abbia visto!
Oggi facciamo uneccezione, soprattutto per voi rispose Alessio con un sorriso, invitando gli ospiti a sedersi.
Si diresse verso la cucina. Ginevra, seduta nellufficio, disegnava sul grembiule mentre un cartone passava alla TV. Trovò Giulia al fornello, a mescolare una salsa con attenzione. Il suo volto era pallido, lo sguardo ansioso.
È successo qualcosa? chiese.
Sì tra i vostri ospiti cè il mio exmarito, quello che ha cercato di portarmi via la figlia e ci ha lasciati senzatetto.
Davvero? Quale?
Quello con il completo blu.
Interessante commentò Alessio perché è lui lacquirente.
Come fa a raccogliere i soldi per comprare?
Sta prendendo un mutuo. Lascia stare, io mi occuperò di tutto così non ti vedrà.
Quindici minuti dopo, la sala era silenziosa, tutti intenti a mangiare. I piatti erano una gioia per il palato, veri capolavori. Alla fine, uno degli ospiti esclamò:
Accidenti, è così buono che non ho nemmeno sentito che stavo finendo!
Il direttore della banca annuì:
Se compri questo ristorante, assicurati di tenere chi lo cucina, altrimenti sarà impossibile trovare qualcuno di questo livello.
Tutti gli occhi si posarono su Alessio, che esitava. In quel momento Giulia entrò nella sala, con unaria inaspettata, quasi teatrale.
Ciao disse dolcemente, con una sicurezza sorprendente.
Lacquirente saltò in piedi, visibilmente scioccato:
Giulia! Che ci fai qui?
Cucino qui rispose tranquilla. E per favore, non urlare.
Come? Da quando ti permetti di farlo?
Giulia scrollò le spalle:
Forse da quando hai portato unaltra donna a casa nostra? O da quando mi hai buttato via e la figlia è rimasta per strada?
Come osi! scoppiò lex, furioso. Hai rapito la mia figlia!
Il direttore della banca, osservando la scena, guardò Alessio, che annuì:
Lo so. Se vuoi, ti do più dettagli.
Il banchiere si alzò e, con calma, dichiarò:
Scusate, non voglio trattare con gente così. Il mutuo è negato.
Alessio, sorridendo, si rivolse allacquirente:
Sai, ho cambiato idea sul vendere. Con una chef così, porteremo di nuovo il locale alla sua gloria.
Lacquirente si impallidì:
Te ne pentirai. E tu, Giulia, perderai la tua figlia. Non hai né soldi né casa.
Ti sbagli intervenne Alessio, deciso. Giulia è ora la mia fidanzata, e Ginevra sarà sotto la mia protezione.
Lex uscì, lanciando un ultimo sguardo cattivo, e Giulia pianse di sollievo. Il direttore della banca, sorridendo ad Alessio, disse:
Sono pronto a concederti il mutuo alle migliori condizioni. Solo, tieni sempre un posto per me qui.
Tre mesi passarono. Laspetto della sala rimase lo stesso, accogliente e familiare, ma in cucina cera una vera rivoluzione: nuovi macchinari, tecnologie moderne, ricette innovative. Alessio richiamò le ex cameriere; chi poteva tornò a lavorare. Il ristorante si preparava a riaprire.
Il giorno prima dellinaugurazione la cucina era un turbine di attività. Alessio sbirciava un paio di volte, ma lo allontanavano subito: non interferire. Si sedeva nella sala, osservando tutto perfetto. Capiva che era merito di Giulia, che sentiva ogni dettaglio, ogni sfumatura.
Ginevra si avvicinò, continuando a chiacchierare:
Non ti fanno entrare lì?
No, non lo fanno rispose Alessio.
Non essere triste, anche a me non lasciano entrare rise la bambina, imitando la serietà degli adulti. Quando la mamma cucina, non si accorge di nulla intorno.
Alessio sorrise:
Nemmeno tu?
Nemmeno io rispose Ginevra, serio. Ma non importa. La mamma è appassionata.
Capì che, anche se Ginevra non afferrava tutti i modi di dire, la sua sincerità valeva più di qualsiasi conoscenza.
Giulia e Ginevra ora vivevano con Alessio. Laveva preso subito dopo che la bambina aveva avuto un incontro pericoloso con lex di Giulia. Alessio assunse un avvocato esperto e si occupò della divisione dei beni, nonostante lex cercasse di ostacolare. Giulia, senza saperlo ancora, quel giorno era diventata ufficialmente una donna libera; lex aveva accreditato il risarcimento della sua quota dappartamento sulla sua carta.
Ginevra, che ne dici di un gelato? propose Alessio.
Facciamo! Ma non farlo vedere a mamma, dice che i dolci la sera non fanno bene rispose la bambina.
Unora dopo Giulia entrò nella stanza, sorridendo mentre guardava Alessio e Ginevra mangiare felici il gelato, notò la scatola vuota e quasi perse la voce:
Sei pazzo? Lhai mangiato tutto!
Ginevra guardò Alessio e scoppiò a ridere, poi corse dietro di lui mentre usciva sorridendo. Camminarono insieme verso il lungomare, dove Giulia, recuperata, li seguì. Allimprovviso Alessio si fermò, le sorrise e disse:
Oggi sei ufficialmente libera. È finita. Forse ora ti metterai a dubitare del matrimonio?
Non lo so, non ci avevo nemmeno pensato rispose Giulia.
Allora pensa a quello Alessio la girò verso di sé e la baciò dolcemente. Ma non per troppo tempo. Ho già comprato lanello.







