Resterai sola, ma con stile!

«Rimani sola», sussurrò una voce nelleco di un caffè smorzato a Trastevere.
«Che cosa ha fatto?», balbettò Livia, mentre il suo caffè le si strozzava nella gola e fissava la sua amica.

Chiara sedeva di fronte, ricurvata sopra la tazza, come se dentro di lei si fosse spento un fuoco, lasciando solo un vuoto gelido. Le dita riposavano immobili sul tavolo, lo sguardo incastrato in un punto indefinito.

«Mi ha tradita», mormorò Chiara, quasi a sé stessa. «Con una collega. Ho trovato i messaggi».

Livia espirò un sospiro pesante e scosse la testa.

«Accidenti tutti gli uomini sono uguali, Chiara. Il mio anchegli mi ha tradito, ricordi? Tre anni fa. Allora pensavo che non avrei mai superato quel dolore. Ho creduto che la vita fosse finita».

Chiara alzò lo sguardo; nelle sue pupille brillò una flebile speranza, come se qualcuno potesse comprendere la sua angoscia.

«E allora? Come hai fatto?», chiese Livia.

«Non lo so», rispose Livia, alzando le spalle. «Lui, in ginocchio, implorava perdono, chiedendo di non andarmene, di non portare via il nostro piccolo Leo. Diceva che era un errore, che non lo avrebbe più fatto. Ho riflettuto tre giorni e poi ho perdonato. Che cosa avrei potuto fare altrimenti?».

Chiara tornò a mescolare il caffè, anche se non aveva aggiunto zucchero. Le mani si muovevano per occupare un vuoto, come una danza senza ritmo.

«Non so cosa fare, Livia», confessò a bassa voce Chiara. «Davvero non lo so».

Livia rise, quasi allegra, come se commentassero la scelta di un vestito nuovo piuttosto che la rottura di un matrimonio.

«Ascolta, strappa qualcosa di buono da questo tradimento», consigliò la sua amica. «Un regalo costoso, un viaggio al mare, soldi per una pelliccia. Che lui paghi il suo peccato a tutte le spese. E poi, perdona, perché la famiglia resta, non è una fugace avventura».

Dentro Chiara qualcosa si strinse al suono di quelle parole. Soldi? Regali? Potevano davvero colmare il tradimento?

«E come hai ricominciato a fidarti di lui?», domandò Livia, fissandola negli occhi. «Dopo una tradizione come è possibile?».

Chiara scrollò le spalle.

«Lho dimenticato da tempo. Lho lasciato nel passato e non ci torno più. Tu dimenticherai, vedrai. Non fissarti su unape, non farne un elefante, non rimproverarlo ogni giorno».

Parlarono ancora un po di cose futili, finirono il caffè e si salutarono alluscita del bar. Chiara, con passo lento, si diresse a casa. Lì la aspettava suo marito, Vincenzo, che aveva tradito con una collega del dipartimento accanto, annientando con un colpo solo un matrimonio di sette anni.

Riuscirà a perdonarlo? Chiara non lo sapeva.

A casa Vincenzo girava intorno a lei come un cane fedele, preparando tè, chiedendo se volesse qualcosa da mangiare, accendendo una coperta quando si sedeva sul divano. Implorava perdono dieci, venti, cento volte al giorno, regalava fiori quasi ogni giorno, trasformando lappartamento in una piccola serra.

Ma dentro Chiara qualcosa si era spento. Guardava Vincenzo e vedeva solo luomo che laveva tradita.

«Chiara, ti porto le tue rose preferite», disse Vincenzo una sera, porgendo un altro mazzo.

Chiara prese i fiori meccanicamente e li mise in un vaso, senza gioia né gratitudine, semplicemente facendo quel che doveva.

Nel fine settimana si recò dalla madre, desiderosa di sfogarsi con un familiare. Seduta al tavolo di legno che conosceva fin da bambina, confessò:

«Non riesco a perdonare, mamma. Provo, davvero, ma non funziona. Dentro tutto gira quando guardo Vincenzo. Penso solo al divorzio».

La madre si girò bruscamente, quasi urlando:

«Che cosa dici, Chiara? Tutti gli uomini tradiscono, è normale. Sei troppo esigente, questo è il problema. Sei sposata, devi sopportare. Altrimenti resterai sola e nessuno ti vorrà!».

Chiara tentò di replicare:

«Ma è la mia vita, i miei sentimenti. Devo calpestare il mio orgoglio? Come si può vivere con chi ti ha tradito?».

La madre sbuffò con disprezzo.

«Orgoglio? Che ne sai, Chiara? Hai trentadue anni! Chi ti guarderà a questa età? Vincenzo è un bravo uomo, laborioso, non beve. È caduto una volta, tutti sbagliano. Ti perdonerai e dimenticherai».

Chiara tornò a casa con il cuore appesantito. Tutti intorno ripetevano la stessa frase: perdona, dimentica, sopporta.

Vincenzo preparava la cena, tagliava verdure per linsalata, mescolava qualcosa sul fornello. Prima lo trovava adorabile, ora solo nauseante. Ogni suo gesto la irritava; guardava la sua schiena e voleva urlare.

Una settimana dopo arrivò la suocera, Zaira, mentre Vincenzo era assente, fuori per dare spazio alle donne.

Zaira si sistemò nella poltrona, allungò un sorriso forzato e poi cominciò:

«Chiara, mio caro figlio è stato un po scivoloso. Tu sei una brava, corretta, e lui ti ha tradita, ma si è scusato, no? Ha chiesto perdono, ha capito il suo errore, si è pentito».

Chiara era seduta sul divano, le mani serrate a pugno, cercando di mantenere la calma mentre dentro tutto bolliva.

«Zaira, mi fa davvero male. Non posso semplicemente perdonare. Non funziona così».

La suocera si avvicinò, gli occhi duri.

«Non puoi? Devi perdonare mio figlio. Non credi che solo tu sia stata tradita? Tante famiglie hanno mogli che sopportano tradimenti e vivono normalmente. Non sei speciale».

«Non voglio, non voglio sopportare».

Zaira alzò la voce:

«E cosa vuoi? Restare sola? A questa età gli uomini non cadono più ai piedi delle donne. E poi devi avere un bambino. Se lo avrai, tuo marito non guarderà più a sinistra. Sarà preso dalla famiglia».

Zaira lasciò Chiara immersa nei suoi pensieri. Tutti intorno la ripetevano: devi perdonare. Nessuno considerava il suo dolore, la rottura interiore.

Altre due settimane Chiara oscillò tra il desiderio di salvare la famiglia e la consapevolezza di non fidarsi più di suo marito.

Una sera Vincenzo la invitò al caffè, una cena come ai vecchi tempi. Chiara accettò, sperando di trovare una soluzione.

Sedettero a un tavolino, poi Chiara si alzò per andare al bagno, dove lacqua fredda la calmò. Rifletté ancora una volta e decise di dare unaltra chance al marito.

Ma la sua decisione svanì non appena tornò al locale. Vincenzo parlava con la cameriera, le appoggiò la mano al polso, sorridendo in un modo che non vedeva da tempo. Sussurrava qualcosa allorecchio della giovane.

In quel momento Chiara capì: non sarebbe mai riuscita a perdonare, a dimenticare, a lasciarlo nel passato. Se Vincenzo continuava a parlare con altre donne, lei sarebbe rimasta a sospettare, a soffrire, a vivere un incubo incessante.

Si avvicinò al tavolo. Vincenzo alzò la testa, rimosse la mano dalla cameriera e, colpevole, sorrise.

«Porta il conto, per favore», disse Chiara con calma.

Vincenzo la guardò, spaesato.

«Ma non abbiamo ancora mangiato».

«Devo andare a casa».

Chiara non urlò, non fece scenate; semplicemente attese il conto, fissando altrove.

Ritornata a casa, si diresse verso la camera da letto, prese una valigia.

«Me ne vado, Vincenzo».

«Cosa? Chiara, che cosa fai?», balzò lui alla porta.

«Ho riflettuto, ho capito. Questo matrimonio non è per me. Trova una donna che non temerà i tradimenti. Per me è un tradimento troppo grande. Non potrò mai dimenticare».

Vincenzo cercò di afferrare la sua mano, ma Chiara scivolò via.

«Aspetta, parliamone!».

«Non ho più nulla da dirti. È finita».

Raccolse le cose, chiamò un taxi. Vincenzo implorò, promise qualsiasi cosa, ma Chiara non ascoltò più; tutto era privo di senso.

Presto presentò la domanda di divorzio.

Tutti chiamavano. La madre piangeva al telefono, la definiva stupida e ingenua. Livia accusava Chiara di aver distrutto la famiglia. La suocera urlava che la nuora aveva rovinato un matrimonio solido.

«Non ho distrutto nulla», rispose Chiara con serenità. «È stato Vincenzo a tradirmi. Ora penso solo a me stessa».

Passarono tre anni…

Chiara preparava il caffè nella piccola cucina del suo appartamento a Napoli, in una città diversa dalla sua vecchia vita.

Entrò Marco, il nuovo compagno, e la abbracciò da dietro.

«Buongiorno, amore».

Chiara si girò, baciò il suo viso. Si erano conosciuti un anno prima, entrambi segnati da tradimenti. Condividevano quel dolore. Chiara era certa: Marco non lavrebbe mai tradita. Mai

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