Ciao, ti racconto un po di quello che è successo a Ginevra
Ginevra era lì, fermissima nellatrio, a stringere un foglio con le dita tremanti. Le parole si mescolavano davanti ai suoi occhi, ma ogni frase la trafisse come un coltello.
«Ginevra, scusami. Non sono pronto per questo. Non posso essere un padre. Non posso vivere così. Me ne vado. Non cercarmi più».
Freddo, distaccato, senza un briciolo di emozione. Niente «noi», solo «io».
Pietro, fino a poco prima, aveva sempre pensato prima a sé stesso, ma ora…
Il lieve cigolio della carrozzina di Nicolò la riportò alla realtà. Il piccolino si agitò nel cesto.
La vita, a quel punto, bussò alla porta.
Ginevra lasciò il foglio sul armadio e si diresse in cucina dove doveva fare qualcosa per non crollare.
Ma la cucina le riservava un altro colpo.
Sul tavolo cerano due calici di vino, una bottiglia a metà, e un piatto con del formaggio ormai secco. Sullo schienale di una sedia cera una sciarpa da donna. Non era la sua.
Niente altre spiegazioni.
Ginevra prese un respiro profondo. Non urlò, non piangeva. Solo una decisione gelida si accese dentro di lei.
Pulì il tavolo, lavò i bicchieri, buttò la spazzatura. Spazzò via ogni traccia di lui.
Poi aprì larmadio e tirò fuori una piccola scatola il certificato di matrimonio, le foto al mare, le lettere, i biglietti del cinema. Tutto quel che un tempo rappresentava «noi».
Aprì la finestra e lanciò la scatola fuori.
Da sotto si sentì un rumore sordo, come se qualcosa si fosse rotto.
E per la prima volta provò sollievo.
Al mattino Nicolò la svegliò con il pianto. Lorologio segnava le cinque.
Si sedette sul letto, strinse il bimbo al petto e sentì una strana pace la prima da tanto tempo.
Non era più sola. Cera lui.
Il piccolo, vivace, caldo Nicolò, lunica cosa vera rimasta.
Il corpo le faceva ancora male, le mani tremavano dalla stanchezza. I soldi stavano finendo.
Essere mamma non era ancora tradotto in un salario, e le bollette non aspettavano.
Prese il telefono. Il dito si fermò su «Mamma».
Ma nella sua testa risuonò quella voce fredda:
Ti avevo detto, Ginevra. Non è luomo giusto per te. Ora scegli da sola.
Rimise giù il telefono.
Quella sera scese in cantina, dove il custode del palazzo, il signor Gianni, lasciava le persone depositare vecchie cose.
Lì, in un angolo, cera una vecchia carrozzina per neonati, sporca, con le ruote piegate.
Ginevra la pulì, riparò le gomme e sistemò con cura Nicolò dentro.
Per la prima volta da giorni uscì di casa.
Il mattino dautunno odorava di fumo e di pane caldo quello della panetteria allangolo.
La panetteria.
Una volta aveva lavorato lì, subito dopo il liceo. Le mani sempre impolverate, il viso arrossato dal forno, ma allora era felice. Forse era ora di tornare alle origini.
Il giorno dopo si recò alla panetteria.
Era cambiata: un nuovo cartello, un nuovo proprietario.
Quando spiegò che cercava lavoro, qualsiasi, anche di pulizie notturne o assistente, la donna dietro il banco, rotonda e bonaria, la guardò attentamente.
Hai appena partorito, vero? chiese.
Sì.
E il marito?
Non cè.
La donna sospirò.
Anchio ci sono passata. Vieni domani alle sei. Vediamo come te la cavi.
Ginevra uscì quasi in lacrime. Non per tristezza, ma per gratitudine. Per la prima volta da tanto nessuno la rifiutava.
Una settimana dopo le sue mani tornavano a odorare di impasto.
Notti insonni, mal di schiena, spossatezza sembravano piccole cose rispetto al sentirsi capace di nutrire suo figlio.
Un pomeriggio, mentre portava vassoi di ciambelle, la porta bussò.
Ginevra alzò lo sguardo e rimase ferma.
Pietro.
Raso, con una giacca nuova, lo stesso sorriso sicuro.
Ginevra iniziò Ho pensato tanto. Voglio vedere mio figlio. Voglio tornare.
Qualcosa in lei si mosse, ma non era più dolore.
Mio figlio? Va bene. Domenica, alle dieci, al parco.
Domenica Pietro arrivò, con un mazzo di fiori e una scatola di caramelle.
Ginevra era seduta sulla panchina, la carrozzina accanto.
Pietro si chinò, guardò dentro e sorrise.
Guarda, è proprio come me!
Ginevra lo guardò con calma.
No, disse piano. Somiglia a chi non è fuggito. A chi è stato qui ogni giorno, anche quando tu non chiamavi.
Pietro impallidì, ma lei si alzò già.
Vedi, aggiunse, lui non ha bisogno di qualcuno che scappi. Nemmeno io.
Spingeva la carrozzina lungo il viale, senza voltarsi indietro. Per la prima volta da mesi camminava con passo sicuro.
Tornata a casa, aprì la finestra. Laria fresca inondò la stanza e Nicolò rise.
Ginevra si sedette accanto a lui e sussurrò:
Sai, piccolo, adesso andrà tutto bene.
E stavolta ci credeva davvero.







