DUE ALI – Un Viaggio tra Sogni e Realtà

Ricordo, come se fosse ieri, i sette anni trascorsi insieme a Marco e Valentina, legati fin dalla panchina dellelementare, senza mai avere figli. Un giorno, la nonna di Marco, la signora Giulia, gli disse con voce ferma:
«Sposati, figliolo! Così la provvidenza scenderà su di voi e il Signore vi darà discendenti.»
Per Marco la nonna era una sacra autorità, così poco dopo fece la proposta ufficiale alla sua compagna di sempre.

Organizzarono una cerimonia sontuosa a Napoli, scambiandosi anelli doro e timbrando i passaporti. Durante il brindisi, secondo la tradizione, dovevo finire il calice di spumante senza lasciar gocce: il calice di Marco si ruppe in mille schegge, quello di Valentina rotolò senza incrinarsi. Gli invitati bisbigliarono, alzando la voce così da farsi sentire da tutti:
«Brutta illusione! Non avrà futuro la loro giovinezza.»
Marco e Valentina risero, dichiarando che erano solo superstizioni, e la festa continuò.

Ma, come spesso accade, il lieto fine si fece distante. Valentina, ora moglie di diritto, divenne più severa, trovando difetti ovunque, e un giorno proclamò:
«Ci siamo sposati per errore, Marco. Siamo come cielo e terra. Meglio separarci.»
Marco incolpò la suocera, una donna esigente che pretendesse sempre più attenzioni, soldi e spazio nella piccola casa di due stanze. Lei, convinta di poterlo insegnare a fare milioni, lo rimproverava senza sosta. Marco sopportò per un anno gli attacchi di moglie e suocera, finché una sera udì:
«Vattene.»

Chiese allora a Valentina:
«È questa la decisione tua e di tua madre?»
«Sì! La mia madre non ha nulla da vedere!» ribatté Valentina.

Così Marco iniziò a far balenare la valigia, sperando invano che Valentina potesse rimpiangere. Ma lei non fece cenno.
«Addio, moglie! Scusa se qualcosa non è andato bene», sospirò Marco.
«Addio!» schioccò Valentina, sbattendo la porta alle spalle.

Marco lasciò la casa di Napoli, ma non rimase a lungo nel dolore. In poco tempo fu avvolto dalle braccia di una nuova fiamma: Livia, collega di lavoro, alta, sportiva, dal sorriso che aveva sempre conquistato il suo cuore. Quando Livia notò che Marco camminava come se avesse lanima annegata, lo invitò fuori dal lavoro. Accettò, attratto dalla noia, e in una serata destate passeggiarono per il Giardino di Villa Comunale, sorseggiando un caffè in una piccola caffetteria. Marco raccontò della sua vita, Livia lo ascoltava, sospirava, e infine rivelò:
«Michele, non ti accorgi che ti guardo con occhi pieni damore? Ti ho amato da tempo, sei cieco o cosa?»

Marco capiva già la passione di Livia; ogni volta che si avvicinava, il suo viso si faceva rosso o pallido, la voce si spegneva. Livia era il completo opposto di Valentina: calma, affettuosa, docile. Questo lo affascinava, ma era ancora sposato e non osava tradire. Quando fu cacciato di casa, però, pensò: «Perché no? Il pesce prende lamo da solo, non cè bisogno di una scusa.»

Al mattino, Marco e Livia andarono insieme al lavoro. I colleghi li guardarono, sussurrando: «Livia ha ottenuto quello che voleva». Tutti sapevano che Livia sognava Marco, ma la sposa non avrebbe mai superato quel ostacolo.

Marco si stabilì nella casa di Livia. Lei, come una farfalla luminosa, volteggiava intorno a lui, anticipando ogni suo desiderio, cercando di renderlo felice. Marco la chiamava Lucciola, perché la sua luce scaldava il suo animo.

Livia lo presentò ai suoi genitori; il padre, un alto funzionario a Roma, vide lentusiasmo della figlia e disse:
«Allora vivete insieme. Organizzeremo il matrimonio più tardi. Prima voglio capire che tipo di frutto sei, genero.»
Il padre, ignaro del fatto che Marco fosse già sposato, non ricevette alcuna spiegazione da Livia, temendo di deludere il padre.

I due giovani celebrarono la vita, pianificando viaggi a Capri. Il padre di Livia finanziò il viaggio, dicendo: «Per la figlia non risparmierei nulla, che i figli si divertano.»

Tre mesi dopo, Valentina chiamò Marco, dicendo che aspettava un bambino e aveva bisogno di lui. Con il cuore in frantumi, Marco tornò da lei. Livia, con dignità, lo lasciò andare, ma aggiunse:
«Michele, ti aspetterò sempre.»

Sei mesi più tardi, Valentina e Marco divennero genitori di una bambina, Vania. Una settimana dopo, Livia diede alla luce una figlia, Natalia. Marco corse al reparto maternità con fiori in mano. Il padre di Livia lo accolse con un grande cesto di rose rosse. Marco si avvicinò, baciò Livia, e le porse il mazzo. Livia, confusa, mostrò:
«Questa è nostra figlia, Michele. Congratulazioni!»

Marco rimase senza parole, cercando di fare i conti nella mente, finché Livia lo interruppe:
«Non preoccuparti, Michele. Non ti metteremo sul cammino con la nostra piccola.»

Il padre di Livia non rivolse neppure lo sguardo a Marco, rimanendo immobile come una statua di bronzo. Così Marco si trovò a vivere due famiglie contemporaneamente; tutti scoprirono lun laltro. Valentina e Livia soffrivano in silenzio; Valentina si biasimava per aver cacciato il marito, ora doveva accettare la figlia di fuori matrimonio. Livia non si rimproverava nulla; aveva un figlio dal suo amante! Purtroppo, Marco non poteva essere sempre presente, ma il Signore gli ricordava di loro.

Le figlie lo amavano con tutto il cuore; presto cominciarono a fare domande imbarazzanti: «Papà, perché non sei rimasto a dormire con noi?», «Papà, perché non profumi di mamma?», «Io non sono Vania, sono Natalia!»

Un giorno, Marco andò a trovare Livia e Natalia, ma si imbatté nel severo padre di Livia:
«Livia, vai a giocare. Devo parlare con Michele», ordinò. Livia prese Natalia per mano e chiuse la porta dietro di sé.

Il padre, infuriato, disse a Marco:
«Allora, genero, continuerai a correre avanti e indietro fino alla pensione? Non ho bisogno di un genero che non sa né cucire né ricamare! Rimarrai con Livia, ti provvederò di tutto. Se vuoi andare via, vattene per sempre! Non chiederemo più il tuo aiuto. La tua perdita per me è piccola. Ti ho già mandato via. Livia ti ama, ma io amo Livia. Decidi, ma non indugiare.»

Quel giorno Marco corse da sua nonna, la signora Giulia, chiedendo consiglio.
«Figlio mio, scegli una sola. Guardati, sei dimagrito, i capelli sono bianchi! Non hai più quarantanni! Non ti serve una seconda donna! Le donne sono astute, più furbe degli uomini. Ogni donna troverà un marito; il figlio troverà il padre. Tu, però, lasci speranza a entrambe», gli disse la nonna.
«Nonna, le amo tutte! Vuoi che tagli unala?», rispose Marco.
«Michele, ricorda il proverbio: Chi insegue due lepri, non ne prende nessuna. Vuoi lottare con due donne? Perché hai infiammato Livia?» replicò la nonna.
«Mi hanno cacciato!», si difese Marco.
«Niente di grave, nella famiglia succedono cose varie. Ma non scappare verso il vizio! Hai ferito il cuore di tutti», lo rimproverò la nonna.

Marco smise di visitare Livia, temendo il padre. Tuttavia, il pensiero di stare solo con Livia lo perseguitava. Alla fine, esausto, divorziò da Valentina. Si ricordò della nonna: «Ecco, unala è caduta».

Portò le sue cose da Livia, esclamando:
«Amore, prendile! Sono tutto tuo!»

Livia, con gli occhi bassi, rispose:
«Mi sposo. Il padre ci ha presentati. Tra una settimana voliamo in Algeria; il futuro marito è ambasciatore lì».

Marco, di nuovo, sentì la voce della nonna: «Laltra ala è rotta». Senza quelle due ali, ritornò alla sua vecchia casa. Sua madre lo amava ciecamente, sempre dalla sua parte. Anche la nonna lo voleva, ma era giusta, così Marco ascoltava i suoi consigli, cercando di capire se stesso.

Poco tempo dopo, Valentina chiamò di nuovo:
«Devo portare via Vania allestero. Ho bisogno della tua firma, Michele. È questione di legge».
Marco, rassegnato, accettò di firmare. Sapeva che non avrebbe più rivisto le sue figlie, né avrebbe avuto pace con le due mogli, che si erano separate come lepri in fuga.

La storia non finì qui. Nei due anni successivi, Marco visse da scapolo modello, senza cedere alle tentazioni, senza stringere nuove amicizie. La nonna gli dava speranza:
«Se lamore è vero, si manifesterà. Scoprirai chi ti amava davvero e chi ti voleva solo per un attimo, pazienta».

Un giorno, qualcuno bussò delicatamente alla sua porta dufficio: era Livia, la Lucciola, con gli occhi pieni di lacrime.
«Ciao, Michele! Sono tornata! Mio padre mi rimprovera, è contro di te», ansimò.
«Dove è tuo marito?», chiese Marco perplesso.
« è rimasto in Algeria. In realtà ci siamo lasciati. Il cuore non si comanda… Io e Natalia veniamo da te, per sempre! O cambierai idea?» rise Livia.

«Accetto tutto, Livia! Persino il padre tuo non mi spaventerà!», rispose, ancora incredulo.

Si registrarono al Comune, senza invitati, senza cerimonia. Livia acquistò un abito elegante, Marco comprò gli anelli. Si dichiararono marito e moglie, si baciarono, brindando con spumante. Finalmente, Marco e Livia erano insieme.

Andarono poi a trovare il padre di Livia, ora ambasciatore, che li accolse con moderata benevolenza, promettendo di non più cacciarli via.
«Ti regalo un appartamento, ragazzi, e speriamo in un nipotino», disse, brindando.

Nove mesi dopo, Livia e Marco donarono al padre una nipotina, Maria. Il padre, scherzando, disse:
«Finalmente, il nipote che aspettavo!».

Così, dopo mille vicende, Marco trovò finalmente la pace, ricordando sempre le parole della nonna e gli avvertimenti del padre di Livia, ma soprattutto il battito di cuore della sua Lucciola, che lo aveva tenuto acceso finché lultimo velo si spezzò.

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DUE ALI – Un Viaggio tra Sogni e Realtà
Una donna benestante, venuta a far visita al marito morente in ospedale