Il cognato ci chiede di ospitarlo per qualche giorno e si ferma un mese intero!

Il fratello di mio cognato aveva chiesto di stare da noi per qualche giorno, ma si è trattenuto per un mese intero.

Giulia, stai attenta, non è per molto. Solo due o tre giorni! Il proprietario dellappartamento di Vittorio è impazzito, ha raddoppiato il canone senza preavviso. Dove può andare adesso? Alla stazione? dicevo a mia moglie con lo sguardo di un bassotto sfinito, stringendo il bordo di un canovaccio da cucina.

Giulia sospirò pesantemente, lasciando il coltello sulla tavola. Un mucchio di carote non tagliate per il risotto la fissava con gli occhi arancioni, quasi a rimproverarla. Era venerdì sera, la stanchezza della settimana lavorativa e il desiderio di un bicchiere di vino si scioglievano come neve sul selciato caldo.

Lorenzo, il tuo fratello ha trentacinque anni. Ha lavoro, ha amici. Non cè più nessuno che possa ospitarlo? Sai bene che il nostro bilocale è piccolo, non ci sta nemmeno un letto in più. Dove dormirà? In cucina?

Perché in cucina? replicò Lorenzo, cercando di rassicurarmi. Prenderò il lettino pieghevole, lo metterò sul balcone o, se serve, lo lasceremo nel corridoio per la notte. Giulia, è sangue nostro. Troverà presto una sistemazione e se ne andrà. Gli ho già detto: «Vittorio, solo per il weekend, finché cerchi agente immobiliare». Lui ha promesso che non si farà problemi.

Giulia guardò fuori dalla finestra. Il cortile dautunno era avvolto dal vento che faceva volare le foglie secche. Allontanare qualcuno fuori dalla porta non era affatto umano, soprattutto se era un parente. Leducazione che le aveva trasmesso la famiglia le diceva che il sangue è sacro e laiuto è un dovere, ma la sua intuizione le sussurrava: «Non accettare».

Va bene alla fine cedette, e io sorridei subito. Ma solo per due giorni. Ho bisogno di tranquillità per il rapporto annuale, e niente feste.

Non ti preoccupare, sarà più silenzioso di un sussurro! scherzai, convinto che non se ne accorgesse.

Il campanello suonò dieci minuti dopo. Il fratello senza tetto di Lorenzo era lì, seduto sulla panchina del condominio, in attesa del nostro verdetto.

Vittorio entrò nella hall, riempiendola del profumo di tabacco economico e di umidità. Portava due enormi valigie a quadri, come se si trasferisse per sempre, e una custodia per la chitarra.

Salve, padroni! esclamò, senza togliersi le scarpe, e cercò di abbracciare Giulia. Grazie, mi avete salvato! Questo padrone è diventato un vero tiranno. Dove posso poggiarmi?

Giulia si ritirò dalle sue braccia.

Ciao, Vittorio. Ti prego, togliti le scarpe, ho appena pulito il pavimento. Metti giacca sullappendiabiti.

Nessun problema, signora! Ma avete qualcosa da mangiare? Non ho visto nemmeno una briciola da stamattina, mentre facevo le valigie.

La serata fu un caos. Il letto pieghevole occupò metà della sola stanza, bloccando il passaggio verso larmadio. Vittorio divorò il risotto come se non avesse mangiato per una settimana, schiamazzando e raccontando le avventure dei suoi capi ingiusti e delle donne stupide. Io gli riempivo il tè, guardando in colpa Giulia, che lavava i piatti senza ascoltare le lezioni di vita del fratello:

Tu, Lorenzo, sei troppo dolce. Con le donne devi essere più duro. La mia ex ha iniziato a studiare legge, e io lho subito lasciata: «Addio». Un uomo deve governare la casa!

Giulia, strofinando furiosamente il piatto, pensò: «Questo padrone dorme sulla nostra sedia pieghevole, quella per cui io e Lorenzo paghiamo il mutuo al 50%».

Il weekend fu un incubo. Vittorio si alzava tardi, occupava il bagno per unora cantando, poi usciva in mutande chiedendo colazione. Fumava sul balcone, e il fumo si insinuava nella stanza nonostante la porta chiusa. Ogni mio tentativo di imporre regole veniva respinto con un Dai, Giulia, è famiglia!.

Lunedì mattina, mentre Giulia si preparava per il lavoro, Vittorio russava ancora.

Lorenzo, sussurrò Giulia in corridoio, sta cercando un appartamento? Sono già passati due giorni.

Sì, sì, certo risposi, annuendo. Ieri ha chiamato gli annunci, oggi andrà a vedere qualche posto. Stasera dovrebbe darmi una risposta.

Ma la sera non arrivò alcuna risposta. Quando Giulia rientrò, la cucina era invasa dallodore di patate fritte e dal rumore del televisore. Vittorio era sul divano, le gambe sul bracciolo, a guardare la partita.

Oh, Giulia! salutò, senza distogliere gli occhi dallo schermo. Lorenzo e io abbiamo fritto delle patate. Sono un po salate, ma con una birra vanno bene.

Giulia rimase immobile.

Birra? Oggi è lunedì.

E allora? È la Champions! Prendi quello che vuoi, in cucina cè ancora un po di cibo.

Giulia entrò in cucina. Il lavandino era pieno di piatti sporchi, la padella nera senza supporto stava sul tavolo, le bucce di patata erano sparse sul pavimento.

Lorenzo! chiamò.

Lui apparve un minuto dopo, evitando i miei occhi.

Che succede con lappartamento? chiese.

Giulia, è una storia iniziò, poi continuò: Ho visto diverse case, ma tutte troppo costose o in cattive condizioni. Vittorio non può permettersi caparra e spese. Lo stipendio è ritardato. Facciamo altri due giorni? Non lo cacciamo fuori, vero?

Giulia sentì una fredda rabbia crescere dentro di sé.

Due giorni, Lorenzo. Proprio due. O cercherai casa con lui.

I due giorni si trasformarono in una settimana, poi in due. Vittorio si sistemò come un vecchio tappeto che non vuoi buttare via ma che rovina l’arredamento. I suoi calzini erano sotto il divano, il rasoio sul mio scaffale, la tazza di tè a mezza carica sul mio tavolo da lavoro.

Il peggio fu che io, invece di risolvere, finii per ascoltare le sue idee strampalate di affari, i ricordi dinfanzia e i lamentele. Giulia divenne una sorta di cameriera.

Giulia, il maionese è finito! gridò Vittorio dalla cucina. Quando vai al supermercato, compra una confezione grande, non quella piccola per un solo boccone.

Giulia, non hai lavato la mia camicia? Devo andare a un colloquio domani, devo avere un aspetto decente.

Il colloquio era solo una favola, perché la vicina, la signora Ninetta, riferì: «Quel tuo parente è in casa tutto il giorno, ascolta musica, corre al negozio per la birra a pranzo».

La pazienza di Giulia scoppiò venerdì sera, dopo un mese di due giorni.

Rimase in ufficio a finire il rapporto, la testa pulsante. Aprì la porta di casa con la sua chiave e sentì risate e bicchieri che tintinnavano.

Cerano ospiti. Vittorio aveva portato un amico. Erano seduti in cucina a fumare alla finestra aperta (nonostante le mie mille richieste di non fumare lì), il tavolo era coperto di bottiglie e stuzzichini: salame pregiato, formaggio erborinato, una latta di caviale che avevo comprato per il mio compleanno.

Oh, la padrona è arrivata! esclamò Vittorio, ridendo. Questo è Carlo, un grande imprenditore! Stiamo elaborando un piano daffari. Vieni a unirti a noi!

Io, colpevole, dissi: «Vittorio, ti avevo chiesto di non avere ospiti»

Giulia avvicinò il passo e guardò la lattina di caviale che doveva aprire il giorno dopo. Poi gli avanzi del suo caffè preferito.

Lì, sussurrò.

Cosa? non capì Vittorio.

Lì, via! Tu e Carlo, subito!

Giulia, sei impazzita? si arrabbiò Vittorio. Stiamo solo chiacchierando. Perché cominci a fare la drammatica?

Lho detto, via! urlò, tanto che la sigaretta di Carlo cadde dalla bocca. Questa è casa mia! Pago laffitto, pulisco, compro il cibo! E tu, parassita, vivi qui da un mese, non hai dato un centesimo, hai divorato tutte le mie provviste e porti qui i tuoi ubriaconi!

Calma, calma! sbottò Vittorio alzandosi. Parli così con il fratello di tua moglie? Lorenzo, mi senti? La tua nonna ha perso la bussola. Dille!

Lorenzo si sedette, il volto imbronciato.

Giulia, davvero, perché così davanti a gente Calmati, ne parleremo domani

Domani? scoppiò Giulia, ridendo in modo inquietante. Va bene. Domani è domani. Ma la festa è finita.

Si ritirò nella camera da letto, chiudendo la porta a chiave. Quella notte sentii Vittorio brontolare in cucina, chiamandomi strega, mentre Lorenzo cercava di calmarlo.

La mattina successiva, mentre i due fratelli dormivano ancora ubriaci, Giulia si alzò, si vestì, prese il telefono e compose:

Pronto, mamma? Hai detto che volevi venire per una visita allospedale di provincia. Sì, la schiena, ricordo. Vieni subito, ti pago il treno. Sarà divertente, ti piacerà.

La madre di Giulia, Valentina Petroni, era una donna di ferro. Ex dirigente scolastica, capace di fermare un cavallo a colpo docchio. Amava lordine più della vita stessa e detestava i fannulloni con una rabbia quasi aristocratica.

Lorenzo e Vittorio si svegliarono verso mezzogiorno per il frastuono delle pentole e la voce autoritaria di Valentina.

Alzatevi! È ora di pranzo, non potete dormire! comandò, impugnando un mestolo come se fosse una spada.

Vittorio, ancora in mutande, uscì dal corridoio, accendendo gli occhi al sole.

Che sta succedendo? Giulia, abbassa il volume della TV

Di fronte a lui cera Valentina, in grembiule, con un mestolo in mano, lo sguardo di uninquisitrice che ha scoperto un eretico.

Che sei, Giulia? sbottò. Vesti subito! È una vergogna! Una casa con una donna anziana e tu ti comporti da scemo!

Buongiorno balbettò Vittorio, cercando di coprirsi. Chi siete?

Io sono la suocera. E resterò qui per un mese, forse due. Il dottore ha detto che ho bisogno di riposo e di una routine. Quindi, sveglia alle sette, esercizio, colazione, pulizia della casa.

Valentina si diresse verso la cucina, mentre Vittorio guardava Lorenzo, confuso.

Che tipo di Hitler è questa? sussurrò.

È la mamma di Giulia rispose Lorenzo con orrore. È severa.

Il loro mondo cambiò in un attimo. Valentina non solo occupò lo spazio, lo conquistò.

La mattina la fece uscire Vittorio a portare i rifiuti dal balcone.

Dai, prendi i sacchi! Hai la faccia da giovane sano, ma vivi come un maiale! Raccogli le tue mozziconi! Sono asmatico, sai!

Vittorio provò a ribattere:

Sono solo un ospite!

Lospite è per tre giorni. Tu, ragazzo, sei un inquilino gratuito. Allora lavora!

A pranzo, una zuppa leggera e polpette al vapore Valentina era a dieta e ha imposto il menù a tutti.

Vittorio si lamentò:

Dove è la carne? Sono un uomo, ho bisogno di calorie!

Le calorie vanno a chi lavora, lo interruppe. Chi sta sul divano mangia avena, pulirà lintestino e forse la mente.

Quando Giulia tornò dal lavoro, non riconobbe più lappartamento. I pavimenti brillavano, odore di candeggina e di torta (per lei, non per Vittorio). Nel corridoio Lorenzo e Vittorio erano lì, con i panni, a pulire i battiscopa sotto il vigile sguardo della madre.

Oh, cara, sei arrivata! esclamò Valentina. Siediti, cena. E questi puliscano. Non state per perdere tempo.

Vittorio lanciò il panno nel secchio.

Non ce la faccio più! È un campo di concentramento! Lorenzo, dila!

Che dire? rispose Lorenzo, visibilmente affranto, ma intrepido a sfidare la suocera. La mamma dice che siamo sporchi

Traditore! sputò Vittorio. Me ne vado!

Buon viaggio! tirò Valentina, alzando il cucchiaio. Controlla che non porti via nulla di nostro!

Vittorio iniziò a impacchettare le sue valigie.

Vi pentirete! Hanno cacciato un parente! Non tornerò più!

Va bene, rispose Giulia, mordicchiando una focaccia. Metti le chiavi sul comodino.

Venticinque minuti dopo la porta si chiuse dietro Vittorio. Una pace benedetta scese in casa.

Lorenzo si sedette, asciugandosi il sudore dalla fronte.

Che giornata Mamma, è davvero per un mese?

Valentina strizzò locchio a Giulia.

Sì, ho bisogno del vostro nido! Ho una pianta, un gatto e una serie TV. Rimarrò fino a domenica, poi me ne andrò, ma ricorda: la famiglia è moglie e figli, non parassiti. Se continui a prendermi in giro, verrò tutta con il cane.

Lorenzo ingoialo.

Capito, signora Petroni. Non succederà più.

Giulia pose la mano sulla spalla di Lorenzo.

Spero, Lorenzo. La prossima volta non reggerò più. O viviamo solo noi due, o vado da mia madre e tu trovi un altro posto con tuo fratello.

No, no, rispose lui, coprendole la mano. Solo noi due. Ho sbagliato, non so rifiutare.

Imparerai, disse la suocera, versandosi il tè. La vita ti insegnerà, o sarò io.

Domenica Valentina partì, lasciando casa impeccabile, il frigorifero pieno di polpette e una chiara consapevolezza nei confronti di Lorenzo.

Una settimana dopo, Vittorio chiamò.

Ciao, Lorenzo? Ho trovato un appartamento, ma serve una caparra. Me ne presti dieci euro fino allo stipendio?

Lorenzo guardò Giulia, intenta a leggere, poi il telefono, ricordandosi del panno, dei battiscopa e dello sguardo severo di Valentina.

Mi dispiace, Vittorio rispose fermo. Non abbiamo soldi. Stiamo ristrutturando. Vai da solo.

E chiuse la chiamata.

Giulia sorrise, senza distogliere lo sguardo dal libro.

Bravo.

Ci provo, sospirò Lorenzo. Cambiamo le serrature, per sicurezza?

Le ho cambiate mercoledì, mentre ero al lavoro. Così è meglio.

La casa ritrovò la serenità. E anche se la vicenda con il fratello costò nervi e provvisteAlla fine, Lorenzo e Giulia si scambiarono un sorriso complice, sapendo che la loro casa sarebbe rimasta un rifugio solo per loro, senza più ospiti indesiderati.

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Il cognato ci chiede di ospitarlo per qualche giorno e si ferma un mese intero!
Il marito se n’è andato e lei ha solo sorriso