Cerimonia insolita: Generi con la chiave, mogli con i piani!
«E tu chi sei?» domandò una voce maschile, bassa e lievemente infastidita, dal fondo della camera mentre Giulia varcava la soglia del suo appartamento a Milano.
«In realtà, questa sarebbe la domanda che faccio io», replicò lei, lo sguardo acceso. «Cosa state facendo nella MIA camera da letto?»
Sulla porta si affacciò una ragazza bionda, in una vestaglia di seta verde smeraldo, con un sorriso altezzoso sulle labbra rosse.
«Ah, quindi tu sei Giulia! Leonardo mi ha raccontato tanto di te», pronunciò lentamente lei, quasi assaporando ogni parola. «Io sono Caterina, la sorella del tuo fidanzato.»
Dopo una lunga giornata allo studio legale, tutto ciò che Giulia desiderava era un bagno caldo e silenzio. Invece, trovò in casa unospite mai annunciata.
«Leonardo è il mio fidanzato, non mio marito», la corresse Giulia, serissima. «E non ricordo affatto di aver acconsentito a una tua visita.»
Dal corridoio sbucò un ragazzo con laria imbarazzata.
«Siamo in vacanza a Milano, io e Riccardo», intervenne Caterina. «Tuo fratello ci ha detto che potevamo restare da voi una settimana.»
Giulia entrò in cucina: stoviglie sporche ovunque, scatole di pizza vuote, cartoni di succo abbandonati sul tavolo.
«Mi chiedo quando Leonardo abbia trovato il tempo di dirti una cosa simile. Stamattina non ha accennato nulla a questi… ospiti.»
«Mamma mia, che pesante che sei!» Caterina aprì il frigo, tirando fuori una bottiglia di Barolo. «Leonardo mi ha dato le chiavi già un mese fa. Pensavo ne aveste parlato, e in caso contrario, vabbè dai, nessun dramma.»
«No, non ne abbiamo affatto parlato. E per quale motivo dormite nella nostra camera invece che nella stanza degli ospiti?»
Caterina fece spallucce: «La stanza degli ospiti è minuscola, mentre da voi cè un letto matrimoniale. Leonardo ha detto che tanto potete dormire qualche giorno sul divano letto.»
A Giulia tornò in mente una terribile serata a cena con la madre e la sorella di Leonardo, quando entrambe lavevano guardata dallalto in basso senza mai sorriderle.
«Mi dispiace deluderti, ma questo è il mio appartamento, il mio letto, la mia camera», dichiarò lentamente, con fermezza. «Leonardo vive qui su mio invito.»
«Ah, quindi sono vere le voci», rise beffarda Caterina. «Mamma diceva che tieni Leonardo al guinzaglio!»
«Senti, sono esausta. Potete restare nella stanza degli ospiti per una notte. Ma la nostra camera DEVE essere liberata.»
«Aspettiamo Leonardo, allora. Sono certa che ti chiarirà quanto sia scortese mettere condizioni ridicole!» sbuffò Caterina, il bicchiere già mezzo pieno.
Leonardo arrivò, trafelato, e sua sorella gli corse incontro lamentandosi:
«Leonardino! La tua fidanzata vuole sbatterci fuori dalla vostra camera!»
«Giulia, che succede?» chiese lui, spaesato.
«Perché hai dato a tua sorella le chiavi del mio appartamento?» domandò lei, mantenendo la calma a fatica.
«Del nostro, Giulia…» tentennò lui. «Io vivo qui, ricordi?»
«Ricordo benissimo. Solo che senza il mio consenso non hai il diritto di dare le chiavi a nessuno.»
Sul balcone, Leonardo cominciò con i rimproveri sottovoce:
«Giulia, che ti prende? È mia sorella. Le ho promesso che sarebbero potuti stare qui qualche giorno.»
«E quindi per questo motivo si sono appropriati della nostra camera da letto?»
«Che importa? Il letto è più grande. Possiamo stare qualche giorno nella stanza degli ospiti.»
«Il problema è che hai dato le chiavi del mio appartamento a qualcuno senza nemmeno avvertirmi.»
«Riccardo non è un estraneo! È il fidanzato di Caterina.»
«Per me è la prima volta che lo vedo! E con tua sorella non ho praticamente mai scambiato due parole.»
«Quindi già non ti piace la mia famiglia?»
Dal soggiorno si sentiva la voce di Caterina, che al telefono si lamentava con la madre: «Quella sciocca ci vuole cacciare! Vedrai che Leonardo la mette subito al suo posto.»
«Giulia, cerca di essere ragionevole», sospirò Leonardo. «Sono solo sette giorni. Se vogliamo sposarci, dobbiamo imparare a trovare dei compromessi.»
Poi rientrò in casa, lasciando Giulia sola, tremante, sul balcone. Dalla finestra la vedeva ridere insieme alla sorella e a Riccardo, completamente ignorata.
Giulia rientrò. I tre ridevano di una battuta, senza voltarsi verso di lei.
In quellistante, qualcosa si spezzò dentro Giulia. Due anni di fidanzamento, sostegno, pazienza, sacrificitutto precipitò come una valanga.
«Fuori dal mio appartamento», disse a voce bassa, ma con una fermezza di ferro.
Si voltarono, sorpresi. Poi le risate si spensero, lasciando un silenzio teso mentre uscivano uno dopo laltro, imbronciati e umiliati.
Dietro la porta chiusa, con il cuore che batteva più leggero, Giulia si voltò verso il tavolo con la sua pizza calda appena arrivata a domicilio. Una nuova vita lattendeva. Una vita in cui la dignità era lunica chiave, e la felicità una questione di rispetto per se stessa.






