Tolo, non venire più da me, va bene? gli chiesi con calma.
Come? Oggi non devo più venire? non capì il ragazzo, le sopracciglia alzate.
Era ancora presto, la luce del mattino filtrava nella cucina quando Tolo si trovò sulla soglia del corridoio, di corsa per andare al lavoro.
No, davvero, non venire più, ripeté, per essere sicura.
Hmm Che succede, Dina? Ti chiamo più tardi, OK? Tolo mi diede un bacio veloce, poi sparì. Chiusi la porta alle sue spalle e sospirai di sollievo.
Non era facile per me pronunciare quelle parole. Tolo era quasi un fratello. Quella sera ero ardente, affamata di abbandono, e lo salutai senza che lui capisse nulla. Lunica sua reazione fu:
Dina! Che furba, signora! Una dea! Resta così! Ti voglio bene, piccolina!
Un tempo le nostre famiglie erano unite. Io, il mio marito Marco, Tolo e sua moglie Bice (così la chiamava affettuosamente). La gioventù era frenetica, rumorosa, senza freni. Devo ammettere che Tolo mi ha sempre attratta. Quando compravo un vestito, un paio di scarpe o una borsa, mi immaginavo anche se piacessero a lui. Bice era la mia migliore amica.
Quanto abbiamo attraversato insieme è difficile da riassumere. Sapevo che Tolo mi guardava più di quanto fosse normale, ma mantenavamo sempre una certa distanza. Quando ci incontravamo, Tolo mi stringeva dolcemente, sussurrandomi allorecchio:
Din, mi sei mancata!
Penso che quando le famiglie si legano, qualche simpatia inevitabile spunta fra i membri luomo verso la donna o viceversa. Luomo è vulnerabile alle tentazioni. Certo, qualcuno si innamora della moglie dellamico, e da qui nasce lamicizia, almeno finché dura. Io non credo alle amicizie tra uomo e donna che non finiscano mai in qualcosa di più. Molto spesso, tra amici cè una piccola fiamma, una storia di letto che può accendersi o spegnersi. È come accendere un fuoco accanto a un mucchio di fieno: prima o poi la fiamma divora tutto. Forse ci sono eccezioni, ma sono rare.
Marco, il mio marito, non perdeva occasione per lanciare occhi a Bice. Lo vedevo più volte e gli davo dei pizzicotti per ricordargli che era solo un amico.
Din, smettila di impazzire! Siamo solo amici! rideva Marco, poi aggiungeva, ridendo:
Chi non sbaglia è un santo!
Bice, per quanto fosse sicura di sé, non avrebbe mai superato il limite. Marco, invece, amava raccogliere le fragole nei giardini altrui. Questo è il motivo per cui, dopo ventanni di matrimonio, ci siamo lasciati. Marco si è risposato con una fragola che cantava del futuro erede. Quando i nostri figli erano già grandi e avevano lasciato la casa, ho impacchettato una valigia per Marco e gli ho dato benedizione per il secondo matrimonio.
Ecco, è arrivata la solitudine da donna, mi lamentai allinizio.
Bice e Tolo venivano spesso a trovarmi e provavano a farmi sentire pietà. Devo ammettere che non ero affranta. Però avevo smarrito il gusto per le feste. Camminavo da un angolo allaltro dellappartamento, come se cercassi qualcuno con cui scambiare una battuta o versare una lacrima. Le feste sono proprio quando avverti più intensamente la solitudine, senza nessuno con cui chiacchierare, litigare o piangere insieme.
Tre anni dopo, Tolo rimase vedovo. La morte non si scorda né si dimentica. Bice soffrì per un anno intero e, prima di morire, lasciò a me il suo amato marito.
Dina, prenditi cura di Tolo. Non voglio che finisca con unaltra. Tu gli sei sempre piaciuta, lo sentivo. Vivete insieme.
Tolo, dopo aver pianto per il tempo che gli era stato concesso, eresse una statua di granito per la sua defunta moglie e piantò dei fiori belli sulla tomba. Col tempo, iniziò a venire da me più spesso. Io lo accoglievo a braccia aperte, lo aiutavo a superare il lutto. Ero pronta a riscaldare quel vedovo, a offrirgli cure, protezione e affetto. Avevamo ricordi da condividere, risate e malinconie da raccontare.
Abbiamo percorso tante strade nella vita, condividendo gioie e dolori a metà. Io e Tolo ci siamo avvicinati ancora di più.
Con il passare del tempo, però, ho iniziato a sentirmi oppressa da quel legame. Mi irritava Tolo, litigavamo per nulla, mi arrabbiavo per ogni piccola cosa. Alla fine ho capito: Non è per me!
Lodore non era più quello giusto, il letto era freddo, lumorismo sparito. Mi sembrava che Tolo parlasse di cose che non mi interessavano, come un cieco che descrive il rosso. La sua parlata era monotona, interminabile, senza nulla da ascoltare. Era pignolo, esigente con il cibo, con i vestiti. In parole povere, era come una luna che non brilla mai. Forse Bice lo amava così tanto da sopportare tutte le sue stranezze?
Il mio animo iniziò a vacillare. Forse mi ero abituata a vivere sola, senza inquilini extra. Il mio affetto per Tolo svanì. Quando la sua presenza mi dava solo frustrazione, gli proporsi un addio pacifico. Decisi di regalargli una notte indimenticabile (che ricordi rimangano) e poi di separarci per sempre.
Tolo, da parte sua, mi amava con tutta lanima, credeva che tutto fosse perfetto e romantico. Ogni mio attacco trovava in lui un sorriso innocente. Mi baciava la mano, mi guardava senza rancore. Non litigava mai, non si offendé. A volte, con un sorriso ingenuo, diceva:
Dinocca, non arrabbiarti. Sistemiamo tutto. Non riuscirai a lasciarmi. Non allentare la presa. Chi ti amerà come faccio io?
E davvero, chi? Dopo le sue parole, mi scioglievo come cera al sole.
Un pomeriggio, Tolo mi chiamò durante la pausa pranzo.
Dina! Che è successo? Stai bene? si agitò.
Tutto a posto. Vieni più presto, mi manchi da morire risposi, colpevole.
Pensai a lui: Sei come la valigia con la maniglia staccata: è un peccato buttarla via, ma è anche ingombrante da portare.
Le nostre strade si erano intrecciate fino a diventare una sola. Che fare? Lasciarlo al volere del destino, un vedovo smarrito? Che silluda
E così, tra un sorriso e una lacrima, la nostra storia continua a girare, come una valigia che non trovi mai il modo giusto per chiudersi.







