Mio racconto inizia con Ginevra, una ragazza mezzapovera che, per mettere qualcosa in tasca e curare la madre malata, vendeva un quadro in un albergo di Roma. Quando la proprietà la cacciò fuori, la madre le pianse gli occhi in una stanza sporca.
Mamma, cara, che posso fare per aiutarti? singhiozzò Ginevra, inginocchiata accanto a Maria DAngelo, distesa su un divano ingrigito dalla polvere.
Figlia mia, grazie per tutto, rispose Maria con voce flebile, ma hai già fatto più di quanto potessi. Guarda dove siamo finiti, su un cumulo di rifiuti. Perdona me il tuo stipendio va interamente alle mie medicine.
Sai, non è tutto perduto. Cè ancora qualcosa!
Ginevra si alzò, gli occhi pieni di determinazione.
Non abbiamo ancora perso tutto.
Le due vivevano in una rovina che un tempo era una casa, ormai solo macerie. Non somigliavano a senzatetto: erano una madre e una figlia, un tempo proprietarie di un accogliente appartamento a Trastevere, venduto per necessità. Lunica speranza di Maria era unoperazione costosa. Ginevra, educatrice in una scuola materna, non poteva permettersi simili spese, mentre Maria, pittrice al tessile di Bari, guadagnava ben poco.
La vendita dellappartamento era lunica via duscita. Ginevra convincette la madre che non cerano alternative.
Preferirei morire, figlia, ma non voglio essere un peso per te! Se ti lasciassi in strada, non avremmo più dove andare
No, mamma! Finché cè ancora una possibilità, dobbiamo lottare. Lappartamento è solo un bene materiale. Non perdonerò mai me stessa se, per quattro mura misere, ti privi di una vita sana! dichiarò Ginevra, già pronta a firmare i documenti di vendita.
Lintervento fu un successo, ma la riabilitazione richiedeva mesi e nessun euro rimaneva. Maria si muoveva con una carrozzina, costretta a vivere in una baracca di fortuna che Ginevra aveva trovato per caso, finché la madre era ricoverata.
Ogni sera, dopo il turno, Ginevra portava un po di cibo. Ogni centesimo era una lotta, ma la cura per la madre era sacra. Linverno avvicinava il gelo e le risorse si erano esaurite; lunica cosa rimasta da vendere era quel quadro, dipinto da Maria anni prima, un bosco di pini con una giovane coppia che passeggiava.
Il dipinto era meraviglioso, lopera di una pittrice talentuosa che, dopo un cuore spezzato, non aveva più toccato il pennello. Era lultimo frammento del suo sogno.
Una sera di primavera, piovosa e grigia, Ginevra trovò un annuncio su un giornale strappato: Hotel Bellavista Lusso per i più ricchi. Decise di tentare la fortuna, convinta che i milionari fossero talvolta eccentrici e pronti a pagare una cifra grossa per qualcosa di unico.
Mamma, so che ti opporrai, ma non abbiamo altra via. Proverò, chissà disse con tono fermo e partì quella notte stessa.
Nel frattempo, Sergio Bianchi, direttore di un lussuoso albergo sul lago di Como, viveva una crisi profonda. Il suo matrimonio con Sofia, di quasi due anni, era rotto. Il desiderio di figli rimaneva un sogno infranto; a quarantanni, le possibilità diminuivano. Senza eredi, la sua attività non aveva futuro.
Un giorno, in fretta per un viaggio di lavoro, Sergio perse il volo e dovette attendere laereo di sera, deciso a sorprendere la moglie con un bouquet costoso. Sofia, che odiava le cose economiche, lo accolse con lacrime. Ma al suo ritorno trovò la camera vuota, la coperta tirata indietro e una figura maschile nuda sotto un asciugamano.
Sergio?! gridò Sofia, tirandosi la coperta.
Dimmi la verità! sbottò Sergio, rabbioso. Sono troppo vecchio per queste burle!
Senza ascoltare scuse, uscì di corsa, il matrimonio ormai finito. Dopo due settimane, luomo, con il cuore a pezzi, rimaneva nellalbergo, incapace di vedere un futuro.
Nel frattempo Ginevra, con il quadro sotto il braccio, aspettava davanti al portone di Bellavista. Il suo cuore batteva forte, ma il gesto era necessario: il dipinto era lunica speranza per sopravvivere ancora un po.
Sergio, credendo di essere un uomo raffinato, aveva sempre considerato Sofia la compagna ideale, incontrata in un viaggio daffari. Lei, dipendente di una società partner, era più un biglietto da visita che una manager. Il loro rapporto, più di facciata, si era basato su apparenze.
Un giorno, Sofia apparve allalbergo con un enorme bouquet e una scatola di velluto contenente un anello con un grosso diamante. Si inginocchiò, le propose di sposarlo. Lei accettò, e due settimane dopo celebrarono una sontuosa cerimonia in una villa di Firenze.
Il loro felice matrimonio durò poco. Un pomeriggio Sergio tornò a casa, trovò unauto straniera al cancello, temendo fosse una visita di unamica di Sofia. Ma la realtà era ben diversa: una scena di tradimento che lo colpì al cuore.
Furioso, corse nel giardino, strappò una pianta di ortiche e, armato di quel pungente rametto, affrontò la cameriera. Il risultato fu un caos totale, con la donna che fuggì urlando.
Il contratto matrimoniale fu lultima goccia. Sofia tornò alla sua piccola casa di periferia, dove viveva con la madre e doveva accettare una pensione minima, riadattandosi al trasporto pubblico.
Sergio, per distrarsi, decise di andare a controllare Bellavista. Una delle sue dipendenti, Vittoria, gli raccontò: Direttore, una senzatetto è stata portata nella suite di lusso! Lalbergo, con tariffe notturne pari a una settimana di stipendio medio, rischiava di perdere la reputazione.
Vittoria, arrivata sullultimo autobus, vide Ginevra correre verso lingresso con il dipinto. Senza soldi, cercava di vendere lunica cosa rimasta. Raccontò la sua storia a Vittoria, che, commossa, le offrì una stanza libera, lunica ancora disponibile. Ginevra accettò, riconoscente per il rifugio dal freddo.
Il mattino seguente, Vittoria puliva la stanza quando Sergio irruppe, urlando: Dovè la senzatetto?!. Estrasse Ginevra dalla suite e la scaraventò fuori, licenziando Vittoria sul colpo. La donna, disperata, prese lautobus e se ne andò, piangendo per la perdita del lavoro e del sogno.
Sergio, curioso, salì nella stanza per verificare che non fossero spariti oggetti di valore. Il quadro era ancora lì: la giovane coppia nel bosco, una scena che lo colpì profondamente. Lo riconobbe, ricordando il periodo più felice della sua vita.
Non può essere mormorò, gettando il dipinto a terra e correndo fuori.
Inseguì lautobus, lo fermò con la sua auto di lusso, e chiese scusa a Ginevra e Vittoria. Mi sono comportato male, ma quel quadro mi ha ricordato chi ero. Ginevra spiegò che sul dipinto cerano i suoi genitori. Sergio, confuso, cadde in ginocchio, implorando perdono.
Rivelò allora di essere il padre di Ginevra, figlio di una donna, Maria, che lo aveva abbandonato anni prima quando era al fronte. Le circostanze lo avevano portato a ricongiungersi con la figlia.
Passarono i mesi. Maria, ora fuori dalla carrozzina, si preparò a sposare Sergio. Ginevra lasciò il lavoro alla scuola materna e si iscrisse a corsi di gestione aziendale, pronta a prendere in mano la società di famiglia. Vittoria tornò allalbergo, ma come direttrice, licenziando le chiacchierone e le ingorde.
Il dipinto, finalmente, trovò posto nel salotto di casa di Sergio, al centro del muro, simbolo di unità e delle difficoltà superate. Ogni mattina la famiglia si svegliava sorridente, pianificando un futuro sereno, senza più amarezza né perdite.





