«Lasciatela qui, che muoia da sola!» – dissero, abbandonando l’anziana nella neve. I malvagi non potevano immaginare che la vita avrebbe presto presentato il conto.

Lasciamola qui, che se la cavi da sola! dissero, gettando la vecchietta nella neve
«Lasciamola qui che muoia da sola!» mormoravano con voci distorte, scaraventando la nonna nella nevicata surreale. Nessuno di quei farabutti capiva che il destino gira, come un ferro di cavallo che ti colpisce alle spalle.
Giulietta Ferraris stava tornando verso il suo androne. Davanti al portone, alcune signore commentavano sottovoce la nuova auto parcheggiata accanto al gelsomino.
Di chi sarà quella macchina? domandò Giulietta.
E noi che ne sappiamo? sibilò una di loro. Magari è per la Caterina, quella che riceve sempre visite strane. Ai nostri non vengono macchine così costose.
A noi arrivano solo le ambulanze! aggiunse laltra, con un sorriso sghembo.
Le comari continuarono a fare chiacchiere: il Comune, la politica, e tutti i pettegolezzi sparsi come paglia al vento. Proprio in quel momento spuntò Caterina, la donna citata pocanzi. Camminò via decisa senza sguardi per nessuno, ignorando sia le donne, sia la macchina che schiacciava indifferente il prato. Giulietta Ferraris si affrettò su per le scale.
Signora Ferraris? la chiamò una voce maschile nellombra dellandrone. Si ricorda di me? Abbiamo parlato qualche giorno fa. Sono suo parente.
Oh, Matteo! esclamò Giulietta riconoscendolo. Ma perché non mi hai avvertita che venivi? Quella macchina parcheggiata sulla mia erba è la tua?
Proprio così.
Allora vai a spostarla, prima che i vicini sinfurino! Ma come ti viene in mente di schiacciare i miei fiori?
Il parente scappò fuori di corsa; Giulietta Ferraris si mise a riscaldare il tè. Doveva vendere il suo appartamento, e lidea di lasciare una brutta aiuola ai vicini non le andava giù.
Qualche tempo fa passava lo zio a trovarla col figlio. Poi ognuno era scomparso nella nebbia degli obblighi familiari. Ed ecco che il nipote ricomparve, quasi come un miraggio polveroso! Ma qualcosa in lui non le dava fiducia. Fumava troppo. E benché giovane, aveva già i denti gialli come grano vecchio. Però era venuto, almeno. Giulietta non voleva affidarsi a unagenzia per vendere lappartamento. Meglio favorire un familiare. Ma il nipote rifiutò ogni euro.
Nellinverno della sua vita, Giulietta era rimasta senza marito né figli. Voleva trasferirsi in mezzo al verde. Il pensiero di respirare aria pura era un sogno in technicolor, dopo anni a scendere dal quarto piano. In campagna cera il profumo degli orti. Sentiva ancora la forza di piantare qualche pomodoro. Un acquirente per lappartamento si fece avanti in autunno.
Ormai è inverno. Aspettiamo primavera, così vendo meglio sospirò Giulietta, rinviando lacquisto di casa.
Ma in primavera le case rincarano! protestò Matteo. E poi, ora puoi testare il riscaldamento. Cè già il compratore! E se poi ci ripensa?
Ma non avete scelto una casa per me! Dove dovrei dormire? Troviamola prima, poi vendo sbuffò Giulietta.
Matteo annuì con aria stanca.
Non passarono molti giorni e il nipote le presentò alcune case. Scelsero la più promettente, quindi salirono in auto e sfrecciarono come in una corsa onirica verso il paese. Dopo la visita, Giulietta si rattristò: ovunque sintravedevano crepe e pareti da stuccare. Ma coi soldi dellappartamento avrebbe potuto pagarne una e rimetterla a nuovo.
Matteo aveva dimestichezza con i lavori: sapeva dire esattamente quanto avrebbero speso per materiali e muratori. Il nipote le promise aiuto.
Il pensiero di sistemazioni e traslochi divorava Giulietta.
Linverno è alle porte. Voglio solo entrare in casa e tirar fuori il pane dal forno, come una persona normale.
Ci penso io! la rassicurò il giovane.
Eppure, qualcosa nellansia di Matteo di vendere e comprare a tutti i costi la turbava. Si convinse, però, che il ragazzo non ne avrebbe tratto vantaggio, e che gli stava solo dando fastidio con le sue insicurezze. Ringraziò il cielo che laiutasse, almeno.
Scelse la sua casa e fissarono la data del rogito.
Il compratore arrivò puntuale con il notaio. Matteo mise tutti a proprio agio offrendo tè fumante. Allultimo istante, un nodo salì in gola a Giulietta: quanto le sarebbe mancato quellappartamento! Era la sua storia, il suo respiro. Ma non cera volta pagina. Le scatole erano pronte, la vendita irrevocabile.
Su, ora si trasloca! dichiarò Matteo appena firmati i documenti.
Subito? Ma non ho ancora svuotato la credenza tentennò Giulietta, ma il nipote fu irremovibile: si parte oggi, ché il compratore non ha dove dormire!
Daccordo, va bene così. Do una sistemata ai piatti e via cedette lei.
Partirono su un camioncino che sembrava galleggiare sulle nubi. Giulietta cominciò a sbadigliare, venne avvolta dal torpore del sogno e perse il contatto con il reale. Di tanto in tanto, una fiammella di coscienza le permise di intravedere la strada oltre il vetro, e sentire le voci degli uomini confondersi col vento.
Signora, mi sente? la voce di Matteo fu come il suono di una campana distante. Non trovò la forza di rispondere.
Ancora uno squarcio: Lasciamola qui, echi sbiaditi persi nella nebbia. Poi la videro abbandonata nella neve.
Morirà da sola, aggiunse Matteo, freddamente.
Un lampo gelido: il pensiero che il nipote lavesse ingannata le trapassò la mente. Forse aveva messo qualcosa nel tè, facendola firmare e addormentare. Chiuse gli occhi, preparandosi ad accogliere la morte.
In quel momento, una giovane donna assisteva alla scena. In viaggio, vide un’auto ferma accanto alla strada bianca, e pensò che lautista fosse in difficoltà; decise di fermarsi. Poi scorse due uomini che scaricavano una strana sagoma verso il bosco. I fiocchi di neve volavano come piume di cigno. La ragazza era incuriosita, qualcosa lì non tornava: chi scarica pacchi in mezzo alla tormenta? Un reato nascosto? Rimase nellauto silenziosa, segnandosi la targa. Solo quando i due estranei se ne furono andati ripartì, dirigendosi verso il luogo dove gettarono quel sacco. Trovò la donna seminascosta nella neve, tastò il polso: era viva, ma incosciente. La giovane la caricò in macchina e chiamò il marito.
Quando arrivò luomo, insieme trasportarono la signora in auto. Sulla strada, Giulietta Ferraris riprese lentamente i sensi.
Dove sono? chiese con voce flebile.
Vi abbiamo trovata, rispose Serena. Ricorda come è arrivata nella neve?
Sì. Stavo con mio nipote a vendere casa. Abbiamo bevuto tè. Poi ho cominciato a vedere tutto sfocato, e mi sono sentita trascinata fuori dal camion. Me ne hanno liberata i miei parenti. Mi volevano morta.
Si lasci curare, disse Serena, tirando fuori dalla borsetta una crema.
Vicino a voi sento già il calore, sorrise Giulietta. Se non mi salvavate, sarei scomparsa.
Poco dopo la famiglia di Serena e la stessa Giulietta denunciarono laccaduto ai carabinieri. Partirono indagini per tentato omicidio della signora.
La giovane coppia chiese a Giulietta di restare con loro: nella vita, a volte si deve ricominciare, e serve un tetto fino a riavere una casa.
Dopo qualche settimana, la casa fu restituita a Giulietta. Matteo e il suo complice finirono in galera per truffa. In primavera, come aveva sempre sognato, la signora vendette finalmente lappartamento e acquistò una casetta in campagna. Questa volta, intatta e pronta, senza bisogno di lavori, e poté dedicarsi al giardino. In estate invitò Serena e suo marito a pranzo, e non dimenticò mai la bontà di quella famiglia.

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