Ginevra Petrova afferra la busta con un gesto così improvviso che tutti sobbalzano e le forchette sui piatti tintinnano. Le unghie, smaltate di rosso, si conficcano nella carta come artigli. Ma il notaio, freddo e risoluto, posa la mano sulla sua.
Mi dispiace, signora dice con tono placido , non è sua.
Nella stanza scende un silenzio da tomba. Si ode solo il ticchettio dellorologio a pendolo e il lontano grido di un bambino dal cortile. Lorenzo si rannicchia sulla sedia, come se volesse scomparire; la donna accanto a lui lo osserva curiosa, ma non capisce nulla.
Io rimango immobile. Dieci anni fa tremerei, implorerei di non essere umiliata. Ora so che il loro potere su di me è finito.
Il notaio squarcia la busta e tira fuori qualche foglio. Sul primo compare la firma del suocero, Vincenzo Bianchi, morto da pochi mesi. La voce del notaio è chiara e ferma:
Il testamento è stato redatto tre mesi prima della morte. Lunica erede è Marina Vivaldi.
I parenti si agitano. Le zie si scambiano sguardi, i cugini tossiscono, un bambino ride senza capire.
Cosa?! urla Ginevra Petrova. È una menzogna! Non lo farebbe mai!
È tutto scritto nero su bianco prosegue il notaio. Lascio tutti i beni, casa e terreni, alla ex moglie di mio figlio, che non ha lasciato volontariamente la famiglia, ma è stata allontanata. Ha anche spiegato il perché.
Lorenzo si scusa a bassa voce. La sua nuova moglie si ritira bruscamente da lui, come da estranea.
Respiro a fondo. Conoscevo il testamento prima di questo incontro, ma sentirlo ad alta voce, davanti a tutti, ha un peso diverso.
Quindi era mormora la suocera. Ti ha sempre provato pietà! Sempre! E ora vuoi portarci via la casa?
Mi alzo. La mia voce è tranquilla, ma dura come acciaio:
Non prendo nulla. Mi avete sottratto dieci anni di vita quando mi avete cacciata. Ma il vostro marito ha visto tutto e ha deciso diversamente.
Non osare! grida lei. Non sei nessuno!
Io sono la proprietaria di questa dimora rispondo senza esitazione.
Il silenzio si fa più pesante. Tutti gli sguardi sono puntati su di me.
Però aggiungo dopo una pausa non vi perseguiterò. Ho la mia casa e la mia attività. Lunica cosa che chiedo è giustizia.
Lorenzo alza gli occhi, come se non credesse:
Vuoi lasciarci la casa?
Vi concedo il diritto di viverci spiego , ma la proprietà è mia. Questo significa che non potete più umiliarmi.
Ginevra Petrova appare distrutta. La sua voce trema, si riduce a un sussurro:
Vuoi distruggermi
La guardo dritto negli occhi:
No. Voglio che sentiate cosa significa dipendere dalla volontà di un altro.
Il notaio richiude i documenti e si alza.
Tutto è conforme alla legge. Da oggi la proprietaria è la signora Marina Vivaldi.
Stringo la mano, esco fuori. Laria è fresca, il sole tramonta dietro il vecchio pero del cortile. Cammino leggero, quasi volo.
Rex non cè più da tempo, ma sento ancora il suo abbaiare lontano, come allora. Solo che ora non scaccia più una donna scappata, ma celebra una vittoria.
Sorrido e proseguo. Perché ormai nessuno può più chiamarmi nessuno. Sono me stessa, e questo è sufficiente per riconquistare dignità e vita.






