La Luce nel Sottotetto

Martina, dove stai andando? la nonna si avvicinò, posando il lavoro a maglia. Di nuovo su quel tuo sottotetto?

Martina, già con la mano sul pomello della porta, si fermò. Era chiaro che la bambina non si aspettava domande.

No, nonna, solo prendere un po daria.

Aria? sbuffò il nonno, senza staccare lo sguardo dal giornale. Lì cè soltanto polvere, non aria. E fa freddo. Stai per portare ancora quel tuo vecchio ricordo? Langolo è già pieno di quei rottami.

Non sono rottami, mormorò offesa Martina. Sono componenti.

Componenti di cosa? insistette il nonno, chiudendo il giornale. Spiegaci, ragazzini, cosa stai costruendo. Un aeroplano?

Martina arrossì e abbassò lo sguardo, cercando le parole giuste che non suonassero ridicole.

Beh quasi.

Il nonno e la nonna si scambiarono uno sguardo. La nonna scosse la testa:

Tesoro, basta, vero? Dovresti fare i compiti o uscire a giocare come tutti gli altri bambini. Sempre con il saldatore e quei come si chiamano transistor.

In quel momento la porta suonò. Il campanello era acuto, insistente, sconosciuto.

Alla soglia comparve un giovane con gli occhiali, volto serio e preoccupato.

Buongiorno. Qui vive Maria Rossi?

La nonna si irrigidì:

Che vuol dire? È nostra nipote. Che succede?

Il giovane sospirò sollevato.

Scusi per il disturbo. Mi chiamo Alessandro, vengo dalluniversità, dipartimento di robotica. Stiamo organizzando un concorso a distanza per le scuole, Tecnologia del Futuro. Sua nipote ha inviato il suo progetto.

Nellappartamento regnò un silenzio pesante. Il nonno si alzò lentamente dalla sedia.

Che progetto? chiese la nonna, confusa.

Non lo sapevate? rimase sorpreso lospite. Ha creato un prototipo di dispositivo per ipovedenti, un braccialetto che, usando ultrasuoni, avverte di ostacoli. Per la sua età è geniale. Vorremmo invitarla alla fase finale con i genitori. Nella domanda ha indicato che i genitori sono in missione lunga, e che i tutori siete voi.

La nonna si fece piccola su una sedia. Il nonno guardava alternativamente lospite e la porta del ripostiglio da cui si intravedeva la scala al sottotetto. Dietro quella porta, la nipote era in silenzio.

Lei spariva sempre sul sottotetto, disse il nonno a bassa voce. Era incollata al suo portatile. Pensavamo fosse solo per oziare.

Niente di simile, sorrise Alessandro. Un mese fa ci mandava domande sui circuiti, la consigliavamo a distanza. È molto tenace. Possiamo salutare?

La porta si aprì piano e comparve Martina, tutta sporca di saldatura, con un pezzo in mano. Gli occhi spalancati guardavano lospite.

Mezzora dopo, quando Alessandro se ne andò, il silenzio tornò nella casa. Fu la nonna a spezzarlo, avvicinandosi a Martina e abbracciandola per le spalle.

Scusaci, vecchietti, ok? Vai sul tuo sottotetto finché vuoi. Ma non dimenticare il cappotto, lì fa freddo.

Poi nonno e nonna si misero alla finestra a osservare la nipote, piccola ma determinata, cliccare il mouse e caricare integrazioni alla domanda. Lo schermo si spense, riflettendo il suo volto concentrato, illuminato da una luce interiore. In quel silenzio concentrato il nonno non poté trattenersi e sbuffò:

Ma guarda un po è una persona vera, in crescita. Non solo uningegnere in erba. Quando saremo vecchi avremo non solo un sostegno, ma anche il nostro piccolo ingegnere.

La nonna asciugò una lacrima timida e, fiera, alzò il mento, guardando Martina che sfogliava uno schema complesso, persa nei suoi pensieri.

Si girò verso il nonno, e nei suoi occhi riaccese una scintilla di antica passione.

Paolo, disse con decisione. Non eravamo noi giovani più diversi? Ti ricordi quando scrivevamo le proposte al reparto della fabbrica? Quando mi mostravate il tornio al primo appuntamento in garage?

Il nonno fece una smorfia, e le rughe ai lati degli occhi si aprirono, segno di ricordi ritrovati.

Ricordo, Lucia. Ma gli anni siamo cambiati.

Gli anni non sono scusa per mettere via la mente! interruppe Lucia, dirigendosi al comò. Martina è lì, in polvere, a saldare, e noi restiamo a guardare. Non è giusto.

Tirò fuori dal cassetto inferiore una vecchia ma robusta scatola. Il nonno sbuffò:

Porta il tuo tesoro!

Ecco! aprì Lucia. Dentro, ordinati in una fessura di velluto, cerano attrezzi antichi ma ben tenuti: mini cacciaviti, pinze a becchi sottili, pinzetti, e persino un piccolo saldatore a batteria. Mio padre, che ora è in cielo, era un orologiaio. Questo è il suo set. Prima volevo darlo a Martina quando fosse più grande, ma ora è il momento giusto.

Quella sera, quando Martina scese dal sottotetto per cena, si fermò sulla soglia della cucina. Sul tavolo, accanto a una ciotola di minestra, cera la scatola. Di fronte a lei, nonno e nonna la osservavano.

Che è? sussurrò.

È il nostro contributo al tuo progetto, disse il nonno con gravitas. Lucia ha tirato fuori il suo kit di emergenza. E io penso che ti serva una buona illuminazione per lavorare al meglio. Lo metterò al sottotetto. Sono due cose.

Martina si avvicinò al tavolo, prese il minuscolo cacciavite con impugnatura perlata, quasi temendo di romperlo con un solo tocco.

Non non vi oppongo più, esalò. Prima dicevate che è una perdita di tempo

La nonna scrollò le spalle, ridacchiando:

Solo fesserie da vecchi. Ci siamo raddrizzati. Allora raccontaci del braccialetto. Magari possiamo aiutare. Le mani ancora ricordano.

Le settimane successive la casa dei Rossi era animata da un piacevole trambusto. Dal sottotetto si sentivano voci vive. Il nonno, su una scaletta, sistemava cavi aggiuntivi lamentandosi che senza una buona luce non si vede nemmeno il microchip. Lucia, con il vecchio pennello, aiutava Martina a saldare i minimi componenti con sorprendente destrezza.

Diventarono un team attorno al tavolo. Il nonno proponeva soluzioni ingegneristiche dalla sua esperienza, Lucia garantiva precisione artigianale, e Martina univa il tutto con tecnologie moderne tratte da internet e libri.

Il giorno della fase finale del concorso, Martina era davanti alla giuria non da sola. Dietro di lei, vestiti impeccabili, cerano i suoi più grandi consulenti: il nonno in un completo stirato e la nonna nel suo miglior vestito. Quando i professori pose una domanda insidiosa, Martina non esitò. Si girò verso i suoi anziani, scambiarono uno sguardo, annuirono, e lei rispose con precisione, frutto dei dibattiti al loro sottotetto.

Non conquistarono il primo posto, ma ottennero un rispettabile secondo, dietro a uno studente dellultimo anno con un robot completo. Quando Alessandro, luomo del concorso, consegnò il diploma, sorrise al microfono e dichiarò:

Il premio speciale per la squadra più solida e ispiratrice lo diamo alla famiglia Rossi! Congratulazioni!

Il nonno, di solito poco emotivo, asciugò gli occhi con un fazzoletto. Lucia brillava come mille lampadine che avevano appena installato nel loro lampadario al sottotetto.

Quella sera tornarono a casa, posero il diploma in mostra nella credenza e si sedettero a bere un tè con la torta.

Sai, nonna, rifletté Martina, il tuo saldatore è migliore di qualsiasi attrezzatura moderna. Si sente perfetto nella mano.

Non è un saldatore, piccolina, corresse Lucia. È uneredità. Ora è tuo.

E sai cosa voglio fare? gli occhi di Martina si accesero di nuovo. Voglio costruire un prototipo intelligente per il tuo tornio, così le tue mani non si stancheranno. E per te, nonna, un apparecchio che cessi di ricamare da sola, ma che lo faccia secondo le tue indicazioni.

Il nonno e la nonna si scambiarono uno sguardo. Gli occhi di Martina brillavano. La casa tornò a profumare di sogni, di stagno e di felicità. E in quel profumo cera la certezza che il vero futuro si costruisce quando la saggezza dei più anziani si intreccia con la passione dei giovani: è questa la lezione più preziosa di tutte.

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