Michele mi ha detto che ha una riunione, e io lho incrociata al ristorante
Sai, Veronica, a volte mi sembra di impazzire, diceva Tiziana, tamburellando con il cucchiaino sul bordo della tazza, senza accorgersi che il caffè stava colando sul tovagliolo. Il capo per la terza volta mi restituisce il rapporto da rifare. Terza! E non ti dice nemmeno cosa correggere, si limita a torcere il naso e a borbottare sulla mancanza di dettagli.
Veronica annuì con comprensione, asciugando la macchia con la tovaglietta.
Forse non sa nemmeno lui cosa vuole? Ti ricordi quando avevamo lo stesso capo? Si lagnava di tutto, solo per lamentarsi. E alla fine è stato lui a finire sul tappeto del direttore.
Dio, che non possa parlare chiaro! sbottò Tiziana, agitandosi le mani. Da una settimana non riesco più a dormire. Anche Michele se ne è accorto.
Di solito non se ne accorge quando sei sotto pressione? rise Veronica.
Tiziana sospirò, spostò la tazza indietro e si appoggiò allo schienale della sedia.
Non è che non noti È solo che lui ha sempre i suoi problemi. Ultimamente più che mai. Sai, la nuova posizione, le nuove responsabilità. Ora è sempre in riunioni, incontri, trattative.
Ma che prospettiva! si illuminò Veronica. Michele ha sempre voluto crescere. Ricordo che al vostro matrimonio diceva che tra dieci anni sarebbe stato in un ufficio con vista sul centro. E ora è qui.
Tiziana sorrise debolmente, ricordando i sogni del marito. Michele era sempre stato ambizioso, deciso, sempre con quellenergia che laveva attratta in lui: sicurezza, grinta, voglia di migliorare per sé, per lei, per la loro futura famiglia.
Sì, lha ottenuto, confermò. Ma ora lo vedo quasi mai. Va via prima di me, torna più tardi. A volte capisco se stesso solo dal suo respiro quando dorme, altrimenti non so se è davvero a casa.
Sono solo dei momenti difficili, le posò la mano Veronica. Si abituerà al nuovo ruolo e tutto si sistemerà. Siete insieme da sette anni, vero? Non è il primo periodo di crisi.
Otto, corresse meccanicamente Tiziana. Otto anni, tre mesi e guardò lorologio, più o meno dodici giorni.
Veronica scoppiò a ridere.
Ecco, vedi! Conti i giorni, quindi va tutto bene.
Probabilmente, rispose incerta. Ascolta, siamo rimaste qui a chiacchierare troppo. Devo rifare ancora quel maledetto rapporto. Che ne dici di vederci venerdì? Magari ci prendiamo una pausa, facciamo due chiacchiere.
Perfetto! accettò Veronica. Conosco un posto incantevole. Hanno appena aperto Il Rifugio Tranquillo in Via dei Colli. Dicono che servono cucina mediterranea da urlo e che la sera cè musica dal vivo.
Il Rifugio Tranquillo? ripeté Tiziana. È quello con le cabine a forma di piccole cabine di nave, con finestre rotonde e travi di legno?
Esatto, proprio così! Tu ci sei già stata?
No, scosse la testa. Ma Michele ne ha parlato. Pare che ci andassero con i colleghi per un evento aziendale.
Ottimo, così potrai vedere anche il posto di cui mi parlava il marito. Avremo qualcosa di cui parlare la prossima volta che ci vediamo, fece Veronica, strizzando locchio, e le due risero di gusto.
Il resto della settimana volò tra impegni. Tiziana alla fine capì il rapporto: il capo voleva più grafici, era un visual e non sopportava i testi lunghi. Michele, come al solito, arrivava tardi, si incrociavano solo per qualche frase a colazione.
Oggi farò tardi, disse lui venerdì mattina, sorseggiando frettolosamente il caffè. Riunione con potenziali partner, molto importante. Nuovi contratti per lintero anno.
Capito, rispose Tiziana, cercando di suonare allegra. Io anchio arriverò tardi, io e Veronica ci incontreremo per festeggiare la fine di questa settimana infernale.
Bella idea, disse Michele, già distratto dallo schermo del telefono. Ok, vado. Se tardi ancora, non aspettarmi.
Mi diede un bacio sulla guancia e sbucò fuori, lasciando dietro di sé il profumo di dopobarba e una strana sensazione di incompiuto.
Venerdì sera, Veronica e io ci incontrammo allingresso del Rifugio Tranquillo. Il locale era proprio quello che il nome prometteva: luci soffuse, musica leggera, toni caldi. I tavoli erano in nicchie che ricordavano le cabine di una nave, con finestrini a forma di oblò e travi di legno a vista.
Che ne pensi? chiese Veronica, mentre ci guidava al tavolo.
Accogliente, rispose Tiziana. Proprio quello che ci voleva dopo una settimana così frenetica.
Ordiniamo, ci rilassiamo e la conversazione scorre leggera. Quando arriva il piatto caldo, mi scuso e vado al bagno. Passando tra le nicchie, osservo gli altri clienti: coppie, gruppi di amici Improvvisamente, nella cabina accanto, vedo un uomo che sembra proprio Michele. Stessa faccia, stessa pettinatura, lo stesso gesto di strofinarsi il mento quando riflette.
Mi blocco, lo fisso. È lui, il mio marito, che doveva essere in riunione. Siede da solo, con un bicchiere di qualcosa di ambrato probabilmente whisky, il suo preferito e guarda lorologio con aria preoccupata.
Il primo impulso è stato quello di avvicinarmi e chiedergli cosa ci facesse lì. Ma qualcosa mi trattiene. Un misto di istinto e curiosità. Invece mi nascondo nellombra e continuo a osservare.
Michele alza di nuovo lo sguardo, poi guarda verso la porta dingresso. Il suo volto è serio, quasi solenne. Nel mio cervello corrono mille pensieri, dal più banale al più spaventoso. Sta aspettando qualcuno. Un partner daffari? Un amico? Una donna?
Lultimo pensiero è il più doloroso: una donna. È per questo che è sempre così in ritardo, così distaccato. Unavventura. Il cuore si stringe, gli occhi si riempiono di lacrime non volute. Devo decidere: scappare, fingere di non aver visto, avvicinarmi e creare una scena, oppure aspettare che arrivi la donna e guardarla negli occhi?
Mentre sono ancora indecisa, appare una signora anziana, elegante, in un completo blu scuro, i capelli impeccabilmente pettinati. Riconosco subito la figura: è Irene, la madre di Michele. Laddetto li accompagna al tavolo dove è seduto suo figlio.
Resto immobile. Michele si alza, bacia la madre sulla guancia, la aiuta a sedersi. Parla con lei, entrambi con unespressione seriamente seria.
Ritornata al bagno, mi guardo a lungo nello specchio, cercando di capire cosa stia succedendo. Perché Michele ha mentito sulla riunione? Perché si incontra di nascosto con la madre in quel ristorante?
Le nostre relazioni con la suocera sono sempre state buone. Irene è una donna riservata, quasi fredda, ma mai si è immischiata nei nostri affari. La vediamo la domenica, la chiamiamo, ma nulla di drammatico.
Torno al tavolo e provo a concentrarmi sulla chiacchierata con Veronica, ma la mente torna al tavolo di Michele e sua madre. Noti qualcosa di strano?
Sei un po distratta, osservò Veronica. Ti è successo qualcosa?
Io esitavo. Raccontare a chi? Alla migliore amica?
Ho appena visto Michele qui, sussurai. Ha detto di avere una riunione, ma è seduto con sua madre.
Con sua madre? rimase stupita. Forse è arrivata allimprovviso? Ha qualche problema?
Non lo so, scossi la testa. Ma perché mentire? Perché non dire vengo a prendere la mamma?
Forse voleva farti una sorpresa? ipotizzò Veronica. La vostra ottava anniversario è tra una settimana, giusto? Magari sta organizzando qualcosa.
Mi venne in mente lanniversario. Otto anni, quasi nove. Un segreto? Ma perché tutta questa copertura?
Forse dissi incerta. Ma non è tipico di Michele. Lui è sempre diretto, non ama le sorprese.
Le persone cambiano, soprattutto gli uomini dopo una promozione, commentò Veronica, sorridendo. Vedrai che si spiegherà con la ragione più banale.
Tornai a casa intorno alle undici. Michele non era ancora tornato. Feci una doccia, bevvi una tazza di tè alle erbe e mi misi a letto con un libro, ma le parole si confondevano. I pensieri giravano in mille scenari.
Verso mezzanotte sentii il suono della porta dingresso. Michele tornava, appoggiò la giacca, andò in cucina, poi silenziosi passi lungo il corridoio, la porta della camera si aprì lentamente.
Non dormi? chiese, guardandomi. Come è andata la serata con Veronica?
Bene, risposi forzando un sorriso. E la riunione?
Lui esitò un attimo, poi rispose:
Produttiva. Sembra che abbiamo chiuso tutti i punti principali.
Andò in bagno e sentii lacqua. Il mio cuore batteva forte. Continuava a mentire, anche sul fatto di essere stato al ristorante con sua madre.
Quando tornò a letto, finsi di dormire. Non sapevo cosa chiedere, né come chiedere. Avevo bisogno di tempo per pensare.
Il mattino dopo mi alzai per prima. Michele era ancora a letto, disteso come al solito. Il suo viso addormentato era sereno, quasi infantile. Lo guardai e sentii il cuore stringersi per la tenerezza e per la paura. E se davvero qualcosa fosse cambiato? E se tra noi ci fosse un vuoto che non avevo notato?
Scesi in cucina, decisi di preparare la colazione. Era sabato, eravamo entrambi a casa, potevamo parlare con calma. Forse avrei potuto chiedergli direttamente: Perché eri al ristorante con tua madre quando avevi detto di avere una riunione?
Mentre friggevo le uova, il telefono di Michele squillò sul tavolo. Lo guardai, il nome sul display: Irene. La suocera non chiamava così presto.
Il telefono continuava a suonare. Dubbiai se rispondere. Non volevo invadere la sua privacy, ma…
Al quinto squillo, Michele entrò, ancora assonnato.
Chi è a questora? borbottò, poi riconobbe il nome e si irrigidì. Mamma? Che succede?
Rispose al telefono:
Pronto? Mamma? Tutto ok? Che No, non lho ancora visto. Aspetta un attimo.
Aprì unapp sullo schermo e il suo volto si illuminò.
Sì! Ce lho fatta! Mamma, lo vedi? si girò verso di me, con un sorriso. Oh, Tiz, scusa, torno subito.
Michele, dissi a bassa voce, ti ho visto ieri al Rifugio Tranquillo, con tua madre.
Lui rimase sbalordito, gli occhi spalancati.
Lhai vista? Ma perché non mi hai chiesto?
Hai detto che eri a una riunione, risposi cercando di restare calma. Perché non mi hai detto la verità? Che cosa nascondi?
Sfregò i capelli, confuso.
Non volevo rovinarti la sorpresa, ammise. Era per il nostro anniversario.
Una sorpresa? chiesi. Che tipo di sorpresa?
Ti ricordi la casa in campagna che guardavamo lestate scorsa? Quella con il grande portico e il frutteto di alberi di mele? disse, gli occhi che brillavano. È tornata in vendita il mese scorso, a prezzo molto più basso. Ho preso un mutuo, ho usato la mia bonus, e tua madre ha venduto alcune azioni per aiutarci. Ieri eravamo lì a chiudere gli ultimi dettagli. Stamattina dovevano arrivare i documenti finali. E sono arrivati! esclamò. Tiz, quella casa è nostra! Documenti in ordine, permessi, tutto. Volevo farti una sorpresa per lanniversario, ma
Il mio cuore era un mix di gioia e tristezza.
È è meraviglioso. Ma perché nascondere tutto? Perché mentire sulla riunione?
Perché avevo paura che non andasse a buon fine, confessò. Cerano mille burocrazie, volevo evitarti false speranze. Quando tutto è andato a buon fine, ho pensato fosse troppo tardi per cambiare storia. Scusami, dovevo essere onesto.
Dovevo chiederti, invece di immaginare, replicai. Ho quasi pensato a una storia di tradimento.
Ah sì? rise lui, prendendomi in braccio. Che cosa pensavi? Che avessi una relazione?
Solo un attimo, ammetti. E poi ho visto tua madre e mi sono incasinata.
Stupida, rise lui. Lunico romance che ho è con te e con la nostra nuova casa, ovviamente.
A proposito di casa, sorrisero. Quando la vediamo? La nostra casa?
Oggi stesso, mi baciò sulla fronte. Pensavo di andare nel weekend, vedere cosa bisogna sistemare, che mobili comprare.
Allora facciamo colazione e prepariamoci, mi animai. E invitiamo anche tua madre, per ringraziarla.
Seduti al tavolo, abbiamo iniziato a pianificare il trasloco. Il peso delle ultime settimane sembrava allentarsi. A volte una piccola bugia nasconde un regalo grande. Basta credere lun laltro e non avere paura di chiedere chiarimenti.




