Lidia Moretti era ferma con la tazza in mano. Natascia Rossi, sua nuora, la fissava dallaltra sedia, mescolando il tè con la forchettina e con un mezzo sorriso beffardo stampato sul volto. Dentro a Lidia qualcosa si strinse. Posò lentamente la tazza sul piattino, cercando di non far trasparire il tremolio delle dita.
Nata, iniziò a bassa voce sono sola da cinque anni e ho appena cinquanta, ma anchio voglio essere felice, sai?
Natascia scoppiò a ridere, una risata che colpì le orecchie di Lidia come una frusta.
Puoi volere, certo disse allungandosi sullo schienale della sedia ma trovare un ragazzo a questetà è una missione impossibile, e poi a che ora sei? Ora non è il momento.
Le guance di Lidia arrossarono, loffesa salì fino alla gola. Si alzò, raccogliendo le tazze, le mani che ormai non le obbedivano più.
Il tè è finito sbottò secca.
Natascia alzò le spalle e, senza salutare, si diresse verso la sua camera. Lidia rimase sola in cucina, appoggiata al lavello a guardare fuori dalla finestra il cortile grigio, incapace di scrollarsi di dosso quel fastidio. Le parole della nuora le rimanevano impresse come una spina. Forse non servono più a nessuno? È davvero finito il mio tempo?
Per due giorni Lidia vagava cupa, evitando qualsiasi chiacchiera. Alessandro Rossi, il figlio, cercava di scoprire cosa fosse successo, ma lei schivava le domande. Che cosa dirle? Che lamentele contro la moglie? No, Lidia non voleva essere quella suocera che semina dissidi.
Il terzo giorno suonò il telefono: era Gina Bianchi, amica di scuola. Facciamo una chiacchierata per tè? Lidia accettò, perché un cambio daria le sarebbe tornato utile.
Gina la accolse con un abbraccio caloroso e la condusse in cucina. Sedute al tavolo, Lidia, guardando negli occhi familiari di Gina, sentì il cuore crollare.
Gine, mi sembra che la mia vita abbia preso una svolta sbagliata iniziò stringendo la tazza bollente. Un anno fa Alessandro ha portato a casa sua la moglie. I giovani risparmiano per una casa loro. Io cerco di essere una buona suocera, i rapporti sono cordiali, sono felice per mio figlio, ma vorrei di nuovo essere amata e amare La nuora mi dice che sono troppo vecchia per nuove storie. Forse ha ragione
Gina le pose la mano sopra la sua.
Lidia, non è affatto vero disse con decisione anchio sono rimasta sola a trentanni dopo il divorzio. Ho dedicato la vita ai figli, dimenticandomi di me stessa. Cosa ho avuto in cambio? Hanno preso la strada, io sono rimasta sola. Ora non so più come cercare qualcuno. Tu non hai ancora buttato via il tempo agisci.
Lidia ascoltava e il peso sul petto si alleggeriva. Amica comprensiva, sostegno vero.
Poi Gina, un po pensierosa, le propose:
Ascolta, Lidia ho un cugino, Tomaso De Luca. Ha cinquantatré anni, divorziato da cinque, due figli adulti. Vuoi che vi presenti? Vediamo dove porta
Lidia rimase a bocca aperta. Il cuore le batteva più forte. Accettare era spaventoso, ma rimanere sola per sempre lo era di più.
Proviamoci! esclamò.
Si incontrarono in una piccola caffetteria di Bologna. Lidia arrivò in anticipo e giocherellava nervosamente con il tessuto del vestito. Allimprovviso entrò un uomo alto, leggermente canuto: era Antonio De Luca.
Lidia? Piacere, ho sentito molto parlare di te da Gina sorrise, avvicinandosi al tavolo.
Ordinarono un caffè e cominciarono a chiacchierare, prima timidi, poi via via più sciolti. Antonio parlò del suo lavoro dingegnere, delle due figlie Chiara e Livia ormai indipendenti. Raccontò di come, dopo il divorzio, ci volle un anno per ricostituirsi e credere di nuovo in un futuro. Lidia a sua volta aprì il cuore, parlando del marito scomparso improvvisamente e della difficoltà di accettare la perdita.
Entrambi avevano alle spalle una vita intera: molte storie, nessuna maschera. Erano due persone stanche ma non spezzate, pronte a concedersi unaltra possibilità.
Il pomeriggio si concluse e Antonio accompagnò Lidia alla fermata dellautobus, porgendole un mazzo di margherite di campo comprato al chiosco.
Modeste, ma sincere commentò, grattandosi timidamente la fronte.
Lidia strinse i fiori al petto e sorrise larga.
Grazie, sono splendide.
A casa li aspettava Alessandro, che sbuffò vedendo il mazzo.
Mamma, guarda che splendore! Hai davvero messo il fuoco alle luci! fece locchiolino.
Lidia rise, abbracciando il figlio, felice che non fosse contrariato.
È presto per parlare di impegni rispose, un po arrossita ma è stato un bel pomeriggio con una brava persona.
Allimprovviso la porta della cucina si aprì: Natascia entrò, lo sguardo duro, la faccia divenuta una maschera.
E adesso che? Dove vi porteranno questi appuntamenti?
Lidia balbettò.
Nata, ti ho detto è presto per parlare, siamo solo agli inizi.
Non è presto, capisci? Vedi quel tipo, ti guarda solo per la tua casa! sbottò la nuora, il tono stridulo come una sirena.
Le lacrime rigarono gli occhi di Lidia. Alessandro balzò in piedi, afferrando la mano di Natascia.
Ma che centri? Non lo conosci! Perché accusarlo subito?
Natascia alzò la mano, fermandosi.
Non lo accuso, solo osservo. Oggi ci sono tanti cacciatori di cuori. Solo la famiglia può essere fidata, Alessandro.
Lidia si ritirò nella sua stanza, chiuse la porta e si lasciò cadere sul letto. Il mazzo di margherite giaceva sul comodino, innocente, semplice. Forse Natascia aveva ragione? O forse era solo troppo ingenua? Le parole della nuora erano state dure, e peggio ancora perché le aveva dette davanti al figlio, cercando di metterlo contro di lei.
Le settimane successive Lidia continuò a incontrare Antonio. Ogni uscita le regalava gioia: passeggiate nei parchi, cinema, caffè, lunghe conversazioni. Un giorno Antonio parlò del futuro.
Lidia, non voglio affrettare le cose, ma ti va di andare a vivere con me? La nostra piccola casa a due non sarà stretta, e ho anche una casa di campagna in Toscana. Lestate potremmo passare tra le colline. Sto cercando qualcosa di serio.
Lidia ascoltò, il cuore si scaldò. Natascia sbagliava di grosso.
Tornata a casa, pronta a raccontare a Natascia le parole di Antonio, Lidia vide la nuora con unamica su una panchina davanti al portone. Natascia, quasi a gran voce, stava lamentandosi:
Non so più cosa fare! Alessandro vuole un figlio, ma non sono pronta. Prima ci contavamo su di te, su di te che faresti da nonna mentre io lavoro. Ora sei innamorata, sei su una nuvola! Ho provato a dirti di smettere, ma non ascolti!
Lidia si allontanò silenziosa, attraversando il cortile dallaltro lato. Dentro di sé sentì il gelo, perché quelle parole non erano cura, ma egoismo. Era solo una babysitter gratis.
A cena Lidia chiese al figlio:
Alessandro, quanti soldi vi servono per lacconto della prima casa?
Alessandro sollevò lo sguardo, sorpreso.
Ancora cinquecentomila euro. Ma, mamma, non è da voi
Lo so annuì Lidia userò parte dei miei risparmi per aiutarvi. Così avrete finalmente una casa vostra.
Alessandro la abbracciò, gli occhi lucidi.
Mamma, grazie! È incredibile!
Natascia fece una smorfia. Alessandro si girò verso di lei.
Nata, ringraziala!
Lidia fissò la nuora.
Non mi ringrazierà, perché non voglio più fare la babysitter gratis. Ho scelto me stessa.
Alessandro rimase senza parole.
Lidia gli spiegò tutto: lincontro con Antonio, il tentativo di Natascia di usarla come aiuto per il bambino, il suo desiderio di rovinare la nuova relazione.
Alessandro impallidì. Si voltò verso Natascia, il viso contrito.
È vero, mamma?
Natascia rimase muta, lo sguardo fisso sul pavimento.
Rispondi! lo incalzò il figlio.
Lei ribatté, quasi urlando:
Che cè di male? Volevo solo il meglio per noi, qualcuno che aiuti con il bambino.
Vattene! Fai le valigie e vattene! Non ti voglio più vedere!
Alessandro, sei impazzito!
Sei tu che hai perso la testa, io provo a divorziare!
Natascia scoppiò in lacrime, ma Alessandro non si mosse. Le diede il tempo per fare le valigie e la porta si chiuse dietro di lei.
Alessandro si accasciò sulla sedia, coprendosi il volto con le mani. Lidia gli si avvicinò e lo abbracciò.
Scusa, mamma. Scusa di non aver capito prima chi fosse. Scusa di non averti difeso.
Va bene, figlio mio. Andrà tutto bene
Tre anni dopo.
La casa di campagna in Toscana era un tripudio di verde. Il sole di luglio picchiava forte, ma sotto il pergolato dove stava il lungo tavolo vi era frescura. Lidia preparava insalate, sorridendo. Antonio girava il barbecue. Alessandro cullava in braccio il piccolo Massimo, mentre sua moglie Irene apparecchiava la tavola. Le figlie di Antonio, Chiara e Livia, giocavano col neonato, accarezzandolo.
Oh, che carino! esclamò Chiara, pizzicando il mento di Massimo. Alessandro, comè che ti è nato un figlio così bello?
Alessandro rise:
È merito di Irene, non ho niente a che fare io!
Livia si avvicinò, facendo smorfie al piccolo.
Lidia osservava la scena, il cuore colmo. Una grande famiglia riunita al tavolo: risate, gioia, calore. Notò il sorriso di Alessandro rivolto a lei, e in quel sorriso cera tutto gratitudine, amore, felicità.
Lidia ricambiò il sorriso. Era tutto al suo posto, perfetto, per lei e per tutti gli altri.







