Tornato a casa dopo il turno al ufficio, ho preso lascensore al decimo piano del palazzo di Viale Monte Napoleone, ho suonato il citofono come al solito. Niente: silenzio assoluto. Un colpo di mano sulla porta, ancora nessuna risposta. Ho estratto le chiavi dal taschino e sono entrato.
Quello che mi è apparso davanti ha quasi fatto sprofondare i piedi nel pavimento. La televisione ronzava a volume massimo, la porta del frigo era spalancata. Sul parquet giravano t-shirt, asciugamani, e unassortita di giocattoli per bambini sparsi a caso.
Ho fatto un passo in avanti, ho gettato unocchiata al bagno: una pozzanghera dacqua come se qualcuno fosse scappato di corsa. Dove è finita la moglie? E il bambino? Il cellulare di Ginevra vibra silenzioso, spento.
Un fruscio di passi alle mie spalle mi ha fatto sobbalzare.
Sono sposato da tre anni. Ginevra e io ci siamo incontrati al lavoro la solita storia dufficio: progetti condivisi, pranzi al bar, chiacchiere infinite. Dopo il matrimonio la vita è cambiata.
Lei è rimasta incinta, ha iniziato il congedo di maternità, e tutte le spese sono finite sulle mie spalle. Le giornate lavorative si susseguono: mattina in azienda, sera a casa. Ginevra si occupa della casa, si prende cura di Matteo, prepara la cena, e io sogno il momento di rilassarmi sul divano.
Ma quella sera qualcosa non quadrava.
Ho aperto la porta delledificio, lascensore mi ha portato al decimo, ho suonato. Silenzio. Un altro colpo, ancora nessuna risposta. Forse era in bagno? Ma lei sente sempre i miei passi. Ho inserito le chiavi e sono entrato.
Quello che ho visto mi ha tolto il fiato. La TV ruggiva, il frigo era spalancato. Vestiti, asciugamani e pupazzi di plastica giacevano sparsi sul pavimento.
Ho avanzato, mi sono avvicinato al bagno e lì cera una pozzanghera dacqua, come se qualcuno fosse uscito di fretta.
Dove sono Ginevra e Matteo?
Il mio cervello ha iniziato a battere al ritmo di un allarme. La prima ipotesi è stata: una rapina. Ma a casa nostra non ci sono né denaro né gioielli, solo qualche euro in tasca.
Allora, cosa è successo? Perché sembra che qualcuno sia fuggito, lasciando tutto a rotoli?
Con le mani tremanti ho chiamato Ginevra. Squillo, squillo, poi la voce meccanica del segretario automatico: «Abbonato temporaneamente non disponibile».
Il cuore mi batteva come un tamburo. Forse ero solo qualche minuto in ritardo? Se fossi arrivato prima, forse avrei evitato tutto questo caos?
Proprio in quel momento ho sentito ancora i passi alle mie spalle.
Oh, tesoro, sei già a casa? ha detto una voce familiare.
Mi sono voltato di scatto. Ginevra era nella soglia, con una busta della spesa di Esselunga sotto il braccio, sorridente e tranquilla.
Che è successo? Dovè Matteo? Perché il tuo cellulare è spento?!
Ha tolto la giacca, ha posato la borsa sul tavolo.
Come è andata la tua giornata?
Io, senza sapere più cosa dire, ho sbottato:
Che è successo?! DOVÈ IL BAMBINO?!
Ginevra ha alzato le sopracciglia, sorpresa.
Calmati. È da mamma. Io sono solo uscita al supermercato per mezzora.
E questo caos?
Ha sorriso, si è seduta sul divano.
E tu, chiedimi cosa ho fatto oggi.
Io, con il volto imbronciato, ho incalzato:
Cosa?
Lei si è stirata, ha sbadigliato con dolcezza e, ridendo, ha risposto:
Niente. Mi sono solo riposata.







