«Che domani il tuo spirito non metta più piede in questa casa!» ringhiò Michele, il marito.
«Non riuscirai comunque a divorziarmi», controbatté Lelia, con la voce rotta. «E guarda, non vedrai più tua figlia!»
«Continua a lamentarti qui», sogghignò Michele. Lo sguardo di Lelia si irrigidì; capì che non era più uno scherzo.
La vita di Lelia cambiò radicalmente quando compì venticinque anni. Fu allora che incontrò Michele e, sei mesi dopo, lo sposò, contro la volontà della madre, con cui i rapporti erano sempre stati tesi.
Michele aveva otto anni più di lei, aspetto ordinario, ma era premuroso, gentile e gestiva una piccola impresa di importexport. Lelia, consapevole della propria bellezza, sapeva di non essere una bellissima, ma poteva presentarsi al meglio quando serviva; ragazze così ce ne erano a milioni.
Non tutti hanno la fortuna di sposare un uomo sobrio, tranquillo e benestante. Lelia cogliè lattimo e, in due anni di matrimonio, non rimpiangeva nulla. Continuò a lavorare come operatrice in una modesta ditta commerciale, mentre la gestione dei soldi non le gravava più.
Abitavano un trilocale nel centro di Napoli; Michele le regalò una nuova berlina importata e le concedeva spese generose per saloni, negozi e viaggi. Una governante veniva due volte a settimana, così Lelia non doveva impantanarsi nei lavori domestici.
Poco tempo trascorrevano insieme: Michele era spesso assente per lavoro. Si concedevano due vacanze allanno, qualche serata a teatro e feste per i compleanni degli amici di Michele.
A una di queste feste Lelia conobbe Andrea, amico di Michele.
«Ah, ecco la donna che ti ha rubato il cuore», rise Andrea, fissandola con un sorriso. «Altrimenti diresti: Non mi sposerò più, una volta è bastata»
Michele era stato sposato molto tempo prima, poi divorziato. Non avevano figli, e per dieci anni la prospettiva di un bambino era rimasta irraggiungibile.
«Devi saperlo fare!», replicò Lelia a tono, guardandolo dritto negli occhi.
Quel momento sembrò segnalare che quel legame sarebbe potuto evolversi, ma i due si rivedettero solo due mesi dopo. Andrea la chiamò e la invitò a un appuntamento. Lelia non poté rifiutare: Michele era sempre occupato e la noia la consumava.
Senza fiori né dolci, al secondo incontro si trovarono in un albergo, dove trascorsero una notte appassionata.
«Michele è ricco, buono e generoso. Andrea è spensierato e divertente. Niente preoccupazioni! Valeva la pena aspettare», pensò Lelia, soddisfatta.
Il loro felice periodo durò un anno, poi Lelia scoprì di essere incinta. Allinizio cercò di continuare a vedere Andrea, ma con la gravidanza dovette abbandonare gli incontri. Divenire una moglie e madre modello era ormai un obbligo.
Alessia nacque sana e in tempo. Michele le regalò una collana costosa e assunse una tata, che, secondo Lelia, era una copertura per il marito. Tre mesi dopo il parto, Lelia ricominciò a frequentare Andrea, ma Michele li scoprì.
«Che domani il tuo spirito non metta più piede in questa casa!» urlò di nuovo Michele.
«Non riuscirai comunque a divorziarmi», Lelia tentò di rispondere. «E guarda, non vedrai più tua figlia!»
«Spara ancora qualche volta», rise Michele. «Ti consiglio di non dare troppe armi a te stessa, altrimenti finirai nuda e scalza».
Lelia lo fissò, capendo che la minaccia era reale.
Che fare? Per fortuna lex le aveva messo a disposizione lappartamento di Alessia e un piccolo assegno mensile. I soldi erano miseri rispetto a quanto spendeva prima, ma Lelia sopportava la situazione, sperando ancora in una riconciliazione.
Le speranze svanirono quando due mesi dopo il divorzio vide Michele con una splendida bionda su tacchi altissimi.
«Hai già trovato una sostituta?», scoccò Lelia. «Capisco, mi tradivi da tempo e usi il divorzio come scusa!»
«Basta», sbottò lex, «non devi fare più danni, e non ti permetterò di insultare la mia nuova moglie».
«Moglie?!», Lelia quasi soffocò dal furore.
La bionda non gli rivolse alcun sguardo; Michele non rispose. Lelia rimase sola, sconvolta, a guardare la loro sagoma allontanarsi.
Andrea, appena tornato da una missione di tre mesi, la trovò nellangolo della strada. Dopo aver ascoltato il suo sfogo, le propose di trasferirsi da lui. «Così dimostrerai a tutti che non sei una scartata!», le disse, sapendo che Andrea aveva risorse e la trattava bene.
Per i due anni successivi Lelia visse decentemente, sebbene fosse costantemente informata sui successi di Michele. La sua impresa cresceva, accompagnata da una moglie affascinante, Oriana, che si era rivelata la sua braccio destro. Lelia iniziò a bere: prima un bicchiere di vino a cena, poi ne aggiunse altri a pranzo.
«Ti stai imbevendo», rimproverò Andrea.
«Aspetta e vedrai!», replicò Lelia, scatenando un altro acceso litigio per una scemenza.
Andrea sopportò per altri due anni, poi la cacciò fuori. Lelia non poteva più contare su di lui; non cerano più legami legali da difendere. Tornò a cercare lavoro, affittò una stanza e, nonostante le difficoltà, smise di bere quotidianamente.
Andrea chiamava Alessia figliolina, insinuando che fosse sua, ma dopo la rottura non mostrò più interesse, a parte qualche piccolo contributo economico.
Lelia non voleva vivere in povertà. Cercò di ottenere più alimenti da Michele, senza successo.
«Fatti contenta di quello che ricevi», le rispose lex. «Non sono sicuro nemmeno che Alessia sia mia figlia, non ho i mezzi per verificare».
Lelia riattaccò il telefono, lasciandolo a bocca aperta.
Quando Alessia compì otto anni, Michele morì in un grave incidente stradale. Per Lelia fu una gioia amara: ora lei e la figlia non avrebbero più avuto bisogni.
Conosceva ogni bene di Michele, forse meglio di lui. Leredità doveva essere divisa con Oriana, ma anche la metà era più che sufficiente.
«Facciamo un accordo amichevole o andiamo in tribunale?», chiese Lelia due settimane dopo il funerale, bussando alla porta della vedova.
Oriana non fingeva di non capire.
«Ho preparato una copia apposta per te», disse con un sorriso beffardo. «Divertiti, Michele mi ha lasciato tutto».
Lelia rimase senza parole. «Non può essere è ancora giovane, da dove leredità?»
«Giovane e intelligente era così».
«Ne discuteremo», minacciò Lelia e se ne andò.
Raccolse i pochi risparmi e si rivolse a un avvocato, che le disse che poteva chiedere la quota di sua figlia per legge. Armata di queste informazioni, Lelia incontrò Oriana fuori dal suo ufficio.
«Non pensi che ti lascerò in pace?», sospirò la vedova. «Va bene, ti darò un monolocale in un nuovo edificio. Non so perché Michele lo avesse comprato, ma a me non piace».
«Un monolocale?!», scoppiò Lelia, ridendo amaramente. «Credi davvero che non sappia che Michele possedeva sei appartamenti, due villette di campagna, tre auto e»
«E non aprire la bocca su tutto questo», interruppe Oriana.
«Lo farò! Non lascerò che la mia figlia subisca ingiustizie! È la figlia di Michele, e la legge le spetta!».
«Sei davvero una sciocca», rispose Oriana con una punta di pietà. «Non puoi far finta di nulla».
Lelia, sospettosa, capì che Oriana non mentiva.
«Alessia è la figlia di Andrea», insinuò la vedova. «Non ci credi? Chiedi a lui».
In quel momento Andrea entrò nellufficio.
«Che ci fai qui?», chiese Lelia, diffidente.
«Lavoro qui», ammise Andrea, abbattuto. «Il mio business è fallito, devo cercare lavoro. E tu? Sei andata da Oriana?»
«È vero quello su Alessia?»
«Certo», rispose senza esitazione. «Pensavi davvero che dovessi nutrire il figlio di un altro? Ho già fatto il test del DNA»
«Allora riconosci di essere il padre», disse Lelia, con la voce rotta.
Andrea scrollò le spalle e se ne andò, lasciando Lelia ancora più sconvolta.
Forse doveva accettare il monolocale, almeno per rimettere in ordine le sue finanze, e vedere dove lavrebbe portata la sorte.







