Domani vieni a casa mia disse Luca, baciando Ginevra sulla guancia.
Che bello! E loro dove vanno? esclamò la ragazza, sorridendo.
È stanco di andare sempre al cinema o al bar. E nelluniversità non posso stare tranquillo, cè sempre qualcuno che spia, che ascolta.
Luca la strinse più forte e, con un sorriso, aggiunse:
Hai freddo? Lasciami scaldarti. Non hai capito bene: domani andiamo a casa dei miei genitori così ti presenterò a loro.
Ginevra si allontanò di un passo:
Ma sei impazzito? Guardati, guardami. Tu sei un ragazzo educato, io? Non credere che mi faranno entrare nemmeno sul soglia.
Luca scoppiò a ridere:
Che ti blocca? La mia ragazza coraggiosa ha paura? Di chi? Dei miei genitori? E perché pensi che non siamo una coppia? Ti amo, spero che anche tu mi ami. I miei genitori vogliono conoscere la loro scelta, quella per cui torno tardi a casa. È tutto.
Luca vide Ginevra per la prima volta mentre puliva la finestra dal davanzale del terzo piano. Lui si dirigeva verso lappartamento del compagno di stanza quando, a un metro di distanza, un rumore assordante lo sorprese: un secchio di acqua saponata precipitò giù.
Accidenti! gridò dallalto, alzando lo sguardo. Non lho fatto apposta, vero? Spero non ti abbia colpito.
Ginevra si lasciò cadere dal davanzale così tanto che Luca quasi si spaventò.
Attenta, altrimenti il secchio ti travolge! le chiamò.
Non temere, non cadrò rispose la ragazza, ma la fascia che le tenesse i capelli volò via. Luca rimase a bocca aperta: Ginevra era completamente calva.
Che, ti sei spaventato? Dai, amico, rimetti la fascia e portala nella stanza 403. Daccordo? chiese lei, svanendo dalla vista.
Allinizio il capo di Luca rimase perplesso per la testa rasata, ma si abituò subito: Ginevra era sempre allegra e spiritosa. Aveva tagliato i capelli per una scommessa e, stranamente, le stava bene. Il suo look era inusuale, ma alla moda.
Ginevra corse per i corridoi dellappartamento in preda al panico.
Ragazze, aiutatemi! Ditemi dove trovare un vestito decente, e chi ha una parrucca? la gente le offrì tutto, ma la parrucca era un po grande e tendeva a scivolare. Alla fine, Ginevra riuscì a vestirsi in modo sobrio e rispettabile.
Papà, mamma, vi presento la mia Ginevra annunciò Luca ai genitori.
Ginevra balbettò, quasi senza voce:
Piacere di conoscerla.
La madre di Luca invitò tutti a tavola; tutti si accomodarono con galateo. Ginevra osservò con orrore il tavolo: non solo coltelli e forchette, ma anche pinze strane. I piatti erano sconosciuti. Decise di chiedere solo uninsalata, sicura che quel piatto si potesse mangiare con la forchetta.
Il pranzo iniziò. Ginevra gironzolava il piatto di insalata quando udì la voce della signora Anna Romana.
Ginevra, non mangiate nulla? Non vi piace? disse con un sorriso accorato.
Non ho fame rispose, arrossendo. Noi ragazze ci siamo già sazze di patate fritte.
Capito commentò la madre di Luca, scambiandosi un sussurro con il marito.
Quando la torta fu portata in cucina da Luca e dal padre, Ginevra si precipitò.
Posso aiutarvi a togliere le stoviglie disse alla signora Anna, ma inciampò sul bordo della tovaglia. Cadendo, vide gli occhi della madre di Luca ingrandirsi.
Riallacciata, la parrucca era scivolata di lato. Anna Romana coprì il viso con le mani e corse fuori, singhiozzando. Ginevra, senza sapere più dove fosse, fuggì in strada con la giacca aperta, la parrucca in mano e le lacrime a rivoli.
Come è andata la serata? chiesero le compagne di stanza.
Ho fatto una figuraccia singhiozzò Ginevra.
Quella notte rivissuto il disastro, si vergognò così tanto da spegnere il cellulare, temendo di ricevere da Luca il messaggio: Mi dispiace, non sei la mia, ci lasciamo. Le coinquiline andavano alle lezioni, e Ginevra, gonfia di pianto, riviveva il suo imbarazzo. Forse non tornerò più a casa, pensava. Luca non la guarderebbe più.
Bussarono alla porta; Ginevra credette fossero le ragazze tornate. Aprì e rimase senza fiato: Luca la guardava con una scatola in mano.
Perché non rispondi al telefono? E perché sei scappata ieri sera? Ti ho seguito fino al dormitorio, ma sei volata via come su una scopa chiese, serio, entrando nella stanza.
Che ci fai qui? Come sei entrato? domandò Ginevra.
Ti porto un pezzo di torta. Non lhai assaggiata ieri, vero? Non volevo, ma tua madre lha insistita. Dice che sei magra e devi mangiare di più rispose Luca, tagliando la torta con calma.
E ti siedi a ridere di me? Che torta? Che madre? Ho rotto tutti i piatti! La tua mamma ha pianto! Vuoi lasciarmi? Dì addio e vattene balbettò Ginevra, le labbra tremanti.
Luca la strinse:
Che succede? I tuoi genitori ti hanno voluto bene, davvero. La mamma non ha pianto, ha riso. Quando è venuta da loro per la prima volta, ha rotto il rubinetto in cucina e si è lanciata a sciacquare i piatti. Ha detto che il servizio non le è mai piaciuto, così comprerà uno nuovo. Allora, Ginevra, sei invitata a pranzo di famiglia sabato prossimo.
E aggiunse, sorridendo: senza la parrucca sarai più autentica. Persino tuo padre ne è convinto.
Ginevra e la signora Anna Romana divennero amiche; andavano insieme nei negozi di moda, preparavano pranzi. Luca ha già comprato un anello. Il compleanno di Ginevra si avvicina e lui ha in mente di farle la proposta







