Ha smesso di lavare e di pulire dopo le parole del marito sulla mia pigrizia
Vittò, sei serio ora? Dici che perché passo tutta la giornata in ufficio a girare le carte, poi torno a casa e mi rilasso anche qui?
Ginevra rimase immobile con il ferro in mano. Il vapore scoppiettante usciva dalla base, ma lei non gli fece caso. I suoi occhi erano fissi su Vittorio, disteso sul divano davanti alla TV. Nella mano sinistra teneva il telecomando, nellaltra un panino a metà mangiato, le briciole già sparse sul tappeto di moquette appena pulito ieri.
Vittorio, senza staccare lo sguardo dallo schermo dove ventidue milionari correvano sul verde, alzò pigramente una mano.
Dai, Gine, non cominciare. Che ti devo rimproverare? Ho solo detto un fatto. Non siamo al XIX secolo. La lavatrice lava, la lavastoviglie lava i piatti, il Roboaspirapolvere (come lo chiamiamo noi, Robo) spazza il pavimento, e tu premi i pulsanti. Questo si chiama management, non fatica. Io sono in cantiere tutto il giorno, a piedi, con operai e capisquadra. Ho lo stress. Ho il diritto di arrivare a casa, rilassarmi, e non sopportare le tue lamentele sui calzini sparsi.
Ginevra posò lentamente il ferro sul supporto. Dentro di lei qualcosa si spezzò. Il sottile filo della pazienza, tirato per dodici anni di matrimonio, scoppiò con un fragoroso rumore.
Premo i pulsanti, vero? chiese con voce quasi sussurrata.
Esatto, rispose finalmente Vittorio, girandosi verso di lei. E allora? Che cè di male? Non ti lavi il bucato in riva al fiume, né cuoci il pane nel forno a legna. Tutto è automatizzato. Non fare la rossa. La cena, a proposito, è presto? Voglio delle polpette casalinghe, perché alla mensa oggi servivano solo fesserie.
Ginevra staccò la spina del ferro dalla presa, avvolse il cavo con cura e guardò il cumulo di biancheria non stirata: camicie di Vittorio, pantaloni, magliette del figlio adolescente Luca, lenzuola. Poi rivolse lo sguardo al marito, ancora immerso nella partita, che si grattava lo stomaco sotto una maglietta allungata.
La cena? ribadì, con una strana leggerezza che Vittorio non riconobbe. Polpette?
Sì, con purè e sugo alla panna, come sai fare.
Bene, ci penso io. La tecnologia si occuperà.
Ginevra uscì dalla stanza chiudendo bene la porta. Vittorio, contento di aver smesso di tagliare la moglie, alzò il volume della TV. Non si accorse che Ginevra non si diresse verso la cucina, ma verso la camera da letto.
Lì prese dallo scaffale il libro che non riusciva a finire da sei mesi, versò un bicchiere dacqua frizzante e si sdraiò sul letto accendendo la lampada notturna.
Quarant minuti dopo la porta della camera si spalancò. Vittorio, sconcertato e leggermente irritato, entrò.
Gine, non capisco. Sono le otto, ma non sento odore di polpette. Hai già preso sonno?
Ginevra girò una pagina, sistemò il cuscino e la guardò sopra gli occhiali.
No, non ho dormito. Sto riposando, come hai detto.
E la cena?
Hai detto che la tecnologia fa tutto. Che la piastra cuocia le polpette, il frigo affetta linsalata e il robot prepara il purè. Premi i pulsanti, è tutto management.
Vittorio sbuffò, pensando che la moglie scherzasse. Molto divertente. Basta farla fine. Alzati, ho fame. Sono stanco dal lavoro.
Anchio sono stanca, replicò Ginevra con tono fermo. Oggi ho il report annuale: numeri, tabelle, fiscale. Non ho giocato a solitario. Se a tuo avviso il mio lavoro domestico è pigrizia, ho deciso di non più fare nulla a casa. Lavorerò solo al lavoro; a casa riposerò, come te.
Vittorio rimase un attimo a riflettere, poi agitò la mano.
Fai come vuoi. Hai il PMS o cosa? Io preparo gli gnocchi.
Uscì in cucina facendo un gran fracasso di pentole e porte del frigo. Ginevra sorrise con gli angoli della bocca e tornò al libro, sapendo che era solo linizio.
La mattina seguente iniziò nel caos.
Gine! Dove sono i miei calzini blu? gridò Vittorio dalla camera dei vestiti.
Ginevra, già vestita di un elegante completo da ufficio, sorseggiava caffè in cucina. Era mezzora in ritardo perché non aveva preparato la colazione né lho cesto della spesa.
Gine! Sentì? Sto per essere in ritardo! Dove sono i calzini?
Vittorio irrompeva in cucina in mutande e con un solo calzino sullanca, scompigliato e furioso.
Buongiorno, rispose Ginevra con un sorriso. Non lo so, probabilmente dove li hai lasciati.
Sono nella cesta della biancheria sporca! Perché non sono lavati? E non cè nemmeno una coppia pulita!
Strano, commentò Ginevra, alzando le spalle. Hai detto che la lavatrice lava. Forse non hai premuto il pulsante, o la lavatrice ha deciso di non andare in bagno per raccogliere i tuoi calzini. Tecnologia pigra, vero?
Vittorio arrossì.
Stai scherzando? Non ho niente da indossare!
Metti i neri o i grigi.
Non vanno con i pantaloni blu! E poi è tuo compito tenere docchio le mie cose!
Era mio compito, sì, finché non mi hai detto che non è lavoro, ma divertimento. Così ho deciso di divertirmi diversamente. Ora vado, lautobus non aspetta.
Gli diede un bacio sulla guancia, fuggì dallappartamento.
La sera Ginevra rimase al bar con unamica, tornò a casa verso le nove, sazia e contenta. Lappartamento puzzava di qualcosa bruciato e… sporco.
In cucina un altissimo cumulo di stoviglie: piatti nel lavandino, sul tavolo, persino sul fornello, una padella con grasso indurito, tazze coperte di fondi di caffè. Luca, quattordicenne, era nella sua stanza con le cuffie. Vittorio riposava sul divano.
Oh, sei tornata, borbottò, senza girarsi. Il frigo è vuoto. Io e Marco abbiamo ordinato una pizza. Le scatole sono nel corridoio, tira fuori la spazzatura, puzza.
Ginevra si avviò verso il corridoio. Tre scatole di pizza vuote giacevano sul pavimento; le superò con cautela.
Chi puzza deve portare fuori la spazzatura, disse, e si diresse al bagno.
Nel bagno lattesa: la cesta della biancheria straripava. In cima cerano i pantaloni blu di Vittorio con una macchia di grasso. Evidentemente il pranzo di lavoro non era andato bene.
Gine! gridò Vittorio dal salotto. Metti i pantaloni in lavatrice, domani ho una riunione! Spruzza lo smacchiatore, altrimenti non si toglie!
Ginevra fece una doccia, evitando lo sguardo sul caos. Uscita, passò accanto a Vittorio:
La lavatrice è in bagno. Lo smacchiatore è sullo scaffale. Trovi le istruzioni online. Buona notte.
Passò una settimana. Lappartamento, prima brillante grazie a Ginevra, si trasformò lentamente in un porcile.
Nel corridoio frusciava la sabbia il Roboaspirapolvere non si accendeva più e Vittorio non lo avviava, ritenendolo al di sotto della sua dignità. Il lavandino era ormai una nuova vita. Il piano di lavoro era appiccicoso per il tè rovesciato e le briciole.
Vittorio andava al lavoro in jeans e maglione, perché le camicie stirate erano finite al terzo giorno. Era irritato, sempre pronto a scatenare una lite. Ginevra, però, difendeva il suo territorio. Preparava solo per sé insalate leggere, ricotta, frutta. Mangiva e lavava una sola posata. Lavava i propri vestiti in fretta, senza farsi notare.
Mamma, non ho magliette pulite, piagnucolava Luca, entrando nella sua stanza.
Figlio, la lavatrice non è rotta. Il detersivo è dove sempre. Ti ho mostrato lanno scorso come avviarla. Due pulsanti. Ce la fai. Sei un esperto di computer, non ti spaventa una lavatrice, vero?
Luca si mise a lavare. A differenza del padre, capì che la mamma non scherzava. Dopo qualche giorno riuscì a gestire il proprio bucato e, con sorpresa di Ginevra, lavò anche un piatto.
Vittorio rimaneva ostinato. Aspettava che la moglie impazzisse.
Il culmine arrivò venerdì sera.
Gine, domenica arriva la mamma, annunciò Vittorio, entrando in cucina dove Ginevra affettava una mela. Sarà con noi per la notte. Quindi smettila con il tuo circo. Metti ordine, altrimenti Zinaida Mikhailovna, tua suocera, ti vedrà in questo disastro e penserà che tu sia una cattiva padrona di casa.
Zinaida Mikhailovna era una suocera di vecchia scuola, capace di fare una operazione chirurgica sul pavimento di casa. Qualsiasi granello di polvere per lei era unoffesa personale. Il rapporto tra Ginevra e lei era freddo, cortese, e Vittorio sapeva quanto la moglie temesse il giudizio della madre.
Ginevra pose il coltello, guardò la montagna di stoviglie che già sembrava la Torre di Pisa, il pavimento appiccicoso, la polvere sul televisore dove si poteva disegnare col dito.
Che bella notizia, sorrise. La mamma è benvenuta.
Allora è deciso, esultò Vittorio. Domani mattina pulizia generale. Io vado a pescare con gli amici, da tanto programmato, così tu lanci il Robo, accendi la lavatrice. Come al solito. Tornerò la sera, controllerò.
Vai pure, rispose Ginevra. Divertiti, ti serve energia.
Sabato per Vittorio fu perfetto: pesca, sauna, chiacchiere da uomini. Era convinto che il suo piano con la suocera avesse funzionato. Ginevra, con la sua serenità, non avrebbe permesso un disastro davanti a Zinaida. Avrebbe pulito tutto, cucinato torte, stirato tovaglie.
Rientrò a casa tardi, allegro, immaginando la pulizia, il profumo di dolci e la moglie domata.
Girò la chiave nella porta, entrò nellingresso e inciampò in un sacco della spazzatura rimasto lì da lunedì, ora tre sacchi.
Lappartamento era silenzioso e buio, ma odore di spazzatura fermentata e latte acido.
Accese la luce e rimase senza parole. Niente era cambiato; anzi, era peggiore. Calzini sparsi, lo specchio del corridoio macchiato.
Gine! urlò, correndo in camera da letto.
Ginevra era sul letto con il laptop, a sfogliare offerte per un centro benessere.
Che succede? La mamma arriva domani alle dieci! puntò Vittorio, agitato.
Lo ricordo, rispose Ginevra con calma. E?
Mi fai vergognare! Hai capito cosa dirà?
Vittò, hai detto che la pulizia è un gioco, che la tecnologia lo fa. Ho affidato tutto alla tecnologia, ma evidentemente non ce lha fatta. Io solo premo i pulsanti, giusto?
Che tecnologia! Tu sei una donna, una padrona di casa! È il tuo regno! sbottò Vittorio.
È la nostra casa, Vittò. E la sporcizia è soprattutto tua. rispose Ginevra. Io pulisco, Luca aiuta, ma questo porcile è il monumento al tuo atteggiamento verso il mio lavoro. Non lo tocco più. Che la mamma veda come vive il suo amato figlio quando la pigra moglie smette di pulire.
Non… non oserei.
Eccoti. Buona notte, Vittò. Domani sarà dura.
Domenica mattina il sole brillava. Il campanello suonò alle dieci precise. Vittorio, pallido, con gli occhi rossi per la mancanza di sonno (aveva passato la notte a cercare di infilare piatti nella lavastoviglie, che non funzionava per filtro intasato) aprì la porta.
Sulla soglia cera Zinaida Mikhailovna, in un completo impeccabile, capelli perfettamente pettinati e sguardo dispezione.
Ciao, figliolo! esclamò, entrando. Mostrami come vivete O Dio!
Si fermò a osservare la montagna di scarpe sparpagliate, la sabbia sul pavimento.
Mamma, entra, non ti togli le scarpe, è già così sporco, balbettò Vittorio, desiderando scomparire.
Ginevra uscì dalla cucina, fresca, trucco impeccabile.
Buongiorno, Zinaida Mikhailovna! Come è andato il viaggio?
Zinaida fissò la moglie, poi il figlio, e infine la pila di scatole di pizza. Il suo naso si arricciò.
Ginevra? Che cosa succede? Stiamo traslocando? Siete stati rapiti? Perché cè così tanto disordine?
Ginevra sorrise dolcemente, facendo un gesto con le mani.
Nessuno ci ha rapiti, signora. Vittò ha aperto i miei occhi. Ho capito che per anni ho finto di fare mille cose, mentre lui mi diceva che nel ventunesimo secolo non serve più pulire o cucinare, la tecnologia lo fa. Così viviamo così, aspettando che il robot aspirapolvere impari a portare fuori la spazzatura e la lavastoviglie a lavareAlla fine, Ginevra, con un sorriso di sfida, accese il forno, mise a cuocere le polpette e, mentre il profumo avvolgeva la casa, Vittorio capì che nessuna tecnologia avrebbe mai sostituito il vero lavoro di coppia.






