Mamma, ti presento Letizia, disse Giulio con un po’ di imbarazzo, mentre introduceva la giovane donna nellappartamento, a unora così assurda della notte.
Buonasera, rispose Assunta, lanciando allospite inattesa uno sguardo di disapprovazione. Un orario davvero perfetto per le presentazioni! Fra cinque minuti è mezzanotte…
Avevo detto a Giulio che era tardi, protestò subito Letizia, ma lui, niente! Un vero testardo!
Brava, pensa Assunta, amareggiata. Si difende, e fa sembrare mio figlio un despota Per nulla simpatica, questa ragazza.
Accomodatevi pure, sospirò Assunta, poi scomparve in camera sua in silenzio.
In fondo, che poteva fare? Buttare fuori di casa il figlio unico, nel cuore della notte? Solo perché si era presentata una sconosciuta? Se vogliono vivere insieme, tanto vale La mamma serve per proteggere e illuminare la strada al figlio. E Assunta era pronta: avrebbe risolto tutto molto presto. Giulio avrebbe mandato via la ragazza, senza rimpianti. Forse ne sarebbe sollevato!
Per tutta la notte, Assunta macinò il suo piano per cacciare Letizia dall’appartamento.
Il matrimonio a Giulio non lo vietava: trentanni erano già tanti per metter su famiglia.
Ma non con questa!
Era troppo giovane; si vedeva che la testa le volava in giro, vuota come una rondine dautunno.
Moglie? Madre? Padrona di casa?
E poi, il comportamento parlava da sé: arrivare a quellora senza neanche scusarsi! E persino accusare il suo povero figlio davanti a lei
E per giunta, aveva dormito lì!
Chissà se era la prima volta o unabitudine?
Insomma, Assunta non la sopportava.
Così, Giulio lavrebbe seguita a ruota.
Perché sprecare tempo?
Il piano diventò superfluo.
Letizia le offrì su un piatto dargento tutte le occasioni per sistemare le cose.
La prima campanella suonò allalba.
Si tappò in bagno per unora intera.
Giulio girava in tondo nellappartamento, sempre più nervoso.
Amore, cosa cè che non va? domandò Assunta, con una dolcezza forzata. La ragazza ci tiene a piacerti, si sta preparando
Ma devo andare in studio!
Allora bussa, spiega che qui non è sola, suggerì la madre.
Che imbarazzo borbottò. Ne parliamo dopo. Tu, mamma, non farai tardi?
Io? No, sono pronta da tempo. Guarda, ho fatto delle crespelle. Vieni a fare colazione.
Non mi sono nemmeno lavato!
Pazienza, lo farai dopo. Intanto non perdere tempo mangia, che ti servono energie.
Giulio si sedette a tavola.
Proprio in quel momento, Letizia uscì dal bagno, con lasciugamano avvolto intorno alla testa, splendida e sorridente.
Finalmente!, esclamò Giulio, fiondandosi allo specchio appannato.
Si lavò di corsa, si fece la barba alla meglio, mandò giù una crespella in tre morsi e, già sulla porta, lanciò:
A stasera! Spero andiate daccordo.
Giulio! richiamò Letizia. Oggi dovevamo prendere le mie cose.
Andremo più tardi, stai tranquilla! Non annoiarti! La voce di Giulio stava già rimbombando per le scale.
Assunta si alzò, chiuse la porta dietro al figlio, si voltò verso Letizia e, tagliente, domandò:
Non ti vergogni?
No, sorrise la ragazza. Dovrei?
Ora Giulio farà tardi, solo per colpa tua!
Non credo proprio. Prenderà un taxi; succede a tutti, no? Non si preoccupi, andrà tutto bene.
In ogni caso, ricorda: qui non sei da sola. Se vuoi occupare il bagno per unora ogni mattina, alzati prima. Per fortuna oggi non lavoro.
Non si ripeterà più, Assunta. Scusi ancora.
Assunta rimase senza parole. Sperava in una discussione, invece
Va bene, borbottò, dirigendosi in bagno.
La prima cosa che notò fu un tubetto di dentifricio nuovo, quando il vecchio era ancora a metà.
Letizia, perché hai aperto un nuovo dentifricio?
Preferisco questo gusto.
Spero porterai il tuo, allora! E anche lo shampoo?
Ovviamente, signora Russo…
E anche gli asciugamani!
Porto tutto…
Nonostante tutti i tentativi di provocare una lite, Letizia non cadeva mai nella trappola. Annunciava sì a tutto, annuiva educata, prendeva nota degli obblighi futuri.
A corto di idee, Assunta passò allattacco frontale.
Perché sei venuta da noi?
Io e Giulio ci amiamo
Sicuro che lo ami, un ragazzo così! Ma spiegami: cosa ci trova in te?
Non glielho chiesto
E i tuoi genitori?
La mamma fa la sarta, in un laboratorio nel centro storico.
E tuo padre?
Non lho mai conosciuto.
Capisco. Una ragazza cresciuta senza padre. Come potresti mai diventare una brava moglie per mio figlio?
Farò del mio meglio
Prova quanto vuoi, tanto non funzionerà. Mio figlio non ti ama. Crede di sì, ma io lo conosco meglio! Non ti sposerà mai! E perché dovrebbe? Sei già ai suoi piedi.
Mi ama davvero, disse Letizia, con la voce che tremava. Io lo so.
Illusioni! Pensi di essere la prima?
No ma non conta.
Non conta? Si stuferà di te in una settimana! Non sei al suo livello! Intelligenza, hai presente?
Sì. Ma qui la parola è sbagliata.
Perché mai?
Ho una laurea.
E questo che vuol dire? Senti, ragazza, torna a casa. Qui non cè posto per te. Ci sto provando dalla mattina a dirtelo, ma non vuoi ascoltare.
Va bene, me ne vado. Ma cosa dirà Giulio? Non la prenderà bene.
Non ti riguarda! Vai e non tornare più. Non sei la benvenuta.
Assunta stessa si stupì della propria cattiveria. Parole taglienti, mai pensate neppure nei sogni peggiori, le uscivano come veleno.
E Letizia?
La ragazza osservava Assunta, come se già capisse tutto.
Quella madre era gelosa. Si conoscevano appena, ma scattava già lodio. E non era che linizio
La porta dingresso si spalancò: Giulio era già di ritorno, stranamente presto.
Così presto? sbottò Assunta, sperando di cacciare Letizia prima del suo ritorno.
Mi hanno lasciato andare! esclamò lui, felice. Ho detto che avevo una questione di famiglia. Hai capito, Letizia? Di famiglia!
Questione? ringhiò Assunta.
Andiamo in Comune a dichiarare la nostra unione, poi a prendere le sue cose! Letizia, preparati! Assunta, col cuore pesante, capì di aver perso non solo una guerra, ma forse per sempre il sogno di diventare nonna.






