Vivrò da te, ma affitterò il mio appartamento, esclamò la mia amica, con la voce di chi ha appena scoperto una legge della fisica onirica.
Staremo insieme per qualche mese, così sarà più facile per entrambi. Se affitto il mio bilocale avrò subito un piccolo extra sullo stipendio, proprio quando arriva la busta paga.
Nella realtà, Ginevra non avrebbe creduto che esistessero persone così sfacciate. Ginevra e Paolina incarnavano quel detto: «Dimmi chi è il tuo amico e ti dirò chi sei», ma nella loro amicizia il proverbio non funzionava sempre.
Era quasi una dimostrazione della teoria «gli opposti si attraggono», perché trovare due persone così diverse non solo nellaspetto ma anche nellanimo era una vera impresa.
Mentre le ragazze crescevano, i genitori e gli osservatori rimanevano a bocca aperta: «Come fanno a trovare argomenti di conversazione così adatti? E quanto è divertente il loro tempo insieme!»
Paolina una burlona alla moda, che fin dallasilo amava scambiare sguardi civettuoli con i maschi era lopposto di Ginevra, la tipica «cervellona» timida, che preferiva comunicare con gesti più che con parole.
Che mistero fosse riuscire non solo a fare amicizia ma a parlare davvero luna con laltra, nessuno riusciva a spiegare. Eppure quella strana intimità aveva i suoi vantaggi. Grazie allaiuto di Ginevra, Paolina riusciva a spostarsi di classe qua e là, mentre la più popolare del gruppo non veniva mai criticata, anzi veniva invitata a tutte le feste, sperando che qualche favore ricadesse anche su di lei.
Dopo la terza media, Paolina lasciò la scuola e, con qualche difficoltà, trovò un lavoro da muratoredecoratore in un istituto artigianale. Non era proprio per studiare: subito dopo lundicesimo anno, Ginevra ricevette linvito al matrimonio della sua amica.
«Il più grande ateneo per una ragazza è sposarsi bene», ridacchiò Paolina raccontando la storia del suo incontro con Alessio.
Ginevra non provò invidia; anzi, era felice per lamica. Che bello quando qualcuno raggiunge lobiettivo che si è prefissato, vero? pensava. Lei stessa non guardava molto ai ragazzi; non ne sentiva il bisogno, preferiva contare su se stessa piuttosto che su un uomo che oggi è qui, domani è altrove.
Mentre Paolina imparava le basi della vita matrimoniale, Ginevra masticava il cemento della scienza allIstituto di Gestione Alberghiera. Non desiderava figli né il matrimonio; dedicava le forze prima allo studio, poi al lavoro.
A trentanni Ginevra era riuscita a costruirsi una bella carriera, diventando la braccio destro del direttore del più lussuoso hotel di Roma. Paolina, a sua volta, sembrava aver trovato la sua serenità da moglie e madre.
Ma una sera dautunno, grigia, scivolosa e buia condizioni perfette per attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali, avvolti in un cappotto nero il destino cambiò. Lautista cercò di frenare, ma fu troppo tardi: Alessio morì in terapia intensiva il giorno dopo, lasciando Paolina vedova e la piccola Violetta, la loro figlia, orfana.
Fu da quel momento che la vita di Paolina divenne una lunga notte senza stelle. Allinizio i genitori e gli amici la sostenevano, ma dopo un anno le parole di conforto finirono, sostituite da domande pratiche: «Quando tornerai al lavoro?»
Erano soprattutto i genitori a chiedere. Le liti erano sempre più frequenti e, una calda estate, la Paolina in lacrime si rifugiò nella casa di Ginevra. Seduta in cucina con una tazza di tè fumante, raccontò che i suoi genitori, stanchi di averla presa sempre a pugni, lavevano cacciata di casa, ossia dal loro stesso appartamento dove erano soliti fare visita.
«Hanno detto che, se non riesco a gestire la vita di una bambina di otto anni, non vogliono più avermi a carico. E non sopportano più la zia robusta che porto con me.»
«Trova un lavoro. Se lo trovi, lo prendo subito», sbottò Paolina. «Sono andata a un paio di colloqui, ma le condizioni erano disumane o i datori di lavoro ti guardavano dallalto in basso e ti dicevano subito per quale motivo ti pagheranno poco.»
«E cosa ti sorprende? Non hai né laurea né esperienza, e poi hai una bambina di otto anni.»
«I datori di lavoro evitano persone così. Se ti assumono, è per disperazione, perché i candidati migliori non guardano nemmeno queste offerte.»
«Certo, non sono una persona qualunque, con me è così. Non cè lavoro normale per me, e i genitori anche loro non aiutano.»
Il clima divenne subito cupo, come una zuppa di carote amara. Ginevra, nella sua posizione di ex insegnante in pensione e operaia di fabbrica, non poteva sostenere finanziariamente una figlia adulta con un bambino. Per fortuna, Paolina aveva ancora la possibilità di accudire la piccola Violetta, e di trovare un impiego temporaneo, magari al turno di notte, e di studiare se necessario.
Ma Ginevra capì che parlare così poteva spezzare lamicizia di anni, la stessa amicizia che aveva resistito a tante discussioni con altri amici e con i genitori. Ginevra, però, teneva ancora al legame, forse per nostalgia, mentre Paolina sembrava cambiare in peggio.
«Sai, Paolina, potrei sistemarti come cameriera al nostro ristorante. Lavori per qualche anno, poi forse diventi manager», le propose Ginevra. «Nessuno osa disturbare il nostro direttore, e tra i clienti non cè quel tipo di gente che ti vuole al posto sbagliato.»
Nel silenzio della cucina, Paolina ripeté la parola «cameriera» a sillabe: «Ca-me-ri-e-ra». «Mi stai proponendo di correre tra i tavoli con vassoi, come una bambina che…»
«Scegli le parole, Ginevra. Io stessa sono stata cameriera un tempo, e tra quei ragazzi che corrono con i vassoi ci sono persone normali, quindi fai attenzione a come parli», tagliò Ginevra. «Io non tollero insulti.»
«Forse andrò», mormorò Paolina, alzandosi dal tavolo e dirigendosi verso lingresso, facendo un gesto teatrale di risata amara mentre si vestiva.
In quel momento, Ginevra ricordò una vecchia abitudine dellinfanzia: ogni volta che qualcosa andava storto, scattava subito nella modalità «mi arrabbio e me ne vado», per poi tornare a chiedere scusa, indipendentemente da chi avesse sbagliato davvero. Questa volta, però, il commento di Paolina colpì Ginevra al cuore, e Ginevra non si affrettò a scusarsi.
Paolina chiamò per prima, ma la conversazione non iniziò con scuse, come Ginevra si aspettava. Nella sua immaginazione, la discussione doveva essere: «Scusami se ho detto qualcosa di brutto, ero nervosa, ti ho colpita, amica». E poi avrebbero dimenticato tutto.
Invece, Paolina chiese conferma: «Lofferta è ancora valida?»
Ginevra, trattenendo un sorriso ironico, rispose di sì. «Laddestramento dura al massimo tre giorni, poi potrai cominciare. Allinizio non ti daranno i tavoli più difficili, ma lo stipendio sarà sufficiente per arrivare a fine mese.»
E forse i genitori, vedendo la figlia fare un passo concreto verso la ripresa, avrebbero lasciato perdere la rabbia e avrebbero offerto anche un piccolo aiuto.
«Imparerai il menù, conoscerai il personale, e forse, tra qualche anno, diventerai manager», disse Ginevra.
«È quello che volevo sapere. Allora mi stai proponendo la posizione più brutta, giusto? Come amica mi sei davvero fedele?»
«Non posso fare manager una persona che non ha mai lavorato nel nostro settore, non ha studi, né»
«E allora? Sono la tua amica, potresti trovarmi un posto caldo.»
«Allora firmerò il contratto come manager, ma devo anche chiederti un favore: vivrò da te per qualche mese, così sarà più semplice per entrambi. Poi affitterò il mio appartamento per integrare lo stipendio.»
Nella realtà, Ginevra non avrebbe creduto che esistessero persone così audaci. Nemmeno ora, aspettando il colpo di scena, sperava ancora che Paolina fosse pronta a gridare: «Scherzo, è il primo aprile!» anche se fuori era già novembre.
Paolina, però, era assolutamente seria: doveva assolutamente sistemarsi nel lavoro che più le piaceva. Così, gli occhiali rosa si infrangono contro il vetro della realtà, e Paolina dovrà accettare la mancanza di un impiego ben pagato e la perdita dellamica che non ha più voluto tollerarla.
Nel suo cuore, Paolina ora conta una schiera infinita di «traditori» che lhanno abbandonata nel momento più difficile. Eppure, non è proprio un momento difficile, è solo un sogno che si svolge, lento, tra le strade di Roma, sotto una pioggia di foglie dautunno, dove le promesse si confondono con i lampi di un ricordo distante.







