Nonna Marta aveva avuto un sogno inquietante: la madre defunta le offriva torte, insistendo «Mangia, figlia mia». Marta continuava a mangiare, ma non riusciva a saziare la fame. Al risveglio si sentì presa dal terrore; se i parenti scomparsi ti nutrissero nei sogni, era segno che il tempo a disposizione stava per finire. Accese il computer, cercò il tema appropriato e lesse che un monaco buddista parlava di una soglia di due settimane rimaste.
Non voleva andarsene; il mondo di Dio era ancora meraviglioso, nonostante letà avanzata, e desiderava restare finché possibile. Una tristezza opprimente le schiacciava la testa, la vita le sembrava volata via troppo in fretta. Decise allora di essere coraggiosa, di accettare linevitabile e stracciò le vecchie fotografie, perché ormai non servivano a nessuno.
Fu una mattina di sole e, per scacciare la malinconia, si vestì, uscì sul cortile e sentì un bambino piangere nellappartamento accanto. La porta, appena costruita, trasmetteva ogni suono. Che cosa può far piangere così tanto un piccolo? si chiese. Scoprì che una giovane coppia viveva lì: avevano una figlia di quattro anni, Ginevra, e la madre era incinta del secondo figlio.
Mentre Ginevra singhiozzava senza consolazione, Marta chiamò; la porta aprì un uomo pallido. Con voce rotta raccontò: «Il travaglio è iniziato, lhanno portata in ospedale. È quasi morta partorendo Ginevra e ha detto che non ce la farà. Lho accompagnata al veicolo e mi ha salutato». Era sul punto di piangere.
Gli ospiti furono subito condotti in cucina. Prima di tutto doveva calmare la bambina, così nonna le offrì un bicchiere di succo di frutti di bosco: «Vedi le bacche dipinte sul bicchiere? Nuotano dentro. È un segno di buona fortuna, bevi, per favore». Non spiegò il motivo del gesto, ma Ginevra si calmò e osservò lambiente sconosciuto.
Il padre della bambina, Sergio, era anchegli in cucina. Si sedette, immobile. Nonna prese la mano di Ginevra e disse: «Vieni, ti mostro come vivo». Camminarono per lappartamento; Sergio li seguì. La nonna indicò un ritratto: «Questo è mio nonno, un veterano di guerra». Ginevra osservò luomo sconosciuto, mentre Sergio guardava curioso.
Si fermarono davanti a una mensola colma di statuette di porcellana: uno scoiattolo, un coniglio, un cigno e altri uccellini. Ginevra li scrutò, poi li passò a suo padre, che li girò tra le mani prima di rimetterli al loro posto. Scelse lo scoiattolo; il padre lo osservò: «Che bello, giocherai con lui più tardi».
Il giro di visita si concluse, la padrona di casa offrì da mangiare e tutti ritornarono in cucina. Sergio e Ginevra si sedettero a tavola; il padre si ricordò di non aver lavato le mani. Nonna riscaldò una zuppa di pollo e, notando che Sergio aveva ancora fame, ne aggiunse un po in più.
Il sole calava e Sergio non voleva tornare a casa, dove lansia lo attendeva; invece la vicina gli sembrava una seconda madre. Disse: «Lacqua del bagno scorre poco, forse è intasata», prese gli attrezzi da casa e riparò. Dopo aver finito, tornò in cucina per fare una pulizia preventiva, tenendo il telefono vicino.
La notte era scura, Ginevra piangeva; nonna le diede del latte caldo e la adagiò sul divano. Sergio rimase silenzioso in cucina. Quando la bambina si addormentò, Sergio chiese: «Posso passare la notte qui?» Nonna capì subito le difficoltà dellaltro appartamento e acconsentì, offrendogli una coperta. Parlarono a bassa voce: Sergio raccontò quanto la moglie fosse buona e quanto la amasse.
Era ora di dormire; nonna gli augurò dolci sogni, chiamandolo «figliolo», e gli occhi di Sergio si riscaldarono. Tutti andarono a letto e nonna sentì tornare la giovinezza, come quando il figlio viveva ancora con la madre. Ora, però, il tempo era lontano da entrambi.
Il monaco buddista si era sbagliato: quando si è nutriti nei sogni, è segno che si compirà un gesto di bontà verso qualcuno. Al mattino suonò il telefono; mezzo minuto dopo, Sergio esclamò felice: «Ginevra, è nata tua sorellina! Evviva!». Mentre la colazione veniva preparata, Sergio andò a prendere una torta. Padre e figlia trascorsero lintera giornata da nonna, come una vera famiglia, e la notte rimasero lì, senza timori.
Il giorno successivo Sergio andò al lavoro, Ginevra non fu portata allasilo e nonna Marta passeggiò con la piccola al parco, proprio vicino a casa. Arrivò la madre di Ginevra con la neonata; più gioia e più cura entrarono nelle loro vite, compresa quella di nonna Marta.
Alla fine, la vita insegna che la gentilezza e la solidarietà sono i legami più forti, capaci di superare il tempo, la paura e la solitudine.



