Ciao, ascoltami un attimo, ti racconto una storia che è successa a Sofia, una nostra amica di Bologna, e che mi ha lasciato con un gusto amaro.
Era una mattina al supermercato di Via del Carmine quando Sofia è incrociata da Marina, la sorella della zia di sua madre, che la stava per catturare con una borsa pesante dietro le spalle. Una signora di corsa, rossa di fretta, le ha urlato: Attenta, state bloccando il passaggio! e poi, guardandola, ha sbottato Sofia? Marina? Ma che incoscienza!
Marina, tutta rossa in volto, ha chiesto alla suocera: Perché mi chiami così? Io non ho fatto nulla! e Sofia, con un sorriso amaro, le ha risposto: Senti, la tua amica Laura ti ha detto che Lidia ha preso in prestito quaranta euro e non ha ancora restituito, nonostante le avesse promesse di pagare entro due settimane, prima della prossima busta paga.
Sofia non poteva credere di essere stata coinvolta in un debito: Io non ho preso soldi in prestito, ho un lavoro stabile, il marito guadagna bene, guadagno anchio più del minimo, e nostro figlio vive da solo da due anni, non ha bisogno di aiuti. Laura le ha spiegato che in realtà Lidia le aveva chiesto solo quindici euro due settimane fa, quando si era rotta un dito, e che tutto era stato esagerato da una voce di corridoio.
Sofia, ormai stufo, ha indovinato il rintocco: Sì, la solita storia della mamma che fa il dramma, che si lamenta, che si sente sola, che non può mangiare né bere senza la sua unica figlia. Non era per la prima volta che la madre tirava fuori vecchie storie, ma questa volta era diverso perché la madre, davvero, si era rotta la mano ed era finita in ospedale con un gesso, e aveva chiesto a Sofia di occuparsi di lei.
La mamma, sempre a dipingersi vittima, ha sempre raccontato di essere stata abbandonata, dimenticata, ma non si può negare che, nonostante tutto, laveva cresciuta, curata, laveva portata alle riunioni scolastiche e comprato le medicine con le arance. Così, con il cuore in mano, Sofia ha deciso di prendersi un mese di ferie non retribuite, tornare a casa di suo padre a Modena e prendersi cura della madre.
Il piano era di trovare una badante che facesse anche da infermiera, o di convincere la mamma a trasferirsi con lei. Perché, se la madre restava senza lavoro, non avrebbe più avuto nulla.
Dai primi giorni nella vecchia casa di famiglia, Sofia ha cominciato a ricordare perché dieci anni prima aveva lasciato quel nido: aveva iniziato a studiare al college di Ferrara, si era trasferita in un dormitorio vicino a una piccola cittadina, perché lì, anche con tre compagne di stanza, sentiva più privacy rispetto al vivere sotto lo stesso tetto di sua madre.
Un giorno, la zia Marina, quasi trentanni, le ha rimproverato: Sofia, ma che cosa è questa roba? Davvero le donne decenti si vestono così? e ha mostrato il suo pigiama stretto. Sai dove lavorano chi si mette questi vestiti? ha chiesto. Sofia, con un sorriso spavaldo, le ha risposto: Chi indossa questi vestiti ha una vita, qualcosa che forse non ti è mai capitato di vedere. Dai unocchiata nella credenza, cè molto più interessante di quello che credi.
Sofia non è più una ragazzina, è adulta, fisicamente e psicologicamente indipendente, e può difendere i propri limiti. Ha anche ricordato a sua madre che era lì per aiutare con le faccende domestiche, non per ascoltare i suoi lamenti.
Ma la mamma non si è fermata. Quando Sofia cercava di ritagliarsi un momento di tranquillità, la porta cominciava a sbattere: Mi serve subito il detergente, laeropulizia, qualcosa dal bagno!. E non bastava più attendere duetre minuti, doveva esserci unintervento immediato.
Il colmo è stato quando, al mattino presto, mentre Sofia dormiva, la mamma accendeva la TV su un canale musicale e iniziava a cantare a squarciagola. Sofia ha chiesto il perché, ma la risposta è stata: Voglio cantare, è casa mia, ti sembra male? Se vuoi dormire, fai silenzio. Con lansia di non impazzire, Sofia ha preso dei tappi per le orecchie, ma non ne ha più avuto bisogno: il vicino di sopra, incuriosito dal canto, è sceso a parlare, spiegandole in modo educato che se la mamma continuava a svegliarlo a quellora, avrebbe dovuto cambiare le sue melodie.
Dopo quel piccolo treno, la mamma ha smesso di cantare, ma gli altri piccoli drammi continuavano. Sofia però ha trovato la forza di non farsi travolgere, ricordandosi che la madre è ormai anziana, malata, e ha davvero bisogno di aiuto.
Nel frattempo, le amiche di Laura e Marina, Valeria, si sono messe a sparlare: Sofia non aiuta la mamma, è stata licenziata, vive di sussidi, non può nemmeno comprarsi da mangiare. Hanno persino chiesto di vedere le ricevute della carta di credito di Sofia per provare il contrario.
Alla fine, dopo unora di confronto, la madre ha confessato che, per attirare lattenzione, aveva spesso denigrato Sofia davanti agli amici, sperando di suscitare compassione. Sofia poteva perdonare molte stranezze, ma non essere calunniata così apertamente.
Così, il giorno dopo, Sofia ha detto addio, è partita e ha consigliato alla madre di affidarsi ai servizi sociali, alle consegne a domicilio e a tutto ciò che può gestire senza coinvolgere più lei. Meglio sembrare una cattiva figlia che essere davvero una, ha pensato Sofia, lasciando alla mamma solo un piccolo aiuto economico come ringraziamento per gli anni di vita, e il resto beh, il resto è un MasterCard o una pensione più qualche bonus.
E così finisce la storia, amico mio. Un bel promemoria su quanto a volte le famiglie si complicano da sole. Buona serata.




