Solitudine
Mi chiamo Ginevra, ho cinquantasette anni, e il mio ex marito, Marco, mi ha lasciata. Meglio soli che gratis una vita senza amore, dicono. Non sei una, sei una sola, Ginevra. Luomo non deve stare da solo; la donna, quando ha un compagno, è sempre accompagnata. Altrimenti è sbagliato E nessuno lo noterà. Così la solitudine, la conosciamo, non è che unombra.
Che cosa è lombra? chiede Ginevra, stanca delle sue stesse domande. Lombra è qualcosa di spaventoso!, risponde Martina, la sorella di Ginevra, senza curarsi del suo brusco sarcasmo. È quando vuoi dare dellacqua a qualcuno. I bambini, i tuoi figli, dove sono?
Dove? insiste Ginevra, quasi ridendo. Dove dove a Napoli! finalmente capisce Martina, perché la famiglia di Ginevra è sparita da lì. Ti faccio tutto, e io ti proteggo. Stare sola è difficile, ma lanima è pronta a ricominciare. Facciamo amicizia, ok? Marco è un bravo uomo, ma chi non si ferma e corre via?
Ginevra è single da più di dieci anni. Il suo ex, che un tempo le sembrava un eroe, è sparito dieci anni fa. È tornato una volta, ma solo di sfuggita. Quando Ginevra lo sente, lo chiama subito, anche se lui è già a letto con la sua ex e i figli. Il marito si è comportato da gentiluomo, ma ha lasciato la famiglia al fieno. I figli sono andati a Napoli, a Milano, a Firenze. Il figlio maggiore lavora a Roma; la figlia si è sposata e vive in Svizzera con il marito. Ginevra resta sola in un piccolo appartamento nel centro di Torino.
Vivere da sola non la scoraggia. Ha un lavoro stabile, è brava nel suo mestiere, guadagna abbastanza e vive soddisfatta, accogliendo di tanto in tanto i nipoti e la sorella Martina. Non ha unintelligenza brillante, ma trova sempre qualcosa da fare e non si annoia. Legge, nuota, va in yoga, ama viaggiare, a volte fa trekking con gli amici. In generale, la sua vita è serena.
Fino a quando la sorella Martina non decide di sistemare il destino di Ginevra
Ascoltami, Ginevra. Un uomo buono, non ancora maturo, sessantuno anni, sette anni di differenza di età, casa grande, buona, azienda solida. Mucche, pecore, maiali, capre, niente di più. È una dieta sana: latte, uova, carne. In duecento anni vivrai, te lo dico! E luomo è simpatico, ben vestito, colto, parla come nei libri Ginevra, prova a conoscerlo, va bene? dice Martina, mentre Ginevra sembra indecisa.
Va bene, Martina, ti presento il mio vicino, il barbiere, così è. Ma non ho promesso nulla, risponde Ginevra. I fatti non cambiano, come dicono. Martina non vuole più rimandare, così organizza un incontro tra Ginevra e il cavaliere.
Il cavaliere si chiama Giovanni un nome forte, rassicurante. è alto, muscoloso, vestito bene, mani robuste ma pulite, unghie curate. Parla poco, ma con voce calma. È un tipo spavaldo, scherzoso, ma ha una sorella che ha due figli. Cè di più, dice Martina, Giovanni è lunico che può aiutare.
Il dialogo tra Ginevra e Giovanni è subito intenso. Ginevra pensa che forse una sorella può esserle daiuto. Giovanni insiste sul matrimonio, ma anche su un lavoro. Vuoi fare qualcosa di buono, fallo da sola. Tu sarai moglie, non perderai loccasione, devi capire che le mani femminili servono anche a mungere le mucche, a prendere le uova, a gestire la fattoria. Io mi occuperò della carne, del latte, delle galline. E se la fattoria è senza donna, non funzionerà.
Ginevra torna a casa, riflettendo. Ha una piccola fattoria fuori città, un lavoro redditizio, una piccola casa dove coltiva ortaggi, e un vecchio furgone che ha comprato otto anni fa. Non capisce perché dovrebbe andare al mercato a pulire i maiali, mungere le mucche, vendere le galline, se non cè bisogno. Deve ancora preparare il pranzo per il marito, fare la spesa, occuparsi della casa, tenere tutto pulito. Sa che il reddito è buono, ma non vuole vivere solo per il denaro.
Martina, non ti offendere, dice Ginevra al telefono, Rifiuto la proposta di Giovanni. Forse cè qualcun altro che lavora sodo, ma non è ciò che cerco. Capisco, Ginevra, resta nella tua solitudine se vuoi. Ginevra piange un po per la fine del cavaliere, ma capisce che lofferta non è giusta per lei.
Al mattino, alle otto, si alza, prepara il caffè, beve un cornetto, guarda fuori dalla finestra e pensa ai figli: il figlio a Roma, la figlia in Svizzera. Deve comprare una borsa nuova, una giacca pesante per linverno, chiamare la nonna Lina per fissare un incontro.
Così la vita di Ginevra prosegue, tranquilla, con i suoi piccoli progetti, il suo lavoro, la sua casa, il suo giardino, e la consapevolezza che la solitudine non è un peso, ma una scelta.






